Meno soldati, meno armi e meno basi

craxi_bettino

C’era una volta… Bettino Craxi.
[Grassetti nostri]

“Il futuro che abbiamo davanti poggia su fondamenta economiche, culturali, tecnologiche forti ed estese, che gli straordinari cambiamenti dell’ultimo anno mettono a disposizione della pace e della cooperazione tra i popoli in una prospettiva non più segnata dai rischi e dagli sprechi dei blocchi militari.
Si è aperto un grande dialogo nel mondo. In poco tempo si è determinato un cambiamento profondo, di clima, di rapporti, di possibilità di prospettive.
Le strade della pace e della cooperazione si sono fatte più larghe. Dovremo percorrerle in modo lineare correndo verso nuovi traguardi. Occorre accelerare il processo di disarmo, approfondire il negoziato in ogni campo.
Gli stessi sistemi di alleanze politico-militari, sino a ieri rigidamente contrapposti, stanno mutando i loro rapporti e muteranno alla fine essi stessi.
Anche la NATO, in Europa, è destinata a cambiare la sua natura e la sua qualità. Non c’è niente di più confortante di una notizia che ci raggiunge per annunciare il ritiro di truppe, la riduzione dei contingenti, la riduzione degli armamenti. Tutto deve avvenire in forma negoziata, equilibrata, soddisfacente per tutti, ma deve avvenire. E prima avviene e meglio é.
Moltissime risorse potranno essere liberate dai loro impieghi militari e rivolte verso scopi civili, formativi, umanitari, di sviluppo.”

Da Per un riformismo moderno, per un socialismo liberale.
Relazione introduttiva alla Conferenza Programmatica del PSI, Rimini 22 marzo 1990

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“La questione tedesca è al centro degli equilibri europei e delle loro crisi, almeno a partire dalla guerra dei trent’anni. Oggi essa ha il vantaggio di poter essere ancorata a solide strutture multilaterali, europee, atlantiche e continentali.
Sotto il profilo della sicurezza, due mi paiono i punti fermi della questione: la permanenza della Germania nella NATO, la necessità di offrire ai Paesi confinanti soprattutto all’Unione Sovietica, le necessarie garanzie di sicurezza. L’appartenenza del nuovo Stato unitario all’alleanza occidentale comporta certamente modifiche nella struttura degli equilibri che vanno adeguatamente negoziate.
Allo stesso modo che l’unificazione tedesca deve servire a dare nuovo impulso alla integrazione comunitaria, così essa renderà più lineare la riflessione sul nuovo ruolo dell’Alleanza Atlantica, sui cambiamenti della sua natura e della sua qualità. Nell’Alleanza penso che si accentueranno le funzioni politiche rispetto a quelle militari, e rispetto a queste ultime crescerà il peso della componente europea.”

Da Unità della Germania, unità dell’Europa.
Discorso al Parlamento europeo, Strasburgo 4 aprile 1990

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“Il vento della pace avvolge le alleanze militari e ne provoca a trasformazione. Il Patto di Varsavia è ormai solo una insegna che sta su di un edificio dal quale gli inquilini se ne sono andati. L’Alleanza Atlantica, certo non subisce la stessa diaspora, ma tuttavia non può non predisporsi a realizzare alcuni cambiamenti di fondo. Si tratterà di una sottolineatura maggiore del suo ruolo politico rispetto a quello militare, di una crescita di responsabilità della componente europea, di una grande apertura nei confronti dell’Est, con lo svolgimento di rapporti destinati ad infondere sentimenti di sicurezza e di fiducia.
Delicato anzi delicatissimo è naturalmente il profilo militare della riunificazione tedesca. La Germania unita non potrebbe non stare nella Alleanza Atlantica, ma neppure vi potrebbe stare senza un ulteriore sistema di garanzie da approfondirsi, da negoziarsi, da rendere accettabile per l’Unione Sovietica.
L’unità tedesca è il portato più grande degli sconvolgimenti che stanno rimescolando la vita dell’Europa centrale ed orientale e, in misura diversa, di tutta l’Europa nel suo insieme. Il problema più alto, come segnalavamo noi stessi a Rimini, innalzando un simbolico muro di Berlino, giacché non si tratta solo della libertà e della unità di un popolo, ma essenzialmente anche della pace e della organizzazione della pace in Europa.
Noi ci auguriamo che il processo giunga rapidamente a compimento saldando nel modo più equilibrato tutte le questioni che sono aperte e che vanno risolte nei rapporti con l’URSS, con l’Alleanza Atlantica, con l’Europa comunitaria, con i vicini della Germania.
Sono vie obbligate per la pace del futuro sulla quale non debbono pesare incognite di sorta. Occorrono certezze per tutti e nessuno deve poter neppure fantasticare su di un possibile ritorno dei fantasmi del passato.
E’ una via obbligata la progressione prudente ma continua verso un disarmo generalizzato. Meno soldati, meno armi e meno basi in Europa. Meno soldati, meno armi e meno basi in Italia.

Da Verso una fase importante e difficile della vita nazionale.
Relazione all’Assemblea Nazionale del PSI, Roma 7 giugno 1990

[Sigonella, ottobre 1985]

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