La Somalia nel mirino degli USA

somalia

Tutto lascia ormai pensare che si faccia imminente l’attacco contro le basi terrestri dove, secondo il Pentagono, si nasconderebbero i pirati. Negli Stati Uniti sono sempre più numerosi i servizi giornalistici e radiotelevisivi che equiparano “terrorismo islamico” e “pirateria somala”, descrivendo improbabili legami strategico-operativi tra i gruppi di combattenti che si oppongono all’occupazione alleata dell’Iraq e dell’Afghanistan e gli autori degli assalti ai mercantili. L’Associated Press, in un recente articolo a firma della giornalista Lolita C. Baldor, riporta le dichiarazioni di alcuni funzionari dell’esercito e dell’anti-terrorismo USA, secondo i quali “sta crescendo l’evidenza che gli estremisti stanno fuggendo dal confine Pakistan-Afghanistan tentando d’infiltrasi in Africa orientale, portando con loro le sofisticate tattiche terroristiche e le tecniche di attacco acquisite durante sette anni di guerra contro gli Stati Uniti e i loro alleati”.
“L’allarme è che la Somalia si appresti a divenire il nuovo Afghanistan, un santuario dove i gruppi legati ad al-Qaeda potrebbero addestrarsi e pianificare gli attacchi contro il mondo occidentale”, aggiungono le fonti militari. Il numero di estremisti islamici giunti in Corno d’Africa sarebbe ancora abbastanza piccolo, non più di 24-36 persone, “ma una cellula di queste dimensioni è stata responsabile dei devastanti attentati dell’agosto 1998 contro le ambasciate USA in Kenya e Tanzania che causarono la morte di 225 persone”. Il generale William “Kip” Ward, capo di Africom, il Comando statunitense per le operazioni nel continente africano, ha confermato all’Associated Press, l’“inquietudine” delle forze armate USA per quanto starebbe accadendo in Somalia. “Quando hai a disposizione ampi spazi territoriali, che sono senza governo, riesci ad avere un rifugio sicuro per le attività di sostegno e per quelle di addestramento”, ha dichiarato Ward. “E i combatterti stranieri che si stanno trasferendo in Africa orientale accrescono la minaccia terroristica nella regione”.
Secondo il Pentagono, il rischio terrorismo in Somalia proverrebbe dal gruppo islamico Al-Shebab, i cui uomini controllano ormai buona parte del paese, e dall’organizzazione militare nota con l’acronimo EEAQ. “Anche se ancora non viene considerata come una cellula ufficiale di al-Qaeda – scrive l’Associated Press – l’EEAQ ha legami con i maggiori leader terroristici ed è stata implicata negli attentati del 1998 in Tanzania e Kenya”. Secondo Washington, EEAQ ed Al-Shebab potrebbero decidere di addestrasi ed operare congiuntamente, “favorendo l’ingresso delle fazioni terroristiche di al-Qaeda tra le migliaia di miliziani che vivono in Somalia, organizzati prevalentemente su basi claniche e impegnati fino ad oggi in diatribe interne”.
Anche all’interno dell’Alleanza Atlantica non mancano i sostenitori della tesi sulla penetrazione di al-Qaeda in Corno d’Africa. In un’intervista al quotidiano on line Il Velino, un “alto ufficiale di provenienza NATO” ha dichiarato che la Somalia è “al momento utilizzata per reclutare e addestrare guerriglieri da inviare nelle aree ‘calde’”. “Presto però, si passerà ad altro come gli attacchi terroristici”, ha aggiunto l’anonimo interlocutore. Ricordando il sanguinoso attentato suicida del 12 ottobre del 2000 contro la fregata statunitense USS Cole, ancorata nel porto di Aden, l’ufficiale ipotizza che le flotte militari internazionali anti-pirateria potrebbero essere il prossimo bersaglio di un atto terroristico.
Con uno schema propagandistico già sperimentato alla vigilia dell’attacco all’Iraq di Saddam Hussein, gli alti comandi USA e NATO descrivono minuziosamente alleanze e minacce diaboliche, senza fornire però elementi concreti che provino quanto dichiarato. Basta però a creare un clima d’insicurezza generale e legittimare i piani d’intervento militare in Somalia.

Da Alla Turchia il comando della crociata anti-pirati, di Antonio Mazzeo.

5 thoughts on “La Somalia nel mirino degli USA

  1. Ma quante guerre possono sopportare gli usa? Si dice che la loro economia sia comatosa però continuano con la loro guerra al mondo, ci sono milioni di disoccupati, il dollaro in caduta ma i soldi per i militari li trovano sempre, non sarà, invece, tutta una manovra per fregarci ancora?
    Saluti.

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  2. The Crisis in Somalia: US-NATO Plans to Control the Indian Ocean,
    by Rick Rozoff

    For the past seven months world news outlets have provided daily coverage on what has been described as escalating piracy off the coast of Somalia in the Gulf of Aden and attempts by international, primarily Western, military vessels to combat it.

    Absent from such reporting, as the exigencies of commercial news broadcasting inevitably entail, is how and why the situation in the region reached the impasse it has and what its broader significance is.

    Instead the picture presented is, according to the standard formula, a point on a blank canvas with no historical depth, no geoeconomic and geopolitical width and no strata of diversified and interrelated causes that contribute to and dynamics that result from what is in truth a lengthy and complex process of developments.

    In short the Somali situation is portrayed as a simple and self-contained event that at a seemingly gratutitous moment was declared a crisis.

    There are dozens of comparable cases in the world, analagous in the general sense of presenting economic, security, national and regional threats to other nations and their environs, but these have not been declared crises and so aren’t given world attention.

    The determination of what constitutes a crisis, and a world crisis at that, since the end of the Cold War is a prerogative of the United States and its allies, the governments of which render the verdict, with their own and much of the world’s news media echoing the claim.

    And the evaluation is inevitably a onesided affair. What has been observed about Europe’s most mature writers – Skakespeare, Goethe and Balzac, for example – that their antagonists were never mere villains, that they reflected the complexity and even ambiguity of real life with no character monopolizing the virtues or the vices – is summarily discarded and a broad panaroma of multifaceted motives, players and conflicts reduced to an banal pseudo-morality play with just three actors: Evil culprits, innocent victims and valiant heroes.

    The first category is assigned to any individual or group which is opposed to the designs on their nation by major Western powers or, what is interpreted by the latter as the same thing, pursue a policy of protecting local rights and interests. The second is comprised of whoever can be cast into the role to arouse indignation and hostility against the first, currently the crews of Western commercial vessels in the Gulf of Aden. And the third is led by the United States, NATO and the European Union, the self-deputized military vigilantes of the world.
    (…)

    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13470

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  3. i “consulenti” dei pirati

    That they have eyes and ears in key locations is not a new revelation, but a European military intelligence report, obtained by the Spanish radio station Cadena SER, lays bare the current thinking on the network’s structure and function. Pirate “consultants” based in London, says the report, coordinate intelligence on ships bound for the Suez Canal by satellite phone, allowing the pirates to strategize individual hijackings long before ships enter the attack zone.

    http://www.motherjones.com/mojo/2009/05/pirate-consultants-track-ships-london

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  4. Somalia: Usa Forniranno Armi Al Governo Contro i Ribelli

    (ASCA-AFP) – Washington, 25 giu – Gli Stati Uniti forniranno armi e munizioni al governo della Somalia per combattere la ribellione degli estremisti islamici che sta insanguinando il paese. Lo ha annunciato il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ian Kelly. ”Sosteniamo gli sforzi del governo federale di transizione in Somalia per sconfiggere le forze estremiste che vogliono il fallimento del processo di pace concordato a Djibouti”, ha detto Kelly.
    Dal 7 maggio scorso, il paese e’ nel caos per l’offensiva del gruppo armato Shebab e della sua componente piu’ politica, Hezb al-Islam, contro l’amministrazione del presidente Sharif Sheikh Ahmed che viene appoggiata dalla comunita’ internazionale. Le violenze hanno causato circa 300 vittime, molte delle quali civili. Negli ultimi tre anni sono stati centinaia di migliaia i somali costretti a lasciare le proprie abitazioni, ma lo stato di caos politico nel paese dura ormai da 18 anni.

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  5. omicidio mirato all’israeliana

    (AGI) – Mogadiscio, 14 set. – Sono state truppe statunitensi e non francesi ad aver effettuati il blitz in cui e’ stato ucciso il kenyota Ali Saleh Nabhan, uno dei leader della formazione al Shebaab legata ad al Qaeda nel sud della Somalia. Lo riferiscono fonti Usa.
    Inizialmente testimoni locali avevano riferito che i soldati indossavano uniformi con insegne francesi ma Parigi, che come gli Usa ha una grande base nella vicina Gibuti, ha negato il coinvolgimento di proprie truppe. L’operazione e’ avvenuta nei pressi del villaggio di Roobow nel distretto di Barawe, 250 chilometri a sud di Mogadiscio, due elicotteri hanno attaccato un’auto e hanno ucciso due persone. Poi alcuni militari sono scesi a terra e hanno prelevato altre due persone, portati via in elicottero.
    A confermare i dubbi iniziali sulla nazionalita’ degli autori del blitz e che si sia trattata di un’operazione coperta Usa il fatto che Nabhan, 28 anni, era un super ricercato dall’Fbi.

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