Scarronzoni per i “pappafichi”

ISAF soldiers spinning

Per capire le motivazioni ed il significato profondo delle dichiarazioni rilasciate di recente da La Russa a Massimo Caprara sul Corriere della Sera in cui chiede una revisione del codice militare di pace attualmente cogente in Afghanistan per i militari italiani, servirà ricorrere più avanti a Wikipedia ed al “caso“ Calipari. Il nesso tra il funzionario del SISMI ucciso da un marine USA a Baghdad ed il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio morto a luglio per un esplosione che ha coinvolto il Lince su cui prestava servizio in Afghanistan, si presta a più di una similitudine.
Il Ministro della Difesa non ha detto esplicitamente di volere l’introduzione di un codice militare di guerra ma ha fatto capire che quello di pace è di intralcio. Di intralcio a chi? Ce lo faccia capire senza manfrine.
Intervistato da Sky Tg24, La Russa ha fatto sapere all’opinione pubblica del Bel Paese che serve una “terza via“ ed il dissequestro urgente disposto dalla Procura di Roma di tre, dicasi 3, Lince. Volete sapere quanti LMV “bidone“ erano in forza, a gennaio 2009, al Comando Regionale di Herat? Duecentoquarantanove (249). Proprio così. Avete letto giusto.
In Italia, come abbiamo già detto, a disposizione delle Forze Armate ce ne sono la bellezza di 1.270. Con un C-130, in otto-dieci ore, se ne possono far arrivare ad Herat due. Perdiamo efficienza sul terreno avendone operativi da quelle parti 246 anziché 249? Macchè. E allora?
Dal 2002 al 2009, abbiamo movimentato Italia-Afghanistan e ritorno 29.000 tonnellate di logistica e materiali militari; 15, all’ingrosso, in più per rimpiazzare i LMV distrutti che differenza fanno? Semplicemente nessuna.
Il nostro signor Auricchio, quello “piccante“, nasconde altri obbiettivi, anche economici, che potrebbero danneggiare la FIAT Iveco? Non è affatto escluso, anzi, a dirla tutta…
A ben vedere potrebbero esserci profili penali. Che la FIAT Iveco possa vendere ad Inghilterra, Belgio, Croazia, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Austria degli scarronzoni ed a che costo unitario non è affare che riguarda la Procura di Roma, ma se i Lince rappresentano un pericolo per l’incolumità dei militari italiani la magistratura ha pieni titoli per accertarne i limiti operativi e la pericolosità per chi li ha in dotazione.
O no?
Se la magistratura lo dovesse accertare, gli affaroni della famiglia Elkann subirebbero una battuta d’arresto. E’ questo che non si vuole? A naso sembrerebbe proprio di sì.
La Russa e Cossiga (Giuseppe, figlio di Francesco) sono del mazzo? Mai dire mai. L’ ISTRID non lavora forse per lobby?
Il ministrone auspica, inoltre, un nuovo codice che non sia di pace né di guerra, da rimaneggiare, per azzerare – questo lo diciamo noi con la certezza che questa sia la finalità che si prefigge di raggiungere il Governo – i poteri di indagine della magistratura italiana nel Paese delle Montagne.
Governo e Difesa non tollerano, di fatto, occhi indiscreti sulla “missione di pace“? La risposta anche in questo caso è affermativa. Vogliono conquistarsi forse gli stessi poteri di veto che servirono al Ministro della Giustizia dell’amministrazione Bush per mettere a pagliolo le rogatorie internazionali dei pm Franco Ionta e Pietro Saviotti?
Angelino Alfano non ha forse annunciato che, a settembre, prenderà il via il ridimensionamento per legge dei poteri di indagine della magistratura inquirente? La Russa è uno dei colonnelli di Berlusconi. Allineato e coperto.
Facciamo ora entrare in campo l’enciclopedia abbastanza “libera“ del web, la più affermata e conosciuta per la distribuzione di contenuti su internet, per quel che riguarda il funzionaro del SISMI ucciso dal marine Mario Lozano.
“ …negli Stati Uniti è stata istituita una commissione d’inchiesta ai cui lavori sono stati ammessi osservatori italiani (nessun inquirente legale – nda) nominati dal Governo in carica di centrodestra. In Italia la magistratura ha incontrato impedimenti e difficoltà (eufemismo – nda) nelle svolgimento degli accertamenti a causa del particolare status in cui si sono svolti i fatti che risultava essere territorio dell’Iraq sottoposto a controllo del codice militare USA ed a sovranità, di fatto, assegnata al Segretario alla Difesa; negato anche il permesso di far analizzare a magistrati e tecnici della polizia scientifica italiana il veicolo su cui viaggiava Calipari. I giudici italiani hanno dovuto attendere la conclusione dell’inchiesta USA. Il diniego motivato da esigenze di natura militare ha di fatto provocato lo scadimento del valore probatorio del reperto (leggasi manomissione intenzionale della Toyota Corolla – nda).”

La Procura di Roma dopo la morte del mitragliere Di Lisio ha sequestrato tre Lince per capire come stavano le cose.
Il 9 agosto, il Cocer Esercito ha chiesto per bocca del generale Domenico Rossi – mai fidarsi degli altri gradi! -che i magistrati della Procura di Roma facciano con urgenza sopralluoghi in Afghanistan e tolgano i “sigilli“, senza cercare il pelo nell’uovo. Bel sindacalista, questo signore! Anche lui, come la Russa, chiede un intervento urgente di dissequestro degli Iveco perché servono i “pezzi di ricambio“.
Si potrebbe fare, volendo, le pulci anche a lui.
La sicurezza chi ci sta dentro interessa o no a questo signore? Sembrerebbe poco o nulla. Brunetta il nano cattivo ha previsto di tagliare dall’organico dell’Esercito 50.000 militari definendoli con disprezzo “pappafichi” e “pancioni in esubero”. La guerra della Repubblica Italiana delle Banane in Afghanistan costa sempre di più.
Quanto?
Ne riparleremo.
Giancarlo Chetoni

6 thoughts on “Scarronzoni per i “pappafichi”

  1. (…)
    L’ex maggiore dell’EI Giovanni Ridolfi , della PipperSos, era entusiasta di Ahmed, un giovane che alla fine del 2008 si era presentato implorandolo di prenderlo nella sua squadra di sminatori.In poco tempo era divenuto il leader che coordinava più squadre, capace di smontarti le pesanti mine anticarro Russe, recuperare l’esplosivo che contenevano, smontare gli inneschi e conoscere a memoria tutti i loro sistemi di attivazione e disattivazione.
    Peccato che Ahmed all’inizio dell’estate del 2009 se ne andò, lasciandogli però un bigliettino col quale raccomandava di prendere al posto suo , il latore della lettera, un cugino con due mogli, e tanti figli da sfamare ma volenteroso e sveglio come lui. Sì, quest’ultima generazione di sminatori afgani rimaneva poco a lavorare con gli occidentali, appena divenivano bravi, ecco che scomparivano ma gentilmente assicuravano un ricambio affidabile raccomandando amici e parenti per prendere il loro posto.
    Negli ultimi tempi poi erano stati oggetto di strani rapimenti: le squadre, quelle che in particolar modo mappavano i campi minati russi contenenti le mine più grosse, venivano sequestrate dai talebani, ma rilasciate dopo poco con il solo furto dei cercamine e delle mappe. Boh! Che ci facevano ‘sti talebani con quella roba? Sicuramente i cercamine li rivendevano ai tombaroli di mezzo mondo e le mappe dei campi minati, disegnate su finissima carta , sicuramente erano ridotte a cartine per farsi delle canne di eccezionale “hashish afgano”!

    Stranamente e ,contemporaneamente a questi avvenimenti, la guerriglia afgana incominciò a condurre attacchi sempre più sofisticati alle truppe NATO. Spesso ordigni di grossa potenza, assemblate con mine anticarro e inneschi e provenienti da mine antiuomo russe e italiane, incominciarono a falcidiare i blindati occidentali con molte vittime. Sembrava quasi che tutto ad un tratto i talebani fossero andati alla scuola del perfetto artificiere e che fossero capaci di trasportare o reperire ovunque esplosivi e ordigni per tutto il paese sotto il naso della NATO.
    Ma come facevano? Eppure la ricognizione robotica non rilevava grandi passaggi di armi dai confini del SUD. Dove trovavano tutta quella materia prima per costruire gli ordigni ? Com’era possibile che gli ignoranti e fanatici talebani fossero divenuti così esperti e militarmente organizzati? Il mistero s’infittisce…

    Quando i talebani andarono a scuola di mine dagli italiani.
    Spiegazione poco fantasiosa di un mistero di cui la NATO non trova soluzione,
    di Antonio Camuso

    http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/afghanistan_6.htm

    "Mi piace"

  2. Storia vera.
    In Iraq Baath e Guardia Repubblicana hanno interrato circa 100.000 proiettili di artiglieria dal 1999 al 2003. Quando asfaltavano una strada nascondevano sotto il manto cariche esplosive già innescate, minavano tutti i manufatti civili, i rondò, i passaggi obbligati, i lampioni della luce, ect.
    Ci sono FILMATI DOVE SI VEDONO SALTARE PER ARIA CARRI ARMATI, BLINDATI, intere COLONNE DI TRUPPE.
    Io ho visto almeno 150 militari Usa colpiti da cecchini che si afflosciavano sulle strade, nelle torrette, ai posti di blocco. Ho visto decine di Abraham M1da 63 tonnellate volare per aria a 30-40 metri PROIETTANDO FRAMMENTI E CANNONI.

    "Mi piace"

  3. le parole di questi ragazzi sono sempre mediate da giornalisti dalla scarsa curiosità…

    e poi, i resoconti degli scontri a fuoco con gli “insorgenti” assomigliano terribilmente ai film sulla seconda guerra mondiale di yankee vs crucchi, non vi sembra?

    "Mi piace"

  4. (…)
    Ecco, parafrasando le parole del segretario generale della Nato, viene da chiederci cosa possiamo augurarci come italiani per migliorare le nostre chance di vita. Non certamente truppe di occupazione straniere. Quelle già le abbiamo da oltre 60 anni. Ma forse una Guantanamo o una Abu Ghraib tutta nostra non ci starebbe male. Luoghi in cui “rieducare” tutti coloro che ci stanno svendendo partecipando a crociere su panfili reali inglesi, imbastendo campagne di lotta politica sul gossip, facendo carta straccia del dettato costituzionale, emissari delle centrali economiche e finanziarie che mentre creano dissesti inimmaginabili pretendono di insegnarci l’A B C delle regole del mercato pontificando a meeting dove si arriva all’assurdo che vengono presentati come “riserve della Repubblica” e per loro si intravede un futuro presidenziale sulle orme dell’ex Ciampi. Come dire che al peggio non c’è mai fine. Coloro che sacrificano la vita dei nostri soldati in campagne di guerra a noi estranee, ma intanto magari ingrassano la nostra industria decotta automobilistica che fa affari con le forze armate rifilandogli scarti di produzione, fatti passare per gioiellini tecnologici (tra l’altro è la stessa industria bancarottiera che con i soldi nostri corre in aiuto dei “fratelli” d’oltreoceano). Salvo poi il maldestro tentativo del ministro della Difesa di richiedere il dissequestro dei rottami del Lince su cui ha perso la vita il parà Di Lisio e sono rimasti feriti altri tre commilitoni. Perché insomma non è carino scoprire che si va in guerra con scatole di latta inadatte all’uso per cui sono state acquistate. Si lo so, sarà un sogno di mezza estate, ma immaginate che bello poter avere anche noi la nostra Guantanamo, il nostro Abu Ghraib. Anche noi avere un presidio, dove la democrazia, possa isolare i soggetti più pericolosi che ostacolano le nostre legittime chance di vita. I terroristi economici e politici che ci rendono servi dell’occidente e che ci stanno rubando il futuro.

    Anche noi vogliamo la nostra Guantanamo,
    di Giuseppe Coppedè

    http://movimentodiazionepopolare.blogspot.com/2009/08/anche-noi-vogliamo-la-nostra-guantanamo.html

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.