Il Rogozin pensiero

Nell’ultimo numero (1/2010) di “Eurasia”, dedicato a La Russia e il sistema multipolare, compare un’intervista a Dmitrij O. Rogozin, ambasciatore della Federazione Russa presso la NATO.
Rogozin, discutendo con gli intervistatori del futuro della NATO («lacerata da problemi nazionali, finanziari ed ideologici») e della cooperazione con la Russia, critica il «NATO-centrismo» e rilancia la proposta del presidente russo Medvedev per un accordo di sicurezza europeo che «rivolga verso l’esterno tutti i cannoni del continente», impedendo l’insorgere d’un nuovo conflitto in Europa.
In tema di Afghanistan, area in cui esiste una convergenza d’interessi tra Mosca e l’Alleanza Atlantica, Rogozin non risparmia diverse frecciate alla NATO. L’Ambasciatore infatti afferma che non si può «valutare positivamente il bilancio delle attività dell’ISAF», e che se oggi le truppe atlantiche lasciassero il Paese il regime di Karzai durerebbe meno di quello del comunista Najibullah dopo il ritiro dei soldati sovietici. Una frettolosa uscita della NATO dall’Afghanistan destabilizzerebbe l’Asia Centrale e porrebbe «nuove sfide» alla Russia, ma Rogozin precisa che l’appoggio di Mosca all’Allanza Atlantica non è incondizionato: l’Ambasciatore si dice «estremamente indignato» per la riluttanza della NATO a distruggere le coltivazioni di papavero da oppio, da cui deriva l’eroina che invade la Russia; riluttanza che stona coi regolari bombardamenti delle basi dei narcotrafficanti in Colombia. «Non è perché la cocaina è diretta negli USA e invece l’eroina in Russia?» si chiede retoricamente Rogozin, precisando che la pazienza dei Russi «ha raggiunto il limite».
Infine Rogozin mostra inquietudine per «la politica di accerchiamento della Russia con basi militari a sud e a ovest» da parte degli USA, auspicando il rafforzamento del Trattato di Sicurezza Collettiva che lega la Russia a molti altri Paesi ex sovietici, e critica l’ingerenza della NATO nelle questioni relative all’Artico.

4 thoughts on “Il Rogozin pensiero

  1. + violenza
    – pazienza

    Washington, 10 mag. (Adnkronos/Dpa)- Il comandante delle forze Nato e americane in Afghanistan, generale Stanley McChrystal, si e’ detto certo che la missione militare nel paese asiatico avra’ successo ma ha previsto un prossimo aumento di violenti combattimenti con l’arrivo di nuove truppe nel paese.
    “Ci troveremo di fronte ad un aumento della violenza mentre le nostre forze combinate di sicurezza si espanderanno nelle aree controllate dai talebani”, ha detto il generale in una conferenza stampa alla Casa Bianca.

    (AGI/WSI) – New York, 11 mag. – La visita alla Casa Bianca del presidente afghano Hamid Karzai giunge in un momento in cui l’opinione pubblica americana e’ schierata contro la permanenza delle truppe in Afghanistan.
    Da un sondaggio condotto da Washington Post e ABC, il 44% degli intervistati si e’ detto favorevole a proseguire l’intervento militare, mentre la maggioranza, il 52%, ritiene che non valga i costi necessari a sostenerlo.

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  2. buone notizie, per l’Italia e per il mondo

    Il ministro della Difesa americano, Robert Gates, ha annunciato l’intenzione di una riorganizzazione complessiva delle spese riguardanti le basi militari che gli Stati Uniti hanno nel mondo. Con l’obiettivo di una razionalizzazione dei costi, che porterebbe il Pentagono a risparmiare miliardi di dollari, gli Stati Uniti stanno valutando la chiusura di alcune basi.
    Tra queste, secondo quanto riferito dalla Cnn, vi sarebbe anche la base di Napoli, che risale alla seconda guerra mondiale e che molti al Pentagono considerano ‘obsoleta’ rispetto alle esigenze della attuale politica di difesa seguita da Washington. Il piano di revisione complessiva delle basi all’estero è in via di definizione e saranno necessari alcuni mesi per il suo completamento.
    Secondo fonti del Pentagono citate dalla Cnn, l’obiettivo è di presentare il piano per la Legge Finanziaria del prossimo anno, nell’ottica della politica voluta dalla Casa Bianca volta a ottimizzare le spese e a eliminare gli sprechi.
    Quella dei tagli alla base di Napoli, insieme ad altre basi Usa in Europa, è una ipotesi avanzata dall’anchor della Cnn John King che ha passato in rassegna le sedi militari americane all’estero su una mappa elettronica in studio.
    La questione più generale della ristrutturazione del Ministero della Difesa era stata al centro di una intervista di Gates a King. In questa intervista, pur richiamandosi ai principi ispiratori della riorganizzazione del Pentagono, Gates non ha però fatto riferimento a interventi specifici sulle strutture americane all’estero.

    http://www.gazzettadelsud.it/notiziaHP.aspx?artpp=2355p

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  3. le smentite

    (ANSA) – NAPOLI, 11 MAG – ”La Marina Militare USA non e’ coinvolta in nessuna discussione riguardo la chiusura della base di Napoli”. Lo sottolinea una dichiarazione dell’ufficio Affari Pubblici del Ministero della Difesa degli Stati Uniti d’America e resa nota a Napoli dal comando della base Us Navy di Capodichino.
    ”Non siamo in possesso di nessuna informazione che confermi tale ipotesi. La chiusura delle basi militari USA – si evidenzia – e’ una decisione presa ai livelli più alti del governo americano, in coordinamento con le nazioni ospitanti e in relazione agli accordi esistenti. Ci teniamo a ribadire che non e’ in corso nessuna discussione riguardante la base di Napoli”.

    (ANSA) – NEW YORK, 11 MAG – L’ipotesi di una chiusura della base di Napoli cosi’ come quella della chiusura di quella di Stoccarda” e’ solo una congettura di John King, l’anchor della Cnn, che ha intervistato il segretario alla Difesa Robert Gates”, ha detto a Washington la portavoce del Pentagono, tenente colonnello Almarah Belk.
    ”Non siamo a conoscenza di piani o discussioni sulla chiusura delle basi”, ha detto la Belk facendo peraltro riferimento a quanto detto da Gates. Nell’intervista a King, parlando del suo piano di radicale ristrutturazione della burocrazia del Pentagono, il ministro della Difesa aveva detto che ‘tutto e’ sul tavolo, sono pronto a esaminare ogni opzione”.
    Secondo la Belk, avere ”tutto sul tavolo” rientra nel processo di ”prudente pianificazione” attraverso cui il Pentagono arriva alle sue decisioni: ”Questo non vale solo per le basi, ma anche per le misure che riguardano il personale e i sistemi di arma”.

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  4. Pingback: Il problema è che l’Ucraina è finita | cogito ergo sum…penso dunque sono

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