Senza lasciare tracce

Kabul, 11 maggio – Centossettantadue organizzazioni non governative sono state sciolte in Afghanistan, molte delle quali per ”cattiva amministrazione”. Lo ha annunciato il Ministero dell’Economia di Kabul in un comunicato.
La speciale commissione di controllo, guidata dal ministro Abdul Hadi Arghandiwal, era stata istituita dal presidente Hamid Karzai per verificare l’attività di circa 1.500 organizzazioni di aiuti umanitari operanti nel Paese, come parte di un programma di lotta alla corruzione. Dall’invasione americana del 2001, decine di miliardi di dollari di aiuti sono stati destinati all’Afghanistan, ma gran parte dei fondi sono finiti in tasche private senza lasciare tracce.
(ASCA-AFP)

“Invasione americana”? Evviva la sincerità!

One thought on “Senza lasciare tracce

  1. Da:http://it.peacereporter.net/articolo/5841/Afghanistan,+la+rivolta+delle+Ong

    Non solo Emergency. Tutte le Ong italiane che operano in Afghanistan criticano la missione Isaf
    Approda in Parlamento il decreto sul proroga della partecipazione italiana alla missione militare della Nato in Afghanistan: Isaf.
    Alle critiche di chi la definisce una missione di guerra travestita da missione di pace, il governo risponde rivendicandone lo scopo umanitario, dichiarando che essa contribuisce alla ricostruzione del Paese: direttamente con le Squadre di Ricostruzione Provinciale (Prt) e indirettamente con la protezione garantita alle Ong che altrimenti non potrebbero operare sul territorio.
    Ma le stesse Ong italiane, da anni impegnate in Afghanistan, insorgono contro quella che giudicano una strumentalizzazione politica e una confusione di ruoli che finisce con l’ostacolare e rendere pericoloso, invece che facilitare, il lavoro di cooperazione e assistenza umanitaria.
    Coopi, Alisei, Cesvi, Aispo, Medici Senza Frontiere e Terres des Hommes, Caritas, interpellate da PeaceReporter, chiedono al governo di non usare la scusa dell’umanitarismo per giustificare agli occhi dell’opinione pubblica decisioni di politica estera che nulla hanno a che vedere con il bene della popolazione irachena, e di valutare seriamente l’opportunità di continuare a partecipare a una missione “di pace” ormai indistinguibile dall’operazione di guerra Enduring Freedom. E alcune Ong, non più solo Emergency, chiedono esplicitamente il ritiro dei nostri soldati dall’Afghanistan.
    Stanche di essere strumentalizzate ma inascoltate, le Ong italiane che operano in teatri di guerra (Afghanistan e Iraq) hanno deciso la scorsa settimana di cerare un coordinamento per far valere le proprie posizione di fronte ai politici e dai militari.
    Nino Sergi, segretario generale di Intersos. “I Prt vengono spacciati per strutture miste civili-militari, ma in realtà operano sotto il comando dei militari e consistono in squadre di militari che svolgono attività umanitaria in maniera strumentale a obiettivi militari che prescindono dalle reali esigenze della popolazione locale. Ecc. ecc.

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