4 luglio a Vicenza

4 luglio

Dicono che, a bonifiche avviate, non c’è più spazio per coloro che a questo progetto si oppongono; quasi che un’imposizione divenga democratica quando si avvia a essere compiuta. Scrivono – come fa il direttore de Il Giornale di Vicenza, ormai ogni domenica – che la nuova base statunitense è ormai nella sua fase esecutiva e hanno perso coloro che la vogliono impedire; come se a perdere fossero dei singoli e non un intero territorio che quell’opera la subisce.
Sono degli irresponsabili coloro che dicono e scrivono; come sono degli affaristi coloro che, sulle spalle della comunità locale, si arricchiscono con le commesse di questo progetto; e complici coloro che girano lo sguardo dall’altra parte, servili coloro che hanno favorito gli interessi militari statunitensi, “luamari” – come era scritto sulle nostre magliette a proposito del governo – quanti si sono resi responsabili di permettere lo scempio del territorio vicentino e della sua falda acquifera.
Ma non è il nostro rancore quello che vogliamo manifestare. Noi a una città diversa, non più asservita alle installazioni militari e complice della guerra, ci crediamo; e la nostra terra, con l’acqua che conserva nel sottosuolo e il verde di alberi e prati, continuiamo a volerla difendere anche se loro si ostinano a volerla devastare.
Ed è per queste ragioni che il 4 luglio vogliamo osare la speranza: testardamente, vogliamo liberare il Dal Molin dalla base militare; ci hanno tolto la possibilità di esprimerci – impedendoci il referendum – e di conoscere – rifiutando la Valutazione d’Impatto Ambientale; ci hanno tolto la voce, lasciando inascoltate le nostre sacrosante parole, ci hanno criminalizzato e denunciato per la nostra determinazione e, il prossimo 17 giugno, ci processeranno per la nostra opposizione; ci hanno tolto, spesso, il tempo libero, così come ci hanno tolto, per iniziare le bonifiche, un pezzetto della nostra città. Ma la nostra dignità, no, non ce la possono togliere: e chi ha la dignità quando viene calpestato, insultato, criminalizzato, si ribella; e osa. Il 4 luglio? Osare la speranza.

Da Il 4 luglio? Osare la speranza, del Presidio Permanente NoDalMolin.

9 thoughts on “4 luglio a Vicenza

  1. VERSO IL 4 LUGLIO: I NODALMOLIN ENTRANO NELL’AEROPORTO E ISSANO LA PROPRIA BANDIERA
    sabato 6 giugno 2009

    E due: i NoDalMolin tornano dentro l’area dell’aeroporto vicentino, là dove gli statunitensi vorrebbero realizzare la loro nuova base di guerra; un blitz per lanciare, con lo stile creativo ma determinato che caratterizza i vicentini, la grande manifestazione del prossimo 4 luglio.

    http://www.nodalmolin.it/spip.php?article210

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  2. L’ultima impresa yankee

    L’allenamento ultramattutino dei paracadutisti americani nel parco di villa Guiccioli innesca l’ultima polemica tra palazzo Trissino e Camp Ederle. La trama è degna di una saga strapaesana alla Don Camillo & Peppone. Con una differenza: il dirimpettaio di Achille “Peppone” Variati non è il parroco, ma il comandante italiano della caserma di viale della Pace, il colonnello Edoardo Maggian. Teatro della commediola in salsa berica è il parco del museo del Risorgimento e della Resistenza, a Monte Berico. Ebbene, come testimonia chi usa svegliarsi alle sett’albe, non è raro assistere a un plotone di soldati a stelle e strisce arrampicarsi per i declivi della Valletta del Silenzio per allenarsi nei viali del parco. Jogging, né più né meno, come fanno centinaia di vicentini: nulla di male. Peccato, però, che a quell’ora il giardino sia chiuso. Nonostante cancelli e avvisi, gli skysoldiers del presidente Obama non desistono e scorrazzano ugualmente accanto al museo, provocando puntualmente l’attivazione dell’allarme, che obbliga il metronotte a correre al museo per accertarsi che non vi siano state intrusioni. Dopo averne accennato face to face in un paio di occasioni ai graduati statunitensi, l’assessore al patrimonio Antonio Marco Dalla Pozza ha preso carta e penna, scrivendo una lettera di lamentela all’indirizzo della Ederle, per pregare il comando di evitare l’utilizzo del parco in orari antelucani. Da ottobre, infatti, la direzione dei musei civici non perde occasione per segnalare al sindaco Variati e a Dalla Pozza l’assalto non autorizzato degli yankees tra le 5.30 e le 6, in un orario di chiusura al pubblico. Le sortite non suscitano soltanto le sensibili fotocellule dell’allarme e le trafelate corse dei rangers, ma spesso spaventano gli addetti alle pulizie e chi transita da quelle parti. Ladri? Vandali? No, tutori dell’ordine mondiale. Nella sua missiva, l’assessore annota anche l’ulteriore fastidio per il deterioramento del manto erboso, guastato dagli scarponi dei militari, che transitano anche in mountain bike. E la manutenzione del pregiato tappeto verde costa un’occhio alle civiche casse. A Dalla Pozza ha risposto in questi giorni il colonnello Maggian, specificando che non si tratta di esercitazioni militari, ma di jogging. In particolare, il comandante della caserma Ederle ha invitato l’amministrazione comunale ad appendere cartelli scritti in inglese, lingua franca in tutto il globo, tanto più che Vicenza aspira al rango di capitale internazionale dell’architettura, sotto la protezione dell’Unesco. Salvati cielo: «Convinto di trovare un pronto accoglimento della nostra richiesta da parte del comando militare statunitense – confessa l’assessore – ho invece ricevuto una risposta negativa e, direi, fuori luogo. Il comandante Maggian scrive infatti che è evidente che per uno straniero che non conosce la lingua, aree prive di cartelli in inglese si debbano ritenere aperte al pubblico senza particolari limitazioni. Aggiunge inoltre che la lingua inglese sia universalmente adottata, come se la colpa fosse nostra: quando è evidente che una presenza straniera che data da oltre 50 anni dovrebbe aver avuto il tempo di adattarsi agli usi, ai costumi e alle regole della città ospitante». «Vorrei allora chiedere al comandante Maggian – conclude – cosa accadrebbe se un italiano volesse fare un pic-nic in un pregevole parco statunitense, come ad esempio il Giardino delle rose al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington: pensa che potrebbe cavarsela adducendo la scusa che i cartelli non sono scritti anche in italiano?».

    http://www.nodalmolin.it/spip.php?article205

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  3. yankee go home!
    Una volta si scriveva così sui muri delle nostre città. Sono passati 40 anni e non ci siamo ancora rassegnati alla loro nefanda e mefitica presenza.
    Beato colui chi vedrà la suola degli anfibi dell’ultimo militare Usa che salirà sull’aereo per riportarlo a casa. Go home please, go home. A non rivederVi.

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  4. domande di lavoro

    Il 4 giugno ai geometri di Vicenza è arrivata una e-mail, scritta completamente in inglese e firmata da una vicentina, che chiedeva chi fosse disposto a lavorare nei loro cantieri come coordinatore della sicurezza del progetto o delle costruzioni, come collaudatore o come addetto alla progettazione della prevenzione degli incedi.

    La proposta è di lavorare nei siti militari USA di Vicenza e provincia, … “ma anche, su richiesta, a Livorno, ad Aviano…”
    E’ una proposta di lavoro come un’ altra?
    Certo che no, è una proposta di collaborazione con l’esercito che ha ucciso più di 80.000 civili in Iraq e che vorrebbe arrivare a militarizzare un’area della nostra città grande come il centro cittadino. Un’ esercito che chiama le sue guerre e le sue atrocità “missioni di pace”.

    L’Ufficio Contratti dell’esercito degli Stati Uniti chiede ai vicentini di rispondere alla loro richiesta di collaborazione. Ebbene, ammesso che chi legge l’ email sappia l’inglese, egli deve anche essere disposto ad accettare di fornire un servizio ad una struttura di guerra.

    Oltre a cedere parte della nostra città, in maniera permanente, oltre a pagare il 41% di tutte le spese per il mantenimento delle loro strutture militari, oltre a costruire tangenziali per i loro spostamenti (vedi raccordo Ederle –Dal Molin), dovremmo anche collaborare alla costruzione delle loro basi?

    Vi sono già esempi di “obiezione di coscienza”, o meglio, di rifiuto alla collaborazione, tra i geometri vicentini, tra le cooperative vicentine, tra i proprietari di terreni, tra i baristi, gli studenti, gli operai… persone che credono che per far fallire l’economia di guerra, forse, basta iniziare a non collaborare.

    http://www.nodalmolin.it/spip.php?article265
    ———————————————–

    la crisi come ricatto

    Se i sindacati che hanno sostenuto il progetto per la nuova base militare statunitense pensano di lavarsi la coscienza con qualche dato falso si sbagliano: loro, complici della costruzione di una nuova base di guerra, stanno ricattando la comunità vicentina strumentalizzando la crisi economica che colpisce tutti noi per far arricchire pochi sulle spalle di tutti. Fanno gli interessi di qualche imprenditore facendolo pagare a cittadini e lavoratori.

    La risposta alla crisi economica non può essere quella indicata dal consiglio comunale di Vicenza: se, infatti, la soluzione è la realizzazione delle grandi opere, oltre alle beffa della crisi i vicentini dovrebbero subire anche l’inganno dei costi economici e ambientali delle grandi opere.

    Sulla vicenda Dal Molin anche Cisl e Uil stanno dalla parte dell’inganno: non è vero che il 60% delle commesse ricadrà sulle aziende locali e che lavoreranno il 7% degli edili vicentini: solo poche ditte del nostro territorio, infatti, hanno i requisiti per aspirare ai subappalti. E, del resto, sono frenetiche le prenotazioni di abitazioni e stanze d’albergo destinate agli operai, segno che a lavorare non saranno i vicentini.

    Se il progetto sarà realizzato, a pagarne le infrastrutture necessarie saranno i cittadini; i vantaggi, dunque, ricadranno su pochi, mentre i costi dovremo sostenerli tutti. Un sindacato dovrebbe, oltre ad avere dei forti principi morali ed etici (come il rifiuto della guerra e dei suoi strumenti), mettere sulla bilancia tutti gli aspetti che condizionano la vita dei lavoratori che rappresenta: i costi economici, sociali e ambientali saranno molto più pesanti dei presunti vantaggi occupazionali sbandierati da Cisl e Uil. Ma, evidentemente, l’accordo con i paròni è più importante della tutela dei lavoratori.

    http://www.nodalmolin.it/spip.php?article192

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  5. 4 luglio? Al lupo al lupo!

    Per ora è solo un eco lontana; ma, a due settimane dalla manifestazione del 4 luglio, già inizia a sentirsi quel rumore di fondo che, nel momento giusto e pilotato ad arte, diventerà chiasso insopportabile. È la voce di chi disprezza la democrazia e vorrebbe vedere le strade e le piazze delle nostre città sempre vuote e i cittadini davanti a quello schermo rettangolare che si chiama televisione e che è diventato lo strumento della democrazia virtuale di chi governa: partecipi perché, beato te, puoi guardarci.

    «Si temono – scrive oggi l’agenzia di stampa Apcom a proposito della manifestazione di Vicenza – incidenti con le forze dell’ordine, perché degli elementi vicini ai disobbedienti hanno fatto sapere di voler organizzare delle “provocazioni”»; e di certo, se il giornalista lo ha scritto, qualcuno questa informazione deve pur avergliela data. Sembra di ricordare un ministro della repubblica, Giuliano Amato, che pochi giorni prima del grande corteo del 17 febbraio faceva stampare su tutte le prime pagine dei giornali nazionali il suo timore: a Vicenza, diceva, ci saranno i black block. E, invece, ci furono 150 mila donne e uomini che rifiutarono collettivamente l’imposizione perpetuata da un governo di cui Amato faceva parte.

    Dunque, ci risiamo. È la strategia dell’intimidazione; caro cittadino, devi aver paura a partecipare alla democrazia, potrebbero esserci delle “provocazioni”. Ma, in questi tre anni, a Vicenza le provocazioni non sono mai giunte da chi difende la propria terra; eppure, guarda caso, prima di ogni appuntamento importante si levano allarmi e voci che dipingono le manifestazioni come “a rischio”.

    La strategia, oramai, è evidente: incapaci di dare risposte concrete alle richieste di democrazia e partecipazione che provengono dal basso – e anzi, determinati a “sradicare alla radice” ogni forma di dissenso – , coloro che siedono nei palazzi del governo vorrebbero impedire alla democrazia di manifestarsi. E il ministro “padano” Roberto Maroni non sembra volersi fare molti problemi nell’etichettare la comunità locale della “nordica” Vicenza come un manipolo di delinquenti – il termine lo ha già usato il questore Sarlo – ed estremisti: “paròni a casa nostra”, del resto, è uno slogan che vale soltanto nei comizi elettorali, ma diventa una minaccia alla ragion di stato quando a rivendicarlo sono donne e uomini che vogliono decidere il futuro della propria terra, siano essi vicentini o abruzzesi.

    E allora, gridate di nuovo al lupo; farete, voi che pretendete di imporci il vostro comando da uno schermo televisivo, la fine del pastore della favola di Esopo. Perché noi, il prossimo 4 luglio, torneremo in piazza a migliaia, come abbiamo sempre fatto, per riprenderci la nostra terra e, con essa, ribadire la nostra dignità di cittadini che difendono il proprio diritto a partecipare. Gridate, dunque, tanto non vi ascolteremo: il 4 luglio la nostra voce sarà ancora una volta più forte dei vostri strumentali allarmismi.

    http://www.nodalmolin.it/spip.php?article295

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  6. Il 4 Luglio a Vicenza Manifestazione Anti Base Usa

    (ASCA) – Roma, 25 giu – A dieci giorni dalla manifestazione contro la nuova base militare statunitense a Vicenza, che anticipa il G8 e l’arrivo in Italia di Obama, si allunga la lista delle adesioni provenienti da tutta Italia.
    A sottolinearlo e’ il Comitato No Dal Molin che ha organizzato la mobilitazione. Tra le tante, significativa e’ l’adesione dei comitati abruzzesi alle prese con il terremoto che ha scosso il loro territorio; parteciperanno al corteo anche i comitati No Tav della Val di Susa, da sempre a fianco del movimento vicentino.
    Importante anche la risposta del territorio berico: associazioni e comitati, gruppi cattolici, sacerdoti, cooperative e tanti cittadini stanno segnalando la propria presenza alla manifestazione, a dimostrazione della trasversalita’ nell’opposizione alla base che attraversa la comunita’ vicentina. Tra le adesioni nazionali l’associazione Emergency di Gino Strada e ArciRagazzi, i Beati Costruttori di Pace, Attacc, Donne in Nero e molti altri. Anche un gruppo di cittadini statunitensi residenti a Roma hanno garantito la loro presenza e da oltreoceano e’ giunta l’adesione di CodePink. Tra i partecipanti alla manifestazione, precisano gli organizzatori, anche il sacerdote genovese don Andrea Gallo, mentre hanno dato il proprio appoggio artisti come Ascanio Celestini, Massimo Carlotto ed Erri De Luca.

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  7. I lavori accellerano: provocazione Usa al corteo del 4 luglio

    Mettere in funzione le trivelle che perforano la falda acquifera e posare, nell’area nord dell’aeroporto, grandi strutture in cemento armato a una settimana dal corteo no base rappresenta l’ennesima provocazione dell’esercito statunitense contro la città di Vicenza.

    Evidentemente gli statunitensi vogliono dimostrare alla comunità vicentina – e a quanti giungeranno dal resto d’Italia per la manifestazione – di essere “paròni a casa nostra”, per mutuare lo slogan di coloro che, seduti sulle poltrone romane, svendono il territorio vicentino.

    Presidio Permanente, Vicenza, 27 giugno 2009
    http://www.nodalmolin.it/spip.php?article316

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  8. Good bye Unesco

    Da oggi Dresda non è più patrimonio dell’umanità; «A far decidere i 21 membri del Comitato – recita il breve comunitcato dell’Unesco – il progetto di realizzazione di un ponte in cemento armato e il suo impatto sull’ambiente circostante».

    Vicenza subirà lo stesso destino? Finora, grazie probabilmente a mirate pressioni, l’Unesco si è ben guardata di prendere in esame la città berica, facendo finta di non vedere quel che accade all’ombra delle opere del Palladio. Ma è evidente che la costruzione di una nuova installazione militare a meno di 2 mila metri dal cuore dell’opera palladiana – la Basilica, simbolo e luogo centrale della città – rappresenta per il tesoro artistico un impatto non certamente minore di quello che, nella città tedesca distrutta dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale, causa il ponte di cemento che ha portato alla decisione dell’organizzazione internazionale.

    Dunque, che succederà quando il polverone si poserà? Vicenza perderà il suo fiore all’occhiello, la spilletta che la caratterizza come “patrimonio dell’Umanità? Se, sciaguratamente, dovesse capitare, sapremo chi ringraziare per questo servizio alla città.

    http://www.nodalmolin.it/spip.php?article311

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