Resteranno in Afghanistan per almeno 25 anni

300 additional ANP officers ready to hit the streets

Abbiamo tradotto questo articolo un po’ datato ma che offre numerosi dettagli utili a comprendere la strategia a lungo termine degli USA in Afghanistan e nei Paesi limitrofi.

Gli Stati Uniti combatteranno la guerriglia nel mondo islamico per 25 anni,
di Anwar Iqbal – 26 dicembre 2008

Gli Stati Uniti si impegnano a combattere la guerriglia nel mondo islamico per 25 anni, sostiene un rapporto del Joint Forces Command statunitense.
In aggiunta a questo generale impegno a combattere la guerriglia, la costruzione da parte statunitense di strutture militari permanenti in Afghanistan dimostra i suoi piani per un insediamento a lungo termine nel Paese attanagliato dalla guerra.
Ad inizio settimana, lo US Corps of Engineers ha emanato i bandi per alcuni di questi progetti. Uno di tali progetti a Kandahar potrebbe costare 500 milioni di dollari mentre tre progetti distinti per alloggi destinati alle truppe statunitensi costeranno almeno 100 milioni ognuno.
La scorsa settimana, il Segretario alla Difesa USA Robert Gates, che conserverà il suo ufficio nella prossima amministrazione, ha assicurato al governo afghano che gli Stati Uniti stanno portando avanti un “impegno rafforzato” nei confronti di quel Paese. “Assisterete ad un prolungato impegno americano per sconfiggere i nemici del popolo afghano durante l’amministrazione del Presidente eletto”, ha aggiunto.
Sabato, l’ammiraglio Mike Mullen, che presiede lo Stato Maggiore Congiunto statunitense, ha detto ai giornalisti che, entro la prossima estate, fino a 30.000 militari USA si uniranno ai 31.000 già in Afghanistan.
Mercoledì, la radio ufficiale Voice of America (VOA) riporta una dichiarazione di Gates secondo la quale gli Stati Uniti si stanno attrezzando a combattere “guerre irregolari” nel mondo islamico per gli anni a venire.
Il rapporto di VOA è basato su uno studio del Joint Forces Command statunitense il quale afferma che gli Stati Uniti si sono preparati ad affrontare le guerriglie e le minacce di piccola entità nei prossimi 25 anni.
Il contrammiraglio John Richardson ha affermato che lo studio, nel suo tentativo di prevedere le minacce globali nei prossimi 25 anni, è indirizzato prevalentemente in una direzione.
“Ci rendiamo conto che il futuro presenterà tipologie irregolari di minacce” ha detto. “Ed abbiamo bisogno di essere capaci di rispondere a quelle minacce ed essere superiori nel campo della guerra irregolare così come lo siamo in quello della guerra convenzionale”.
Il rapporto di VOA afferma che Gates sostiene con forza un più esteso impegno statunitense nella contro-guerriglia in Afghanistan, Pakistan ed altrove.
Ciò che il Pentagono chiama “guerra irregolare” copre tutto lo spettro fra una limitata guerra convenzionale, con carri armati ed artiglieria, e la guerriglia urbana contro insorgenti, ed include la necessità di sostenere governi stranieri con ogni genere di aiuti, dall’addestramento dell’esercito e della polizia alla costruzione di reti elettriche, sistemi idrici e burocrazie efficaci, aggiunge il rapporto.
Nel frattempo, il Washington Post (WP) di giovedì riporta che il Pentagono ha previsto di investire fino a 300 milioni di dollari in progetti di costruzione presso la base di Kandahar, al fine di alloggiare più di 5.000 militari americani aggiuntivi in arrivo a breve.
Il Pentagono prevede di inviare quattro ulteriori brigate in Afghanistan all’inizio del prossimo anno (il 2009 – ndr). Una brigata, che consiste normalmente di circa 3.500 soldati, dovrebbe arrivare in gennaio. Altre due dovrebbero essere mandate in primavera.
All’inizio di questa settimana, il Corps of Engineers dell’esercito statunitense ha emanato i bandi per tre contratti per alloggi di truppe in Afghanistan. Ognuno costerebbe fino a 100 milioni di dollari, con due dei tre che dovrebbero essere completati entro la fine del 2009.
La più recente di queste aste è arrivata questa settimana, quando il Corps of Engineers ha diramato i bandi per la progettazione e la costruzione di due caserme per ospitare i duemila membri di una futura brigata dell’esercito.
Il WP riferisce che il progetto include anche la costruzione di stazioni e torri di guardia e della recinzione attorno all’area delle caserme; aree per l’ispezione dei veicoli; il rinnovamento di un edificio da destinare ad uffici amministrativi; la costruzione di un distinto stabile dedicato ad ufficio ed un magazzino-cella frigorifera. La proposta, che è stata aggiornata lunedì, permette di offrire al vincitore dell’asta un appalto “opzionale” per la costruzione di una terza caserma per altri 1.000 soldati – qualcosa che non faceva parte della proposta originaria, nota il rapporto del WP.
Per completare il progetto l’appaltatore dovrebbe avere un anno di tempo dal momento dell’aggiudicazione, e le nuove caserme dovrebbero essere pienamente occupate entro la fine del 2009.
Un altro progetto, bandito all’inizio di questo mese (dicembre 2008 – ndr), implica la costruzione di una centrale elettrica per la base di Kandahar, così come di sistemi di distribuzione per l’acqua e la luce e linee di comunicazione. Inoltre, prevede la ricollocazione di alloggi per le circa 1.500 unità di personale addette ai sistemi, una sede del quartier generale con annesso deposito, negozi al dettaglio, magazzini ed altra infrastruttura di contorno. In previsione di aggiudicarlo alla fine di febbraio (2009 – ndr), anche tale progetto dovrebbe essere portato a termine entro la fine del 2009.
In un’altra sezione della base aerea di Kandahar, il Corps of Engineers dell’esercito statunitense si propone di insediare gli alloggi di un battaglione logistico, adiacenti ad una caserma dell’Esercito Nazionale Afghano. La struttura in questione inizialmente ospiterà 665 soldati, ma eventualmente – secondo la fonte – si arriverà a 1.640.
Un’altra spia del coinvolgimento in espansione ed a lungo termine del Pentagono in Afghanistan viene da una proposta pre-negoziale del Corps of Engineers per fornire servizi logistici e di manutenzione alle guarnigioni dell’Esercito Nazionale Afghano in tutto il Paese. Il contratto potrebbe ammontare fino a 500 milioni di dollari per cinque anni, ad iniziare dall’ottobre 2009.
Il WP riferisce le dichiarazioni del Corps of Engineers secondo cui esso sta ricercando aziende qualificate che possano fornire tutte le funzioni di lavori pubblici per l’esercito afghano presso le sue basi, anche per mantenere i suoi beni e la rimanente infrastruttura pienamente operativi.

6 thoughts on “Resteranno in Afghanistan per almeno 25 anni

  1. chi comanda in Afghanistan?
    non il presidente dell’Afghanistan…

    (ANSA) – ROMA, 19 MAR – Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha deciso un significativo ampliamento delle forze militari e di sicurezza afghane. Lo riferiscono fonti dell’amministrazione e del Pentagono, citate dal New York Times.
    La speranza del presidente e’ che un esercito professionale piu’ ampio e una forza di polizia nazionale possano colmare la carenza di controllo sul territorio del governo centrale e fare di piu’ per promuovere la stabilita’ del Paese.

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  2. Questi sono i progetti dell’esercito nordamerikano, bisognerebbe sentire cosa ne pensano gli Afghani, chissà se la resistenza è d’accordo. Il presidente obama dovrebbe, prima di tutto, guardare in casa sua, potrebbe, infatti, avere grossi problemi con i milioni di disoccupati che tra non molto busseranno alla sua porta.
    Ci sono rivolte in molte nazioni, gli eserciti nato potrebbero dover tornare in patria ad affrontare gente incazzata come iene che non sa come dare da mangiare ai propri figli, in quel caso resterebbero soli, per cui l’Afghanistan potrebbe diventare un nuovo Vietnam.
    Saluti.

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  3. Karzai? non è più “affidabile”

    (AGI) – Londra, 23 mar. – Gli Stati Uniti e i loro alleati europei intendono creare in Afghanistan la figura di un primo ministro per depotenziare Hamid Karzai. Non solo. Per attenuare ulteriormente i poteri del presidente i fondi non saranno piu’ gestiti dal governo centrale ma dalle province. Questi, scrive il britannico Guardian, i punti centrali della nuova strategia Usa per l’Afghanistan che Barack Obama illustrera’ il 31 marzo al summit Onu-Nato dell’Aja. Gli Usa e molti europei “non si fanno piu’ illusioni sulla corruzione e l’incompetenza di Karzai”, scrive il Guardian, “ma ritengono che non ci siano alternative credibili e prevedono una sua riconferma alle elezioni di agosto”. Per questo l’idea di affiancare a Karzai una figura piu’ affidabile e’ “una delle proposte emerse la scorsa settimana alla Casa Bianca” e “Obama, ritiratosi a Camp David, si appresta a prendere la decisione” Secondo il Guardian benche’ al momento una scelta definitiva sul nome del futuro premier non sia stata fatta e’ emerso il nome dell’attuale “ministro riformista degli Interni, Mohammed Hanif Atmar”. Per quanto riguarda gli aiuti questi sarebbero gestiti dai “34 governatori provinciali e dai 396 responsabili distrettuali” e non piu’ a Kabul. Tra le altre raccomandazioni del piano Obama l’aumento del numero dei soldati afghani dagli attuali 65.000 a 230.000 cosi’ come il rafforzamento dei ranghi della polizia, fermi a quota 80.000.

    e “si deve dare la sensazione che non si tratti di un impegno senza fine”…

    (AGI) – Washington, 23 mar. – Dopo l’Iraq gli Stati Uniti debbono avere una “exit strategy” anche per l’Afghanistan. Ne e’ convinto Barack Obama che si appresta illustrare la sua nuova strategia che prevede allo stesso tempo di rafforzare gli impegni militari ma anche civili, accrescere la capacita’ operativa e raddoppiare i ranghi delle forze afghane, oltre a negoziare con gli ex studenti coranici non legati a al Qaeda. Parlando alla trasmissione della Cbs ’60 minutes’ il presidente ha sostenuto che “non si puo’ pensare che un approccio esclusivamente militare in Afghanistan possa risolvere tutti i nostri problemi. Dobbiamo avere una strategia globale. E deve esserci una strategia di uscita. Si deve dare la sensazione che non si tratti di un impegno senza fine”.

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  4. Karzai? è tornato affidabile

    (AGI/AFP) – Kabul, 28 nov. – La nuova strategia Usa per combattere l’estremismo in Asia meridionale e’ “esattamente” quel l’Afghanistan chiede. Lo ha detto il presidente Hamid Karzai, all’indomani dell’annuncio del ‘piano Obama’ per battere al-Qaeda e riportare la pace nella tormentata regione. “Questa strategia e questa revisione corrispondono esattamente a quello che volevamo”, ha commentato Karzai, che si e’ detto “pienamente d’accordo” con la Casa Bianca “Il progetto di dare all’Iran un ruolo regionale, come gli Usa hanno delineato, e’ un cosa positiva e speriamo di utilizzare questa opportunita’ in un modo utile al bene dell’Afghanistan”. “Di fatto -ha osservato il presidente afghano- e’ qualcosa ancora meglio di quel che ci attendevamo”.

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  5. Afghanistan: US, NATO Wage World’s Largest and Longest War,
    by Rick Rozoff

    On October 7 it will enter its ninth calendar year and with the projected deployment of at least 30,000 more American and thousands of more fellow NATO nations’ troops this year it promises to go on indefinitely.

    It is the second longest war, both on the air and ground fronts, in United States’ history, with only its protracted involvement in Indochina so far exceeding it in length.

    The Afghan war is also the North Atlantic Treaty Organization’s first armed conflict outside of Europe and its first ground war in the sixty years of its existence. It has been waged with the participation of armed units from all 26 NATO member states and twelve other European and Caucasus nations linked to NATO through the Euro-Atlantic Partnership Council, the Partnership for Peace and the Adriatic Charter with the first-ever invocation of the Alliance’s Article 5 mutual military assistance provision.
    (…)

    Afghanistan has become a permanent training ground and firing range for providing the US and its NATO allies and candidate members opportunities to test out new weapons systems, wage 21st Century counterinsurgency operations and integrate so-called niche deployment military units from over 42 nations to achieve weapons and warfighting interoperability.

    Polish military officials among others have openly stated that in Afghanistan NATO has provided them with the conditions to modernize their armed forces, which had not been employed in war zone and combat operations since the beginning of World War II. Coupled with recent statements by Polish and Baltic officials that NATO should renew its focus on “defending” Europe, the Greater Afghan war theater is a laboratory for preparing Eastern European and South Caucasus nations for actions on Russia’s eastern and southern borders.

    Last month the US signed an agreement with Poland to train their special forces (comparable to what the Pentagon has already done with Georgia), citing Afghanistan as the immediate locale for its joint implementation.

    The comparative size of each NATO nation’s contribution is less important than the fact that several tens, perhaps hundreds, of thousands of NATO troops have been rotated through Afghanistan, Kyrgyzstan, Tajikistan and Uzbekistan over the past seven and a half years and in the process gained experience in serving under the command of major NATO powers.
    (…)

    Taliban has become as amorphous a term as al-Qaeda has been; anyone in Afghanistan, even in the non-Pushtun North and West of the nation, who takes issue with Western warplanes and combat troops dealing out death and destruction in their nation and their villages is now a Talib. An enemy.

    The more US and NATO troops that arrive in Afghanistan, the more resentment, resistance and violence will ensue. Inevitably.

    The US and NATO have arrogantly spurned offers by the Shanghai Cooperation Organization and the post-Soviet Collective Security Treaty Organization to assist in bringing a regional – and non-military – resolution of the myriad crises afflicting Afghanistan, its long-suffering people and the region.

    NATO is not a nation-building, peacekeeping or humanitarian outfit – it is an aggressive military bloc. When it and its individual member states’ military forces leave South and Central Asia then healing, reconstruction and lasting peace can begin.

    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12911

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  6. “l’Afghanistan è la guerra di tutti noi”

    (ASCA-AFP) – Bruxelles, 30 mar – Il Segretario Generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha invitato gli alleati europei a non lamentarsi dell”’americanizzazione” della missione in Afghanistan se non daranno un contributo pari a quello di Washington.
    ”Non e’ la guerra del presidente Barack Obama”, ha detto Scheffer ai giornalisti, avvertendo che ”gli alleati devono assicurare che tutti fanno la loro parte”. ”Non ci si deve lamentare dell’americanizzazione di questa missione, se gli altri alleati non fanno la loro parte”, ha aggiunto. Le dichiarazioni di Scheffer arrivano a pochi giorni dall’inizio del vertice di due giorni dell’allenza a Strasburgo e Kehl e dopo la presentazione della nuova strategia di Obama per contrastare l’insurrezione talebana e incoraggiare la ricostruzione del Paese.
    ”Credo che il piano Obama sia realistico su quanto puo’ essere fatto e per quanto riguarda le scadenze. Cio’ significa che non saremo in grado di trasformare l’Afghanistan nella Svizzera nel giro di pochi anni”, ha osservato. Il numero uno della Nato ha ammesso che gli altri alleati potrebbero non riuscire a eguagliare il contributo militare americano e li ha esortati a contribuire sul lato civile, con aiuti o con l’addestramento della polizia.
    Secondo il capo dell’Alleanza Atlantica, ”gli alleati della Nato non possono eguagliare le cifre presentate dagli Usa, questo e’ fuori discussione”. Ma ognuno deve fare la sua parte, ha sottolineato, esortando i Paesi ”a mettere a disposizione piu’ risorse per la missione”.

    (ANSA) – BRUXELLES, 29 MAR – Per sostenere e sviluppare la sicurezza in Afghanistan, la Nato chiede alla comunita’ internazionale 2 miliardi di dollari l’anno. Lo ha detto il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, sostenendo che ‘sembra una cifra enorme ma non lo e’ se la compariamo ai 42 miliardi delle operazioni militari’.
    L’ Afghanistan ‘non e’ solo la guerra di Obama, ma di tutti noi’,ha concluso alla vigilia della conferenza Onu sull’ Afghanistan di domani all’Aja.

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