Gatling in versione tricolore

Il West Rac-ISAF di Herat ufficialmente a “guida italiana” ma di fatto dipendente dal Comando di Enduring Freedom di Farah, mantiene “operativi” sull’aereoporto del Forward Support Base (2.500 metri per lato quadrato, per complessivi 6.250.000 mq di cemento spessorato) oltre i C-130 H e J, i C-27 J Spartan, i Mangusta A-129, i CH-47, gli AB-212 e gli UAV Predator, anche due elicotteri multiruolo NH-90, con prevalenti capacità di attacco diurno-notturno ed impiego tattico per “operazioni speciali”, in attesa di “ricevere” quattro cacciabombardieri pesanti Panavia temporaneamente allocati nella base di Mazar al Sharif della Bundeswehr, che accoglie altri dieci Tornado IDS.
Recentemente, sull’FSB di Herat è stato attivato un cavo di aggancio frenante simile a quello in dotazione alle portaerei CVL statunitensi per l’appontaggio degli F-18. Particolare che desta, in prospettiva, gravissime preoccupazioni.
L’NH-90 è un biturbina con rotore a quattro pale entrato in servizio nelle FF.AA. del Bel Paese nel 2007-2008. Il contratto iniziale gestito dalla NAEMO (NATO Elicopter Management Organisation) prevedeva ordinativi iniziali di acquisto per 117 “macchine” per 3,2 miliardi di euro, ridotte poi a 60 per esigenze di bilancio (risorse dirottate per il … completamento … delle “missioni all’ estero”).
Il pagamento della penale al consorzio produttore è costato all’Italietta, centesimino più centesimino meno, 615 milioni di euro.
I costi unitari dell’NH-90, nelle varie versioni, vanno dai 19 ai 30 milioni di euro. Adottato da molti Paesi dell’Alleanza Atlantica, in Afghanistan ne volerebbero in missione di guerra, secondo esperti indipendenti, dai 45 ai 50 esemplari, con armamento principale M-134 Gatling.
Nel filmato di produzione “nazionale” non c’è la ricercatezza visiva degli effetti distruttivi con l’uso di proiettili traccianti in ore notturne, tipico degli audiovisivi di propaganda USA, ma l’effetto a terra contro i “terroristi” è lo stesso.

Per chiudere riportiamo due dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano all’Ansa, appena qualche giorno fà.

“Anche la partecipazione dei nostri contingenti militari alle missioni di pace è coerente con l’aspettativa ideale e la concreta volontà di costruire un futuro migliore. Ciò è necessario per onorare gli attuali impegni internazionali del nostro Paese nel quadro delle Alleanze che si è liberamente scelto”

“… queste missioni che si rifanno all’articolo 11 della Costituzione e che vedono impegnati oltre 8.000 militari italiani all’estero danno un contributo decisivo alla sicurezza ed allo sviluppo della Comunità Internazionale al quale non possiamo venire meno e che, anzi, in prospettiva è necessario rendere più efficaci nonostante la grave crisi finanziaria ed economica che attraversa l’Italia. La risposta a breve termine consiste nel recuperare una maggiore efficienza operativa dei nostri reparti all’estero. A questi recuperi di efficienza lavora la Commissione di Alta Consulenza e Studio per la ridefinizione complessiva del sistema della sicurezza nazionale”.

Avete ancora voglia di festeggiarla, questa Repubblica?

2 giugno
[grazie ad Enzo Apicella]

4 thoughts on “Gatling in versione tricolore

  1. LA QUESTIONE dovrebbe essere vista con minore taglio moralistico. L’Italia, in forza del trattato di pace con gli Alleati, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, ha assunto il ruolo che le potenze marittime hanno sempre assegnato alle penisole. A tutte le penisole del mondo. Teste di ponte per il controllo dei continenti. In questa situazione, ‘Italia sia trova a dover svolgere un ruolo di “supporter” delle truppe d’invasione nelle zone asiatiche di maggiore attrito con le potenze emergenti di quel continente. In quest’ambito è ovvio che il nostro paese cerchi anche una sua ” autonomia” o pseudo tale, per consguire livelli limitati di scopi di “interesse nazionale”. Giorgio Vitali

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  2. usando le tue parole, ci sia consentito di affermare che l’autonomia dell’Italia è molto pseudo tale.
    a questo riguardo l’affare F-35, di cui parleremo anche nei prossimi giorni, è paradigmatico.

    ci pare, inoltre, complessivamente di non eccedere in quanto a “moralismo”, pagando spesso anzi un certo dazio al nostro desiderio di oggettività

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  3. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ci ha ricordato che con la nascita della Repubblica, il 2 giugno 1946, l’Italia diveniva “democratica, libera e indipendente”.
    Stando ad una recente intervista rilasciata dal generale Gianadelio Maletti (vedi “Corriere della Sera” di venerdì 29 maggio), però, così non pare.
    Innanzitutto l’ex capo del controspionaggio italiano (Reparto D), latitante in Sudafrica, si è visto rifiutare la grazia, ma dall’articolo sopra citato apprendiamo che: “La risposta negativa del capo dello Stato è stata comunicata qualche giorno fa al ministero della Giustizia, al termine delle verifiche svolte dagli uffici competenti di via Arenula e del Quirinale. Compresa quella sulla richiesta di estradizione di Maletti, respinta una prima volta dal Sud Africa, Paese nel quale il militare risiede, ma mai ripresentata dall’Italia dopo la firma di un’apposita convenzione da parte del governo di Pretoria. Il prossimo 30 settembre Gianadelio Maletti, in pensione con il grado di Divisione dell’Esercito, compirà 88 anni …”.
    Perché tanto accanimento nel caso Battisti (l’Ambasciatore brasiliano in Italia continua ad incontrare ostacoli di natura diplomatica) e tale noncuranza nella richiesta di estradizione di Maletti?
    Che si voglia aspettare la morte dell’ex generale in Sudafrica e impedirgli di deporre davanti ad un tribunale?
    Eppure cose da raccontare Maletti ne ha parecchie, se consideriamo che nel 1997, durante un’audizione alla Commissione d’inchiesta sulle stragi del Parlamento italiano spiegò come: “I Servizi italiani non erano deviati, bensì piegati alle esigenze del partito americano; che dietro la strage di Piazza Fontana c’erano la CIA e personaggi utilizzati dai Servizi statunitensi”.
    (…)

    Una Repubblica “dipendente”, di Stefano Vernole
    http://www.cpeurasia.org/?read=26095

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