Quando eravamo re

Cinquanta anni fa esattamente iniziava la sua carriera, di Campione e Uomo Vero, un giovanissimo e sconosciuto nero d’ America: Cassius Clay, che in capo ad un anno avrebbe vinto le Olimpiadi di Roma (nella categoria dei medio-massimi), e, nel settembre del 1961, il titolo professionistico dei pesi massimi, sconfiggendo Sonny Liston anche nella rivincita. Per sei indimenticabili anni rimase IL RE, sconfiggendo ogni avversario in virtù di una classe e di una intelligenza schermistica senza precedenti,e senza successori. Inoltre ripulì la Noble Art dalle mafie che ne compromettevano, legate al business delle scommesse, la legittimità sportiva. Riunificò le varie corone, ognuna una diversa “federazione”, attorno cui si coagulavano interessi mafiosi. Fu la TV che gli permise di agganciare direttamente il grande pubblico, diventando manager a se stesso,e scavalcando le intermediazioni gangsteristiche che prima ne costituivano tramite necessario. La boxe divenne per davvero uno Sport a pieno titolo, che appassionò per trent’ anni le platee di tutto il mondo, prima di scomparire nella moltiplicazione dei titoli e dei fittizi “campionati”, pompati anche da interessi editoriali.
Nel 1967 rifiutò di andare in Vietnam, a combattere una guerra di dominazione “imperiale”, sbagliata e ingiusta perché combattuta contro un intero popolo, e non solo il FLN nazionalista che la combatteva in armi. Fu arrestato, condannato e degradato, privato vergognosamente, per una persecuzione politica, di un titolo mondiale che gli spettava per averlo conquistato e difeso sul ring. Dopo quattro anni di galera, ritornò sul quadrato, sconfiggendo via via tutti gli avversari, per il massimo titolo, per poi riconquistarlo contro Frazier alla rivincita, e anche nella “bella”, dopo avere perduto la prima sfida. Fu di nuovo The King. Egli fece onore al Black People cui apparteneva, e non solo come Campione Sportivo, ma come Leader Morale, ammirato da Tutte le Genti.
Tutte proprio, no. Perché infatti, mentre lui stava in galera, in Italia era nato un gruppettino, Lotta Continua, non si sa da chi e come sostenuto nei suoi cospicuissimi mezzi. Un gruppo paramilitare già nei titoli del ricco quotidiano omonimo, che predicavano violenze ed assassinii.
Non tutti realizzati, per fortuna. Quando Alì tornò in campo per vincere il Campionato della Vita, sostenuto da una platea mondiale che tifava per lui vegliando anche di notte per vederlo in TV,
Lotta Continua fece un titolo a nove colonne: “NOI NON TIFIAMO PER CASSIUS CLAY”. Era l’ 8 marzo del 1971: una anno esatto prima di……Calabresi.
Strano, perché era un gruppo che si faceva riconoscere “di sinistra”, anche la più dura ed estrema: e venne presto in ottimi rapporti con il PCI di Berlinguer, quello che ci portò “sotto la NATO”, perciò costretti oggi ancora a combattere tutte le sue guerre contro tutti i Paesi del mondo, il nostro incluso. Iraq, Afghania, presto l’ Iran eccetera.
Oggi che quegli stessi di allora, i misconoscitori di Clay-Alì, predicano da ben più alti pulpiti le medesime cose , e propagandano guerre di dominio, conquista e distruzione, di Nazioni e Culture, analoghe al Vietnam, noi capiamo finalmente il perché di quel titolo accampato nel lontanissimo 8 marzo del 1971 che Alì-Clay sfidò Joe Frazier, il campione abusivo che faceva la parte del “Neghro Bbbbuuuuono……”
Un mestiere opposto a quello, Uomo Vero di là d’ ogni colore di pelle, che fu di Muhammad Alì….
“Neghro Bbbbuono”….che oggi è di gran moda.
Non sappiamo fin quando.

W sempre Muhammad Alì, il più grande di tutti di Gianni Caroli.

One thought on “Quando eravamo re

  1. interessante la scelta da parte dei “compagni” di LC del nome wasp di Alì, come a disconoscerne razzisticamente la presa di coscienza di classe e di razza.

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