Alle urne, alle urne!

democrazia diretta

Alla vigilia delle elezioni europee gli elettori non stanno mostrando interesse per un Parlamento dalle funzioni limitate e confuse. Sovrastato da una “commissione” che funge da governo autocratico, i cui inamovibili rappresentanti sono designati dai governi. Nessun elettore ha mai scelto Solana o Barroso, ma è reale il rischio che i loro incarichi da vitalizi diventino… ereditari.
Il disinteresse è altresì rafforzato dalla tragicomica vicenda della Costituzione europea, due volte bocciata nelle urne dagli elettori, ma il responso è stato olimpicamente ignorato. Sarà approvata dai deputati nazionali, con raggiri e manovre di corridoi molto stretti. L’unica cosa chiara nell’Unione Europea (UE) alle prese con le raffiche gelide di un crollo del 5% della produzione, è l’indiscussa e totale autorità della Banca Centrale Europea: si impone ai parlamenti nazionali, a quello di Strasburgo e a tutti gli elettorati.
Questo è il veridico governo del blocco europeo, ridotto all’essenza scarnificata dell’utopia ultraliberista: mercato e moneta. Null’altro. Non ha una politica sociale, tantomeno una linea internazionale coerente perché è privo di una visione geo-politica nitida.
Senza una difesa autonoma propria perché ha scelto la subalternità agli Stati Uniti, quando rafforzò la camicia di forza della NATO, all’indomani dell’implosione dell’Unione Sovietica e della scomparsa del Patto di Varsavia.
L’integrazione europea, da quando è passata dalle mani dei pochi statisti di rilievo che la fondarono a quelle dei tecnocrati della finanza, si è svilita a mera applicazione di “5 macro-dogmi liberisti”, facendo un ardito salto acrobatico da 6 a 27 Paesi. Grandi quantità, statistiche, PIL, trionfalismi immotivati e zero visione strategica. Proprio nel momento in cui sta tramontando l’unipolarismo e – con esso – la supremazia “occidentale”.
(…)
L’Europa non ha materie prime e neppure l’energia. Per il petrolio dipende dai Paesi arabi e per il gas dalla Russia, ciononostante promuove una politica estera anti-araba ed agressivamente anti-russa.
La dipendenza energetica è un dato di fatto del blocco europeo, come pure la necessità della coperazione con i russi per le forniture di gas. Come si spiega allora il velleitarismo di incorporare l’Ucraina e la Georgia nella NATO? Come si giustificano le provocatorie manovre della NATO in corso nel Caucaso?
E’ una contraddizione schizofrenica tra obiettivi e strumenti per ottenerli, tra proiezione geo-politica ed iniziativa militare che – ahinoi – non è sovrana né autonoma. L’UE è ostaggio delle fobie anti-russe non solo dei polacchi e dei cechi, ma persino delle micro-repubbliche del Baltico. Per di più, la versione osé dell’atlantismo è immutata dal tempo dei Bush.
E’ come se non fosse accaduto nulla. Non hanno assimilato che lo scacco degli Stati Uniti in Iraq ha comportato la perdita definitiva del feudo sudamericano. Che perderá l’UE con la barcollante avventura atlantista in Afghanistan? Con ogni probabilitá, il ritorno della questione sociale al centro del dibattito pubblico e la ripresa della lotta di classe.
La “Commissione” di Bruxelles è ondivaga e non riesce a coniugare gli interessi concreti dell’Europa con quelli di un traballante egemonismo assoluto che gli Stati Uniti cercano di resuscitare con la NATO. Gli Stati Uniti Occidentali o “grande mercato trans-atlantico” sono una chimera da incubo.
(…)

Da Elezioni, ma per quale Europa?, di Tito Pulsinelli.

4 thoughts on “Alle urne, alle urne!

  1. a proposito di Parlamento Europeo:

    Ed ecco che il 19 febbraio una risicata maggioranza di deputati europei (293 voti contro 283), in nome della trasformazione del pianeta in una «terra senza confini», chiede che «in ambiti quali il terrorismo internazionale, (…) la criminalità organizzata, i rischi cibernetici, il degrado ambientale, le catastrofi naturali o altre (1) » si instauri un «partenariato ancora più stretto» tra l’Unione europea e la Nato.
    Nell’esposizione dei motivi si precisa, sotto forma di elegante metafora, che «senza una dimensione militare l’Unione è solo un cane che abbaia ma non morde». Decisi evidentemente a non risparmiarci nulla, i deputati atlantisti evocano i «momenti bui della nostra storia» menzionando Hitler e Monaco, senza dimenticare di citare anche qualche riga di Elie Wiesel, «superstite dell’Olocausto». A quel punto declamano: «Non vorremmo forse che qualcuno venga in nostro aiuto nell’ora del pianto?». E dire che quello di asciugare le lacrime dei civili non è mai stato il maggior talento degli ufficiali americani, né durante la guerra del Kosovo, né in quella dell’Iraq, condotte entrambe in violazione della Carta delle Nazioni unite. È vero però che per i succitati parlamentari europei, molti stati dell’Ue hanno il torto di richiamarsi alla «dottrina del non allineamento» ereditata dai tempi della guerra fredda, [cosa che] rende più fragile l’alleanza dei democratici»….

    (1) Risoluzione del Parlamento europeo sul ruolo della Nato nell’architettura della sicurezza dell’Unione (19 febbraio 2009).

    A che serve la NATO?, di Serge Halimi
    http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Marzo-2009/pagina.php?cosa=0903lm01.01.html

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  2. peraltro i partiti italiani sembrano considerare il Parlamento Europeo uno strumento per sondaggi e nulla più, visto che candidano molti politici incompatibili con la carica, che anche qualora eletti si dovrebbero dimettere.
    se ti va fai un salto sul nostro blog, stiamo pubblicando le liste con i nomi di tutti gli incompatibili e i motivi.

    un saluto

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  3. Non voto, CHIAROO???? Non vado a votare mai più! Finchè questi cialtroni non spariscono, alle “urne” non ci passo neanche vicino, cambio strada, vado al mare. Non ci sono andato neanche l’altra volta e sono contento, non voglio che mi vengano i sensi di colpa, chiaro?

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  4. (…)
    sia in Italia che negli altri paesi, le forze politiche di ogni colore e appartenenza non hanno nemmeno tentato di alzare il livello del dibattito sceverando temi realmente sovranazionali, nonostante questi siano diventati urgenti e improcrastinabili a causa della crisi. Al massimo si sono sentiti i soliti “sbraitamenti” queruli contro i flussi immigratori e contro la perdita di integrità culturale che l’ingresso indiscriminato degli stranieri starebbero determinando.

    Ciascuno ha preferito calcare un “orticello patrio” ben definito nella consapevolezza che al proprio elettorato nazionale di quel che accade in Europa non importa assolutamente nulla.

    Infatti, dal dibattito pubblico sono mancati i grandi argomenti, quelli davvero urgenti per ridare fiato ad un’area continentale che è ormai un vaso di ceramica tra vasi di ferro (Russia ed Usa). Eppure, proprio per tali motivazioni sarebbe stato necessario investire le elezioni con proposte pragmatiche riguardanti una politica estera più autonoma, delle pratiche sulla sicurezza comune realmente coincidenti con gli interessi europei e idee utili a rilanciare i settori di punta dell’industria senza cedere ai soliti lamenti sulla necessità di preservare il libero-mercato, in ogni caso aperto e senza protezionismi di rimando. Proprio sul tema della crisi e sulle possibile vie da praticare per arginarla i governanti europei hanno inanellato un mare di banalità quale ennesima conferma della loro incompetenza a gestire la fase multipolare in pieno dispiegamento.

    DALL’EUROPA ALL’ITALIA E’ SEMPRE LA SOLITA MANFRINA ELETTORALE
    http://ripensaremarx.splinder.com/post/20713891/DALL%E2%80%99EUROPA+ALL%E2%80%99ITALIA+E

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