Ancora tu, Lince

Roma, 17 settembre – Sarebbero sei gli italiani rimasti uccisi nell’attentato kamikaze a Kabul. Altre due vittime civili sarebbero invece afghane. Tra i feriti altri tre militari del contingente italiano.
Tutti si trovavano a bordo di un blindato Lince.
(AGI)

Vedi anche Scarronzoni per…

Roma, 17 settembre – Sono sei i morti fra i militari italiani, tutti del 186esimo Reggimento Paracadutisti Folgore, provocati dall’attentato a Kabul che ha investito alle 12 ora locale, le 9.30 in Italia, due mezzi di scorta ad una colonna di personale diretta all’aeroporto, a quanto apprende l’Adnkronos da fonti della Difesa. Altri tre militari italiani, sempre della Folgore, sono rimasti feriti e, per ora, non vi sono indicazioni sulle loro condizioni.
(Adnkronos)

Orgoglio?!?
Roma, 17 settembre -‘I soldati italiani hanno pagato un prezzo alto per la libertà e la sicurezza dell’Afghanistan, dell’Italia e dell’Europa’, commenta Frattini. In ogni caso, per il ministro degli Esteri bisogna ‘restare per dimostrare che l’orgoglio dell’Italia è sempre alto.
(ANSA)

mini-kfor

Roma, 17 settembre – ”La strada su cui è avvenuto l’attentato ai militari italiani si trova in una zona oggettivamente molto pericolosa. E’ un tratto conteso tra varie fazioni proprio per attaccare i convogli di passaggio, indipendentemente dalla loro nazionalità. Tanto che nel novembre 2005, al mio arrivo all’aeroporto di Kabul, per evitare di percorrere quei quattro chilometri che portano direttamente alla base ISAF nel centro della capitale, facemmo un’altra strada assieme al convoglio di scorta: un aggiramento di 35 chilometri”. A dirlo è il generale Fabio Mini, ex comandante della missione NATO in Kosovo, in un’intervista che sarà pubblicata domani sul quotidiano ecologista Terra.
”Le missioni sul terreno, Enduring Freedom prima e ISAF poi – dice Mini – hanno avuto la pretesa di bloccare completamente le frontiere. Una cosa che non è possibile fare da nessuna parte. In Kosovo, un Paese più piccolo dell’Abruzzo, non ci riuscivamo, figuriamoci in Afghanistan che è quattro volte l’Italia”. Nell’intervista, il generale spiega che in Afghanistan ”non è un problema di uomini. E’ necessario un maggiore impegno economico e civile. Finché la popolazione afghana resta in uno stato di disperazione, senza niente da perdere, nemmeno la vita (l’aspettativa media è di 40 anni), non avrà paura della morte”. ‘‘Per garantire la sicurezza – conclude Mini – bisogna prima conquistare la fiducia e la collaborazione della popolazione. In Afghanistan invece si sta facendo l’esatto contrario. Il risultato è che ora, rispetto al 2003, ci odiano molto di più. Alla fine della guerra, quando gli americani cercavano Bin Laden a Tora Bora, i talebani erano 7.000. Oggi gli insorti sono oltre 10mila”.
(ASCA)

Silenzio assordante che copre il silenzio degli innocenti
I paracadutisti italiani caduti a Kabul in un attacco kamikaze sono le vittime sacrificali della politica imposta dagli USA ed accettata servilmente dai loro camerieri atlantici in servizio permanente effettivo dal 1945. Noi non accettiamo né il vittimismo cialtronesco delle Istituzioni né lo sciacallaggio usato per fini di bassa politica dalla sedicente opposizione. Quella che, tanto per esser chiari, con il governo D’Alema partecipò ai bombardamenti su Belgrado e che mai ha rifiutato il suo appoggio agli USA in lotta contro i “Popoli Canaglia”. Kabul come Nassirya: sangue versato dai nostri parà, ridotti ad essere esportatori di “libertà” e “democrazia” lungo la via del petrolio e quella del papavero e nella previsione di una non ancora dichiarata guerra contro l’Iran. Ascari costretti a combattere sul territorio afghano per far passare gli oleodotti della multinazionale Unocal, in quella che è legittimo chiamare la IV Guerra dell’Oppio.
Tutti tacciono, tutti si guardano bene dallo spiegare agli Italiani i veri motivi della nostra presenza in Medio Oriente.
E nessuno parla dei “Lince”, i corazzati-bidone che rappresentano un pericolo per l’incolumità dei nostri militari (ed oggi se ne è avuta la drammatica conferma) ma che costituiscono una colossale speculazione da parte della Fiat-Iveco della famiglia Elkann. Come abbiamo dimostrato e documentato sull’ultimo numero di “Giustizia Giusta”.
Comunicato stampa dell’Associazione per la Giustizia e il Diritto “Enzo Tortora” – Redazione di Giustizia Giusta, V.le Giulio Cesare – 00192 Roma

carabinieri

Ritiro? Macché, più carabinieri!
Roma, 18 settembre – L’impegno italiano nell’addestramento delle forze di sicurezza afghane aumenterà e sta già aumentando in questi ultimi mesi dell’anno. Secondo il capo ufficio stampa della Farnesina, Maurizio Massari, infatti, ”raggiungeremo il numero di 200 carabinieri formatori, tra settembre e novembre, che si aggiungono alle oltre 15 unità della Guardia di Finanza impegnate nell’addestramento della polizia di frontiera afghana a Herat”.
Massari, nel corso di un briefing con la stampa, ha affermato che ”il ruolo dell’Italia è effettivamente di primissimo piano nell’addestramento delle forze di sicurezza afghane” e che questo ”si è concretizzato il 14 agosto scorso, quando è stata riconosciuta all’Italia la posizione di coordinatore responsabile della formazione della polizia afghana”.
(ASCA)

Guerra e/o cooperazione
Roma, 18 settembre – ”Rivolgendoci ai ministri e ai parlamentari che continuano a ripetere che i problemi dell’Afghanistan, dell’Africa, delle guerre e dell’immigrazione si risolvono con la cooperazione, diciamo di essere coerenti, di dar seguito alle promesse con impegni reali sia a livello di finanziamenti che di risorse e di strumenti. Per questi motivi aderiamo all’iniziativa della Tavola della Pace del 3 ottobre. Perchè pace e informazione sono due beni fondamentali a rischio. Perchè senza un’informazione di pace non c’è neanche una politica di pace”. Così Guido Barbera, presidente del Cipsi – coordinamento di 42 Ong e associazioni di solidarietà internazionale in riferimento alla strage degli italiani a Kabul.
”Innanzitutto – afferma Barbera – esprimiamo la nostra vicinanza, solidarietà e cordoglio ai familiari dei soldati italiani vittime della strage, ai feriti e a tutti i civili coinvolti, compresi quelli colpiti la scorsa settimana da un bombardamento della NATO. Ma non possiamo tacere. Il problema è politico: qual’è il ruolo e la politica internazionale dell’Italia, dell’Europa, degli USA, della NATO, nello scenario afghano? E’ necessario fare un’analisi storica e politica di cosa è accaduto in Afghanistan, soprattutto negli ultimi otto anni di guerra, e del disastro che è stato provocato; attraverso un dibattito in Parlamento, decisioni del Governo, un conferenza che porti a un accordo della comunità internazionale”.
”Non è solo con i militari che si potrà risolvere la situazione afghana. Non si risolvono i conflitti con la forza, ma con il dialogo. Noi – conclude Barbera – associazioni del Cipsi e della società civile crediamo che sia necessario invertire la tendenza delle scelte di politica internazionale in Afghanistan. La risposta è incrementare in modo decisivo la cooperazione internazionale nel paese, per contribuire al processo di pace: che siano visibili interventi e relazioni solidali, scuole, salute, istruzione, alimentazione e difesa dei diritti di tutti. Sono l’antidoto alla guerra e al terrorismo. Condanniamo la violenza sui civili”.
(ASCA)
Esternazioni largamente condivisibili, ma vorremmo chiedere al loro autore: nella pratica, come è possibile svolgere attività di cooperazione civile in un ambiente di guerra non dichiarata ma aperta e dirompente?
Non bisognerebbe piuttosto aspettare una avvenuta pacificazione e solo al termine del conflitto investire risorse (e sì, perché qui servono tanti denari e tanti ne sono già stati spesi, spesso a vanvera…) per una ricostruzione che sia effettivamente tale e duratura?

soldati

Per cosa sono morti?
Per difendere la pace, la libertà, la democrazia in Afghanistan e la sicurezza internazionale come dicono i nostri politici? No.
Non per la pace, perché i nostri soldati in Afghanistan stanno facendo la guerra.
Non per la libertà, perché i nostri soldati stanno occupando quel Paese.
Non per la democrazia, perché i nostri soldati proteggono un governo-fantoccio che non ha nulla di democratico.
Non per la sicurezza internazionale, perché i nostri soldati stanno combattendo contro gli afgani, non contro il terrorismo islamico internazionale: a questo, semmai, stanno fornendo un pretesto per odiare e attaccare l’Occidente e anche il nostro Paese.
E allora per cosa sono morti?
La risposta l’ha data il generale Fabio Mini, ex comandante del contingente NATO in Kosovo, intervenendo la scorsa settimana a un dibattito sull’Afghanistan tenutosi a Firenze e organizzato da Peacereporter:
“Ufficialmente lo scopo fondamentale, il center of gravity, della missione non è la ricostruzione, o la pacificazione né la democrazia: è la salvaguardia della coesione della NATO in un momento di crisi della stessa. Questo è lo scopo dichiarato, scritto nei documenti ufficiali della missione ISAF. La NATO è in Afghanistan esclusivamente per dimostrare che è coesa: lo scopo è essere insieme. Ecco perché gli Stati Uniti chiedono soldati in più: ma pensate davvero che manchino loro le forze per far da soli? Credete davvero che i nostri soldati o i lituani siano importanti? No! L’importante è che nessuno si sottragga a un impegno NATO. Ecco perché vengono chiesti continuamente uomini agli alleati”.
“Agli infami, vigliacchi aggressori che hanno colpito ancora nella maniera più subdola diciamo con convinzione che non ci fermeremo”, avverte il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
E’ stravagante definire ‘vigliacchi’ uomini che sacrificano la propria vita per uccidere il nemico. Forse questo giudizio andrebbe riservato ai piloti alleati che da mille piedi di altitudine sganciano bombe che fanno strage di talebani e civili, sapendo di non poter essere né visti né colpiti.
Anche chiamare ‘aggressori’ i guerriglieri talebani che colpiscono le truppe d’occupazione NATO è curioso. Siamo noi che abbiamo aggredito loro invadendo il loro Paese.

“Non ci fermeremo”, conclude La Russa in tono bellicoso. Altri soldati italiani dovranno quindi sacrificare le loro vite e stroncare quelle di altri afgani, combattenti e non. Da maggio, per la cronaca, le truppe italiane hanno “neutralizzato” almeno cinquecento “nemici” nelle battaglie combattute nell’ovest dell’Afghanistan con il massiccio impiego di carri cingolati ed elicotteri da combattimento. E presto, come annunciato, anche con le bombe sganciate dai nostri Tornado.
Secondo il ministro degli Esteri, Franco Frattini, bisogna “conquistare il cuore degli afgani per fare terra bruciata di ogni complicità e omertà verso i terroristi”.
Ma finché l’occupazione e la guerra continueranno, con le stragi di civili, i rastrellamenti, la distruzione dei villaggi, la terra bruciata si allargherà attorno ai nostri soldati e la guerriglia afgana diventerà sempre più popolare. La rabbia e il dolore di chi, a causa delle truppe occidentali, perde un familiare, la casa, una parte del corpo o semplicemente la libertà e la dignità, non fanno che portare acqua al mulino del “nemico”. Un nemico che, infatti, più la guerra va avanti, più si rafforza e guadagna consensi.

Per cosa sono morti?, di Enrico Piovesana.
[grassetti nostri]

talebani

Il Ministro della Difesa, dal canto suo, ha dato un’altra dimostrazione di sconcertante prevedibilità. La sua performance in seconda serata a “Porta a Porta” il 17 Settembre sui caduti della Folgore a Kabul ha ripetuto per filo e per segno, a beneficio di un pugno di ascoltatori (lo share è stato un autentico flop) e del pubblico presente nello studio, la ormai famosissima lezioncina-Napolitano.
Accantonata, alla svelta, la farsa della “missione di pace”, il titolare di Palazzo Baracchini nel corso della trasmissione ha continuato a sostenere che il Belpaese è in Afghanistan per fermare sul terreno il “terrorismo di al-Qa’ida”. Un terrorismo che altrimenti dilagherebbe in Occidente e ci colpirebbe a casa nostra come è successo a New York l’11 Settembre del 2001 con l’attacco alle Torri Gemelle e alla stazione di Atocha a Madrid nel Marzo del 2004.
Due attentati, servirà ricordarlo, oggetto di clamorosi depistaggi politici e istituzionali, di indagini pilotate e di sentenze che non sono mai riuscite ad individuare né mandanti né esecutori che non uscissero dai data base di Langley.
Un’aggiunta che il Ministro della Difesa ha intenzionalmente evocato, da gran furbo, per allargare anche all’Europa la minaccia “reale” portata dal fondamentalismo islamico all’Occidente.
La recitazione della manfrina di La Russa è scivolata via senza sollevare un battito di ciglio in sala. L’apatia, l’indifferenza che sta risucchiando nel baratro il Paese si vede anche dalle reazioni degli spettatori seduti sulle poltroncine bianche della Rai in occasione di un evento luttuoso come quello di Kabul.
L’Italia, partendo da Kost, dalla base “Salerno” partecipa dal 2002 alla guerra degli USA in Afghanistan, ma fino ad oggi, se la memoria non ci inganna, il Sisde o il Sismi, prima, o l’Aisi e l’Aise, fino ad oggi, non hanno mai lanciato allarmi specificatamente provenienti da quel Paese che possano aver interessato la sicurezza del territorio nazionale, né se ne trova traccia su Gnosis o nelle relazioni che semestralmente vengono inviate semestralmente dal Cesis a Camera e Senato.
Non risulta inoltre che i Ministri degli Interni e della Difesa che si sono succeduti dalla data citata abbiamo mai denunciato pubblicamente l’esistenza di minacce specifiche per il territorio metropolitano ad opera di elementi “qaedisti” di nazionalità afghana presenti in Italia in contatto o collegamento con organizzazioni “terroristiche” operanti nei territori dell’Af-Pak.
L’attenzione dei Ros del Generale Ganzer si è invece concentrata più volte su nuclei o cellule salafite come “ Predicazione e Combattimento” presuntamente organizzate da elementi originari del Maghreb a cui sono stati spesso addebitati già nel corso degli accertamenti di polizia reati gravissimi che non hanno mai retto di fronte alle successive verifiche della Magistratura Inquirente, toccando punte paradossali che hanno fatto ridere l’“intelligence mondiale”, come nel caso della Chiesa di S. Petronio a Bologna e degli “attentati” alla Metropolitana di Milano.
Quando ci sono stati provvedimenti restrittivi, in ogni caso, i “wahhabiti del Mediterraneo” sono giudicati per reati minori come il favoreggiamento dell’ingresso clandestino, la raccolta di fondi, il possesso di materiale illecito di propaganda.
Insomma, in Italia non ci sono mai stati potenziali terroristi di intransigente fede sunnita provenienti dal Paese delle Montagne che prendano ordini dal nebuloso e famigerato Mullah Omar né strutture “organizzate” di sostegno ai combattenti usciti dalle madrase di Peshawar o di Islamabad; non c’è inoltre università o scuola superiore pubblica o privata, centro di aggregazione religiosa, culturale e sociale, dove possa addensarsi un nucleo di studenti, aderenti o simpatizzanti “coranici” in combutta con i combattenti pashtun.
Gli unici afghani presenti nella Repubblica delle Banane sono quelli che l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu ha fatto uscire dal Pakistan dopo un accurato check-in.

Priva perciò di qualunque credibilità, per insussistenza di motivazioni reali, la puntuale manfrina, con imitatori di “alto livello” recitata a beneficio (?) dell’opinione pubblica italiana dall’Inquilino del Quirinale.

Da Afghanistan: quando i nodi vengono al pettine, di Giancarlo Chetoni.
[grassetti nostri]

21 thoughts on “Ancora tu, Lince

  1. Se qualcuno sapeva…..Potevano scegliere un’altra strada all’ultimo momento?
    Erano ad aspettarli.
    Obama dice di restare per 25 anni ancora. E’ lui il capo!?
    Mi pare ottimista.
    100 anni forse siamo nel vero. Ritirarsi sarebbe impossibile e trattare quasi inutile. Chi è la controparte degli infedeli? 1-2-20-50 tribù sostenute dai Taliban? Per me è soprattutto una guerra di religione, il potere poco e con la fede il combattente il tempo non lo misura in anni.
    L’ultima guerra di religione durò dal 1562-1788 mi pare ……..

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  2. Afghanistan: cimitero degli imperi. Vogliono rimanere 25 anni? Non sanno con chi hanno a che fare, peggio per loro e anche per noi, purtroppo. I costi sono enormi, chi paga è sempre il “povero” Italiano squattrinato e un poco coglione che va anche a votare ‘sti criminalmafiosi destrocentrosinistri.
    Tanti saluti a tutti.

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  3. riceviamo da Paola, del Movimento di Azione Popolare:

    Giusto due righe, perchè è talmente aberrante quello che accade, che lascia senza parole. Oggi, a Kabul, a causa della pseudo missione di “pace”, hanno trovato la morte altre ventuno persone. Tra queste sei paracadutisti italiani. Altre sessantaquattro sono rimaste ferite più o meno gravemente. Sessanta civili afghani e quattro italiani. Sale, dunque, a ventuno il numero degli italiani caduti in Afghanistan. Nel solo 2008 (dati ONU) i civili afghani che hanno trovato la morte sono stati 2118. Basta sangue, non solo italiano, per gli interessi d’oltreoceano!

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  4. ieri sera abbiamo trovato la forza per sciropparci – integralmente – zerbino Vespa e compagnia cantante.

    “prodigioso” il colonnello italiano comandante a Kabul, che mostrava di non avere ancora la minima idea circa la dinamica dell’attentato ma dava per certa la presenza di “150 kg di esplosivo”: qualcuno ha forse accompagnato l’attentatore ad una pesa pubblica prima del botto?
    La Russa ripete la versione di Napolitano il quale ripete quella prima di Bush ed ora di Obama. Non hanno un briciolo di fantasia, sono noiosi a morte ma non la possono cambiare. i 150 kg di esplosivo servono per giustificare l’efficienza (o meglio, la magnificenza) dei Lince; Vespa ha addirittura parlato di “guerra nucleare”.
    del mezzo Iveco-FIAT è rimasto solo il pianale sulla strada in posizione di percorrenza sulla viabilità, ci sono molti elementi, strani, che non tornano.
    Lucio Caracciolo di Limes coraggioso, ha detto peste e corna dell’opzione militare e soprattutto che una pacificazione può essere tentata solo con il coinvolgimento delle potenze regionali Russia, Cina, India… (non ha nominato l’Iran solo per un pelo); in cambio si è preso dell'”amico dei Talebani” dal ministro.

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  5. in questi casi secondo me vale più il silenzio che mille parole spese e che continueranno a spendere sui giornali, in tv, ogniuno a dire la sua…. e ne diranno: l’opinione pubblica s’ha da tranquillizzà!
    Il silenzio è il modo migliore per discordare sulle missioni per gridare riportiamoli a casa, la pace non si costruisce con le armi insomma per dire che non ci stiamo!
    il silenzio….perchè quello che succederà nei giorni avvenire sarà ,come dite anche voi ,solo speculazione bassa e vergognosa sul dolore dei familiari.
    silenzio anche quando si sfilerà alle manifestazioni in ogni parte d’Italia da oggi in avanti tanto gli slogan non li sentono più forse un composto e assordante silenzio li farà ragionare.
    il silenzio perchè chi spende parole per giustificare la nostra presenza al fronte è complice di tutte le vittime di guerra.
    il silenzio perchè solo così si commemorano i morti al cimitero come nelle chiese.
    il silenzio in rispetto dei familiari sprofondati nel dolore più profondo perchè nessuna guerra riporterà in vita i loro cari.

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  6. Grazie,a dire il vero non me ne sono mai andata da settembre vi ho seguito….in silenzio…ma vi ho seguito e ti dirò spero prima possibilie di “ritornare” perchè ci sono delle novità ed è giusto che la gente le sappia.
    anche perchè se Obama rinuncia allo scudo spaziale…troverà necessario costruire il MUOS?!!??!! dovremmo pur difenderci dai Taliban e da (Im)probabili attacchi terroristici? NO?!!! NO!! c’é di buono che rispetto alle date annunciate per entrare a pieno regime il forno “a microonde” abbiamo recuperato 11 mesi……farò sapere!!!
    saluti

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  7. Sulla presenza militare Italiana in Afghanistan non ho bisogno di commentare a lungo, sono contrario: punto.
    Sulle qualità del blindato Lince, però, mi sento di spendere alcune parole.
    Il mezzo in questione è della stessa categoria dello Humvee americano, viene prodotto alla Iveco di Bolzano, dove ho dei conoscenti che vi lavorano e che vengono subissati da mail di ringraziamento da parte dei militari sopravvissuti ad esplosioni di IED, a colpi di arma da fuoco etc.
    Il Lince di per sè è un ottimo mezzo, raramente l’esercito italiano ha avuto a disposizione un mezzo di simili qualità e che, in quella categoria di dimensioni e peso, riesca a garantire a tal punto la sopravvivenza dell’equipaggio: non è un caso se gli inglesi lo hanno adottato massicciamente. Se i nostri militari avessero in dotazione gli Humvee americani o andassero ancora in giro con gli “scarrafoni” (le vecchie camionette precedenti) o le land rover, avremmo da piangerne centinaia come gli americani e gli inglesi e non decine, che sempre troppi sono. Il problema è che nella lotta tra esplosivo e corazza, alla fine vince l’esplosivo: non so se avete visto dalle immagini le dimensioni del cratere provocato dall’esplosione e la distanza a cui è stato proiettato il mezzo, che pesa qualcosa come 7,5 tonnellate. Gli insorgenti si sono accorti che i Lince si disfano ma i soldati non muoiono (è progettato per questo) e allora devono usare cariche sempre maggiori. Con quelle quantità di esplosivo probabilmente anche dentro un carro armato non si sopravviverebbe.

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  8. certo, non dubitavamo.
    ma attenzione! gli Stati Uniti hanno sì rinunciato agli insediamenti fissi del cosiddetto scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca ma non hanno affatto interrotto i progetti di una difesa antimissile ancora più pervasiva:

    (ASCA-AFP) – Washington, 17 set – Un portavoce del Pentagono ha confermato che Washington ha in programma ”un cambiamento rilevante ed un miglioramento del sistema europeo di difesa missilistica”. Il sistema, ha aggiunto la fonte, dovra’ essere piu’ ”versatile”.

    per quanto riguarda l’Europa e dintorni si ipotizzano dispiegamenti “temporanei” in Turchia, Balcani ed Israele, e forse anche nel Caucaso.
    stiamo raccogliendo elementi al riguardo sempre qui, in ordine cronologico fino agli ultimissimi sviluppi:
    https://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/07/31/scudo-antimissile-le-reazioni-russe-alla-firma-ceca/#comments

    per il resto, a presto

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  9. rimandiamo all’articolo di Chetoni sull’argomento, che contiene considerazioni abbastanza diverse, a partire dalla stazza del mezzo.
    in generale, possiamo poi aggiungere che probabilmente il “nemico” ha preso le misure al Lince ed inizia a fare danni.
    per quanto riguarda “quelle quantità di esplosivo”, ci chiediamo appunto: ma quali? dalle dimensioni di un cratere si può davvero ricavare un dato preciso quando non si conosce neanche la tipologia dell’esplosivo stesso e la dinamica dell’esplosione?
    oppure, piuttosto, qualcuno ha tutto l’interesse affinché si perseveri nella “santificazione” del Lince?
    potrebbe per caso essere quella FIAT che lo costruisce e poi realizza lauti profitti vendendolo allo stesso Stato italiano da cui riceve regolarmente aiuti e sovvenzioni di ogni genere?
    il vecchio e consolidato schema di privatizzare gli utili e socializzare le perdite

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  10. Ti ho risposto nell’articolo dedicato al Lince.
    Premesso che la Fiat non mi avrà, e che sicuramente c’è tutto l’interesse da parte del gruppo Fiat a che la reputazione del Lince non venga deteriorata, rimango convinto che in questo caso specifico, una volta tanto abbiano tirato fuori un mezzo di tutto rispetto, ma che nella guerra tra esplosivo e corazza, alla lunga la corazza perde perchè basta aumentare la quantità di esplosivo.
    Per inciso la santificazione del Lince è un movimento che parte dal basso, in Iveco a Bolzano arrivano messaggi su messaggi di semplici soldati che ringraziano.
    Quanto poi alla segnalazione di peacereporter, concordo assolutamente con te, semplicemente rivoltante. E la cosa veramente comica, se non fosse una tragedia così grande, è che mentre si opera così, i soloni che tutto governano cianciano di “conquistare i cuori degli afghani”…

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  11. Scusa, un ultimo inciso per la precisione: la stazza del mezzo, a vuoto, varia a seconda delle versioni e parte se non erro da circa 3,5 ton per arrivare alle 4,5 e anche più: se non erro 7,5 tonnellate è la massa totale a pieno carico, ma effettivametne potrei sbagliare.

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  12. Vigliacchi ed infami! Quelli che stanno nelle ovattate aule di Palazzo Madama e Montecitorio. Vigliacchi ed infami perché stanno a migliaia di km dal pericolo e sembra che la difesa delle nostre case, dei nostri cari dipenda da loro. Si dovrebbero solo vergognare. Parlano di difesa della democrazia, di lotta al terrorismo, di difesa dell’orgoglio italiano e baggianate simili. Mentono sapendo di mentire. Si sono venduti agli interessi americani, si sono fatti strumento di aggressione ad una nazione, ad un popolo che nessun danno od offesa ci aveva arrecato. Solo sciocchi servitori della cupidigia usraeliana. Ed il popolo piange i suoi figli, il cui sangue è versato non sappiamo per quali interessi. Anzi sappiamo benissimo. Interessi certamente non nostri. Eccoli lì i nostri eletti, a spargere lacrime di coccodrillo. Ad inveire contro una forma di lotta vigliacca. Fingendo di dimenticare che sull’esaltazione di tali metodi di lotta, molti dei piangenti di oggi, hanno costruito le loro carriere politiche.
    Ma non è questo il dato che oggi interessa. Quello che oggi va smascherato è la loro falsa compartecipazione al lutto. Quello che oggi va messo bene in chiaro è il fatto che coloro che oggi si stracciano le vesti sono gli stessi che ci hanno coinvolto in una guerra di aggressione per fare gli interessi di una nazione, il cui ambasciatore, solo due giorni fa, rilasciava una intervista in cui faceva intravedere preoccupanti sviluppi per la nostra stabilità interna se non rinunceremo alla nostra politica energetica ed alle nostre relazioni internazionali.
    Quello che oggi va bene messo in chiaro è che le notizie che provengono dall’Afghanistan sono veri e propri bollettini di guerra. Ed allora, visto che vogliamo esportare la democrazia in casa d’altri, cominciamo noi stessi a dare esempio di una corretta pratica democratica. Stringiamoci a difesa della nostra Costituzione ed ammoniti da quanto recita l’art. 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” . In considerazione che quelle chiamate subdolamente missioni di pace in realtà sono campagne di guerra, non rimane che prendere atto che della nostra Costituzione ne è stata fatta carta straccia e conseguentemente prima ancora di parlare di ritiro delle truppe occorre ripristinare la legittimità costituzionale.
    Con l’applicazione dell’art. 90 comma 2° che prevede la messa in stato d’accusa dell’On. Giorgio Napolitano in quanto : “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione “. Il primo passo, per poter rendere giustizia ai nostri morti.

    http://movimentodiazionepopolare.blogspot.com/2009/09/impeachment.html

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  13. ITALIANI AL KILO……

    ……ebbene sì al kg come la carne da macello quella che è esposta nei banchi frigo.
    Carne che proviene da bestiame concepito,svezzato,nutrito e macellato in batterie di allevamenti,che volendolo concepire con l’ottica della bestia si direbbe che è una perpetua ruota che l’avvicina sempre di più al giorno in cui verranno serviti su un tavolo da pranzo,mentre, l’ottica dell’allevatore, è quella di ricercare metodi sempre più innovativi anche se dannosi per fare aumentare di peso il suo bestiame e ricavarne così maggiore profitto.
    Con la stessa triste rabbia che metaforicamente scorgo lo scenario internazionale,da una parte gli allevatori,coloro che sistematicamente hanno concepito,svezzato,nutrito le nostre menti nelle loro batterie di allevamenti,dall’altra noi, persone,società e popoli incagliati nella perpetua ruota che ci avvicina sempre di più al giorno che verremo serviti su un tavolo da pranzo,che,nella migliore delle ipotesi in quel giorno, saremo allestiti con tutti gli onori delle più alte cariche sul palcoscenico come martiri di un supremo dovere dai nobili fini, per poi esibirci in una locandina, che di un’aberrante ipocrisia ne fa propaganda ingrassando il profitto.
    Ascoltando le storie dei 6 Italiani uccisi nella manovra di guerra attuata dai guerriglieri che rappresentano la resistenza in Afghanistan ,si delinea che ognuno di loro aveva a cuore la realizzazione del proprio futuro come fine,come se a spingerli fosse più una carenza dettata da questo sistema che l’istinto da militare in missione,carenze che ci hanno tolto da sotto il naso il diritto dovere di poter vivere e costruire una famiglia,diritto dovere di avere e dare garanzie per i nostri figli;diritto dovere di lottare in vere guerre,cominciando da quelle quotidiane a cui tutti noi siamo sottoposti;diritto dovere di alzare la testa e affrontare a muso duro chi ci ha ridotti a elemosinare briciole mentre ci toglie le pagnotte.
    E’ struggente percepire il dolore di quelle madri che si sono viste strappare ciò che di più bello e vitale avevano,il dolore di quei figli maggior parte bambini a cui l’innocenza è stata maledettamente spezzata da un’agghiacciante realtà,il dolore di quelle mogli e fidanzate che si sono viste sfumare la vita da una notizia di un’edizione straordinaria e infine, il rammarico in essere di tutti quegli uomini assassinati due volte,una volta da un subdolo sistema dall’altra dall’impotenza di tutti noi di reagire….la mia in primis!
    Cristian Capuano

    http://movimentodiazionepopolare.blogspot.com/2009/09/italiani-al-kilo-ebbene-si-al-kg-come.html

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  14. Sentivo alla radio della stazione di Fiumicino oggi (non so su quale stazione si sintonizzino le “Grandi Stazioni” di Trenitalia) che stanotte c’è stao un “blitz Nato in collaborazione con le forze Afghane nella zona di Herat, nell’ovest del Paese, dove sono rimsti uccisi 2X(non ricordo il numero esatto) e sequestrate ingenti quantità di munizioni esplosivi e detonatori”.
    Se non fosse un’immane tragedia ci sarebbe quasi da ridere sul modo in cui la notizia è stata data: la zona è a comando e presenza italiana, ma si parla di “truppe NATO” che hanno attuato l’offensiva, ma, a meno che non ci scappi il morto, e forse neanche allora, nemmeno sotto tortura questi cosidetti giornalisti diranno che truppe italiane (chè molto probabilmente questo sono le “truppe NATO”) hanno attuato un’azione di guerra offensiva con il preciso intento di cercare e distruggere il “nemico” come si fa in una guerra vera e non in una situazione di “peace-keeping” o “enforcing” dove si reagisce solo alle minacce solo in reazione ad attacchi diretti. Con tanti saluti all’art.11, ma tanto chi se ne ricorda più?
    Magari cotanti cronisti saranno pure in piazza il 3 ottobre: temo ormai che il richiamo di Ciampi alla “schiena dritta” sia stato interpretato dai più come un mero consiglio ortopedico…

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  15. Sì, i tempi della leva sono finiti da un pezzo. Il “lavoro” del militare? Una professione come un’altra… ma dove la crisi non esiste… bollini, tredicesima, quattordicesima, tutto in regola, pensione… anche incentivi, senz’altro: più dimostri di essere efficiente, di eseguire bene gli ordini e, quando occorre, d’avere “spirito d’iniziativa”… rischi?… neanche tanti, tutto sommato… forse ne corre di più un rappresentante di commercio otto ore dentro il suo macinino, per non parlare dell’operaio in fonderia… basta solo far attenzione a quella merda di uranio… del resto è logico… gli extracomunitari che andiamo a terminare… col cazzo hanno aerei, droni, elicotteri, carri armatissimi… bombe al fosforo, bombe a grappolo, bombe mininucleari… questa è la roba che serve con quei baluba!… repulisti dall’alto, dalle altezze cimmeriche… e tutto automatizzato… che nel frattempo puoi telefonare agli amici col satellitare, o giocare a videopoker… e poi i brividi comunque ci vogliono!… cazzo!… fa parte dell’ingaggio, è uno dei motivi per cui si sale tra le rocce e si striscia nella sabbia… a stanarli, annichilirli… a sudare, a godere, a soffrire!… come in un videogame… anzi meglio, cento volte meglio!… nerosangue vero, muscoli di plastica autentica, urla di torture vere!… e dindini scintillanti… che ogni ventisette del mese il conto in banca lievita!… senza contare tutte le possibili grassazioni!… impari un mestiere!… che ti sarà sempre utile… Domani ci hanno chiamato a Helmand… gli americani hanno bisogno di noi… un onore!… non vedo l’ora… arriviamo!

    Joe Fallisi

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