Afghanistan: com’è e come ce lo racconta La Russa

larussa

L’Afghanistan ha un’estensione di 647.500 kmq, quasi due volte l’Italia, confina con Iran, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Cina e Pakistan. La frontiera in comune solo con quest’ultimo Paese è di 2.640 km. Un’enormità.
Il Kosovo ha un’area di 10.887 kmq. Per la sua “stabilizzazione” in una condizione geopolitica – ormai pressoché definitiva – di narcostato dalla seconda metà del 1999, ottenuta con 78 giorni di bombardamenti aerei, segnata da residue tensioni etniche tra albanesi e serbi, USA-NATO-ONU-EULEX hanno impiegato sul terreno fino ad oggi un numero fluttuante di scarponi che non è mai sceso sotto i 12.000 e ha raggiunto un picco di 14.500. L’Abruzzo occupa un’area di 10.794 km. Stiamo usando gli stessi riferimenti che il generale Fabio Mini adopera nelle sue conferenze in giro per l’Italia dopo essere stato tagliato fuori non solo da Rai e Mediaset ma anche da La Repubblica che in qualche rara occasione gli ha consentito nel corso del 2008 di farci capire come stavano le cose al Comando Operativo Interforze di Centocelle ed in Afghanistan.
Ecco cosa dice l’ex comandante KFOR-NATO messo brutalmente da parte dal Popolo della Libertà di Martino per aver voluto eseguire solo “ordini scritti” e pensionato dall’Ulivo di Parisi: “Non siamo mai riusciti a sigillare completamente i confini tra Albania e Kosovo, non vedo come possano riuscirci gli americani lungo i confini Af-Pak, specie nei 650 km delle zone tribali sotto la sovranità formale di Islamabad”.
Un confine poroso, porosissimo.
In territorio pakistano ex ufficiali e sottoufficiali dell’ISI addestrano, quale che sia il governo al potere nel loro Paese, almeno 3.500-4.000 pashtun all’anno, sufficienti a coprire le perdite in combattimento in Afghanistan attingendo reclute da un serbatoio potenzialmente stimato di 250.000 uomini delle regioni centrali autonome di età compresa tra i 16 ed i 45 anni.
I dati “geografici” citati fanno immediatamente capire perché il controllo militare dell’Afghanistan sarebbe un obbiettivo strategico totalmente fuori portata per la coalizione Enduring Freedom-ISAF anche in condizioni di una ritrovata normalizzazione del quadro politico-organizzativo-economico del Paese.
Per il generale Mini, la guerriglia mujaheddin ha messo in campo nel 2008 7.000-7.500 combattenti e stima che siano aumentati a 10.000 nel corso dei primi otto mesi del 2009.
Un dato che non convince, a naso, per difetto.
Per altro non esiste, ad oggi, a distanza di quasi otto anni dall’intervento USA in Aghanistan, un solo documento ufficiale del Pentagono che quantifichi una stima sia degli “insorti” pashtun che delle milizie mujaheddin né si conosce un solo articolo pubblicato sulla materia da giornali americani od europei.
Siamo riusciti a darci su questo clamoroso buco di informazione la seguente spiegazione: il sostegno a Paesi “amici” o l’aggressione mascherata da operazioni di polizia internazionale, di peacekeeping/enforcing – funzioni che spesso si sovrappongono – finanziate dalla cosiddetta Comunità Internazionale con la flagrante complicità delle Segreterie Generali dell’ONU nei punti caldi dell’Africa e dell’Asia, stanno logorando, come effetto non previsto, a livello economico, militare e politico USA ed Europa.
Forze numericamente esigue, profondamente motivate, radicate sul territorio, che si vettovagliano e combattono a costi estremamente contenuti costituiscono oggi un modello vincente sia sul campo che in quello dell’economia di guerra del XXI° secolo.
In Afghanistan uno scarpone “tricolore” assorbe – al netto dell’incremento di spesa di 52 milioni di euro all’anno per la gestione dei soli quattro Tornado IDS – risorse per 450 euro (530 dollari) al giorno e cresce con l’aumento numerico e qualitativo dei mezzi terrestri ed aerei adibiti a protezione, sorveglianza, contrasto ed attacco.
L'”insorto” afghano si nutre, si rifornisce di proiettili in calibro 7.62×33 per il suo vecchio AK47, di cariche di lancio RPG e combatte, e bene, con non più 4-5 dollari nell’arco delle 24 ore, anche se il generale Castellano ci racconta qualche barzelletta che verrebbe voglia di perdonargli per l’ingenuità con cui sciorina paghe per i “ribelli” di 300-600 dollari al mese e compensi di 1.500 dollari per chi si fa saltare in aria.
Aiuta il pashtun il diverso livello di civiltà che lo distingue dall’aggressore, la fede nel suo Dio, la frugalità, l’esperienza maturata in combattimento e l’orografia.
L’80 % dell’Afghanistan è montagna dai 700 ai 3.000 metri d’altitudine.
Nel Paese delle Montagne il rapporto di costi di guerra tra Oriente ed Occidente è di 1:100.
L’insostenibilità di un’occupazione di lungo periodo, al di là dei risultati che si potranno ottenere sul campo, di USA ed Europa non può non essere immediatamente percepibile.
Insomma, dopo una costosissima usura materiale e psicologica ed una colossale perdita di credibilità politica l’Occidente dovrà, volente o nolente, togliere le tende, rinunciare all’occupazione militare dell’ Afghanistan.
Per capovolgere a suo vantaggio il conflitto al militante afghano basterebbe disporre di qualche centinaio di Sam 18 (spalleggiabili) e di un migliaio di lanciatori Kornet E od equivalenti, cinesi, pakistani, iraniani, non ha importanza.
Basterebbe il contenuto di 10-12 contenitori da 40″ distribuiti a dorso di mulo per far correre a rotta di collo all’imbarco aereo od alla fuga in colonna ISAF ed Enduring Freedom, personale militare e civile di West RC e PRT 11. Ambasciatore Sequi in rappresentanza di Italia-UE compreso.
Tra i mujaheddin ci sono capacità d’uso, magari un po’ ingiallite, e mani che hanno già impugnato i Fim 92 Stinger per abbattere 300 velivoli ad ala fissa o rotante dell’Armata Rossa.
Se in Kosovo per mantenere “ordine e sicurezza” serve mantenere pronto al combattimento 1 militare/kmq, in Afghanistan – con la presenza di sette ceppi linguistici ed otto diverse etnie, un passato ed un presente segnato da sanguinosi episodi di guerra civile, pesanti scontri tribali, rivolte armate ed una statualità inesistente – va da sé che anche 500.000 militari USA-NATO sarebbero del tutto insufficienti a garantire la “pacificazione”.
Nonostante gli sforzi degli “istruttori” dell’Arma dei Carabinieri, in Italia ed in Afghanistan, il livello di preparazione tecnica e di disposizione al combattimento dell’elitè di esercito e polizia afghana a tutt’oggi rimane fortemente inadatto per affrontare la “guerriglia” in campo aperto.
Secondo la rivista Navires & Histoire n° 56, dall’1 ottobre 2001 al 6 luglio 2009 Enduring Freedom ha avuto 983 caduti (di cui 33 suicidi) e 8.831 tra amputati e feriti, ISAF-NATO rispettivamente 632 e 5.814. Nello stesso periodo di tempo, sono morti per cause dirette ed indirette causate dalla “missione di pace” 84.473 tra “civili”, “ribelli”, militari e militarizzati afghani. Intanto Napolitano, il capo del Consiglio Supremo di Difesa, e La Russa, Ministro della Difesa della Repubblica delle Banane – in odor di combutta con Fini contro Berlusconi a quanto si sussurra – alleggeriscono di brutto il portafoglio degli italiani perbene recitando un mantra di manfrine.
Giancarlo Chetoni

16 thoughts on “Afghanistan: com’è e come ce lo racconta La Russa

  1. Over the past week U.S. newspapers and television networks have been abuzz with reports that Washington and its NATO allies are planning an unprecedented increase of troops for the war in Afghanistan, even in addition to the 17,000 new American and several thousand NATO forces that have been committed to the war so far this year.

    The number, based on as yet unsubstantiated reports of what U.S. and NATO commander Stanley McChrystal and the chairman of the Joint Chiefs of Staff Michael Mullen have demanded of the White House, range from 10,000 to 45,000.

    Fox News has cited figures as high as 45,000 more American soldiers and ABC News as many as 40,000. On September 15 the Christian Science Monitor wrote of “perhaps as many as 45,000.”

    The similarity of the estimates indicate that a number has been agreed upon and America’s obedient media is preparing domestic audiences for the possibility of the largest escalation of foreign armed forces in Afghanistan’s history. Only seven years ago the United States had 5,000 troops in the country, but was scheduled to have 68,000 by December even before the reports of new deployments surfaced.

    An additional 45,000 troops would bring the U.S. total to 113,000. There are also 35,000 troops from some 50 other nations serving under NATO’s International Security Assistance Force in the nation, which would raise combined troop strength under McChrystal’s command to 148,000 if the larger number of rumored increases materializes.

    As the former Soviet Union withdrew its soldiers from Afghanistan twenty years ago the New York Times reported “At the height of the Soviet commitment, according to Western intelligence estimates, there were 115,000 troops deployed.”

    Nearly 150,000 U.S. and NATO forces in Afghanistan would represent the largest foreign military presence ever in the land.
    (…)

    U.S., NATO Poised For Most Massive War In Afghanistan’s History,
    di Rick Rozoff

    http://rickrozoff.wordpress.com/2009/09/24/u-s-nato-poised-for-most-massive-war-in-afghanistans-history/

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  2. ieri sera rai 3 ha trasmesso solo 20 minuti di piombo fuso tempo piu che sufficente per confermare questa re-censione-
    x joe fallisi: la recensione integrale era questa-
    evita le censure-FESTIVAL DI LOCARNO: IL REGISTA EBREO STEFANO SAVONA PREPARA UN DOCUMENTARIO SU GAZA
    Il regista ebreo Stefano Savona ha girato
    un film documentario sulla striscia di >Gaza che andra in onda su rai 3 a settembre. Il documentario, il cui contenuto è ovviamente focalizzato sulle presunte malefatte e responsabilità di hamas durante la operazione militare ” piombo fuso”, operazione in realtà perpetrata da Israele contro la striscia di Gaza,e costata la vita a migliaia di civili palestinesi innocenti, e perfettamente riasssunto nella enigmatica domanda che il giornalista si pone,”chissa come è riuscito ad eludere i controlli israeliani con la telecamera…”” in risposta alla frase perentoria del regista per la quale – –A gaza non si entra e non si esce- .(Forse, in Israele eludere i posti di blocco militari è un problema che hanno i palestinesi,non certamente un ebreo che vuole girare un film di propaganda contro hamas?)Aquesto proposito inoltre sembra per lo meno contraddittoria oltre che bizzarra la frase del regista che descrive il calvario del suo interprete -Prendiamo il mio interprete, che si è laureato a Dubai, lavorava là e guadagnava molto. È tornato a Gaza tre anni fa per una vacanza e non ha più potuto uscire, si sente murato dentro.- Il regista Savona entra ed esce dalla striscia di gaza con telecamere come neanche una serpe riuscirebbe a fare e il suo interprete invece….
    Il resto dell’articol e immaginaniamo anche il film girato dal regista ebreo Stefano savona ,è un susseguirsi di immagini cruente della vita palestinese durante “l’operazione militare, utilizzate magistralmente allo scopo di esaltare nella loro drammacità le responsabilta che il regista attribuisce in maniera esclusiva al fondamentalismo islamico che dirige la politica di Hamas,immancabilmente supportata e finanziata dal nemico del mondo Ahmadinejad. Emblematica in questo senso la frase del regista rilasciata durante una intevista “Non si può dare la colpa a tutti i palestinesi per i discorsi e la politica di Hamas. Di certo la guerra non ha fatto che aumentare il consenso per gli estremisti.”http://it.peacereporter.net/articolo/17425/Piombo+Fuso+-+Cast+Lead
    Niente di nuovo quindi al cinema anzi in televsisione!la novità,ma forse neanche troppo è che rai tre,canale notoriamente sinistro, con la programmazione di quest documentario cosi altamente ideologizzato dimostra che la classe casta dirigente del pd ha sposato definitivamente la politica espansionistica isreliana e conseguentemente a cio anche la politica di guerra che israele ed usa intendono intraprendere contro l’iran.
    Un’altra frase emblematica del pensiero bizzarro e ambiguo del regista è la dedica del premio ”alla gente di Gaza, perché non scegliamo noi dove nascere”-(Forse andrebbe ricordato a savona che a scegliere dove si nasce sono i genitori ,che presumibilmente a meno di essere costretti “da qualcuno” a lasciare la propia terra,o essere dei perenni nomadi alla ricerca della terra perduta, scelgono esattamente quella dove loro stessi sonoa nati)
    ,festival locarno stefano savona,
    http://80.241.231.25/ucei/PDF/2009/2009-08-11/2009081113458767.pdf

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  3. Ottimo articolo ben argomentato.
    Pur condividendo l’analisi generale non capisco bene il nesso tra il buco informativo relativamente alla quantità di insorti e il fatto che questa guerra stia fortemente logorando le economie occidentali fortemente in recessione: condivido il fatto che ci sia il buco informativo e condivido il fatto che l’occupazione dell’Afghanistan abbia costi insostenibili nel lungo periodo (che si traducono guardacaso in lucrosi profitti per l’apparato militare industriale, per la serie cui prodest…), ma non vedo il nesso di causa effetto, cioè il “non si danno le notizie sul numero di insorti *perché* non si vuole far sapere che la guerra sta logorando in maniera imprevista le economie dei Paesi occupanti”. Ripeto, magari non è un punto saliente dell’articolo, però mi piacerebbe un approfondimento, dato che ho l’impressione di stare perdendomi qualcosa.
    Cordiali saluti

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  4. a nostro parere, il nesso sta nel fatto che una mancata informazione sulla reale consistenza del Nemico consente a USA/NATO di invocare sempre maggiori mezzi e uomini (come è cronaca di questi giorni con le nuove richieste, ancor non ben precisate, del generale McChrystal) il cui scopo ultimo non è tanto quello di pacificare il Paese (pio desiderio che mai si concretizzerà) ma piuttosto quello di costruire un presidio militare occidentale al centro del cosiddetto (geopoliticamente) heartland in funzione antirussa specialmente*, il che però ha costi sempre meno sostenibili da parte dei diretti interessati.

    *come, ad esempio, gli articoli di Rick Rozoff che insistiamo nel segnalare vanno argomentando da diverso tempo. è la dottrina Brzezinski (https://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/06/04/zbig-dixit/) che gode di un grosso credito presso l’amministrazione Obama

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  5. su quale conto corrente?

    Washington, 27 set. (Adnkronos) – La principale fonte di finanziamento delle attivita’ dei talebani non e’, come si e’ sempre ritenuto, il comunque fiorente e redditizio commercio dell’oppio afghano ma le donazioni che arrivano dall’estero. E’ quanto hanno affermato esponenti dell’amministrazione Obama al Washington Post, sottolineando che la Cia stima che lo scorso anno ai leader delle milizie talebane sono arrivati 106 milioni di dollari dall’estero.

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  6. L’Afghanistan come Washington si direbbe: forse operazioni di lobbismo da parte della N.R.A. e del settore difesa americano/europeo? 🙂

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  7. o forse un’altra arma di distrazione di massa dai veri problemi che li/ci attanagliano:

    (ANSA) – NEW YORK, 27 SET – Il tasso di disoccupazione tra i giovani americani, di eta’ compresa tra i 16 e i 24 anni, e’ pari al 52%. Lo riporta il New York Post, citando il dipartimento del Lavoro, secondo cui e’ ai massimi dalla Seconda Guerra Mondiale.

    (ANSA) – NEW YORK, 27 SET – L’economia mostra segni di stabilizzazione ma per gli americani in cerca di occupazione non si vede alcuna luce in fondo al tunnel. Il mercato del lavoro e’ molto debole e le prospettive sono ancora peggiori. Per ogni posizione lavorativa a tempo pieno aperta ci sono – riporta il New York Times – 6 aspiranti.
    Negli Usa ci sono 2,4 mln di posizioni aperte a tempo pieno a fronte di 14,5 mln di persone ufficialmente disoccupate. Mai dal 2000 si era registrato un rapporto cosi’ elevato.

    Inps, in un anno un milione di domande di disoccupazione
    Boom delle domande di disoccupazione, cassa integrazione a livelli record. Sono quasi un milione (984.286) le domande di disoccupazione liquidate dall’Inps in un anno, tra l’inizio di agosto 2008 e la fine di luglio 2009, con un incremento del 52,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
    Il dato emerge dalla relazione del presidente e commissario straordinario dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, in occasione della presentazione dell’attività e dei risultati dell’Istituto di previdenza, a un anno dalla sua nomina. L’importo medio annuo erogato è di circa 5.292 euro, per alleviare il periodo di disoccupazione, che può variare da sei mesi a un anno. «La sfavorevole congiuntura economica che il paese ha dovuto affrontare in questi mesi – ha spiegato Mastrapasqua – ha riversato sulle casse e sugli uffici dell`Inps la responsabilità di sostenere i lavoratori in difficoltà».
    A livelli elevatissimi anche la cassa integrazione. In un anno, tra il primo settembre 2008 e il 31 agosto 2009, le ore autorizzate per i trattamenti di integrazione salariale sono aumentate del 222,3%: la cassa integrazione ordinaria è salita del 409,4% (+660% nell’industria, +66,7% nell’edilizia) mentre quella straordinaria è aumentata dell’86,7 per cento.
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/09/inps-domande-disoccupazione.shtml?uuid=251d8d84-ac15-11de-8787-08bef260efb1&DocRulesView=Libero

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  8. la chiamavano opposizione

    (ASCA) – Milano, 28 set – ”Se un intervento vuole essere davvero umanitario, vale di piu’ una carezza a un bambino di dieci bombe intelligenti, e questo lo sanno anche i nostri soldati”. E’ l’opinione del segretario del Pd, Dario Franceschini, sulla missione di pace in Afghanistan.
    ”Siamo orgogliosi – ha aggiunto il segretario del Pd che questa mattina ha incontrato alla stazione centrale di Milano i rappresentanti del terzo settore – della partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali. Di cio’ che fanno i nostri militari per la pace, pagando talvolta con la vita. Ma quelle missioni avrebbero un profilo diverso se accanto ai militari non ci fossero le donne e gli uomini della cooperazione civile. Sta prendendo corpo la tendenza a centralizzare la responsabilita’ delle missioni internazionali nelle mani dei comandi militari o alle dipendenze della difesa, togliendo autonomia alla cooperazione civile. Questa scelta puo’ essere talvolta giustificata da ragioni di sicurezza. Ma se diventasse una scelta politica sarebbe un gravissimo errore, che indebolirebbe il nostro intervento. Usciamo da vecchi retaggi ideologici. Abbandoniamo antiche, reciproche diffidenze. Sostenere le missioni militari non significa essere contro la pace. Rivendicare l’autonomia della cooperazione civile non significa essere antimilitaristi. Ma se un intervento vuole essere davvero umanitario, vale di piu’ una carezza a un bambino di dieci bombe intelligenti, e questo lo sanno anche i nostri soldati”.

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  9. Afghanistan, niente ritiro in tempi rapidi per truppe italiane

    GOTHENBURG, Svezia (Reuters) – L’Italia non prevede di ridurre significativamente il numero di propri militari di stanza in Afghanistan nell’ambito della missione a guida Nato prima di tre-cinque anni. Lo ha detto oggi Giuseppe Cossiga, sottosegretario alla Difesa.
    L’Italia, che stanzia circa 3.100 soldati nel Paese asiatico, ha affermato che la presenza internazionale sarà ridotta solo una volta che la situazione sarà sufficientemente stabilizzata per consentire un ritiro, circostanza per la quale occorreranno ancora diversi anni.
    “Sappiamo che non è ragionevole ritenere che la maggior parte degli obbiettivi possa essere raggiunta prima di tre o cinque anni”, ha detto Cossiga a Reuters a margine del vertice dei ministri della Difesa dell’Unione Europea.
    “Non ci aspettiamo una riduzione nella presenza della coalizione (prima di allora) e perciò non ci aspettiamo che l’Italia attui una significativa riduzione (di truppe)”.

    Comunque, l’Italia valuterà la permanenza dei circa 500 soldati inviati per rafforzare la sicurezza in Afghanistan prima delle elezioni presidenziali dell’agosto scorso, ha aggiunto il sottosegretario.
    (…)
    Cossiga ha detto che in Afghanistan, dove la guerra si è intensificata negli ultimi mesi con l’aumento degli attacchi da parte dei talebani servono più soldati, ma ha sostanzialmente deluso le attese di un maggiore invio di risorse umane da parte italiana.
    “Oggi non diciamo no – considereremo ogni richiesta – ma le nostre risorse e capacità sono già molto provate”.
    Oltre 40 stati hanno schierato truppe in Afghanistan sotto il comando Nato, e l’Italia è uno dei paesi europei che contribuisce di più, ma l’entusiasmo per la missione si è affievolito in molti paesi a causa del numero crescente di perdite e della mancanza di chiari progressi dopo otto anni di sforzi internazionali.

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  10. tutti insieme appassionatamente

    (ASCA) – Roma, 29 set – Il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura che il premier Silvio Berlusconi e’ ”assolutamente dispiaciuto di quello che ha definito un fraintendimento” poiche’ la sua invettiva ”era rivolta a qualche frangia di estrema sinistra”.
    Il ministro, in un’intervista a Repubblica, spiega che riguardo alla missione in Afghanistan ”Berlusconi e’ assolutamente consapevole che non c’e’ nulla da rimproverare alla sinistra parlamentare”. A proposito dell’intervento del Capo dello Stato, La Russa spiega che quanto affermato da Napolitano ”lo sostiene il governo Berlusconi, lo sostiene il premier, lo sostengo io tutte le volte che parlo alla Camera e cito Fassino, Pinotti, Parisi e lo stesso Casini”.

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  11. mancavano solo i vescovi

    (ASCA) – Roma, 29 set – La Chiesa italiana non vuole prendere posizione nel dibattito sull’opportunita’ di proseguire o meno la missione dei militari italiani in Afghanistan, ma, come ha spiegato questa mattina mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, al termine dei lavori del Consiglio episcopale permanente, ”c’e’ da condividere una responsabilita’ internazionale, verso la quale i nostri governanti hanno gli strumenti per poter valutare questo aspetto”.
    ”Si tratta – ha detto Crociata a proposito della missione italiana – di decisioni che vanno intese come espressione di una responsabilita’ politica e istituzionale di una nazione nel novero di altre nazioni”. L’importante, ha aggiunto, ”e’ che si compia davvero un processo di superamento delle violenze e dei conflitti e s’inneschi un processo di pace dove questa ancora e’ lontana”. Tuttavia, ha precisato il vescovo, ”non tocca a noi come vescovi esprimere se continuare o recedere”.
    Allo stesso tempo, ha concluso mons. Crociata commentando la partecipazione della Chiesa dopo la morte dei sei militari italiani a Kabul, ”le vittime del terrorismo suscitano sentimenti di profondo cordoglio e amarezza. Auspichiamo che si cerchino i modi affinche’ la violenza finisca mentre esprimiamo solidarieta’ e vicinanza alle famiglie dei caduti e a quanti operano in un ambito esposto a grandi rischi”.

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  12. bomba di precisione

    Kabul, 1 ott. (Adnkronos/Dpa) – Sette civili afghani sono rimasti uccisi e diversi altri feriti in un raid della Nato contro i talebani in cui e’ stata lanciata ”un unica bomba di precisione” nel distretto di Nad Ali, nella provincia di Helmand.
    L’Alleanza atlantica ha confermato solamente di essere stata informata di vittime civili, incluse donne e bambini. Il raid era stato ordinato dopo uno ”scontro esteso” fra la Nato e i militanti che sono stati in seguito colpiti (fra le vittime anche alcuni talebani).

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  13. Domanda banale ma cruciale

    come mai i resistenti afghani non riescono a dotarsi di armi adeguate?
    Non hanno ancora sponde politiche forti o serve invece un logoramento delle forze occidentali in asia?

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  14. il blindato La Russa

    (AGI) – Kabul, 7 ott. – Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e’ giunto questa mattina a Kabul per una visita al contingente italiano impegnato nella missione Isaf. E’ un viaggio blindatissimo quello del ministro della Difesa italiano nella capitale afghana. Infatti, La Russa voleva portare dei fiori sul luogo dell’attentato che il 17 settembre scorso ha causato la morte di sei paracadutisti italiani, ma i responsabili della sicurezza glielo hanno impedito.

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