NATO-UE, un’alleanza globale per il 21° secolo

nato-france

Avevamo concluso un precedente articolo sui rapporti tra la NATO e l’Unione Europea accennando al progetto europeo di costituire una forza militare a dispiegamento rapido, equivalente alla Response Force atlantica, di circa 60.000 unità.
In questi ultimi mesi numerosi nodi stanno venendo al pettine, avvicinandosi anche la scadenza del Vertice NATO che celebrerà il sessantesimo dell’organizzazione. Si parta comunque dalla seguente constatazione: 21 dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea sono anche parte della NATO. Dei sei che ne restano fuori, tutti eccetto per ora Cipro – e cioè Austria, Finlandia, Irlanda, Malta e Svezia – sono membri del programma NATO detto Partenariato per la Pace. E di questi cinque, soltanto la piccola Malta non ha un proprio contingente militare operativo sotto il controllo NATO in Afghanistan, nei Balcani od altrove.
In quel pezzo facevamo anche riferimento alle dichiarazioni del Presidente francese (“con passaporto statunitense”, secondo una battuta che circola in ambienti diplomatici) circa la complementarietà di NATO e UE in campo militare, rilasciate in occasione del Vertice NATO di Bucarest nell’aprile 2008. Considerazioni raccolte e rilanciate dall’allora ambasciatore USA presso l’Alleanza Atlantica, Victoria Nuland, la cui “tenerezza” i nostri lettori già conoscono (per rinfrescarvi la memoria potete leggere qui).
Da allora – nonostante la subitanea osservazione del Ministro degli Esteri russo Lavrov secondo il quale la NATO sta usurpando il ruolo e le funzioni dell’ONU – abbiamo assistito ad un crescendo. Ad iniziare dall’articolo a quattro mani apparso sul Times del 12 giugno 2008, scritto da George Robertson e Paddy Ashdown. Il primo ex Ministro della Difesa britannico e Segretario Generale della NATO dal 1999 al 2004, il secondo – anch’egli britannico – Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina dal 2002 al 2006 ed oggi braccio destro di Javier Solana, “Ministro degli Esteri” dell’Unione Europea.
Ebbene, in quest’articolo essi hanno affermato che “il percorso per formare gruppi di combattimento dell’UE dovrebbe essere accelerato, reso pienamente compatibile con le forze di risposta rapida della NATO formando la base di una nuova capacità europea di contro-guerriglia capace di operare negli Stati falliti ed in teatri post-bellici”.
Lo scorso autunno, la NATO ha iniziato la transizione dalla sua Kosovo Force (KFOR), la sola autorizzata dalle Nazioni Unite con la risoluzione 1244 del 1999, alla missione europea denominata EULEX, sollevando la forte censura da parte di Serbia e Russia.
A dicembre, l’operazione anti-pirateria nel golfo di Aden e Corno d’Africa Allied Provider, a guida NATO, ha lasciato spazio all’omologa EUNAVFOR Atalanta, la prima a piena responsabilità europea così lontano dalle coste del Vecchio Continente.
Negli stessi giorni, l’agenzia di stampa EUobserver ha riportato una dichiarazione di Nicholas Sarkozy sul fatto che gli Stati Uniti non vedono più la Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD) come un aggressivo concorrente della NATO, e che quindi non ci sarebbe necessità di scegliere ma le due possono andare avanti tranquillamente insieme. Ad inizio febbraio 2009, su Le Monde, in un commento congiunto lo stesso Sarkozy ed il Cancelliere tedesco Angela Merkel hanno auspicato una maggiore integrazione e cooperazione fra Unione Europea e NATO.
Il 13 febbraio, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, capo del Comitato Militare della NATO, ha presagito “il bisogno di una nuova forma di governo mondiale in cui la NATO, l’UE e le altre maggiori organizzazioni internazionali abbiano un ruolo da svolgere”.
Pochi giorni dopo, il deputato finlandese Ari Vatanen ha presentato a nome della Commissione Affari Esteri dell’Unione Europea una relazione nella quale si sostiene che l’UE “può realizzare pienamente il suo potenziale soltanto sviluppando un forte legame transatlantico ed un rapporto di complementarietà con la NATO”. Al che l’europarlamentare tedesco Tobias Pfluger ha risposto che “ogni sforzo di rafforzare la NATO attraverso una più stretta cooperazione con l’UE aumenta le probabilità di conflitti internazionali. Conduce inoltre ad un’ulteriore militarizzazione della politica estera europea ed accelera la tendenza ad utilizzare la forza militare per risolvere i conflitti”.
Le posizioni di Vatanen e Pfluger sono non solo opposte ma anche irriducibili, sia nel senso che non possono conciliarsi, sia in quello che sono le uniche alternative praticabili: l’Europa può indugiare nei suoi intenti egemonici attraverso la partecipazione ad un blocco militare internazionale sempre più espansionista ed aggressivo oppure – rigettando le vecchie visioni suprematiste che vi sottendono, semplicemente cambiate di marchio per adattarle all’attualità – può adoperarsi attivamente per smantellarlo.

8 thoughts on “NATO-UE, un’alleanza globale per il 21° secolo

  1. con il seguente articolo conosciamo meglio un altro (poco noto) protagonista del processo di cui abbiamo parlato nel contributo di oggi:

    NATO Bases From the Balkans To the Chinese Border.
    The Role of Robert F. Simmons, Jr.

    by Rick Rozoff

    (…)
    If Simmon’s work in the South Caucasus, Ukraine and the Balkans is read in Russia as completing the process of its encirclement and if his frequent visits to Azerbaijan and Turkmenistan on the Caspian Sea are seen by Iran as efforts to isolate and besiege it, then his efforts to more tightly bind Kazakhstan, Kyrgyzstan and Tajikistan to the Alliance and its escalating war in Afghanistan (and into Pakistan) will be viewed with serious concern by China, which has borders with the three aforementioned Central Asian nations.

    China and Russia have even more reason for apprehension. Roberts Simmons post as NATO envoy for the Caucasus and Central Asia pits him and the bloc directly against the post-Soviet Collective Security Treaty Organization (Russia, Armenia, Belarus, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan and Uzbekistan) and the Shanghai Cooperation Organization (China, Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan and Uzbekistan).

    Armenia is part of Simmons’ Caucasus assignment and to the degree he succeeds in strengthening NATO’s grip on Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan and Uzbekistan, China and Russia both will lose the only collective security partnerships they have in their own neighborhoods in favor of a Western military bloc, effectively depriving them of influence even in neighboring nations.

    Simmons is his dual capacity at NATO is the main agent in driving the Alliance from the Balkans and the Black Sea through the Caucasus and into Central and South Asia, isolating and separating Russia, China and Iran.

    Should that scenario develop, the Collective Security Treaty Organization and the Shanghai Cooperation Organization would cease to exist and with them the only effective challenges to Pentagon and NATO international military superiority and impunity in Eurasia and in the world as a whole.

    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12554
    [grassetti nostri]

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  2. Russia: Medvedev Annuncia Riarmo, “Risposta Alla Nato”

    (AGI) – Mosca, 17 mar. – Il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha annunciato “un riarmo su vasta scala” delle forze armate di Mosca entro il 2011, per rispondere alle nuove sfide tra cui l’allargamento dell’Alleanza atlantica. “I tentativi di espandere l’infrastruttura militare della Nato fino ai nostri confini proseguono”, ha osservato Medvedev alla riunione annuale con i vertici del ministero della Difesa, in un intervento che ha rialzato i toni dopo i messaggi distensivi con Barack Obama.
    Il presidente russo ha sottolineato la necessita’ di un “ammodernamento” qualitativo “dell’esercito e della marina”, con particolare attenzione alle forze nucleari strategiche che “devono essere in grado di assolvere il compito di garantire la sicurezza militare della Russia”. Medvedev si e’ impegnato “a dotare le forze armate degli armamenti piu’ moderni e sofisticati”, nonostante le “difficolta’ finanziarie”. “Forze ben addestrate e ben equipaggiate con armi moderne sono una garanzia per la nostra protezione da ogni minaccia potenziale e da qualsiasi tentativo di mettere pressione sulla nostra nazione”, ha avvertito il titolare del Cremlino.
    Il riarmo, per il capo del Cremlino, e’ indispensabile in una fase in cui “resta un serio potenziale di conflitti, restano minacce legate alle crisi locali, al terrorismo internazionale e non cessano i tentativi della Nato di allargare l’infrastruttura militare” fino ai confini della Federazione russa. Medvedev ha ammesso che le forze armate russe hanno ancora molti problemi, come ha evidenziato il conflitto georgiano dell’estate scorsa, “una prova durissima” in cui i militari di Mosca hanno “reagito bene” ma in cui sono emerse anche alcune “carenze”.

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  3. Francia, premier difende svolta Nato, ottiene fiducia Parlamento.

    Reuters

    Il primo ministro francese Francois Fillon oggi ha ottenuto la fiducia in Parlamento sulla decisione di rientrare nel comando militare integrato della Nato.
    La decisione del presidente Nicolas Sarkozy di tornare a far parte del comando, dopo oltre quarant’anni da quando il generale Charles de Gaulle decise di abbandonare le strutture militari atlantiche, ha provocato aspre critiche.
    I contrari sostengono che questa mossa ridurrebbe l’influenza diplomatica e l’indipendenza della Francia e la legherebbe maggiormente a un’alleanza che ha perso la propria rilevanza con la fine della Guerra fredda.
    “Quando guardate alle basi della decisione del generale de Gaulle nel 1966, fu presa perché, con un occhio al futuro, si opponeva al mondo bipolare e chiedeva un mondo multipolare”, ha detto il socialista Laurent Fabius nel corso del dibattito all’Assemblea nazionale.

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  4. Nato:Usa Designeranno Amm. Stravridis Comandante Supremo

    (AGI) – Washington, 18 mar. – Gli Stati Uniti si apprestano a designare l’ammiraglio James Stavridis quale comandante supremo della Nato in vista del maggiore impegno dell’Alleanza in Afghanistan. Stavridis, attualmente alla testa del Comando sud delle forze armate Usa di Base a Miami in Florida, prendera’ il posto del generale Bantz. J. Craddock alla guida delle truppe Nato dal luglio 2006. Ne hanno dato notizia fonti del Pentagono.

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  5. France expands NATO westward

    Needless to say, France is not returning to the NATO of Charles de Gaulle times. By withdrawing from NATO’s military command, the general protested not against NATO per se, but against U.S. domination in it. He did not like Washington at all. Now, after George W. Bush’s departure, in conditions of global turmoil, America’s loss of prestige and the EU’s general irritation, NATO will not be quite the same. European politicians have long been talking about the need for fundamental structural reforms in NATO, and reduction of its bloated and ossified bureaucracy.

    The French left-wing forces often blame Sarkozy for his excessive fondness of America, although up to this day this love has only been expressed in his short vacations in America. It is not likely to reveal itself within NATO. On the contrary, Paris is returning to NATO with the full resolve to change the organization from within.

    Debates in the National Assembly made it clear that France’s presence in NATO will not be easy and smooth. During the debates, French Defense Minister Herve Morin said that it is impossible to decide on the NATO entry of Georgia and Ukraine without consultations with Russia. He said that France believes that NATO should focus on its main task of ensuring collective security rather than turning itself into a global bloc.

    http://en.rian.ru/analysis/20090318/120631238.html

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  6. LA N.A.T.O. E I SUOI SPORCHI BUSINESS ESPUGNANO LA FRANCIA

    (…)
    Dal 1989 la NATO ha perduto ogni legittimità politica e qualsiasi giustificazione strategica, ma ciò non ha affatto impedito l’espansione a macchia d’olio di una “alleanza” militare che, non solo ha saputo sopravvivere alla mancanza di nemici, ma ha dimostrato brillantemente di potersi inventare i nemici volta per volta, a seconda delle esigenze del momento. La NATO vive di pretesti ed è essa stessa un pretesto, perciò Sarkozy per rientrarci poteva inventarsi la scusa che voleva, senza che nessun commentatore ufficiale ci trovasse niente da obiettare. La connivenza della stampa francese nei confronti della scelta di Sarkozy arriva a meno di un anno dalla strage di soldati francesi in Afghanistan – avvenuta nell’agosto del 2008 -, una strage che aveva innescato un acceso dibattito mediatico per placare un’opinione pubblica irritata dall’oscurità dei motivi della partecipazione francese all’avventura afgana. A distanza di un breve lasso di tempo quella polemica appare cancellata dalla memoria dei media francesi.

    La Francia non ha sul suo territorio basi NATO o americane, come invece capita non soltanto a Paesi sconfitti nella seconda guerra mondiale, come la Germania e l’Italia, ma anche alla Gran Bretagna, che formalmente è un Paese vincitore, eppure ha parti del suo territorio che sono sotto l’esclusivo controllo degli Stati Uniti. La Francia non subisce un’occupazione militare come altri Stati europei, dispone di un armamento nucleare che è il terzo al mondo per quantità e qualità, perciò avrebbe avuto la possibilità di negarsi alla colonizzazione militare che gli USA operano attraverso la NATO. Tale colonizzazione militare costituisce notoriamente la premessa di un colonialismo commerciale, dato che le basi militari statunitensi veicolano ogni genere di merce illegale nei territori da loro occupati, perciò la criminalità comune del luogo viene arruolata dalle forze armate del Paese occupante in funzione collaborazionistica, con tutti gli effetti di destabilizzazione sociale che ciò comporta.
    (…)

    http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=272

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  7. Nato: Obama Difende Diritto ‘Espansione’

    (ASCA-AFP) – Washington, 25 mar – Il presidente Barack Obama ha detto di voler far ripartire da zero i rapporti Usa-Russia sottolineando pero’ che la Nato dovrebbe restare aperta ai Paesi che aspirano ad entrare nell’Alleanza. ”La mia amministrazione sta cercando di ‘resettare’ le relazioni con la Russia”, ha affermato Obama al termine dell’incontro con il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer che ha avuto luogo nella Stanza Ovale. Ma Obama ha anche detto che le relazioni rinvigorite con Mosca devono essere ”in armonia con la membership della Nato e in armonia con la necessita’ di inviare un segnale chiaro attraverso l’Europa” riguardo al fatto che ”abbiamo intenzione di continuare a sostenere” quei Paesi che aspirano ad entrare nella Nato.

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  8. Regarding the effective merger of EU and NATO international security and military missions and how the EU is being employed to hasten NATO’s absorption of nations like Sweden and Finland, NATO Secretary General Jaap de Hoop Scheffer, who will turn his post over to former Danish Prime Minister Anders Fogh Rasmussen this week, in early July “expressed frustration…over the lack of progress in NATO’s relationship with the European Union” and said:

    “I will leave my office in three weeks’ time frankly disappointed that a true strategic partnership that makes such eminent sense for both organisations (NATO and the EU) has still not come about.

    “I am convinced that if … North America and Europe are to defend their values and interests and solve [common] challenges, then we will need to do a much better job of combining the complementary assets of NATO and the EU. We should work together where necessary, not just where we can.

    “Our missions, our geographical areas of interest, our capabilities…are increasingly overlapping, not to speak of our memberships. Our definition of the security challenges and the means to tackle them is also increasingly a shared one.” [19]

    Scheffer added “NATO-EU relations will be an important part of the
    alliance’s new Strategic Concept, which serves as guidelines for all actions,” (…)

    Afghanistan: Training Ground for War on Russia.
    NATO Trains Finland, Sweden For Conflict With Russia,
    by Rick Rozoff

    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=14538

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