Abu Omar, sospeso il processo

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MILANO (Reuters) – Il giudice di Milano Oscar Magi ha sospeso oggi il processo per il sequestro dell’ex imam di Milano, Abu Omar, fino al 18 marzo prossimo, in attesa che la Corte costituzionale decida sul conflitto di attribuzioni tra il governo e la magistratura.
Al processo, stamani, la difesa dell’ex numero due del Sismi, Marco Mancini, aveva chiesto la revoca di alcune prove testimoniali o la sospensione del processo fino alla decisione della Corte costituzionale oppure il proscioglimento del suo assistito. La pubblica accusa si era opposta alle richieste di Mancini.
La Corte costituzionale è chiamata a esprimersi sul conflitto di attribuzione tra poteri tra governo e magistratura milanese sull’estensione del segreto di Stato in merito a una serie di atti che la procura ritiene utili al caso.
Il mese scorso il premier Silvio Berlusconi aveva confermato l’esistenza del segreto di Stato su ordini e direttive impartite dall’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari ai suoi uomini per impedire l’uso di mezzi e modalità illecite nella lotta al terrorismo e in relazione alle “rendition”, cioè i trasferimenti illegali di sospettati di terrorismo.
Nell’ordinanza di oggi, il giudice Magi ha spiegato di aver deciso di sospendere il processo per la difficoltà che hanno le parti “di tracciare un limite certo nell’ammissibilità delle domande e nella possibilità delle risposte”.
“Deve ritenersi che vi sia stata da parte della presidenza del Consiglio una dilatazione della sfera di non conoscibilità dei fatti relativi al reato per cui si procede…l’evidente illogicità di tale dilatazione comporta di conseguenza un’estrema difficoltà sia per il giudice procedente che per le altre parti processuali di tracciare un limite certo nell’ammissibilità delle domande e nella possibilità delle risposte. Per queste ragioni si ritiene opportuno sospendere il processo in corso e in particolare, anche l’ascolto dei testi del pm ancora da assumere, tutti appartenenti o ex appartenenti al Sismi”, ha scritto Magi nel provvedimento.

Sempre stamattina, il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ha detto che l’attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e il suo predecessore, Romano Prodi, hanno utilizzato il segreto di Stato per ostacolare la giustizia.
Parole che hanno provocato la dura reazione di uno dei legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini, che le ha definite “un intollerabile attacco” al premier e che ha chiesto al Consiglio superiore della magistratura di prendere “urgenti provvedimenti in merito”.
“Comprendo l’aspirazione dei difensori a interpretare il segreto di Stato come se questo potesse diventare impunità o impedire l’accertamento della verità. Comprendo questa aspirazione perché è la stessa dell’attuale e del precedente presidente del Consiglio di usare il segreto di Stato per ostacolare la giustizia”, ha detto Spataro.
Ferma la replica di Ghedini. “Le dichiarazioni di Spataro sono di assoluta gravità. Il presidente Berlusconi nel pieno rispetto delle leggi e dei trattati, ha opposto la più ampia e leale collaborazione all’autorità giudiziaria nella vicenda Abu Omar”, ha detto l’avvocato in una nota.
“Si deve ricordare che proprio il governo di Silvio Berlusconi non ha apposto alcun segreto sull’asserito sequestro di Abu Omar, decisione ribadita dal governo Prodi. … E’ intollerabile che un magistrato possa attaccare impunemente in maniera siffatta l’attuale presidente del Consiglio. E’ auspicabile che il Consiglio Superiore della Magistratura prenda urgenti provvedimenti in merito”, ha aggiunto.
Intanto Pollari – attraverso il suo avvocato, Nicola Madia – ha detto: “Il presidente del Consiglio è l’unico depositario del segreto di Stato e in tale veste mi ha ordinato di rispettarlo. Intendo obbedire agli ordini ricevuti nonché ai doveri istituzionali e morali discendenti dal giuramento di fedeltà allo Stato. E questo nonostante il segreto di Stato mi precluda di difendere e di dimostrare la più totale estraneità del Sismi alla vicenda”.

2 thoughts on “Abu Omar, sospeso il processo

  1. Una sentenza politica nel nome degli USA,
    di Danilo Zolo

    Notizie di agenzia ci informano che l’udienza a porte chiuse della Corte costituzionale sul caso Abu Omar si è conclusa con una sentenza a dir poco sorprendente. La Corte avrebbe stabilito che i magistrati di Milano che hanno indagato e rinviato a giudizio l’ex capo del Sismi Nicolò Pollari e altre 34 persone – fra i quali 26 agenti della Cia – sono responsabili di violazione del segreto di ufficio. Sarebbero dunque stati accolti i ricorsi presentati prima dal governo Prodi e poi dal governo Berlusconi che intendevano impedire ai giudici milanesi di proseguire nelle loro indagini e di incriminare i servizi segreti statunitensi e italiani per aver gravemente violato l’ordinamento costituzionale italiano.
    (…)
    Si può dunque legittimamente sospettare che i giudici della Corte costituzionale abbiano fatto una scelta assai più politica che non giuridica. Molto probabilmente essi si sono schierati contro i giudici milanesi perché non intendono ledere lo stretto rapporto di cooperazione dei governi italiani – di destra o di sinistra – con le strategie egemoniche degli Stati uniti: una potenza che in questi decenni si è sempre considerata legibus soluta ed ha sistematicamente ignorato non solo il diritto internazionale ma i diritti più elementari delle persone, torturandole, imprigionandole abusivamente, facendone strage.
    Basti pensare a Guantanamo, Abu Ghraib, Bagram: orrori compiuti in nome di una delirante quanto inefficace guerra contro il terrorismo. Una guerra che, se condotta con i mezzi usati sinora dalla grande potenza americana, ci porterebbe molto probabilmente non alla sconfitta del terrorismo ma a nuovi 11 settembre.

    http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090312/pagina/01/pezzo/244433/

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  2. Abu Omar, a fine maggio decisione su prosecuzione processo
    Reuters, Mer 22 Apr – 16.11

    Al processo per il presunto rapimento dell’ex imam di Milano Abu Omar, la procura ha sollecitato oggi la prosecuzione del caso mentre le difese hanno chiesto il proscioglimento degli imputati, in una vicenda su cui dovrebbe pronunciarsi alla fine di maggio il giudice Oscar Magi.
    Il processo è ripreso dopo che il giudice Magi, lo scorso 18 marzo, lo aveva rinviato per permettere alle parti di leggere le motivazioni della sentenza con cui la Corte Costituzionale, qualche giorno prima, aveva detto che i magistrati milanesi non potevano usare documenti coperti dal segreto di Stato.
    La decisione della Consulta non ha direttamente annullato il processo in corso a Milano contro 33 imputati ma in sostanza ha eliminato dal dibattimento i documenti che ne hanno consentito il rinvio a giudizio.
    Il prossimo 20 maggio è prevista la decisione del giudice Magi che potrebbe già pronunciare una sentenza di proscioglimento o decidere di andare avanti.
    Ventisei americani e sette italiani sono accusati di aver rapito il religioso musulmano — sospettato di terrorismo — per strada a Milano nel 2003 e di averlo deportato in Egitto, durante una cosiddetta operazione di “rendition”.
    Dal canto suo Abu Omar — che è stato poi rilasciato nel 2007 — sostiene di essere stato torturato e detenuto per anni senza accuse.
    I pm milanesi titolari del processo, Armando Spataro e Ferdinando Pomarici, hanno chiesto che il processo prosegua, sostenendo che solo una minima parte del materiale di indagine viene toccato dalla sentenza della Corte costituzionale.

    L’ACCUSA: SITUAZIONE KAFKIANA
    “Siamo in una situazione kafkiana. Il mondo cambia. Negli Stati Uniti Obama rivela i segreti, vengono pubblicati i memorandum che riguardano ‘rendition’ e torture, cioè la materia di questo processo. Mentre questo accade nel Paese guida del mondo e da cui provengono alcuni degli imputati, da noi i segreti si allargano a dismisura”, hanno detto oggi in aula.
    Pomarici ha definito la sentenza della Consulta “una sentenza che si appiattisce totalmente sulle posizioni del governo”.
    Anche l’avvocato, Luca Bauccio, parte civile per la moglie di Abu Omar, ha chiesto di far proseguire il processo.
    In mattinata, gli avvocati di alcuni degli imputati hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti.
    L’avvocato Nicola Madia, che difende l’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari, ha detto che “tutti gli elementi di prova di cui l’accusa intende servirsi nei confronti di Pollari sono travolti dalla pronuncia della Corte Costituzionale”.
    Madia ha chiesto oggi in via principale il proscioglimento del suo assistito per non aver commesso il fatto, in via subordinata la sentenza di non doversi procedere per il segreto di Stato che “inibisce di conoscere i fatti che proverebbero l’estraneità di Pollari alla vicenda”.
    “Pollari non può essere l’agnello sacrificale sull’altare di questo processo”, ha aggiunto Madia che ha chiesto inoltre in via subordinata la restituzione degli atti alla procura.
    Alessia Sorgato, difensore di tre agenti della Cia, ha chiesto in via principale la loro assoluzione e in via subordinata la restituzione degli atti al pm e ha chiesto la revoca delle misure di custodia cautelare per “la modifica radicale del quadro indiziario iniziale” dopo la sentenza della Corte Costituzionale.

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