Un giovane Leviatano dietro due pesci piloti [yankee soldier abroad]

ernst_juenger

“Sedevo nello scompartimento con due cortesi italiani. A Livorno salì, aggiungendosi a noi, un marinaio americano. Portava shorts che lasciavano scoperta gran parte della coscia e una camicia color kaki con le maniche che arrivavano poco sotto le ascelle. Adattò a schienale la sua voluminosa sacca d’ordinanza, si sdraiò di traverso sul sedile imbottito, e muovendo lentamente le mascelle sprofondò in una specie di meditazione.
Si trattava palesemente di uno degli infimi gradi nella gerarchia militare; il suo biglietto ferroviario di prima classe lasciava intendere come egli godesse dell’invidiabile gamma di mezzi a disposizione delle forze armate cui apparteneva. Quando s’incontrano militari americani, ciò che avviene inevitabilmente nei diversi paesi europei, si è irresistibilmente colpiti da un’impressione contrastante che non è facile tradurre in parole. Da un lato, si percepisce la forte e marcata consapevolezza con cui viaggiatori di questo tipo si muovono sui percorsi militari e tra le basi d’acquartieramento che tessono una trama sull’intero continente. Su tutte le grandi strade, in tutte le stazioni ferroviarie, in tutti gli aeroporti si trovano le loro scritte in codice, i loro segni cabalistici, i loro generi voluttuari. Quale rapporto ha tutto questo con l’atteggiamento trasognato, con quella sorta di stato di trance che contraddistingue simili viaggiatori? E’ da supporre che essi non posseggano alcuna nozione, o tutt’al più che ne abbiano una molto superficiale, del luogo in cui vengono a trovarsi, Stoccarda o Yokohama, Torino o Manila. Li si vede in tutti i centri abitati, in tutti gli angoli del mondo con le stesse abitudini, con gli stessi comforts, con la stessa aria d’innocenza, insomma dotati di quel semper idem che Santippe celebrava in lode del suo Socrate. Cicerone scrisse in proposito che giustamente Socrate aveva sempre la stessa espressione, poiché lo spirito che la suscitava era immutabile.
Ciò non vale soltanto per Socrate. In questo caso, il semper idem è una vacuità indifferenziata che quasi ciascuno riflette nel suo volto e che è sufficiente ad alleggerire il peso del bagaglio. Accadeva anche nell’impero romano. Con i cittadini di un potente impero che viaggiano nelle sue province è sempre come con il pane e l’acqua: il sapore specifico passa in secondo piano. Il contrario renderebbe la prognosi sfavorevole.
Alle sorprendenti e spesso sconcertanti singolarità della nostra epoca appartiene l’assunzione della dottrina di Monroe a coscienza planetaria, la quale si sente responsabile di ogni punto della terra e presto forse anche di realtà extraplanetarie. Si vedono le sorgenti, ma non la foce – chi conosce le correnti derivate da questo Mississippi, che con impeto crescente si muove verso il suo colmo, verso il suo sbocco di piena ancora lontano e inimmaginabile? Le cateratte non fanno altro che accelerarne il corso. Si vede tutto questo in un libro illustrato, si presagisce la sciagura, ma come sono avare, invece, le testimonianze di una élite intellettuale la cui riflessione dovrebbe, se non pilotare, quanto meno accompagnare il corso delle cose! Forse anche questo fa parte di una sensibilità indifferenziata. Nei tipi umani descritti da Norman Mailer viene alla luce l’uno e l’altro aspetto, ma anche l’intelligenza critica di un autore di ceppo britannico.
Intanto il treno si era rimesso in moto, e sobbalzai, interrotto nella mia meditazione da un grido dell’uomo in kaki che pareva lo stridìo di un uccello. Il marinaio aveva eruttato quell’urlo senza neppure alzare gli occhi, e il suono era pressappoco:
«Gii-ne-wà?».
Anche i due italiani furono ricondotti allo stato di attività dall’inopinata emissione sonora, ma parvero capire il significato del grido, poiché uno di loro rispose con voce melodiosa:
«Sì, sì, signore, questo è íl treno per Genova».
L’uomo in kaki lo scrutò con aria benigna. Poi aprì la bocca a una seconda laconica inchiesta:
«Ri-storànt-kar?».
Ma sì, c’era anche la carrozza ristorante. I due si offrirono di accompagnarlo, ed egli sparì scortato da loro come un giovane Leviatano dietro due pesci piloti.”

Estratto da Presso la torre saracena, occasione il ritorno da un viaggio in Sardegna compiuto dal romanziere e saggista tedesco Ernst Jünger nel 1954.
Il testo si trova nella raccolta denominata Il contemplatore solitario, Ugo Guanda editore, 1995, pp. 204-206.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...