Bulgaria e Romania avamposti strategici sul Mar Nero

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Bulgaria e Romania fecero il loro formale ingresso nella NATO nel 2004, in occasione del vertice di Istanbul, e da allora sono diventati gli ultimi – forse in entrambi i sensi della parola: i più recenti ed i finali – membri dell’Unione Europea.
Precedentemente, entrambi i Paesi avevano negato alla Russia l’uso del loro spazio aereo per trasportare rifornimenti alle truppe russe dislocate in Kosovo nel 1999.
Qualche anno dopo, nel 2002, la Romania aveva permesso agli Stati Uniti di usare la propria base aerea di Mikhail Kogalniceanu per i preparativi all’invasione dell’Iraq del successivo marzo 2003.
Nel dicembre 2005, il Segretario di Stato USA Condoleezza Rice si recò a Bucarest per firmare un accordo che prevedeva l’utilizzo – o meglio: la presa di possesso – di quattro basi militari: quella prima menzionata di Mikhail Kogalniceanu ed i campi di tiro ed addestramento a Babadag, Cincu e Smardan. La spiegazione all’epoca fu che gli Stati Uniti avrebbero usato le quattro basi per l’addestramento, comprese esercitazioni congiunte e multilaterali, ed il transito di rifornimenti verso l’Afghanistan e l’Irak. Ed il territorio romeno ha servito questi scopi fin da allora.
Nell’aprile dell’anno seguente, 2006, gli Stati Uniti firmarono un accordo analogo con la vicina Bulgaria per l’utilizzo di tre delle sue più grandi basi militari, quella aerea di Bezmer, il campo d’addestramento di Novo Selo ed il campo di volo di Graf Ignatievo.
Entrambe gli accordi prevedono una durata iniziale di dieci anni. Agli USA viene consentito di stazionare truppe in quantità variabile tra le 5.000 e 10.000.
Questi sette siti sono le prime basi militari americane nel territorio di quello che era il Patto di Varsavia.
La base aerea bulgara di Bezmer è una grossa infrastruttura simile nello scopo a quella romena di Mikhail Kogalniceanu. Secondo un quotidiano locale che ne scriveva due anni fà, essa acquisterà lo status di insediamento militare strategico come le basi di Incirlik in Turchia ed Aviano in Italia, divenendo una delle sei nuove basi aeree con tale connotazione fuori dai confini degli Stati Uniti.
Strategica perché, sotto il comando della Joint Task Force East insediata a Mikhail Kogalniceanu, a partire da essa potrebbero essere dispiegate truppe in zone di guerra nel Vicino Oriente e nell’Asia centrale e sudoccidentale.
Gli accordi stretti dagli USA con Bulgaria e Romania – come di consueto in questi casi – sono suscettibili di essere estesi alla NATO in quanto i tre firmatari sono tutti membri dell’Alleanza Atlantica. Secondo un articolo del Sofia Echo del gennaio 2008, la NATO avrebbe ottenuto la disponibilità della vecchia base di una brigata corazzata bulgara presso la città di Aitos per trasformarla in un deposito logistico.
A Graf Ignatievo, base aerea vicino la città di Plodviv, invece saranno trasferiti alcuni velivoli di stanza ad Aviano, sosteneva un’altra fonte bulgara nell’ottobre 2007. Trasferimento temporaneo, precisava, ma con la possibilità di diventare definitivo.
La severità e l’urgenza della minaccia percepita dalla Russia era tale che il generale Vladimir Shamanov, consigliere del Ministero russo della Difesa, ebbe a dichiarare: “Punteremo i nostri missili sulle infrastrutture militari USA in Bulgaria e Romania”. Apprensioni che certo non potevano essere fugate dalle affermazioni dell’allora Ministro degli Esteri bulgaro Solomon Passy il quale auspicava che il dispiegamento di forze terrestri, aeree e navali americane fosse seguito dall’installazione di missili.
Ad un anno di distanza dalla firma dell’accordo Stati Uniti-Bulgaria, un commento di stampa sottolineava come le nuove basi nell’Europa orientale facessero parte di un ambizioso piano per spostare le brigate combattenti facenti capo all’Comando Europeo delle Forze Armate USA (EUCOM) dall’Europa occidentale – prevalentemente la Germania – ad insediamenti avanzati prossimi al Caucaso, al Vicino Oriente ed all’Africa. Quando questo processo di riposizionamento fosse completato, due terzi delle forze di manovra dell’EUCOM saranno insediate nell’Europa meridionale ed in quella orientale.
Riferendosi specificatamente alle basi in Romania, nel luglio 2007 lo Stars and Stripes – organo ufficiale dell’esercito statunitense – riferiva la possibilità che truppe di altri Paesi vi svolgessero periodi di addestramento e che le forze USA lì situate potessero trasferirsi in brevi missioni di addestramento in Paesi confinanti quali Georgia ed Ucraina. Nel successivo mese di agosto vennero svolte delle esercitazioni per inaugurare con più enfasi possibile i nuovi insediamenti.
Per quanto riguarda le basi in Bulgaria, notizie di stampa dell’estate 2008 riferivano dei nuovi alloggiamenti costruiti presso Novo Selo per 500 rangers statunitensi e le loro famiglie, che vi saranno insediati in modo permanente, con una spesa prevista di 62 milioni di dollari nei successivi due anni. Altri 2.500 soldati si alterneranno nelle altre basi secondo un principio di rotazione.

L’espansione militare USA/NATO nella regione del Mar Nero si protende secondo quattro direttive. A spiegarlo in maniera concisa ma esauriente è stato Vakhtang Maisaia, presidente dell’Associazione per la Politica Estera della Georgia, sul Georgian Times del 2 aprile 2008:
“Il Mar Nero è una vitale area geostrategica per l’Alleanza Atlantica in combinazione con la missione ISAF in Afghanistan, le operazioni di carattere logistico in Darfur, la missione di addestramento NATO in Irak e le operazioni per il mantenimento della pace in Kosovo…”.

5 thoughts on “Bulgaria e Romania avamposti strategici sul Mar Nero

  1. Immediately following the nation becoming a full member of NATO, the US 81st Fighter Squadron flew to Constanta, Romania (in which nation the Pentagon has acquired four new bases since) to engage in combat training against Russian MiG-21s.

    According to one US pilot present, “It was pretty neat – you’re sitting in a MiG-21 that will be airborne with a MiG-21 pilot within days. This was an arm of the Soviet Union. These pilots were flying before the Soviet Union fell. They have quite a bit of perspective.”

    In July of the next year the US 492nd Fighter Squadron was deployed to the Graf Ignatievo Air Base in neighoring Bulgaria to insure the opportunity for “Air Forces from multiple nations to learn about each other’s aircraft tactics and capabilities.

    “The pilots of the F-15E Strike Eagles and the MIG-29s and MIG-21s are sharing knowledge of aircraft and tactics as the exercise wraps up its first week of training.”

    A US Air Force colonel was quoted as saying, “Only two of the 38 aircrew members have had a chance to fly against MIGs. By the time the exercise is over, everyone will have had a chance to either fly in a MIG or fly against one.”

    A month afterward the US Air Force 22nd Expeditionary Fighter Squadron arrived in Romania for the Viper Lance exercises which “marked the first time U.S. F-16 pilots have trained in Romania” and “where “MiG-21 and F-16 pilots [flew] integrated formations to conduct basic fighter maneuvers, dissimilar air combat training and air-to-ground strike missions….”

    This time the quote is from an F-16 Fighting Falcon pilot:

    “My flight in the backseat of a Lancer [MiG-21] is a good opportunity to look at different aircraft and it’s a real privilege and an honor. I want to see what they see from their cockpit, and view a new angle of understanding against our adversaries.”

    Two weeks ago a US Air Force fighter squadron flew to the Bezmer Air Base in Bulgaria where an American airman said, “This is the first time a USAFE [United States Air Forces in Europe] fighter squadron has deployed to this location….The most rewarding part of this experience is knowing that I am helping the pilots train for war.”

    Pentagon Preparing For War With The Enemy: Russia,
    di Rick Rozoff

    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13614

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  2. “U.S. efforts in Romania and Bulgaria are part of a global redeployment strategy started in the early years of the Bush administration to shift U.S. forces out of Germany and move them eastward.”

    “The number of US military men at the two bases is not going to be large, but who can say that it will not be doubled, tripped or quadrupled in the future? Furthermore, the appearance of NATO bases on the Black Sea coast will come as an addition to the US military [deployments] in the Baltic region. As a result, Russia will find itself trapped.”

    “[T]he new land, sea and airbases along the Black Sea will provide much improved contingency access for deployments into Central Asia, parts of the Middle East and Southwest Asia.”
    (…)

    Encircling Russia: US NATO Military Bases in Eastern Europe,
    di Rick Rozoff
    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15824

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  3. Earlier this week Bulgarian Defense Minister Anyu Angelov announced that the draft of his nation’s National Security Strategy is “in total harmony with the draft Strategic Concept of NATO” and, contradicting a recent claim by President Georgi Parvanov, said “We should not make wrong conclusions from the contents of the draft National Security Strategy – such as concluding that the Bulgarian armed forces can protect the country in a large-scale military conflict on their own, and without NATO’s collective security system.”

    Angelov also stated: “I personally think that Bulgaria must stick to the US missile shield….Our commitment to active participation in the missile defense of the US and NATO in Europe must be part of the Strategy.”

    After a seven-day visit to Washington beginning in late June during which he met with Pentagon chief Robert Gates, NATO Allied Command Transformation officials in Virginia and missile shield coordinator Ellen Tauscher, the defense chief “confirmed Bulgaria’s firm position that it will participate in the US missile defense in Europe, and that the shield must be a crucial project for the entire NATO.”

    He also disclosed “that the United States has confirmed its plans for deploying its troops in Bulgaria and Romania in the so-called Joint Task Force East….Under an inter-governmental agreement, the US will be able to use together with the Bulgarian Army four military bases on Bulgarian soil, with a total of 2,500 soldiers, to go up to 5,000 during one-month rotation periods.”

    Last month Angelov revealed why he does not believe that Bulgarian troops can defend their nation without NATO support – because their purpose is not to defend their country but to assist NATO in wars abroad – when he “announced that Bulgaria was going to change the functions of the Bulgarian troops in Afghanistan, and that instead of guard units it was going to send a 700-strong combat regiment by the end of 2012.”

    At the beginning of this month Angelov flew to Poland to meet with Defense Minister Bogdan Klich for discussions concentrating on “the US missile shield in Europe.”

    On September 19 the Bulgarian defense minister “expressed strong support for his colleague, Economy Minister Traikov, who invited US companies to consider investments in Bulgarian military plants.” Traikov was in the U.S. at the time where he “invited Boeing to study opportunities for the privatization of the ailing Bulgarian military industrial giant VMZ Sopot.” Angelov applauded the offer as an effort to “breathe life into the Bulgarian defense industry.”

    A new member state doesn’t only turn the nation’s military bases over to the Pentagon and NATO and offer them combat troops for wars thousands of miles away, it is also compelled to cede national defense industry assets to the U.S. and its main NATO allies as well.

    Immediately afterward it was reported that a NATO team led by Frank Boland, director of NATO’s Defense Policy and Planning Department, was arriving in Bulgaria “to review the level of implementation of the agreements between Sofia and Brussels,” in particular to examine, adjust and approve the nation’s aforementioned new National Security Strategy.

    In neighboring Romania, last week it was announced that Frank Rose, Deputy Assistant Secretary for Defense Policy and Verification Operations, was in the capital for a “third round of negotiations centered on Romania’s participation in the US missile defence system,” following the Supreme Defense Council approving U.S. Standard Missile-3 deployments in the country on February 4 of this year and official negotiations on the agreement led by Ellen Tauscher in Bucharest on June 17. On September 16 Russian Defense Minister Anatoly Serdyukov, fresh from a meeting with his American counterpart Robert Gates in Washington, said of U.S. interceptor missile plans in Eastern Europe: “They tell us their missile shield is not aimed against us, but we tell them our calculations show it is aimed against us.”

    The year after Romania’s NATO accession, then-Secretary of State Condoleezza Rice secured an agreement with the nation for the acquisition of four military sites: The Mihail Kogalniceanu Air Base and training bases and firing ranges in Babadag, Cincu and Smardan. The air base had been used in 2003 for the invasion if Iraq, a year before Romania joined NATO, and has been employed since for the wars in Iraq and Afghanistan.

    In 2006 a similar pact was signed with Bulgaria for the use of the Bezmer Air Base, Graf Ignatievo Air Base and Novo Selo army training range. The seven military sites were the first the U.S. gained access to in former Warsaw Pact countries. They have been used not only for air operations but for the training of a Stryker regiment, special forces and other combat units for “downrange” conflicts like those in Iraq and Afghanistan. The Pentagon’s Joint Task Force-East, “the largest U.S. military contingent operating in Eastern Europe,” spends much of its time training at Romania’s Mihail Kogalniceanu Air Base and Babadag Training Area.

    It was announced last year that the U.S. will spend $110 million to upgrade a base apiece in Bulgaria and Romania as 2,000 American troops were completing military exercises with the armed forces of both countries that ran from June to the end of October.

    da America Threatens Russia: U.S. Consolidates New Military Outposts In Eastern Europe
    Bases, troops and missiles along the entire length of Eastern Europe from the Baltic Sea to the Mediterranean
    ,
    di Rick Rozoff
    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=21167

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  4. un nome, una garanzia

    (ANSA) – BUCAREST, 5 LUG – L’ex generale statunitense Wesley Clark che tredici anni guido’ la campagna militare della Nato che caccio’ le forze serbe dal Kosovo aprendo la strada all’indipendenza di Pristina e’ diventato consigliere per le questioni strategiche e di sicurezza del primo ministro romeno Victor Ponta. Clark avra’ uno status onorifico di consigliere e non percepira’ compensi, ha annunciato Andrei Zaharescu, portavoce del primo ministro socialdemocratico.

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  5. Operativo in Romania l’hub di ingresso e uscita dall’Afghanistan per i militari americani.
    Sostituisce Manas in Kirgizistan

    Da venerdì scorso è operativa in Romania la base militare che ospiterà i militari americani in ingresso e uscita dall’Afghanistan. È la Mihail Kogalniceanu Air Base, a circa 4mila chilometri a nordovest dell’Afghanistan.
    Situata a circa 40 chilometri a nordovest della città di Costanza, sul Mar Nero, rappresenta l’hub di ingresso e di uscita prioritario dal Paese delle montagne. Dal 2 febbraio scorso ha già ospitato 6mila militari in transito, fa sapere Stars and Stripes.
    All’interno della base erano già stati costruiti dagli americani 85 edifici per l’accantonamento di circa 1.500 persone, ora le infrastrutture vengono aumentate ed è già possibile ospitare fino a 2mila persone in transito più 400 militari a supporto delle operazioni.
    La Mihail Kogalniceanu Air Base sostituisce il centro di transito di Manas, in Kirgizistan, che ha rappresentato un punto di riferimento per centinaia di migliaia di militari in viaggio per e dall’Afghanistan dalle prime settimane dopo l’11 settembre 2001.
    Il governo kirgizo, fa sapere l’articolo di Stars and Stripes, aveva rifiutato lo scorso anno di allargare la base di Manas, spingendo così gli Stati Uniti a cercare un’altra sistemazione.
    Il traffico nella nuova base sarà molto intenso, sono previsti infatti fino a quattro aerei da trasporto C-17 e altrettanti aerei commerciali ogni giorno. La priorità dell’hub è al momento la movimentazione del personale, ma non si esclude il trasporto di materiali in caso di chiusura delle vie di terra, come quelle tra Afghanistan e Pakistan.

    http://www.paolacasoli.com/2014/03/operativo-in-romania-l%E2%80%99hub-di-ingresso-e-uscita-dall%E2%80%99afghanistan-per-i-militari-americani-sostituisce-manas-in-kirgizistan/

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