I caratteri dell’Alleanza Atlantica

eurasia

I caratteri che contraddistinguono il Patto atlantico sono almeno tre: la sua lunga durata; la limitazione della sovranità della maggior parte dei partner, a beneficio degli USA; l’ aggressività della sua Organizzazione (la NATO).
Per quanto concerne la prima caratteristica, il Patto atlantico ha sicuramente superato di gran lunga quel limite temporale cui sembrano soggiacere, generalmente, le coalizioni militari, e che Tucidide aveva fissato intorno ai trent’anni.
Spesso, a proposito della durata dell’Alleanza atlantica, che proprio quest’anno compie ben sessanta anni, si considera, la sua anomalia rispetto al principio che avrebbe sempre guidato la politica estera degli USA, quello di affidarsi soltanto ad alleanze temporanee e in casi di straordinaria emergenza.
In realtà, quando si tratta questa questione, non si tiene conto di almeno due importanti fattori: il primo, specifico, contenuto proprio nella formulazione del principio guida fatta da Washington nel suo Farewell address. Washington parlò di temporanee alleanze finalizzate a mantenere gli Stati Uniti “on a respectably defensive posture”, con ciò riferendosi chiaramente ad accordi che dovevano durare tutto il tempo necessario per mantenere la Nazione appunto in una posizione difensiva; il secondo, d’ordine più generale, è da mettere in relazione alla pulsione messianica che, oltre ad animare il patriottismo statunitense e ad impregnare il carattere nazionale dei nordamericani, condiziona e regola le scelte espansioniste ed imperialistiche di Washington.
L’ eccezionalismo messianico è sempre stato per i governanti statunitensi una categoria cui ricorrere per costruire e giustificare le strategie più convenienti agli interessi nazionali. La “straordinaria emergenza”, nella prospettiva religiosa veterotestamentaria propria della tradizione statunitense, avrà, pertanto, una durata che si dilaterà con l’espansione di questi stessi interessi su scala mondiale.
La limitazione di fatto della sovranità di molti membri dell’Alleanza atlantica è dovuta non solo alla sua genesi, avvenuta in un periodo in cui le nazioni europee, uscite distrutte dalla guerra, avevano scarsa capacità di contrattazione con la potenza d’Oltreoceano; ma, principalmente, a quella serie di vincolanti “misure di accompagnamento” che, costituita da Accordi, Trattati e Clausole segrete tra i singoli Paesi europei e gli USA, ha riguardato (e continua a riguardare) la diffusione di istallazioni logistiche e basi militari NATO ed statunitensi in tutta l’Europa.
Tanto per fare un solo esempio, consideriamo, a questo proposito, il caso emblematico dell’Italia, ove di basi e istallazioni militari di vario genere, direttamente o indirettamente collegate agli USA ed alla NATO, se ne contano un centinaio.
(…)
In riferimento al terzo carattere menzionato, quello relativo all’aggressività dell’Organizzazione dell’Alleanza nordatlantica, osserviamo che esso è ben chiaro e manifesto, se si considera l’articolata strategia messa in campo dagli USA al termine del secondo conflitto mondiale ai fini di una vera e propria egemonia a livello mondiale.
Tale strategia si compone di due differenti dispositivi geopolitici. Il primo, basato fondamentalmente su meccanismi economici, riguarda essenzialmente:
l’ERP, l’European Recovery Program, meglio noto come Piano Marshall (1947), dal nome dell’allora segretario di stato, George Marshall. Tramite il Piano di ricostruzione dell’Europa occidentale, Washington condizionò, come i geopolitici francesi Chauprade e Thual osservano, l’integrazione economica europea in uno spazio economico da loro controllato;
-il GATT, Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio (1947) per favorire la liberalizzazione del commercio mondiale erodendo le prerogative nazionali;
-la Banca mondiale (1945).
L’altro dispositivo, diplomatico e militare, comprendeva oltre la NATO (1949):
– il Patto di Baghdad (1955), poi evoluto in Patto CENTO (Central Treaty Organisation) (1959), dopo l’uscita dell’Iraq del 1958;
– il Patto di Manila o SEATO (South East Asia Treaty Organization) del 1954;
– il Patto tripartito di sicurezza fra Australia, Nuova Zelanda e USA, noto con l’acronimo ANZUS, del 1951.
In tale strategia è evidente la funzione della NATO quale elemento di presidio militare nell’Europa occidentale e mediterranea e di pressione verso i confini occidentale e meridionale dell’Unione Sovietica. La volontà statunitense di istallare un presidio militare in Europa emerge anche dalla nota affermazione del presidente Roosevelt, secondo la quale il Reno era da considerare come la frontiera orientale degli USA.
La NATO costituisce, fin dalla sua creazione, una specifica maglia della rete statunitense per l’accerchiamento dell’intera massa eurasiatica. L’applicazione della teoria del containment (un eufemismo retorico che ha mascherato, nel periodo della Guerra fredda, l’ accerchiamento geostrategico dell’Eurasia) in realtà era un chiaro atto di prepotenza militare e diplomatica diretto dagli USA contro l’URSS ed inoltre un minaccioso avvertimento alle altre nazioni asiatiche e mediterranee. Il carattere aggressivo del Patto atlantico si è manifestato, negli ultimi anni, con l’allargamento (altro eufemismo che vorrebbe occultare il carattere espansionista degli USA) della sua organizzazione verso l’Europa orientale e le Repubbliche centroasiatiche.

Il Patto atlantico si configura dunque come un’alleanza tipicamente egemone, antieuropea e antirussa nel periodo del bipolarismo; antieurasiatica dopo il crollo dell’Unione Sovietica.
Antieuropea, perché con la sua presenza ha impedito la costituzione di un esercito europeo e contribuito alla lunga occupazione statunitense del Vecchio Continente; antieurasiatica, perché ha imposto all’Europa occidentale il ben noto ruolo di “testa di ponte” gettata sul continente eurasiatico, ai fini delle mire statunitensi per il dominio mondiale.
(…)
La consapevolezza della propria ininfluenza geopolitica condurrà gli Europei, prima o poi, a comprendere che la partecipazione all’Alleanza atlantica è un vincolo che potrebbe condurli lontano dai propri interessi mediterranei ed asiatici.
Se l’Europa vuole partecipare come protagonista al nuovo sistema multipolare deve, al più presto, uscire dalle soffocanti e limitanti logiche nazionali che la dividono, e riconoscere di costituire la componente occidentale dello spazio geopolitico eurasiatico. Mosca, Nuova Delhi e Beijing non attendono altro.
L’assunzione di una chiara visione geopolitica impone agli Europei, per la salvaguardia dei propri interessi economici, militari, politici e culturali, la rivendicazione di un’inedita sovranità continentale che può essere raggiunta soltanto a partire dalla denuncia della NATO quale strumento di dominio degli USA e dalla contestuale creazione di una forza armata europea.

Da Il Patto atlantico nella geopolitica USA per l’egemonia globale, di Tiberio Graziani, editoriale del n. 1/2009 di Eurasia. Rivista di Studi Geopolitici.
[grassetto nostro]

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