Riportiamo a casa i nostri militari

1-11-2009

L’Italia e l’Europa tutta è stata coinvolta subito dopo l’11 settembre in azioni militari mascherate da missioni di pace e di “prevenzione” contro il terrorismo islamico per il sol fatto che ha dovuto seguire ed eseguire come un cane al guinzaglio gli ordini del padrone conclamato, dell’ imperatore sionista mascherato da impero del “bene contro il male”, i buoni contro i cattivi delle favole dei bambini.
Questa situazione turpe resa possibile da equilibri geo-politici e militari favorevoli all’asse USA-Inghilterra-Israele, totali dominanti delle economie e degli arsenali militari dell’occidente, ha ormai mostrato la sua vera faccia esclusiva di un mercato (e di una politica serva di esso) all’affannosa ricerca di una dimensione più ampia (appunto espansionistica) per rispondere alle esigenze tipiche dei modelli liberisti che prevedono il continuo aumento produttivo di merci e sfruttamento di nuove risorse materiali ed umane, onde evitare il crollo, il fallimento di una logica ed una “scienza” liberista egemonica che morirebbe appunto se non si allargasse almeno di un metro ogni giorno.
(…)
Quindi anche i “bambini” hanno capito le orribili falsità delle missioni di “pace” a cui stiamo pagando dazio in termini di notevoli esborsi finanziari, perdite umane dei nostri connazionali, crudelissimi ed orribili spalleggiamenti a stragi di intere città (100.000 morti a Falluja), quartieri di Bagdad con decine di morti al giorno causati dalla resistenza iraqena, il caos in Libano causato dalle continue ingerenze nei governi di quella Nazione, praticamente l’inferno portato a casa di queste ex-nazioni, senza più una vita regolare e pacifica, senza più una speranza di riappropriarsi della propria auto-determinazione, trattati con la scientifica esecuzione di un piano militare di sterminio culturale e fisico di chi non “sposa” il diktat USA-GB-israeliano (la “promo” è: esportare democrazia).
Tutto con la complicità di tutti i Paesi europei ma soprattutto italiana e tedesca (unite da un “tragico destino” di cane al guinzaglio… adesso è il tempo “di massima servitù'” di questi due paesi stra-sconfitti dai liberal-capitalisti conquistatori dell’ultimo conflitto mondiale, della Russia “malandata” è al momento dispersivo parlare).
Ora è da chiedersi chi e come deve fermare queste scelte sadiche e criminali di chi non vede altro sviluppo se non continuare politiche colonialiste e di depredazione delle risorse altrui, la vecchia e solita politica a cui asssistiamo dai tempi “moderni” di Cristoforo Colombo.
L’unica arma vera che abbiamo è sempre quella del “consenso da togliere” al Re infame, al Despota, al Ministro, della piazza piena e gremita di un ritrovato senso della propria voce e della propria consapevolezza di poter rovesciare il corso degli eventi o quantomeno fermarlo. E deve essere recepita e stimata come valida, urgente e politicamente necessaria.
(…)
A tutto, proprio tutto… c’è sempre un limite.
Il popolo andrà a Roma a chiedere l’annullamento delle missioni in Afghanistan, Libano, Iraq
Non passeremo inosservati, milioni di drappeggi bianchi dimostreranno anche al vicino Vicario di Cristo che il colore della totalità plasmante dei colori non è una sua esclusiva, non esistono esclusive per salvare la nostra vita. Per riaffermare la nostra indipendenza militare e politica… tutti quanti sanno che bisogna fermare queste missioni per mille motivi… tutti devono sapere che fermarle si deve e si può… tutti devono sapere che questa è una opportunità per riscoprire il senso di appartenenza ad una Nazione davvero savia e civile… tutti devono saper fondere il loro “particulare” colore, nel bianco, l'”energia luminosa” composta da tutti i colori, il simbolo dell’inversione all’attuale tendenza: dalla dispersione popolare in “mille colori”, alla luce unica e plasmante del Popolo ritornato ad essere “Comunità d’intenti”, comunità positiva… comunità fiduciosa.
Il 1° novembre 2009, dalle ore 10.00 alle ore 16.00 in Piazza Farnesina Ministero degli Esteri a Roma.
Non credo possiamo attender oltre.
“Passato è il tempo che di aspettar ci basti” .

Da La grave “escalation” della politica estera “poco italiana”. Fermiamola!, di Franco Vezio.

8 thoughts on “Riportiamo a casa i nostri militari

  1. È triste dirlo, ma solo se e quando tornerà dall’Afghanistan una quantità apprezzabile di militari italiani sigillati nelle bare la gente capirà che non stiamo “difendendo la Patria”, ma stiamo fornendo “truppe cammellate” all’America. Da tenere anche la situazione in Libano, poiché se s’incendia lo scontro con l’Iran i “nostri” finiscono in mezzo e allora si chiarirà da che parte stanno…

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  2. Sento dire in giro, anche da parte di chi vorrebbe il ritiro delle nostre truppe: “con il nostro sangue patrio anche nel torto come nella ragione”; da qui la richiesta del ritiro delle truppe italiane dall’Afganistan associata alla richiesta al governo italiano di dotarli di ulteriori mezzi di difesa e prevenzione dagli attacchi.
    Trovo la cosa al quanto contraddittoria. La scelta è chiara: o con i resistenti o con gli occupanti (il vero nome da dare anche ai soldati italiani). Io non riesco ad essere in nessun modo solidale con chi, anche se della mia stessa nazionalità, va laggiù a fare lo “sporco lavoro della guerra”. Credo anzi che ai fini del ritiro delle truppe italiane da quelle missioni, l’osservazione che ha fatto Enrico sia realistica e quindi crudamente auspicabile.
    Vorrei sapere se i promotori dell’iniziativa del primo novembre credono che il governo debba comunque rifornire i soldati italiani di un migliore equipaggiamento, nel mentre si continui comunque a richiederne il ritiro.

    Michele Franceschelli

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  3. dalle critiche che formulano a queste “missioni di pace” parrebbe di no, aspettiamo comunque che venga elaborata quella che in gergo si chiama “piattaforma” della manifestazione.

    come sempre quando si tratta di iniziative che vanno nel senso di rivendicare una maggiore sovranità da parte dell’Italia (in politica estera ma non solo), anche in questo caso il ns blog cercherà di dare spazio e voce ai promotori dell’evento

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  4. Afghanistan: Holbrooke, Elezioni e Poi La Ricostruzione

    (AGI) – Bruxelles, 27 lug. – Dopo le elezioni in Afghanistan, ci sara’ un piano di ricostruzione istituzionale e produttivo di ampia portata, da attuarsi in 100 giorni, al fine di dare alla popolazione un forte segnale di natura democratica. E’ quanto e’ emerso dalla cena tra gli alleati impegnati in Afghanistan, invitati quesata sera a Bruxelles dal rappresentante speciale USA per l’Afghanistan, Holbrooke. Dal quale il ministro degli esteri Franco Frattini ha avuto parole di apprezzamento per il ruolo svolto dall’Italia in Afghanistan. E’ stato ugualmente formalizzato l’apprezzamento per gli impegni di India e Pakistan che hanno dislocato le loro truppe, con un invito a sostenerli rivolto agli alleati. Ora gli sforzi di tutti sono concentrati nel garantire elezioni regolari, con alta affluenza senza problemi di ordine pubblico.

    beh, certo, c’è solo una guerra in corso, cosa vuoi che sia…

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  5. Movimento di Azione Popolare

    rispondo a M. Franceschelli.
    Il MDAP ritiene che le guerre che gli USA fanno in giro nel mondo siano imperialiste e sbagliate, senza appello.
    L’Italia vi partecipa in quanto colonia USA con limitato autogoverno.
    Chiediamo il ritiro delle nostre truppe, che di fatto sono occupanti di un paese straniero.
    Riteniamo, inoltre, che gli attacchi alle nostre truppe non siano “attentati” ma atti di guerra.
    (a tal proposito consiglio di leggere i commenti al link seguente:
    http://movimentodiazionepopolare.blogspot.com/2009/07/signor-frattini-ci-metta-anche-queste.html#comments

    L’unica cosa di cui NON possiamo essere contenti è che muoiano italiani. Sarebbe da sciacalli. Ma se ne devono tornare. Prima è, meglio è.
    Spero di aver risposto
    M.G.

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