Campagna di Indignazione Nazionale contro l’F-35

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Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Ai Presidenti di Camera e Senato
Ai Ministri della Repubblica italiana
Ai Gruppi parlamentari di Camera e Senato
Ai Presidenti delle Regioni

Per conoscenza: ai mass-media italiani

Il 7 e 8 aprile 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al “Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF”, il faraonico progetto che il Governo intende finanziare per la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026.
Con queste righe desideriamo esprimervi la nostra indignazione. Che diventa ancora più grande di fronte alla preoccupante crisi economica che influisce nella vita di milioni di cittadini che vivono in Italia, e alle altrettanto preoccupanti calamità naturali che hanno colpito una parte del nostro Paese.
Sappiate che riteniamo inammissibile e immorale che il Governo si impegni ad investire decine di miliardi di euro per l’acquisizione di cacciabombardieri. Per questo ci impegniamo a far sì che questo grido di indignazione giunga in ogni luogo d’Italia, nella speranza che il suddetto “Programma pluriennale” venga fermato.

Per aggiungere la propria firma all’appello, cliccare qui.

16 thoughts on “Campagna di Indignazione Nazionale contro l’F-35

  1. non pochi li sostengono attivamente, questi gaglioffi, e fra qualche mese si recheranno in buon ordine ai seggi per designarli quali propri rappresentanti, persino a livello continentale.
    i molti che, a parole, si dichiarano scontenti dell’andazzo, ancora non si mettono in gioco più che per il rischio di perdere il benessere – sempre più esiguo – rimasto, per la paura – inconfessabile – di essere additati quali “diversi”.

    firmate questa petizione, sarà poco ma è sempre meglio che rimanere silenti ed inerti di fronte ad un uso sconsiderato delle risorse pubbliche

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  2. Io l’ho già firmata, ma non so quanti di questi coglioni, che per non essere additati quali diversi, si rifiuteranno di votare. Paura? Ma di cosa, mi chiedo,non solo del sentirsi diversi o di perdere quelle poche cose che stanno per svanire, sembra siano ormai ipnotizzati, sembra, che se non eserciteranno il loro “diritto-dovere”(?), qualcuno li punirà, li metterà in castigo, come bambini disubbidienti.
    Saluti

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  3. Sono sconvolta dal fatto che si continui ad utilizzare i soldi dei contribuenti per acquistare strumenti di morte.
    Appena riuscirò a scoprire il link in cui firmare, firmerò.

    Giancarla

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  4. le ragioni degli atlantisti

    Le Commissioni Difesa della Camera dei Deputati e del Senato hanno espresso la scorsa settimana parere favorevole sulla partecipazione italiana al programma di produzione del velivolo F-35 Lightning II (JSF). Dopo un dibattito svoltosi in tempi rapidi a causa della concomitanza con il terremoto in Abruzzo e della scadenza ravvicinata per esprimere il parere consultivo, la maggioranza è stata compatta nel sostenere la proposta del governo e l’opposizione si è attestata sull’astensione.
    Quest’ultima ha così evitato di cedere alle sirene dei movimenti pacifisti e di qualche esponente più oltranzista che chiedevano un voto contrario. Sarebbe stata una prova di incoerenza e di pressappochismo soprattutto per le ragioni addotte dagli oppositori del programma: natura “offensiva” del velivolo (come se le armi non lo fossero tutte), subordinazione all’industria americana (come se con qualche punto percentuale di partecipazione ad un programma si potesse decidere alla pari), insufficienti ritorni industriali (come se dovessero essere garantiti in una logica assistenziale), mancata preferenza europea (come se fosse possibile impiegare l’Eurofighter nelle stesse missioni con le stesse prestazioni).
    L’astensione è stata motivata principalmente con il contemporaneo annuncio dell’istituzione da parte del Ministro della Difesa di una commissione interministeriale per la riorganizzazione del nostro sistema di difesa e sicurezza. Questo avrebbe suggerito, secondo l’opposizione, di non varare programmi di grandi dimensioni, come il JSF, che finiscono col vincolare le future decisioni. Osservazione non priva di fondamento, che è stata tuttavia superata dalla necessità di prendere una decisione tempestiva in merito alla realizzazione dellaFinal Assembly & Check Out (Faco) presso l’aeroporto militare di Cameri, uno degli elementi portanti della strategia italiana. In ogni caso è evidente che, invece, in termini di dimensioni anche questo programma dovrà essere valutato, come tutti gli altri, nel quadro del nuovo strumento militare che verrà disegnato.
    Ciò che invece il dibattito ha messo poco in luce è il carattere strategico della scelta compiuta dall’Italia. Ciò non meraviglia perché in realtà questo punto è stato appena sfiorato sia dalla Difesa sia dalla maggioranza. In realtà questo è ed è stato il terreno sul quale confrontarsi, fin da quando il Ministro Andreatta nel 1997 ha spinto le Forze Armate ad interessarsi all’innovativo programma americano e l’anno seguente il governo D’Alema ad approvare la partecipazione alla prima fase dello sviluppo.
    (…)
    solo una decisione italiana rende credibile l’accordo già siglato con l’Olanda e la sua potenziale estensione ad altri partner europei. Avere in Italia l’unico centro europeo per il mantenimento, il supporto logistico e l’aggiornamento dei velivoli è un asset per l’intero Vecchio Continente e, grazie all’europeizzazione del programma e, si auspica, dell’industria aerospaziale, può diventare una delle basi del rafforzamento delle capacità tecnologiche e industriali europee e, insieme, di una rinnovata e rafforzata collaborazione transatlantica. I paesi europei devono spingere verso una nuova impostazione di questo e di futuri eventuali programmi, accompagnando il piano bilaterale con quello bi-continentale. Vi sono, infatti, attività che possono essere impostate e gestite in comune fra i paesi europei, coordinando le loro posizioni prima di definirle a livello transatlantico.
    Anche nel caso del JSF si sarebbe potuto ottenere sicuramente di più se, invece di marciare in ordine sparso, si fosse fin dall’inizio riconosciuto che i paesi europei non volevano sviluppare un programma autonomo alternativo e, quindi, la strada della collaborazione con gli americani era obbligata. Ma egoismi e velleità nazionali da una parte e indisponibilità ad investire di più in sicurezza e difesa, dall’altra, hanno portato ancora una volta l’Europa a non decidere e a lasciare che ogni paese procedesse isolatamente. È stata un’occasione sprecata, ma ora, dopo la decisione italiana, qualche cosa si può ancora fare anche su questo piano.

    Programma JSF, una scelta strategica per l’Italia
    di Michele Nones, Direttore dell’area Sicurezza e Difesa dell’Istituto Affari Internazionali

    http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1113

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  5. Gerusalemme, 8 mag. – (Adnkronos) – Gli Stati Uniti hanno negato ad Israele l’accesso al sistema dei computer che regolano i Joint Strike Fighter, i caccia di quinta generazione noti anche come F35. Lo rivela oggi il Jerusalem Post, sottolineando come il diniego da parte del Pentagono sta bloccando l’acquisizione, decisa dal governo israeliano, di 75 caccia nell’ambito di un accordo da 20 miliardi di dollari.

    Quello che dice l’ ADNkronos non vuol dire nulla. 75 è il numero previsto. 50 in versione A e 25 B, a decollo verticale.
    Ti ricordi quanti ne escono dalle linee di montaggio della Lockheed ? 1 al mese, come prototipi. Cosa vuoi che compri Israele!
    E sai perchè ne vorrebbe 25 del tipo B? Perchè li deve decentrare dalle piste di decollo. Gli Iskander E che potrebbero arrivare alla Siria (missili di 5° generazione, imparabili, prendono chirurgicamente di mira da 290 km, un F35, a terra su un aereoporto con una tonnellata di tritolo con un errore di qualche metro di raggio).
    Con gli F35, quando forse saranno disponibili, Israele non va da nessuna parte, come i 9 Paesi che hanno sottoscritto il JSF. Si vedono, sono lenti, hanno un raggio d’azione limitato e portano un carico bellico da ridere.
    Il comunicato della ADNKronos sembra che sia il segnale di una potenziale disdetta

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  6. Fra il 2008 e il 2009, con il programma indietro rispetto ai progressi previsti di circa un anno e mezzo e con i budget già sorpassati l’F-35 è stato al centro di roventi polemiche quando dei wargame simulati tenuti da esperti dell’aviazione australiana hanno mostrato come il velivolo potrebbe venire surclassato dai modelli russi e cinesi già attualmente sul mercato (prospettiva preoccupantissima per un aereo che dovrebbe rimanere in servizio fino al 2050).

    Esperti quali Pierre Sprey e Winslow Wheeler (“padri” dell’F-16 Falcon) lo hanno ampiamente castigato per il suo alto carico alare (paragonabile a quello dell’F-105 Thunderchief), per il gap peso/potenza in configurazione da “attacco al suolo” (in deficit di circa tre tonnellate) e la tendenza a perdere lo status di “invisibilità radar” se viene caricato con più di due tonnellate di bombe (carico addirittura inferiore a quelli portati dai jet degli anni ’70).

    Le polemiche sono state riaccese in seguito alla diffusione dei risultati dell’esercitazione “Pacific Vision 2008” in cui è stato simulato il confronto fra una forza di F-35 e F-18 “Super Hornet” con una flotta avversaria dotata di Sukhoi Su-35 russi e Chengdu J-10 cinesi, che ha visto gli F-35 soccombere in massa alle macchine avversarie.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Lockheed_Martin_F-35_Lightning_II

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  7. lasciate parlare uno che sa…
    io nn voglio esprimermi in ambito politico, ma voglio pubblicare alcuni dati:

    131 gli f35 JSF tra le versioni A e B(a decollo convenzionale)
    121 gli Eurofighter Typhoon

    per un totale di 16.5 miliardi, e queste sono le vere cifre…
    grazie a questi due caccia, risparmiamo 857 milioni annui per il mantenimento dei vecchi modelli quali l’ Harrier /e; per gli f16 in leasing dagli USA; per i vecchissimi f 104; per i paravia tornado anch’essi progettati negli anni ’70…
    Insomma è convenientissimo fare la nuova campagna acquisti, inoltre ogni anni il 2/3% del PIL Nazionale viene riservato all’esercito e voglio ricordare a chi non lo sapesse che l’ 1% del prodotto nazionale lordo sono 17 miliardi di euro: tutto il programma costa meno rispetto al programma Napoli Pulita e della corruzione in italia.

    e a chi dice che astenersi alle europee è da codardi rispondo che benchè io sia apertamente di sinistra mi vergogno profondamente della nostra classe politica, il centro sinistra ha un programma elettorale penolo del quale non riesce a compiere nemmeno la metà delle promesse fatte alla popolazione.

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  8. ma ragionando in termini esclusivamente economici, peraltro opinabili, tralasci la questione fondamentale che è politica o meglio strategica: l’acquisto di 131 F-35, per le caratteristiche che essi hanno, prolunga la sudditanza dell’Italia ai piani egemonici yankee.
    che bisogno avremo, altrimenti, di dotarci di una macchina con forte vocazione di attacco al suolo?
    e se poi pensiamo che invece di invisibilità si tratta solo di una “minore visibilità” ai radar nemici, possiamo affermare che ci stanno rifilando un bidone a nostre spese.
    cosa che sta diventando evidente anche in certi ambienti militari…

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  9. ECONOMIA. RETE ITALIANA PER DISARMO RILANCIA CAMPAGNA ‘STOP F-35′
    La domanda e’ : “Ci servono altri 131 cacciabombardieri?”. La risposta: “Con gli stessi soldi si potrebbero realizzare 300 asili nido o installare 10 milioni di pannelli solari”

    (RED.SOC.) MILANO, 9 dicembre – Ci servono altri 131 cacciabombardieri? Ed e’ morale, nella situazione di crisi che stiamo attraversando, spendere oltre 13 miliardi di euro per acquistarli? Con questi interrogativi Rete italiana per il disarmo e la campagna Sbilanciamoci lanciano il rush finale della campagna Stop “F-35”; per fermare l’acquisto, da parte dell’Italia, dei cacciabombardieri Joint Strike Fighter-F35. Aerei con una spiccata capacita’ offensiva, che possono trasportare anche testate nucleari. Destinare quei miliardi alla costruzione di 131 caccia e’ una scelta “sbagliata e incompatibile con la situazione attuale nel nostro Paese”, si legge nel comunicato. Basti pensare che un solo cacciabombardiere costa circa 100 milioni di euro. Con gli stessi soldi si potrebbero realizzare 300 asili nido o pagare l’indennita’ annuale di disoccupazione per 15mila precari. “Con i soldi spesi per acquistare i 131 F-35 -spiega Francesco Vignarca, coordinatoreRete italiana per il disarmo- si potrebbero installare 10 milioni di pannelli solari o mettere in sicurezza oltre mille scuole”.
    (…)
    Secondo il ruolino di marcia del progetto Jsf, entro la fine dell’anno il governo italiano dovrebbe chiudere il contratto per i cacciabombardieri Joint Strike Fighters che impegneranno il nostro paese fino al 2026. Per chiedere al governo un cambio di rotta sono previste iniziative in tutta Italia. Alle oltre 13mila
    firme gia’ raccolte (e’ possibile sottoscrivere l’appello anche on-line su disarmo.org) si vanno a sommare le delibere di appoggio votate in questa settimana da alcuni enti locali tra cui quella del consiglio Regionale del Trentino Alto-Adige e dei consigli comunali di Alba e San Giuliano Terme.

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  10. Ma state zitti luridi comunisti, continuate a dire della crisi, ma io quando vado in giro vedo sempre gente per i centricommerciali e le file lunghe chilometri nei negozi del centro, e non solo nella mia città..
    Non sapete mai dove andare a rompere i coglioni e ora avete attaccato questa pippa sul l’f35, non siamo l’unici a far parte di questo progetto ci sono nazione messe peggio di noi, leggetele le cose non parlate se non sapete. ahahaha se vi credete di mettere i “bastoni tra le ruote” a questo progetto con 4 commenti e 10 coglioni che manifestano vi sbagliate di grosso. Andate a lavorare così magari la crisi che intendete voi sparisce…

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  11. no, infatti, il programma F-35 sta andando a puttane direttamente per conto suo.
    dopo Israele, anche i britannici hanno da poco deciso di ridimensionare notevolmente le proprie intenzioni di acquisto. e l’Olanda, addirittura, pare intenzionata a disertare completamente il progetto.
    chi sarà il prossimo? speriamo l’Italia dei La Russa e Mr X.
    W la crisi!

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  12. Pensare che la Finmeccanica, che costruisce quasi esclusivamente armi e affini, sia così in attivo mi mette la nausea. Mentre la Sardegna è chiusa per fallimento. Bella roba! Il tutto è esacerbato dal facciaculismo dei ns ‘giornalisti’. Tipo Andrea Nativi, per dirne uno (raccomandato l’editoriale ‘two caccia is meglio che one’, Maggio 2009 RiD, a L’Aquila in macerie faceva da contrapposizione la grande ‘soddisfazione’ per l’affarone con Zio Sam, per dire quanto a costoro importi della nazione: almeno poteva omettere ‘sti trionfalismi del piffero). Nel frattempo, segnalo Lewis Page su The Register, formidabile antagonista in particolare della BAe e dell’Eurofighter. Grazie al cielo la Tranche 3 sta andando a rotoli, mi sembra il minimo con quel che costa e quel che ci resta in tasca. Tutto questo sembra anche e molto quel film di Sordi, ‘finché c’é guerra c’é speranza’. Io conosco persone che sono state in Somalia per comprarsi un’auto (alla faccia dell’idealismo democratico), ma chi vogliono prendere in giro? I folgorini sono così invasati che pensano ancora di avere vinto a El Alamein. Gli auguro 10 di queste vittorie, così abbiamo 30.000 fascisti in meno.

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  13. articoli originali, segnalazione di notizie ed elaborati altrui, traduzioni in e dall’italiano… c’è solo l’imbarazzo della scelta, previa accettazione del fatto che qui non è luogo di antifascismo militante ed antimilitarismo ideologico ma piuttosto di critica serrata all’allineamento atlantista dell’Italia e dell’Europa e di proposte per sostanziare la fuoriuscita da esso in termini di sovranità nazionale e continentale (vedasi nostro biglietto da visita)

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