NATO: breve riassunto delle puntate precedenti, in attesa del Vertice 2009

natoscorcio

A seguito della caduta del Muro di Berlino, nel 1991 la NATO ha stabilito il suo Nuovo Concetto Strategico il cui obiettivo principale era di integrare progressivamente all’interno dell’Alleanza Atlantica tutti i Paesi dell’ex Unione Sovietica, oltre che di edificare quello che sarebbe stato definito il pilastro europeo della NATO.
Con l’aggiornamento di tale Concetto Strategico portato a termine nel 1999, la NATO ha posto il terrorismo come minaccia prioritaria, arrogandosi il diritto di intervenire in prima persona senza alcun mandato assegnato dalle Nazioni Unite.
Nel 2002, il Vertice tenutosi a Praga ha deciso la creazione di una forza militare di intervento rapido sotto l’egida della NATO.
A distanza di quattro anni, nel 2006, il Vertice di Riga ha partorito una Direttiva Politica Globale che confermava e rafforzava l’evoluzione in atto.
La Dichiarazione del Vertice di Bucarest, dello scorso aprile 2008, ha sottolineato la necessità di sviluppare forze capaci di condurre operazioni militari anche al di fuori del territorio dell’Alleanza Atlantica, “alla sua periferia ed a distanza strategica”.
Leggendo i documenti ufficiali della NATO dalla sua fondazione ad oggi, è possibile constatare come la logica geografica di difesa di un territorio, nel rispetto delle decisioni prese all’ONU, è scomparsa lasciando libero campo alla volontà di affermare valori ed interessi comuni – mai esplicitamente delineati – tramite interventi di natura preventiva in ogni angolo del mondo e senza la necessità di uno specifico mandato dell’ONU.
Da scudo, la NATO è divenuta una spada, od anche una lancia.
La Georgia è il caso più recente ed eclatante. Già da qualche anno, il Paese caucasico gode di un accordo individuale di cooperazione con la NATO. Dopo l’attacco dell’estate 2008 all’Ossezia del Sud, che ha causato centinaia di morti fra i civili e distruzioni innumerevoli, l’Alleanza Atlantica ha espresso il suo sostegno alla Georgia addossando la responsabilità dell’offensiva alla Russia e concedendo un sostanzioso aiuto finanziario per il ripristino della capacità militare georgiana. A tal fine, nulla è valso il fatto che la Georgia non faccia (ancora) formalmente parte della NATO.
La collaborazione privilegiata tra la NATO ed Israele, formalizzata lo scorso dicembre con la firma del Programma Individuale di Cooperazione, è dal canto suo un esempio concreto di aggiramento dei limiti geografici imposti dal Trattato fondativo del 1949, in nome di una affinità ideologica, e di una cooperazione sottratta al controllo degli Stati membri.

Tutte le informazioni utili sulle iniziative organizzate a partire da oggi a Strasburgo-Kehl, in coincidenza con il Vertice NATO 2009, le trovate qui.

3 thoughts on “NATO: breve riassunto delle puntate precedenti, in attesa del Vertice 2009

  1. La decisione di festeggiare il sessantesimo anniversario dell’organizzazione militare proprio a Strasburgo, sede del Parlamento europeo, punta a simbolizzare la conclusione del primo atto del processo di condivisione di programmi, strategie ed interventi in campo politico e militare della NATO e dell’Unione europea. Quello che è stato sino ad oggi un fidanzamento, il 4 aprile 2009 si trasformerà in vero e proprio matrimonio, ospiti d’onore gli alti comandi di Washington e Bruxelles e buona parte dei capi di stato dei 27 paesi dell’Unione, 21 dei quali fanno già parte della NATO, mentre cinque dei sei che ne restano fuori (Austria, Finlandia, Irlanda, Malta e Svezia) sono membri del programma “Partneriato per la Pace” dell’Alleanza Atlantica.

    Per il secondo atto del connubio NATO-UE è già pronta una sceneggiatura. “La NATO e l’Unione europea dovrebbero focalizzarsi sul rafforzamento delle loro capacità fondamentali, sull’incremento dell’interoperabilità e sul coordinamento di dottrina, pianificazione, tecnologie, equipaggiamento e addestramento”, scrive su Nato Review, Adrian Pop, decente della National School for Political Studies di Bucarest, Romania. Per il professore Pop la cooperazione NATO-UE deve divenire “la spina dorsale di una forte comunità euro-atlantica”, per “combattere il crimine organizzato, il traffico di droga, delle armi leggere e di piccolo calibro, come pure quello di esseri umani”.

    da “La NATO compie sessant’anni e flirta con la UE”,
    di Antonio Mazzeo

    http://pane-rose.it/files/index.php?c3:o14647

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  2. NATO’s Sixty Year Legacy: Threat Of Nuclear War In Europe,
    by Rick Rozoff

    Since its birth the North Atlantic Treaty Organization has envisioned the use of nuclear weapons against non-nuclear nations.

    One of the fundamental purposes for the creation of NATO in 1949 was to introduce the permanent stationing of nuclear weapons in Europe.

    In a Europe that, in 1949, had no nuclear nation and no atomic bombs of its own.

    Whether the United States after the devastating display of its new weapon over the Japanese cities of Hiroshima and Nagasaki in August of 1945 deployed atomic bombs in Europe prior to 1949 will perhaps never be revealed, though reports claim that in 1948 Washington endorsed the deployment in Great Britain of B-29 strategic bombers capable of carrying bombs with nuclear warheads.

    What is certain is that after the founding of NATO on April 4, 1949 US nuclear weapons were stationed in several member countries and that several hundred remain on the continent to this day.
    (…)

    The Alliance states hosting the weapons were Belgium, Britain, Germany, Italy, Greece, the Netherlands and Turkey.

    All except for Greece still house US nuclear arms on their territory.

    With the dissolution of the Soviet-led Warsaw Pact in 1989 and of the Soviet Union itself two years later, NATO scaled back on nuclear weapons stationed in its member states but has retained several hundred to the present moment.

    Several hundred tactical nuclear bombs and the advanced aircraft capable of delivering them are still in NATO’s arsenal in a post-Cold War Europe in which Russia is the only potential target.
    (…)

    Although the Pentagon has never and still doesn’t acknowledge the true figures, the Federation of American Scientists estimates there are between 200 and 350 warheads at bases in Britain, Germany, the Netherlands, Belgium, Italy and Turkey.

    A Time Magazine report of June of last year revealed that “The U.S. keeps an estimated 350 thermonuclear bombs in six NATO countries. In four of those — Belgium, Germany, Italy and the Netherlands — the weapons are stored at the host nation’s air bases, where they are guarded by specially trained U.S. military personnel.

    “A ‘burden-sharing’ agreement that has been at the heart of NATO military policy since its inception.

    “Although technically owned by the U.S., nuclear bombs stored at NATO bases are designed to be delivered by planes from the host country.”

    The bombs include B61-3, B61-4, and B61-10 nuclear weapons at eight different bases.

    The B-61 in its latest variant, the 1997 Mod 11, is a thermonuclear gravity bomb and 180 are estimated to be stationed on European airbases under the NATO nuclear sharing arrangement. It is the standard contemporary American nuclear bomb.

    The basing of nuclear arms in non-nuclear-weapon states with the further intent of their being used by warplanes of the latter under NATO “burden sharing” and “nuclear sharing” agreements runs afoul of the 1968 Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons [Nuclear Non-Proliferation Treaty or NPT).
    (…)

    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=12980

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  3. Non so cos’hanno da festeggiare, è come se la mafia festeggiasse la nascita del figlio del figlio del capo.
    Da italiano vi vergogno che l’italia faccia parte di questa organizzazione criminale, esempio? La Serbia, Afghanistan, Irak e molte altre. Non c’è molto altro da dire, anzi, ripensandoci, non c’è niente da stupirsi visto il governo che abbiamo, il 3/4 degli onorevoli sono stati indagati e molti anche condannati, percui…………

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