Come a Fallujah

Mentre a Marjah, a causa del blocco militare Usa che impedisce di evacuare i feriti, altri civili rischiano di morire per mancanza di cure adeguate – nel finesettimana ne sono già deceduti sei – a Nadalì si contano i cadaveri dei civili rimasti uccisi sotto le macerie di una casa distrutta ieri in un bombardamento dell’artiglieria americana: almeno dodici morti, tra cui cinque bambini. I generali Usa si sono scusati, dicendo che si è trattato di un errore di mira: due missili sono caduti a 300 metri dall’obiettivo stabilito colpendo l’edificio sbagliato. Cose che capitano quando si bombarda un centro abitato con missili sparati da oltre venti chilometri di distanza – in questo caso dalla base di Camp Bastion.
Nonostante le dichiarazioni di alcuni generali afgani che parlano di talebani in rotta e di vittoria ormai vicina, le truppe alleate continuano a incontrare una forte resistenza da parte dei guerriglieri talebani.
Il capitano Ryan Sparks, al comando della compagnia Bravo del 1° battaglione, 6° reggimento Marines, ha paragonato l’intensità dei combattimenti in corso a Marjah con quelli dell’attacco a Fallujah, in Iraq, nel 2004. “E’ come a Fallujah, salvo che qui ci sparano addosso da tutte le parti perché non avanziamo in linea retta, ma da direzioni diverse”.
Secondo i comandi alleati, finora gli insorti uccisi sono 35 e le perdite subite sono solo 5.
I talebani hanno però dichiarato di aver perso solo 6 uomini (tutti gli altri sarebbero civili) e di aver ucciso 192 soldati, tra soldati afgani e stranieri.
Dai talebani è giunto ieri anche un messaggio per il presidente Obama in occasione del ventunesimo anniversario del ritiro delle truppe sovietiche dall’Afghanistan (15 febbraio 1989): “Gli americani dovrebbero capire che se hanno bisogno di 15 mila uomini per prendere il controllo di un solo distretto, per impossessarsi di tutti i 350 distretti dell’Afghanistan dovrebbero utilizzare oltre 5 milioni di soldati. I dirigenti della Casa Bianca trarrebbero maggior vantaggio a comprendere la lezione della storia invece di abbandonarsi a esibizioni di forza: Obama, come Gorbaciov, deve guardare realisticamente la realtà sul terreno in modo da mettere fine alla tirannia e alla repressione nei confronti degli afghani, invece di portare altre sventure all’America”.
(…)

Da Marjah, la Fallujah di Obama di Enrico Piovesana.
[grassetto nostro]

In tutto, dall’inizio dell’operazione Moshtarak, sono 19 i civili feriti nel corso dell’offensiva anglo-americana che sono riusciti a raggiungere l’ospedale di Emergency, che dista poche decine di chilometri dalla zona dei combattimenti. Tra di loro c’è un bambino di 7 anni colpito al petto da un proiettile e una bambina di 12 anni che invece è stata colpita al ginocchio.
Nel frattempo, come ci confermano dall’ospedale di Emergency, l’offensiva alleata si sta espandendo anche nella vicina provincia di Kandahar, dove la notte scorsa 5 civili sono stati uccisi in un bombardamento aereo Usa. Sale quindi a 26 il bilancio dei civili uccisi dall’inizio dell’operazione Moshtarak: oltre a questi ultimi, 12 (tra cui 6 bambini) uccisi in un bombardamento missilistico e Nadalì, 3 uccisi la notte scorsa nel corso degli scontri nella stessa zona e i 6 feriti deceduti a Marjah.
Dal punto di vista militare, le notizie che arrivano da Marjah sono tutt’altro che confortanti per i comandi alleati. Gli insorti continuano a opporre una dura resistenza ai Marines, che secondo fonti citate dal Guardian nelle ultime 24 ore sono avanzati in città di soli 500 metri, nonostante il supporto dell’artiglieria e dell’aviazione. “Gli americani arrivati in elicottero controllano solo alcune aree della città, dove ora li teniamo sotto assedio”, ha dichiarato un portavoce talebano, Tariq Ghazniwal , invitando i giornalisti a visitare Marjah per vedere “chi controlla la città”.

Da Marjah val bene una strage, di Enrico Piovesana.

Arrivano i “nostri”?
Roma, 17 febbraio – Il ministro degli Esteri Franco Frattini non “esclude” che truppe italiane in Afghanistan possano effettuare “un intervento temporaneo” nelle operazioni in corso in Helmand “se ci sarà una richiesta di impiego” da parte della NATO.
Il titolare della Farnesina, ai microfoni di SkyTg24, ha sottolineato che questa è un’eventualità ma che la decisione spetta ai “comandi militari sul campo sulla base delle informazioni in loro possesso”. Comandi, ha aggiunto il ministro, che secondo le regole di ingaggio, “hanno 6 ore per decidere se accettare o respingere” la richiesta.
(AGI)

“Uno straordinario patriota”
Segnaliamo l’articolo di Rick Rozoff Afghanistan: Charlie Wilson And America’s 30-Year War.
In esso l’autore sottolinea come il generale McChrystal, attuale comandante delle forze USA/NATO in Afghanistan, la scorsa estate avesse individuato tre raggruppamenti protagonisti della guerriglia. A capo di due di essi vi sono Jalaluddin Haqqani e Gulbuddin Hekmatyar, i medesimi individui che negli anni ottanta combatterono i sovietici facendo tesoro del generoso sostegno fornito da parte americana.
Sostegno che pervenne loro mediante un’operazione coperta della CIA (detta “Operazione Ciclone”), coordinata dal congressista Charlie Wilson, sorto agli onori delle cronache per il film di Mike Nichols che dalla sua figura trae ispirazione La guerra di Charlie Wilson.
Charlie Wilson è deceduto lo scorso 10 febbraio, celebrato da parte del titolare del Pentagono Robert Gates come “uno straordinario patriota per la liberazione dell’Afghanistan dall’occupazione sovietica”.
Wilson sarà tumulato con tutti gli onori militari il prossimo 23 febbraio, presso il cimitero di Arlington.

Dodici militi ignoti
Kabul, 19 febbraio – Altre due vittime fra i soldati della NATO in Afghanistan. Uno dei militari è deceduto nel corso dell’Operazione Mushtarak, l’offensiva che tende alla riconquista del controllo della città di Marjah, bastione della resistenza talebana. L’ISAF non ha reso note la nazionalità dei militari, né le cause della morte del secondo militare. Ieri erano stati sei i soldati della coalizione a perdere la vita in Afghanistan, dodici dall’inizio dell’Operazione Mushtarak, entrata oggi nella sua seconda settimana di attuazione.
(ASCA-AFP)

[Onore a PeaceReporter, la cui redazione è la sola in Italia a raccontare in dettaglio quanto sta avvenendo nel sud dell’Afghanistan in questi ultimi giorni]

13 thoughts on “Come a Fallujah

  1. Vergogna

    Lettera aperta dell’infermiere capo dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, dove arrivano i civili feriti nell’offensiva alleata contro al vicina città di Marjah.
    Anche bambini di 7 anni

    http://it.peacereporter.net/articolo/20260/Vergogna

    Vergogna.
    E’ quella che proviamo tutti qui all’ospedale di Emergency a Lashkargah, Afghanistan, dopo l’inizio dell’ennesima ‘grande operazione militare’, che ogni volta è la più grande…
    Un profondo senso di vergogna per quello che la guerra, qualsiasi guerra, fa. Distruzione, morti, feriti. Sangue, pezzi di carne umana. Urla feroci e disperate. Non fa altro.
    Ma qualcuno ancora pensa che sia un buon modo per esportare ‘pace e democrazia’.
    In effetti la pace la stavano portando anche a Said Rahman, noto ‘insurgent’ della zona, ma quella eterna però. Si è beccato un proiettile in pieno petto, di mattina presto, mentre era in giardino.
    Non stava pattugliando la zona, non stava combattendo, non stava mirando nessuno.
    Non ha nemmeno visto da dove arrivava il proiettile che ha ancora nel corpo e che gli ha sfondato il polmone di destra. Ha solo sentito un gran bruciore e poi è svenuto dal male.
    L’hanno trasportato in elicottero fino a Lashkargah, gli stessi elicotteri che prima sparano, poi in ambulanza nel nostro centro chirurgico per vittime civili della guerra, abbastanza instabile ma con il suo orsacchiotto di peluche nuovo di zecca, regalo della democrazia.
    Sembrava avesse la gobba da tanto sangue si era raccolto nella schiena.
    E’ stato operato subito, gli hanno messo due drenaggi toracici, quasi più grandi di lui.
    Perché il noto ‘insurgent’ ha sette anni.
    Sette.
    Questa è la ‘grande operazione militare’, la più grande.
    Vergogna.

    Matteo Dell’Aira*

    (*Infermiere capo dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand)

    Marjah. La situazione dei feriti nel racconto di Matteo Dell’Aira, infermiere capo dell’ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand:
    http://it.peacereporter.net/videogallery/video/12096

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  2. IN QUESTI CASI, COME NEL CASO DELLA GUERRA PERSA TOTALMENTE DALL’URSS, IL DESTINO SEMBRA ACCANISRI SUI PERDENTI E SUI DESTINATI A PERDERE. NON SIAMO NOI A DIRLO, MA NIENTEMENO CHE LUTTWACK, EMINENTE STUDIOSO DELLA DECADENZA DELL’IMPERO ROMANO. GLI IMPERI IN DECOMPOSIZIONE CONTINUANO AD ACCANIRSI CONTRO IL NEMICO INVINCIBILE NELL’ILLUSIONE DI RITARDARE L’EROSIONE ED IL DECLINO. RICORDARE LA BATTAGLIA DI ADRIANOPOLI !!! E’ fatale che l’Impero impatti con la resistenza più dura. Ricordiamo che gli USA le hanno sempre prese quando si sono trovati di fronte a popolazioni animate da spirito nazionalista, supportate da un istintivo senso di libertà ed indipendenza nazionale e sostenute da una religiosità intensamente sentita. A Dien Bien Phu l’impero francese in rovina si giocò l’ultima chance con uno scatto di orgoglio. Noi trovammo quella sconfitta naturale. Ci sorprese la seguente sconfitta americana sullo stesso territorio, e malgrado la collaborazione del governo del VietNam del Sud, come oggi quello di Karzai. OGGI sappiamo che il meccanismo della Storia è INELUDIBILE. Giorgio Vitali

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  3. secondo l’ex ambasciatore Sergio Romano, l’altro giorno alla presentazione di un libro di Pasolini Zanelli, Obama sa benissimo che in Afghanistan non potrà mai vincere e cerca qualche successo militare temporaneo per poter trattare un accordo da posizione migliore.
    intanto però ha concentrato massicciamente truppe e materiali nel bel mezzo dell’Asia, a ridosso dei confini con gli avversari strategici di oggi e di domani (Russia, Cina, India, Iran…)

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  4. I Talebani hanno lasciato qualche centinaio di uomini a Marja con l’ordine di “combattere fino al martirio”, tutto il resto dei guerriglieri se ne sono andati per continuare la loro resistenza altrove. Un movimento di guerriglia asimmetrica non può permettersi di scontrarsi muso a muso con un esercito convenzionale che ti tira tonnellate di bombe dal cielo, deve per forza utilizzare altre tattiche. Sono le stesse tattiche che hanno utilizzato nel 2001, lasciando piccole sacche di resistenza per rallentare l’avanzata del nemico, e poi spostandosi in luoghi più “tranquilli”. E da quei luoghi poi preparano attacchi “mordi e fuggi” dove a decidere l’ingaggio e ad avere l’iniziativa sono loro. Il modo di combattere di una guerriglia, e degli Afghani, è più simile ad una “maratona”, mentre gli Invasori sperano di vincere con uno “sprint”.

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  5. infatti è una ”tenace resistenza”

    (ASCA-AFP) – Washington, 18 feb – Le forze internazionali avranno bisogno di 25-30 giorni per prendere il controllo di Marjah, roccaforte talebana nel sud dell’Afghanistan. Lo ha dichiarato il generale britannico Nick Carter sottolineando che i militanti stanno opponendo una ”tenace resistenza” nei confronti della missione Nato.

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  6. IN QUESTI CASI, CIò CHE DEVE ESSERE PRESO IN CONSIDERAZIONE è L’ESPERIENZA PREGRESSA. QUI NON SI INTENDE RIFERIRSI ALLE IMPRESE DI ALESSANDRO MAGNO, MA, MOLOTO PIù MODESTAMENTE, A QUELLE USA IN VIETNAM ED A QUELLE URSS IN AFGHANISTAN.
    In ambedue i casi hanno giocato moltissimi fattori, fra i quali è opportuno prendere in considerazione gli interessi dell’industria bellica, la quale mira al consumo del suo prodotto. Nel caso VietNam, ricordiamo che gli USA hanno letteralmete ARATO di bombe e di sostanze chimiche altamente nocive TUTTO IL TERRITORIO. RISULTATI: ZERO! Alla fine gli si è rivoltata contro l’opinione pubblica interna. Impreparata a tanto spreco di vite umane ( proprie!) Hanno perso, come insegna la storia umana. VINCE SEMPRE CHI PIù CREDE! A differenza del VietNam, dove gli interessi geopolitici riguardavano essenzialmente i rapporti URSS-Cina, qui ci troviamo in un quadrivio geopolitico. E questa è la ragione per la quale gli USA, almeno per il momento, cercano di controllare la zona. MA FARANNO LA FINE della Francia a Dien Bien Phu!
    Per quanto riguarda la sconfitta dell’URSS in Afghanistan, dopo una guerra crudelissima ed implacabile, sconfitta che ha generato direttamente il crollo di quel sistema ormai putrefatto, ciò non significa che la Russia di oggi non abbia gli stessi interessi geostrategici che furono alla base del Grande Gioco che ha coinvolto la storia di tutto l’ottocento.
    Perfciò: Russia, Cina, India ( Cindia), Islam, stanno giocando a scacchi. ( Ma a scacchi giapponesi, dove le pedine possono essere cambiate a piacere!) Io NON CREDO che queste grandi potenze emergenti e riemergenti si faranno mettere nel sacco da una potenza in evidente declino. Infine, occorre tenere presente che la CIA ( ente privato!!) è interessata al controllo del mercato della cocaina. Un altro elemento da inserire sempre nel quadro complessivo della complessità geopolitica. Giorgio Vitali

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  7. “falsa ricostruzione”

    (AGI) – Londra, 13 mar. – In un raid notturno effettuato da truppe Usa e afghane il 12 febbraio scorso rimasero uccisi due donne incinta, una adolescente e due funzionari locali. E la Nato ha tentato di insabbiare tutto.
    E’ quanto denuncia il Times secondo cui teatro del massacro e’ stata la casa di un agente pochi chilometri fuori da Gardez, capoluogo della provincia di Paktia nell’Afghanistan orientale. La Nato affermo’ che “le truppe” trovarono i corpi “senza vita” delle donne “legate e imbavagliare”. Ma secondo il Times si tratta di una “falsa ricostruzione” .

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  8. la ‘playlist’ e’ stata selezionata ad hoc per ”infastidire i talebani”

    (ASCA-AFP) – Marjah, 6 apr – Offspring, Metallica e Thin Lizzy contro i talebani. Le forze speciali Usa hanno una nuova arma per sconfiggere i militanti nel sud dell’Afghanistan, la musica heavy metal. Quando i ribelli aprono il fuoco a Marjah, un veicolo blindato dotato di potenti altoparlanti comincia a diffondere rock ”duro” ad un volume tale da riecheggiare anche a due chilometri di distanza. La ‘playlist’ e’ stata selezionata ad hoc per ”infastidire i talebani”, ha spiegato un membro delle forze speciali Usa sottolineando che i ribelli ”odiano questa musica”. ”I talebani detestano questa musica”, ha ribadito un sergente coinvolto in queste operazioni di ‘guerra psicologica’ (‘Psy ops’) coperte da segreto nella provincia di Helmand. ”Qualche residente si lamenta ma e’ un modo per spingerli a scegliere. E in piu’ i marines si motivano”, ha detto spiegando che tra le tracce utilizzate vi sono brani degli Offspring, Metallica e Thin Lizzy.
    Secondo il sergente, tra un brano e l’altro vi sono anche dei messaggi del governo afgano che, nonostante minaccino i talebani, non contengono oscenita’. ”Dicono solo che stanno per morire”, ha detto sarcasticamente il militare. Il tenente colonnello Brian Christmas, comandante dei marines Usa nel nord di Marjah, ha ammesso di essere a conoscenza delle ‘Psy ops’. ”Sono inopportune”, ha spiegato sottolineando che una delle parti piu’ importanti dell’operazione e’ focalizzata sul consenso degli afgani. ”Chiedero’ di fermare queste pratiche subito”, ha aggiunto.

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  9. Pingback: Oltre la Coltre » Vergogna su di lei, ministro Frattini

  10. Secondo un sondaggio condotto a marzo su centinaia di residenti di Marjah dai ricercatori del noto think thank International Council on Security and Development (Icos, ex Senlis Council), il 61 per cento degli intervistati ha dichiarato di avere oggi un’opinione sulla Nato peggiore rispetto a prima dell’offensiva, il 71 per cento vuole il ritiro dei militari stranieri, e il 95 per cento sostiene che adesso i talebani stanno reclutando più giovani locali di prima.
    Una reazione, spiega il rapporto Icos, frutto delle sofferenze patite dalla popolazione di Marjah per colpa delle truppe straniere: almeno 200 civili uccisi dalle bombe alleate (la stessa cifra riportata a febbraio da PeaceReporter), migliaia di feriti e circa 30 mila sfollati.

    da Paura e speranza a Kandahar,
    di Enrico Piovesana
    http://it.peacereporter.net/articolo/21843/Paura+e+speranza+a+Kandahar

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