Prigioni CIA in Lituania

Lo scorso dicembre, una commissione d’inchiesta nominata dal Parlamento lituano ha riconosciuto che nel Paese baltico sono state create almeno due carceri segrete per la “guerra al terrore” condotta dalla CIA.
L’inchiesta sulle attività dell’agenzia di spionaggio USA in Lituania aveva preso avvio da notizie apparse sulla stampa statunitense nell’agosto 2009. Ora è emerso che le prigioni CIA erano almeno due, una delle quali operativa già nel 2002 e l’altra a partire dal 2004. Esse erano organizzate e gestite dalla centrale CIA di Francoforte in Germania, che aveva anche la responsabilità per centri detentivi simili in Romania, Polonia, Marocco e forse Ucraina.
Infatti, come dichiarato dall’ex capo dell’agenzia nella città tedesca Kyle D. Foggo, “sarebbe stato troppo rischioso gestirle dal quartier generale” della CIA.
Il nome in codice dell’operazione, condotta insieme al Dipartimento della Sicurezza Nazionale lituano, era Amber Rebuff. La prima delle due prigioni era situata a Rudnikai, camuffata come centro speciale di addestramento del Servizio di Pubblica Sicurezza del ministero degli Interni lituano; la seconda, la più utilizzata, era invece ad Antaviliai, a soli venti chilometri dalla capitale Vilnius, in una località abitata da influenti uomini politici e d’affari. Precedentemente, il sito di Antaviliai era adibito a centro equestre, i cui proprietari erano stati spinti dalle forti pressioni delle autorità locali a venderlo alla Elite LLC, una società di comodo creata dalla CIA con l’aiuto di due sue referenti con sede a Panama, Start Finance Group e INK Holding.
Pare comunque che la CIA abbia avuto non poche difficoltà con Amber Rebuff. L’allora presidente lituano, Rolandas Paksas, si oppose infatti al progetto ma a meno di un anno di distanza dalla sua elezione venne incriminato a causa di una presunta corruzione da parte di affaristi russi e di altre voci incontrollate. Più o meno nello stesso periodo di tempo, tre diplomatici russi furono accusati di spionaggio ed allontanati dal Paese, probabilmente un’iniziativa statunitense per evitare sguardi indiscreti sull’operazione in corso.
Venne quindi eletto come Presidente l’anziano Valdas Adamkus, un grande ammiratore di George Bush dotato anche di cittadinanza USA, voglioso di sdebitarsi con i suoi padrini a stelle e strisce per il sostegno da loro accordato alla richiesta lituana di entrare nella NATO.
Interessante il fatto che negli anni fra il 2003 ed il 2006 l’ambasciatore statunitense in Lituania fosse Stephen Donald Mull, un agente della CIA operativo in Polonia ai tempi di Solidarnosc. All’epoca, Mull era in servizio presso l’ambasciata di Varsavia quale Consigliere Politico e veniva considerato dagli organi di intelligence locali un mestatore a causa della sua attiva frequentazione con la dissidenza.
Mull ha avuto l’intera responsabilità operativa di Amber Rebuff e sicuramente è a conoscenza di dove siano finiti i 5 milioni di dollari di “aiuti” stanziati a favore della Lituania all’inizio di tutta la storia.
Da parte lituana i responsabili erano Arvydas Pocius e Mecys Laurinkas, che in periodi diversi prestarono servizio come capi del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, e il vice direttore dello stesso Dainius Dabasinskas. Nell’operazione furono impiegati sono gli agenti lituani più fidati, alcuni dei quali collaborarono con i colleghi americani durante gli “interrogatori”.
La pubblicità che ormai circonda Amber Rebuff ha fatto visibilmente innervosire le autorità della Lituania.
La Presidente Dalia Grybauskaite va ripetendo che non ha nulla a che fare con le prigioni CIA, malgrado abbia “sospetti indiretti” a riguardo della questione. Ella ha peraltro espresso la significativa opinione secondo cui un’indagine completa potrebbe rendere la Lituania un bersaglio del terrorismo internazionale. La stessa ipotesi, guarda caso, diffusa da un portavoce della CIA per il quale commentare le informazioni sulle carceri segreti rappresenterebbe una minaccia a milioni di persone e sarebbe perciò un atto irresponsabile.
Il numero esatto di persone “ospitate” presso tali prigioni è sconosciuto, ma è assodato che in Lituania giungevano con una certa regolarità voli speciali dall’Afghanistan. Quando l’inchiesta parlamentare era in corso, il capo del Comitato Nazionale per la Sicurezza e la Difesa Arvydas Anusauskas affermò che alcuni particolari dell’operazione non potevano essere resi pubblici per motivi di sicurezza interna e per gli obblighi contratti con gli “alleati” statunitensi.
Dal canto loro, il Primo ministro Andrius Kubilius e gli ex Presidenti Algirdas Brazauskas e Valdas Adamkus si stanno adoperando per convincere l’opinione pubblica che le rivelazioni sulle prigioni segrete della CIA in Lituania sono tutte “miti e fantasie”.
Bisognerebbe tenere bene a mente che alla fine del 2005, su richiesta dell’ex ambasciatore Mull, il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale distrusse frettolosamente tutti i documenti e le evidenze, anche materiali, che potevano ricondurre alle prigioni segrete. Pezzi delle apparecchiature furono gettati in piena notte nel fiume Nemunas. Successivamente, nel 2007 il sito di Antaviliai fu ceduto dalla CIA ai colleghi lituani in segno di riconoscenza per la loro cooperazione a difesa della libertà e della democrazia.

12 thoughts on “Prigioni CIA in Lituania

  1. come centro di addestramento funziona bene

    Washington, 12 gen. (Adnkronos) – Rispetto al mese di aprile e’ salito dal 14 al 20 per cento il numero degli ex prigionieri del campo di Guantanamo a Cuba tornati a svolgere attivita’ terroristiche.
    Il dato – fornito da un alto funzionario della Difesa statunitense proprio mentre ricorre l’ottavo anniversario dell’arrivo dei primi venti detenuti nel campo – fa riferimento ad un rapporto confidenziale della DIA (Defense Intelligence Agency) secondo il quale un detenuto su cinque ha ripreso o e’ sospettato di aver ripreso a svolgere attivita’ di terrorismo dopo aver lasciato la base. Ad aprile, ricorda la Cnn nel dare la notizia, un analogo rapporto aveva registrato un tasso di 14 punti percentuali.

    scherziamo, ma fino ad un certo punto

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  2. …..un detenuto su cinque ha ripreso o e’ sospettato di aver ripreso a….. ,ma erano tutti terroristi accertati o sospettati? Dopo il trattamento umano avuto in prigione che uno sia terrorista o no, era l’unica cosa che potevano fare. La Cia si aspettava forse un ringraziamento da queste persone? Cosa ha fatto per farsi almeno tollerare dal detenuto? Gli agenti potevano evitare trattamenti da medioevo o da inquisizione.

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  3. i trattamenti somministrati talvolta possono essere molto sofisticati, tali magari da rendere certi ospiti facilmente manipolabili dai somministratori…

    per quanto riguarda il ritorno all’attività “terroristica” da parte dei detenuti, c’è chi contesta l’attendibilità dei dati in questione.
    presto pubblicheremo un dettagliato rapporto al riguardo elaborato da un gruppo di lavoro coordinato dal professor Denbeaux, autore del libro su Guantanamo che avevamo segnalato qui:
    https://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/11/30/gli-avvocati-di-guantanamo/

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  4. Credo che un prigioniero che sia stato torturato nelle prigioni segrete della “zia”, o collabora con Lei o si va a nascondere in qualche buco e per qualche anno non mette fuori neanche il naso. Come dicevate, hanno metodi talmente efficaci che la santa inquisizione al confronto era un parco giochi…..ho esagerato un pò, d’accordo, ma hanno avuto degli ottimi maestri, le ss hanno trasloccato in massa dopo la caduta del 3° Reich. La cia, appunto, è opera loro solo per far nascere il 4°.
    Saluti

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  5. mah, la ricostruzione di questi alberi genealogici desta sempre molte perplessità.
    come del resto il voler accostare il progetto di egemonia globale USA a passate esperienze imperiali e/o imperialiste.
    ma son discorsi complessi…

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  6. La cosa più triste è vedere come ex stati sovietici o ex paesi del blocco socialista siano diventati nuove colonie europee dell’imperialismo americano …. ma penso che anche l’imperialismo non sia invincibile e cominci ad avere qualche grosso problema …. diamoci da fare! Vincenzo

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  7. Le repubbliche baltiche ormai sono completamente asservite al potere atlantista.

    Rimane da preservare l’Area intorno alla Federazione Russa, che temo sarà nei prossimi anni foriera di eventi bellici

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  8. Il mio avvocato mi ha chiesto di non scrivere niente in giro, perché sono, o ero, indagato.
    Consiglio solo di non fare pensieri parole opere e/o missioni di RIVOLUZIONE (che è ahimè illegale, e comporta la GUERRA CIVILE e l’instaurazione della DITTATURA DEL PROLETARIATO) ma anzi di mettersi comodi e stapparsi un’altra birra, come, lo giuro sul mio onore, sto facendo io.
    cristiano

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  9. Prigioni segrete: la Polonia complice dei torturatori della CIA,
    di José Fort

    Il rapporto del Senato pubblicato a Washington sui crimini commessi dalla CIA dopo l’11 settembre 2001 con la benedizione di George Bush conferma la ferocia e l’entità dei crimini commessi durante questo periodo. Questo non toglie completamente il velo dai «siti neri » dove hanno avuto luogo le torture, ma è noto che la Polonia, la Romania e la Lituania hanno ospitato centri di detenzione segreta fra il 2003 e il 2005.
    «Questo rapporto descrive un programma inquietante», ha commentato Barack Obama, «e rafforza la mia convinzione che tali metodi brutali erano non solo contrari ai nostri valori ma che non sono stati nemmeno utili ai nostri sforzi nella lotta al terrorismo». Lunedì sera, quando Obama ha telefonato al Primo ministro polacco, Ewa Kopacz, per informarlo della pubblicazione del rapporto, il ministro della difesa polacco ha dichiarato: «Certi segreti dovrebbero restare tali».
    Ѐ sotto la presidenza di Aleksander Kwasniewski che le prigioni segrete sono state installate in Polonia. Kwasniewski, un vecchio comunista che veste oggi i panni di un liberale convinto, ha segnato il suo mandato con l’adesione del suo Paese alla NATO (1999), la partecipazione di Varsavia alla guerra in Iraq (2003), l’adesione all’Unione europea (2004) e il sostegno attivo alla cosiddetta rivoluzione “arancione” in Ucraina. Il suo predecessore alla presidenza polacca, l’ultrareazionario e omofobo Lech Walesa, il vecchio di Gdansk, il protetto di Giovanni Paolo II, aveva preparato bene il terreno, fino al punto da affermare che «i terroristi sarebbero trattati meglio nel microclima polacco piuttosto che nelle prigioni americane ».
    Il caso delle prigioni segrete della CIA in Polonia era già stato trattato dal « Washington Post ». Il quotidiano ha detto che l’agenzia statunitense aveva pagato nel 2003 15 milioni dollari (11 milioni di €) ai polacchi per stabilirsi a Stare Kiejkuty, il più importante dei « siti neri » destinati ai prigionieri di Al-Qaida fuori dagli Stati Uniti. Ѐ là che Khalid Cheikh Mohammed, descritto come la mente dell’11 settembre 2001, ha subito 183 sedute di waterboarding dopo la sua cattura.
    « In una fredda giornata all’inizio del 2003, due agenti di alto rango della CIA sono arrivati all’ambasciata americana a Varsavia per prendere due grandi scatole di cartone, con dentro 15 milioni di dollari in contanti, inviati dalla Germania tramite corriere diplomatico. I due uomini hanno messo le scatole in una macchina e sono andati in città fino alla sede dei servizi polacchi », racconta il Washington Post.
    La Polonia ha dovuto rispondere davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo alle accuse di ex prigionieri che avevano parlato di tecniche di tortura usate dalla CIA dietro le mura sorvegliate dall’esercito polacco. Tecniche che sono state confermate dal rapporto del Senato: privazione del sonno fino a 180 ore, mantenimento dei prigionieri in posizioni dolorose, spesso nudi e incappucciati, ripetuti pestaggi, musica assordante, simulazione di annegamento (« waterboarding »), isolamento prolungato, alimentazione per via rettale (« rectal feeding »), bagni di acqua ghiacciata… I torturatori della CIA hanno agito a loro piacimento nel «microclima polacco» così caro a Lech Walesa.

    Fonte: http://www.legrandsoir.info/prisons-secretes-la-pologne-complice-des-tortionnaires-de-la-cia.html

    (traduzione di M. Guidoni)

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