4 thoughts on “C’è Muro e Muro

  1. A Berlino io c’ ero quella notte. E non per eccitato “turismo rivoluzionario”, ma perché “eine Berliner” io lo ero veramente, già dalla nascita, e di Berlino Est. Ora che vivo da tanti anni a Parigi e leggo ancora il “Monde”, proprio come ho sempre fatto anche da studentessa alla Sorbona nei lontani Sessanta, traggo questa conclusione: da quella notte fatale che si ruppe la gabbietta, il comunismo totalitario, con i suoi Dogmi e Tabù, si è esteso a tutta l’ Europa.
    Che quella notte fosse l’ occasione di “buttare giù” un Muro limitato, per erigerne un altro che circondava territori più estesi, noi sudditi di quello staterello ex-prussiano, lo sapevamo da molto tempo prima. Così, se una volta c’ era speranza di fuggire in quell’ ”altrove” indefinito che Kundera intuì con la finezza del grande scrittore, ben più scientifica di qualunque “analisi” politologica, quella notte perdemmo la speranza. L’ intero Continente che tanto ammiravano e invidiavamo, stava per diventare una immensa Berlino Est, sia pure sotto mutato vessillo….
    Era davvero fastidiosissimo lo spettacolo televisivo di gruppetti di imbecilli a cavalcioni dell’ oramai inutile e superfluo manufatto, che si accanivano a picconarlo, riuscendo solo a sbrecciarlo di qualche briciolina, souvenir per casalinghe e bancari in “inclusive tour”, come allora si diceva, con supplemento “Storico” da vivere minuto per minuto. Un tanto al kilo, di cemento armato.
    Il muro invece era talmente solido e forte che i cretini inneggianti con champagne alla Libbbbertà, si ritirarono all’ alba senza averlo minimamente scalfito. E furono i bulldozer di “zio Misha”, Markus Wolf, il capo della STASI “bi-partisan”, aperta ad Oriente come pure ad Occidente, ed autentico Dominus di tutta la baracca tardo-bolscevica ben oltre l’ Elba, a buttarlo giù a forza. Quando invece poteva resistere indefinitamente. Era unica infatti, nella Storia quella vera, l’ occasione di finalmente estenderlo ovunque, come NON riuscì ai tempi della insurrezione Spartachista di Berlino, che proprio Lenin “segò”, tradendo Rosa Luxemburg con la Pace di Brest-Litovsk. Il Trattato di pace con la Germania, stipulato proprio dalla Russia rivoluzionaria, che NON gradiva alcuna “estensione della rivoluzione”, come invece sognavano Trotskji ed i “suoi”…..
    Oggi che finalmente pure in Occidente, postuma vendetta dei fatti sui sogni, è stata promulgata la Verità Unica, e la Cultura Totale, e tutti i tele&giornali dicono la stessa cosa all’ infinito, come i libri o i film, la Vendetta è compiuta: Credere è obbligatorio, come è Vietato pensare. Come ieri era “solo” chez nous, una strana eccezione nell’ Oceano sfavillante di ricchezza e di libertà. Che bastava ovviare con la formula magica, l’ abracadabra di tutti i deficienti: “crollo del Muro”.
    Dopo quella, ugualmente stregonesca, della c.d “destalinizzazione” by Nikita Kruscev: andate a raccontarla come la vissero i Patrioti di Budapest del novembre 1956, appena appena sfornata.
    Così adesso basta aprire a caso Le Monde, o qualunque altro medium, a sorteggio: quello che fu la Bibbia ed il Vangelo, che serviva d’ usbergo a chi volesse “pensare con la testa” (conoscere il francese, perciò, era ben più indispensabile che l’ inglese, utile a cantare la canzonette dei Beatles tutt’ al più), oggi è ridotto ad una formulistica, il Mondo Libero contro quello Cattivo, che ricorda quei films di fantascienza d serie Z, USA anni Cinquanta, per cui vanno ancora in estasi solo i nipotini delle mummie chiamate “nouvelle vague”, i Cahiers e Positif come i morti viventi, e ancora semoventi, di George Romero.
    Invero tutto era già previsto da più di trent’ anni, e andava sotto il nome di “Piano Rapacki”.
    Un nome un po’ inquietante, e con buona ragione.
    Un altro prodotto della “desalinizzazione” stessa, dopo i massacri di Budapest… Era questo il progetto che presentò, in sessione autunnale delle Nazioni Unite dell’ Anno dello Sputnik (1957), il Ministro degli Esteri polacco Adam Rapacki, uomo di Gomulka, considerato “comunista buono” perché era stato assai spesso in galera ai tempi “cattivi”. Dunque anch’ egli un prodotto di Kruscev e del XX Congresso, che scaricava tutto su Stalin per salvare la baracca sovietica, proprio come poi si scaricherà tutto sul ”Muro”: per salvare quella successiva, ben più sfasciata, del Totalitarismo nella Esportazione, della Democrazzzia Libbberale all’ anglo-americana ovunque, prendere o lasciare.
    Questo famoso piano, oggi non completamente dimenticato, se è vero che a Firenze, due anni fa, un laureando in Storia contemporanea ne ha fatto oggetto di una tesi pregiatissima, prevedeva una cosa semplicissima, in più tappe.
    Per prima cosa l’ istituzione di una zona denuclearizzata nel Centro Europa, che comprendesse Polonia, Cecoslovacchia, Germania Ovest e Germania Est, allora due stati nettamente separati.
    Per secondo, il ritiro, da quell’ area stessa, di tutte le truppe, russe o americane, ancora permanenti su quelle terre.
    Per terzo, e di conseguenza, che tuttavia si lasciava soltanto intuire per evitare le ovvie reazioni contrarie, la riunificazione tedesca in forma neutralizzata, fuoruscente dal quadro dei due Patti, NATO e Varsavia, allora contrapposti.
    La neutralizzazione già nei fatti: in quanto procedente dalla denuclearizzazione prima, e demilitarizzazione poi.
    Trent’ anni dopo fu il “progetto Gorbacev”.
    Fallito all’ epoca di Kruscev, perché respinto da tutti gli interlocutori occidentali, la fine della illusione lo costrinse a “indurirsi”: l’ affare dell’ U 2, con la scarpata sul tavolo dell’ ONU; i missili a Cuba; l’ erezione stessa del Muro di Berlino nell’ agosto del ’61, ne furono gli appariscenti effetti. Che non gli evitarono il putsch brejneviano dell’ ottobre 1964, con una grossa mano di Togliatti (“memoriale Jalta”) un attimo prima di morire, agosto 1964….e la sua destituzione, per passare la mano all’ ala “dura”.
    Sarà Gorbacev a ripescarlo, ed attuandolo unilateralmente, firmando come una resa incondizionata nelle mani di Reagan e Bush senior; in tappe successive, fino ad accettare la fuoruscita polacca, settembre 1989, e il “crollo” del Muro stesso.
    Fu un modo di “affondare il comunismo-reale” per estendere quello “potenziale”, pur mettendolo al servizio di un diverso vessillo, stelle-strisce piuttosto che stella-rossa. Il piano è solo parzialmente riuscito: i comunisti, italiani, polacchi bulgari, oggi lavorano tutti a tempo pieno al servizio degli USA, e contro i propri paesi; gli USA non casualmente sono diventati un paese ad economia totalmente collettivistica, dopo la nazionalizzazione delle Banche e della General Motors, più quant’ altro. Come ai tempi di Roosevelt, alla fine della guerra, quando il 90% delle attività agricolo-industriali era in mano statale, come pure il reddito individuale. Non sono cifre di fantasia, ma tratte da “Il Secolo Americano”, Mursia editore, di Rinaldo Petrignani, ex-Ambasciatore italiano a Washington ed eminente personaggio dell’ establishment transatlantico. Gli USA, dalla Guerra di annessione in poi, sono un SuperStato naturalmente comunista, a vocazione autarchica, protezionistica e collettivistica effettualmente. Dove la massa bruta viene torchiata, a partire da quella dei paesi-satelliti, fino a spremerne il liquido vitale, da trasfondere ai pochi vampiri-eletti.
    Ma, proprio come ai tempi di Berlino Est, la burocrazia ameri.com/unista costituisce, proprio geneticamente, una nomenklatura separata dalla popolazione, un numero ristretto di privilegiatissimi “volkspolizei” al servizio delle Grandi Oligarchie finanziarie d’ Oltre-Oceano, o d’ Oltre-Mediterraneo. Tra questi si annovera la speciale funzione di carnefici assegnata al terrorismo giudiziario delle Toghe Mozze, associate ai mafiosi (“pentiti”), che sparano alle spalle di ogni politico potenzialmente disomogeneo al quadro di sottomissione, di ogni singola Nazione, nella cornice generale della Internazionale Finanziaria-Guerrafondaia neo-bolscevica, che ha il suo capo a Washington, con Londra capo-zona per l’ Europetta sottomessa. Almeno finora.
    E’ per questa ragione che l’ “Impero” collassa oltre ogni previsione. Le banche d’ affari vomitano profitti ultramiliardari per ristrettissime èlites, ma per la strade la disoccupazione e la miseria mordono ben oltre il 10.2% delle statistiche. Esso stesso è diventato una sconfinatissima Berlino Est, a Pensiero Unificato, in mano ai servo-comunisti, ai finanzieri e ai militari, che lo portano a fondo. Basti guardare a come Obama, il poveraccio “coloured” messo a spaventapasseri, debba inventarsi la balla della “Riforma Sanitaria” per trovare uno scudo ideologico-progressista alla necessità di torchiare il ceto medio ancora sopravvivente nei territori “imperiali” (“italianieuropei” per primi inclusi a dissanguarsi), per ingozzare di migliaia e migliaia di mld. di dollar-euro, la più parte forniti dalla BCE salassandone i sudditi, Goldmann-Sachs e soci.
    Quel che passa in Europa, del lembo occidentale occupato militarmente, non conta più molto. Perché di là delle Nazioni Sovrane, Russia, Cina e America Indio-Latina, che si rivoltano al saccheggio, sono proprio gli O/mericani impuri (sottolineo: “impuri”) che appena catturano un Federale che vuole appioppargli una “ingiunzione di pagamento”, per inevaso mutuo, con relativo sequestro pro-usurai di Wall Street, lo acchiappano e lo appendono per il collo, come ai bei tempi, senza tanti complimenti.

    QUANDO IL MURO FU ESTESO A TUTTA EUROPA. IO C’ ERO QUELLA NOTTE, 20 ANNI FA
    di ANNE DE JARCK
    http://www.napolibera.net/dettaglio.php?id_notizia=627
    [grassetto nostro]

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  2. C’è da aspettarsi che entro poche settimane molti dei media occidentali mettano in moto le loro macchine propagandistiche per commemorare il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989. Tutti i luoghi comuni della guerra fredda sul Mondo Libero contro la tirannia comunista verranno rispolverati e sentiremo per l’ennesima volta la favola del muro e di come è caduto: nel 1961, i comunisti di Berlino Est avevano costruito un muro per impedire ai propri cittadini oppressi di fuggire a Berlino Ovest e verso la libertà. Perché? Perché ai commies (gli sporchi comunisti) non piace che la gente sia libera, ai commies non piace che il popolo apprenda la “verità”. Quale altra ragione poteva esserci?
    Innanzitutto, prima che il muro fosse costruito, migliaia di tedeschi dell’est facevano i pendolari, andando ogni giorno a lavorare nella Germania occidentale e poi tornando all’est ogni sera. Chiaramente non erano imprigionati nella Germania orientale contro la loro volontà. Il muro è stato costruito principalmente per due motivi:
    I poteri occidentali assillavano la Germania dell’Est con una vigorosa campagna di reclutamento diretta ai loro professionisti e ai loro lavoratori qualificati, cioè le persone che avevano ricevuto una formazione a spese del governo comunista. A lungo andare ciò ha determinato una grave crisi di mano d’opera e di produzione nella Germania orientale. Il New York Times nel 1963 corrobora questa analisi, scrivendo: “Berlino Ovest ha sofferto economicamente dalla costruzione del muro con la perdita di circa 60.000 operai qualificati, che arrivavano tutti i giorni dalle loro case in Berlino Est verso i loro posti di lavoro a Berlino Ovest”. (New York Times, 27 giugno 1963, p.12)
    Nel corso degli anni Cinquanta, i fautori statunitensi della guerra fredda nella Germania Ovest hanno istituito una rozza campagna di sabotaggio e di sovversione contro la Germania dell’Est, ideata per ostacolare i processi economici e amministrativi del Paese. La CIA e altri servizi segreti e gruppi militari degli Stati Uniti hanno reclutato, attrezzato, addestrato e finanziato individui e gruppi di attivisti tedeschi, dell’ovest e dell’est, in modo che essi potessero compiere azioni che andavano dagli atti di terrorismo alla delinquenza minorile; qualunque cosa per rendere la vita difficile alla popolazione della Germania dell’Est e indebolire il loro sostegno al governo – qualunque cosa che metteva i commies in cattiva luce.
    (…)
    Durante tutti gli anni Cinquanta, i tedeschi dell’Est e l’Unione Sovietica hanno più volte presentato denunce ai paesi occidentali, che pochi anni prima erano stati alleati dei sovietici, e alle Nazioni Unite contro degli specifici atti di sabotaggio e specifiche attività di spionaggio e hanno chiesto la chiusura degli uffici nella Germania occidentale che ritenevano responsabili, con nomi e indirizzi. Le loro denunce sono rimaste inascoltate. Inevitabilmente, i tedeschi dell’Est hanno istituito più controlli sulle persone provenienti dall’Ovest.
    Non dimentichiamo che l’Europa dell’Est è diventata comunista perché Hitler, con l’approvazione dei paesi occidentali, l’aveva utilizzata come strada per raggiungere l’Unione Sovietica e distruggere per sempre il bolscevismo. Alla fine della guerra i sovietici erano determinati a chiudere quella strada.
    Nel 1999, il giornale USA Today ha riferito: “Quando il Muro di Berlino è caduto, i tedeschi dell’Est immaginavano una vita di libertà in cui i beni di consumo sarebbero stati abbondanti e i disagi sarebbero svaniti. Dieci anni più tardi, oltre il 51% degli abitanti sostengono che erano più felici con il comunismo.” (USA Today, 11 ottobre 1999, p.1.)
    All’incirca nello stesso periodo è nato un nuovo proverbio russo: “Se quello che dicevano i comunisti sul comunismo non era vero, tutto quello che hanno detto del capitalismo si è rivelato fondato”.

    Un altro mito della guerra fredda. La caduta del Muro di Berlino,
    di William Blum
    http://www.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust9l20-005713.htm

    ***

    Quanti morti può fare una privatizzazione? O meglio — se un conto si può fare — quante vite è costato il passaggio dal comunismo al capitalismo? E ancora: si può conteggiare l’effetto delle ricette economiche che quella transizione l’hanno dettata negli eltsiniani (e clintoniani) anni Novanta? Il conto è stato fatto. Pubblicato su una delle più prestigiose riviste di medicina internazionali, l’inglese Lancet, 4 anni di lavoro, modelli matematici complessi, basandosi sui dati del’Unicef dal 1989 al 2002. La conclusione: le politiche della privatizzazione di massa nei Paesi dell’ex Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est hanno aumentato la mortalità del 12,8%. Ovvero, hanno causato la morte prematura di 1 milione di persone.
    Non che, finora, qualche stima non fosse stata fatta. L’agenzia Onu per lo sviluppo, l’Undp, nel ’99 aveva contato in 10 milioni le persone scomparse nel tellurico cambio di regime, e la stessa Unicef aveva parlato dei 3 milioni di vittime. Lo studio di Lancet (firmato da David Stuckler, sociologo dell’Oxford University, da Lawrence King, della Cambridge University e da Martin McKee, della London School of Hygiene and Tropical Medicine) invece parte da una domanda diversa: si potevano evitare tante vittime, e sono da addebitare a precise strategie economiche? La risposta è sì. Ed è la «velocità » della privatizzazione che — secondo Lancet — spiega il differente tasso di mortalità tra i diversi Paesi. Si moriva di più dove veniva adottata la «shock therapy»: in Russia tra il ’91 e il ’94 l’aspettativa di vita si è accorciata di 5 anni. Nei Paesi più «lenti », invece, come Slovenia, Croazia, Polonia, si è allungata di quasi un anno.
    (…)
    C’è un altro dato che emerge nella ricerca. Il legame disoccupazione- mortalità nell’ex Unione sovietica. «Il perché è evidente: erano le fabbriche che spesso garantivano screening medici», dice Stuckler. Con la loro chiusura nell’ex Urss è crollato anche il sistema sociale. Numeri impressionanti di morti per alcol, di suicidi. «Mentre dove c’era una forte rete sociale — come nella Repubblica ceca in cui il 48% delle persone faceva parte o di un sindacato o va in Chiesa — l’impatto è stato quasi nullo».
    Il sociologo Grigory Meseznikov, uno dei più apprezzati politologi dell’Europa dell’Est, risponde al telefono al Corriere che «sì, sui ceti inferiori l’impatto è stato forte. Ma poi, accanto ai danni immediati, bisogna valutare i benefici e l’impatto positivo a lungo termine». A Lubiana, il sociologo Vlado Miheljak, invece, ricorda che «tra i motivi del successo sloveno, a parte la maggiore integrazione con l’Ovest, c’è stata soprattutto la lentezza. Allora tutto il mondo ci criticava perché non privatizzavano come i cechi, come gli ungheresi. Invece probabilmente, è stata la nostra salvezza».

    «L’addio al comunismo? Costato un milione di morti»,
    di Mara Gergolet
    http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_23/addio_comunismo_milione_morti_0dce5a8c-e91a-11dd-8250-00144f02aabc.shtml

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  3. Il 9 novembre segnerà il ventesimo anniversario della decisione da parte del governo della Repubblica Democratica di Germania di aprire valichi di passaggio nel muro che separava i settori orientali ed occidentali di Berlino. Dal 1961 al 1989 il muro aveva costituito una linea di divisione nella -, un simbolo di -, e un metonimo per -, Guerra Fredda. Una generazione successiva a questi eventi si incontrerà a Berlino per commemorare la “caduta del Muro di Berlino”, l’ultima vittoria che l’Occidente può rivendicare negli ultimi due decenni. Impantanati nella guerra in Afghanistan, nell’occupazione dell’Iraq e nella peggior crisi finanziaria dal tempo della Grande Depressione degli anni Trenta del secolo scorso, gli Stati Uniti, la Germania e l’Occidente nel suo complesso sono ansiosi di gettare un tenero sguardo all’indietro verso quello che è apparso come il loro più grande trionfo, il collasso del blocco socialista nell’Est Europeo seguito a ruota stretta dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica.
    Tutti gli attori di questo dramma – Ronald Reagan, Mikhail Gorbachev, George H. W. Bush (N.d.tr.: Bush padre!), Vaclav Havel, Lech Walesa – e gli eventi che hanno condotto a questo, saranno con riverenza elogiati e considerati degni di celebrità. Gorbachev assisterà (forse con qualche imbarazzo?) alla festa di anniversario alla Porta di Brandenburgo e le pagine di editoriali di tutto il mondo, dense di deferenza, ripeteranno la litania di banalità, di cose pietose, di elogi auto-gratificanti e di grandiose rivendicazioni, come ci si deve aspettare per l’occasione. Quelli che non verranno riportati sono i commenti come quello pronunciato il 6 novembre da Mikhail Margelov, Presidente della Commissione per gli Affari Esteri della Camera Alta del Parlamento Russo, il Consiglio della Federazione. Vale a dire, che “il Muro di Berlino è stato sostituito da un cordone sanitario di nazioni ex-Sovietiche, dal Mar Baltico al Mar nero.” Con l’unificazione, prima di Berlino e poi dell’intera Germania, l’Unione Sovietica e il suo Presidente Mikhail Gorbachev avevano ricevuto assicurazioni che l’Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO) non si sarebbe allargata verso est, verso i confini dell’URSS. Gorbachev ribadisce che nel 1990 l’allora Segretario di Stato James Baker gli aveva dichiarato: “Guarda, se tu ritiri le tue truppe e consenti l’ingresso della Germania nella NATO, la NATO non si espanderà di un pollice verso est.” Non solo l’ex Germania Est veniva assorbita dalla NATO, ma negli ultimi dieci anni anche altri alleati del Patto di Varsavia entravano come membri di diritto del blocco NATO – Bulgaria, la Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia.
    (…)
    Con l’espansione del blocco militare, dominato dagli USA, nell’Europa Orientale nel 1999 e nel 2004, in quest’ultimo caso non solo i restanti stati non-Sovietici dell’ex Patto di Varsavia ma tre delle repubbliche ex-Sovietiche sono divenute membri effettivi della NATO, attualmente esistono cinque nazioni NATO che confinano con la Russia. Tre direttamente adiacenti alla sua terraferma – Estonia, Lettonia e Norvegia – e due più contigue all’exclave di Kaliningrad, la Lituania e la Polonia. La Finlandia, la Georgia, l’Ucraina e l’Azerbaijan si stanno preparando a seguirne l’esempio e così si completerà l’accerchiamento dal Golfo di Barents al Baltico, dal Mar Nero al Mar Caspio.
    La lunghezza del Muro di Berlino che separava la Berlino Ovest dalla Repubblica Democratica Tedesca era di 96 miglia. Il cordone militare NATO dalla Norvegia nord-orientale all’Azerbaijan settentrionale andrebbe ad estendersi oltre le 3.000 miglia (più di 4.800 chilometri). Di recente, un notiziario Russo commentava così la spesa di 110 milioni di dollari da parte degli USA per migliorare due delle sette nuove basi militari che il Pentagono ha acquisito sul Mar Nero di fronte alla Russia: “Le installazioni in Romania e in Bulgaria sono in linea con il programma di rilocazione delle truppe Americane in Europa annunciato nel 2004 dall’allora Presidente George Bush. Il principale obiettivo è la dislocazione il più vicino possibile ai confini della Russia.” Il muro che sta per essere eretto e allacciato attorno a tutta la Russia Europea non è una ridotta difensiva, una barriera di protezione. Si tratta di una falange di basi e di strutture militari in avanzamento senza tregua.
    (…)

    1989-2009: Il Muro di Berlino si sposta sui confini della Russia,
    di Rick Rozoff
    http://sitoaurora.altervista.org/Impero/impero157.htm

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