Come loro nessuno

Prima “fabbricano” il terrorismo:
Washington, 30 dicembre – Non solo avvertì l’ambasciata americana ad Abuja delle posizioni estremistiche del figlio, ma ne parlò anche con la CIA. Secondo quanto rivela la CNN, il padre del terrorista nigeriano che il giorno di Natale voleva far saltare in aria il volo Amsterdam-Detroit ebbe un incontro in novembre con alcuni funzionari dell’agenzia di intelligence americana in Nigeria, ai quali espresse le proprie preoccupazioni sulle visioni radicali del figlio.
(Adnkronos)

Washington, 29 dicembre – La CIA sapeva del pericolo rappresentato dal nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, ma non condivise l’informazione con le altre agenzie di sicurezza. Lo afferma la CNN che cita fonti “bene informate”. L’incontro tra il padre di Abdulmutallab e un funzionario della CIA era stato descritto in modo dettagliato in un rapporto inviato al quartier generale a Langley, ma non era poi stato inoltrato alle altre agenzie.
(AGI)

Poi “scoprono” qualche bell’obiettivo da bombardare:
Washington, 30 dicembre – Stati Uniti e Yemen stanno esaminando una serie di obiettivi in vista di un possibile raid contro le postazioni degli estremisti nel Paese della penisola arabica, dove si è addestrato Umar Farouk Abdulmutallab, il giovane nigeriano che il giorno di Natale voleva far saltare in aria il volo Amsterdam-Detroit.
Lo rivela la CNN, che cita fonti del Pentagono, secondo cui ci si sta preparando nel caso in cui il presidente Barack Obama dovesse decidere un intervento militare contro obiettivi che possano in qualche modo essere collegati a quanto successo la settimana scorsa.
(Adnkronos)

Poiché l’intero Nord America sembra ormai assillato dalla questione dei terroristi che indossano mutande esplosive, vorrei dire qualche parola su questa ultima trovata del teatrino della sicurezza che sembra aver paralizzato la nazione. Le terribili immagini della “mutanda bomba” hanno ormai fatto capolino su internet. Potete vederle, ad esempio, sul sito di ABC News.
Riporto con esattezza ciò che dice il testo nella pagina (non me lo sto inventando, è tutto drammaticamente vero): (Attenzione: una parte del contenuto che segue è piuttosto esplicito, proseguite nella lettura a vostro rischio…).
“La prima foto a sinistra mostra le mutande leggermente annerite e striate, con il pacco-bomba ancora al suo posto”.
Non so come voi la pensiate, ma io credo che se si ispezionasse la biancheria dei passeggeri che prendono l’aereo in questi giorni, si scoprirebbe che almeno metà di loro indossano mutande leggermente annerite e striate e con il “pacco bomba” ancora al suo posto.
La salute gastrointestinale della popolazione è spaventosa! E se a questo si aggiungono il cibo che si trova negli aeroporti e gli snack adulterati che vengono offerti durante il volo, potremmo dire che quasi ogni passeggero dell’aereo rischia di far esplodere un piccolo “pacco-bomba” prima di scendere dall’apparecchio (perché credete che si precipitino tutti verso l’uscita con tanta fretta?).
A dire il vero, non sono certo di quale sia la minaccia più grave alla salute pubblica: la pessima sicurezza aeroportuale o gli effetti della digestione dei pasti offerti durante il viaggio. Ma le due cose hanno un elemento in comune: la biancheria intima…
Il summenzionato articolo della ABC News prosegue affermando che le mutande di questo terrorista contenevano 80 grammi di un materiale esplosivo chiamato PETN, che i test eseguiti dal governo hanno rivelato essere in grado di aprire un (piccolo) buco sulla paratia di un aereo.
Una rivelazione brillante, non c’è che dire. Brillante davvero. L’idea che una mutanda esplosiva possa far saltare in aria un aereo è perfettamente logica, salvo per il piccolo particolare che ci sono di mezzo le chiappe del terrorista!
Se il pacco esplosivo fosse realmente detonato, vi dico esattamente cosa sarebbe successo: si sarebbe sentito un fragoroso botto, seguito dallo svolazzare di pezzi esplosi delle chiappe del terrorista all’interno dell’aereo.
Non sto facendo una battuta. Si tratta di una descrizione realistica del funzionamento di una bomba. Le bombe esplodono verso l’esterno, distruggendo prima di tutto ciò che si trova a loro più vicino. E questo tizio aveva la bomba infilata proprio tra le chiappe del culo. Una “bomba-strizzone”, se volete. Uno strizzone col botto.
Questa è una discussione seria. C’è stato, non molto tempo fa, il tentato omicidio di un principe del Medio Oriente. E’ stato riportato anche dalla stampa. L’assassino era riuscito in qualche modo a infilarsi l’esplosivo nell’ano – giuro che non me lo sto inventando – ed è riuscito a passare agevolmente attraverso i controlli di sicurezza. Poi si è diretto verso il suo bersaglio, ha azionato il detonatore e ha così fatto volare per tutta la stanza le proprie chiappe disintegrate… senza ferire nessun altro.
Brillante, vero?
Pensateci. Nei film sulla II Guerra Mondiale non vedete sempre dei soldati valorosi che si gettano con il proprio corpo su una granata lanciata dal nemico per proteggere i propri compagni dalla deflagrazione? Questo sistema funziona davvero, perché chiunque si trovi sopra la granata assorbe l’esplosione. E’ fisica di base.
Nel caso del terrorista strizzone, costui sta seduto direttamente sopra l’esplosivo! Chi pensate che finirà per assorbire tutta la potenza dello scoppio? Sarà il tizio che ci sta seduto sopra.
Questa è pura fisica. Una piccola bomba inserita nelle mutande qualcuno, rappresenta una minaccia solo per l’idiota che ha le mutande indosso.
(…)

Da I medicinali danneggiano la salute più delle mutande esplosive, di Mike Adams.

Nuove ingerenze
Londra, 3 gennaio – La Gran Bretagna e gli Stati Uniti vogliono rafforzare la loro azione congiunta contro il terrorismo in Yemen e in Somalia. Lo ha annunciato il governo britannico.
Tra le “iniziative concordate un piano britannico-americano per finanziare una speciale unità antiterrorismo della polizia yemenita” mentre in Somalia i due leader “ritengono che serva una forza di peacekeeping più consistente (rispetto all’attuale) e insieme sosterranno questa posizione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
(AGI)

Il babbo nababbo
Prendiamo per esempio il babbo nababbo di Mutanda Boom, Alhaji Umaru Mutallab, il banchiere nigeriano che nell’economia del racconto dei media più importanti serve a dire che “c’è poco controllo”, che “occorrono misure più restrittive” e che serve anche a convalidare l’esistenza di al-Qa’ida, nella sua variante yemenita, in vista delle prossime iniziative belliche.
Il signor Mutallab non è “un” banchiere nigeriano, ma “il” banchiere della Nigeria, un ex ministro ammanicato con uno dei poteri più corrotti dell’Africa, l’uomo più ricco di un paese chiave della produzione di idrocarburi, nonché uno degli uomini più ricchi del continente africano. Come molte banche in giro per il mondo, anche la sua, non appena ha soffiato il vento della crisi, è stata salvata dai cavalieri verdi, quelli che i dollari ce li avevano e non sapevano come investirli. Ad altre banche sarà toccato il Kuwait o la Cina. Alla nigeriana Jaiz Bank è toccato invece mettersi nelle mani della Banca Islamica di Sviluppo, il braccio finanziario della Organizzazione della Conferenza Islamica, con sede a Gedda, in Arabia Saudita, direttamente influenzato dal potere della monarchia saudita.
Mutallab senior non ha faticato a cercarsi partner così ingombranti, perché in anni precedenti aveva contribuito a mettere il suo paese nelle mani di altre istituzioni finanziarie, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Prevedibile l’effetto delle secche ricette finanziarie di Washington su un paese africano complesso. La polizia nel solo 2009 ha ucciso centinaia di persone per controllare i disordini. Ma noi cittadini dell’emisfero Nord avevamo troppe pagine occupate dall’Iran per rendercene conto. Le stesse ricette finanziarie, applicate in Yemen, hanno qualche effetto sui disordini di quel paese, dove Banca Mondiale, FMI e Banca Islamica di Sviluppo hanno investito nel 2009 svariati miliardi di dollari, ora a rischio.
Sappiamo che Obama è molto sensibile agli interessi delle banche, e quindi qualcosa farà, prima che un cambio di regime sgradito in Yemen minacci definitivamente quegli interessi così intrecciati e trasversali.
Torniamo dunque al banchiere, che di questi interessi ne sa qualcosa. Infatti Mutallab non è stato solo banchiere. È stato anche per anni consigliere di amministrazione e in seguito direttore esecutivo della Defense Industry Corporation of Nigeria (DICON). La DICON è la principale industria a produzione militare nigeriana. Assembla su licenza modelli d’arma israeliani e adotta modelli di gestione privatistica della sicurezza in stile Blackwater, ma sempre con istruttori israeliani, dispiegati nelle aree calde del paese. Si tratta di una partnership spinosa, tanto che qualche parlamentare nigeriano ha paventato forti rischi di sovranità e un ruolo eccessivo del Mossad.
(…)

Da Terrorismo: se si indagasse sulla Casta planetaria, di Pino Cabras.

9 thoughts on “Come loro nessuno

  1. YEMEN: LA GUERRA DEL PENTAGONO NELLA PENISOLA ARABA,
    di Rick Rozoff
    dal sito StopNato
    Traduzione di Gianluca Freda

    Nota del traduttore: questo articolo è stato scritto dieci giorni prima che il fallito attentato di Umar Farouk Abdulmutallab contro il volo Delta 253 americano fornisse agli USA un felice pretesto per intervenire nella guerra civile in corso nello Yemen. L’autore aveva già capito quali fossero gli obiettivi e gli interessi in campo e li aveva illustrati con una certa accuratezza. Ci ha poi pensato la solita Al Qaeda, con il consueto petardo fatto esplodere in una locazione a caso, a creare la giustificazione per l’intervento. Al Qaeda è preziosa per la politica estera degli Stati Uniti: consente di giustificare qualsiasi invasione o aggressione, comparendo sempre nel luogo opportuno – quello in cui gli USA desiderano intervenire – al momento opportuno. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla. E naturalmente è per questo che gli Stati Uniti l’hanno inventata.

    http://blogghete.blog.dada.net/post/1207120756/DOVE+C%27E%27+AL+QAEDA%2C+C%27E%27+CASA

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  2. ed ecco dove, come al solito, vogliono andare a parare:

    SANA’A – Secondo uno studioso arabo “gli Stati Uniti hanno intenzione di costruire una base militare in territorio yemenita e il governo di questo paese è sostanzialmente favorevole a questa prospettiva”. Lo ha affermato il noto analista politico arabo residente negli Stati Uniti Ali Al-Ahmed, intervistato mercoledi dalla rete satellitare PressTv.
    Secondo l’analista, gli americani costruiranno la loro base aerea a Socotra, un’isola al largo della costa yemenita e nelle prossime settimane la notizia verrà resa ufficiale. E devono averlo appreso i russi che ieri hanno messo in guardia “potenze extraterritoriali” dalle intromissioni negli affari interni dello Yemen. Secondo l’agenzia IRNA, il portavoce del Ministero degli Esteri Andrei Nesterenko ha dichiarato che i problemi dello Yemen sono fatti interni del paese e che gli altri paesi “non hanno il diritto” di intromettersi negli affari di questo paese.

    http://www.italianradio.ir/index.php/notizie/politica/10094-yemen-gli-usa-costruiranno-base-militare-a-socotra-la-russia-non-ci-sta.html

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  3. birbaccione!

    Sana’a, 9 gen. – (Adnkronos/Aki) – “Il giovane nigeriano Umar Farouk Abdul Muttalib ci ha ingannati. Grazie al nostro istituto di arabo ha ottenuto un visto per studiare arabo in Yemen ma andava di nascosto da quelli di al-Qaeda“. E’ questo lo sfogo di Muhammad Hussein al-Anisi, direttore del Sana’a Institute for the Arabic Language (Sial), che ad AKI – ADNKRONOS INTERNATIONAL racconta la sua esperienza con il terrorista nigeriano autore del fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit della Delta.

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  4. Volando dalla Nigeria, Abdulmutallab è entrato in Olanda senza passare attraverso la dogana: impossibile farlo senza l’assistenza di un’agenzia di intelligence.
    All’aeroporto di Amsterdam, Abdulmutallab è stato assistito da un uomo che sembrava essere indiano, che ha affermato che Abdulmutallab era un rifugiato sudanese senza alcun passaporto (non gli sarebbe stato permesso di entrare nella UE senza un passaporto attraverso la dogana). Quest’uomo e chiunque abbia autorizzato l’imbarco senza un passaporto sono storie enormi delle quali non abbiamo sentito. Dove sono i video dell’aeroporto su questo?
    (…)

    da Le menzogne degli USA sul terrorista del cavallo del volo 253,
    di Carl Herman
    http://sitoaurora.altervista.org/Falseflag/falseflag24.htm

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  5. During the past month the U.S. has carried out deadly military strikes in Yemen: Bombing raids in the north and cruise missile attacks in the south of the nation. Washington has been accused of killing scores of civilians in the attacks in both parts of the country, executed before the December 25 Northwest Airlines incident that has been used to justify the earlier U.S. actions ex post facto. And, ominously, that has been exploited to pound a steady drumbeat of demands for expanded and even more direct military intervention.
    The Pentagon’s publicly disclosed military and security program for Yemen grew from $4.6 million in 2006 to $67 million last year. “That figure does not include covert, classified assistance that the United States has provided.”
    In addition, “Under a new classified cooperation agreement, the U.S. would be able to fly cruise missiles, fighter jets or unmanned armed drones against targets in the country, but would remain publicly silent on its role in the airstrikes.”
    On January 1 General David Petraeus, the chief of the Pentagon’s Central Command, in charge of the wars in Afghanistan and Iraq as well as operations in Yemen and Pakistan, was in the Iraqi capital of Baghdad and said of deepening military involvement in Yemen, “We have, it’s well known, about $70 million in security assistance last year. That will more than double this coming year.
    The following day Petraeus was in the capital of Yemen where he met with the country’s president, Ali Abdullah Saleh, to discuss “continued U.S. support in rooting out the terrorist cells.”
    (…)
    The alleged terrorist cells in question are identified by U.S. and other Western governments as being affiliated with al-Qaeda in the Arabian Peninsula (AQAP). However, on January 4 CNN reported that “A senior U.S. official cited a rebellion by Huti [Houthi] tribes in the north, and secessionist activity in the southern tribal areas” as of concern to Washington.
    The Houthis’ confessional background is Shi’a and not Sunni Islam and the opposition forces in the south are led by the Yemeni Socialist Party, so attempts to link either with al-Qaeda are inaccurate, self-serving and dishonest.
    (…)
    Saudi Arabia has launched regular bombing raids and infantry and armored attacks in the north of the country and, according to Houthi rebel sources, been aided by U.S. warplanes in deadly attacks on villages. Houthi spokesmen have accused Riyadh of firing over a thousand missiles inside Yemen, and in late December the Saudi Defense Ministry acknowledged that its military casualties over the preceding month included 73 dead, 26 missing and 470 wounded. In short, a cross-border war on the Arabian peninsula.
    (…)

    da U.S., NATO Expand Afghan War To Horn Of Africa And Indian Ocean,
    di Rick Rozoff
    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16854

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  6. “inedita”

    Teheran, 28 gen. – (Adnkronos/Aki) – Il fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit il giorno di Natale e’ tutta una montatura dietro la quale si nascondono i servizi segreti israeliani.
    E’ questa l’inedita tesi dell’emittente iraniana PressTv, che pubblica un dossier sul suo sito in cui sostiene che la ‘International Consultants on Targeted Security’, la societa’ israeliana che gestisce i controlli di sicurezza nell’aeroporto Schiphol di Amsterdam, avrebbe deliberatamente permesso all’attentatore, il giovane nigeriano Umar Farouk Abdulmutallab, di “fare un giro” senza passaporto ad Amsterdam.

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