Bala Morghab: debacle tecnologica o spegnimento dei sistemi di disturbo?

Quanto avvenuto oggi in una località come Bala Morghab, oggetto di attacchi negli ultimi anni (dove a rotazione inutilmente contingenti multinazionali hanno cercato di raggiungere sul campo superiorità militare e consenso tra le popolazioni locali, investendo risorse considerevoli), fa pensare che l’ipotesi di una sconfitta totale entro il 2013 dei talebani, sia solo una pia illusione.
Stiamo assistendo ad un film che i più anziani di noi hanno già visto, con la presentazione ridicola di una exit strategy dove i “locali” prendono le redini del controllo militare del paese e tengono a bada i “cattivi” sostenuti da un inaffidabile o pericoloso vicino.
Lo abbiamo visto in Vietnam, lo abbiamo visto proprio in Afghanistan una ventina di anni fa con i Russi.
Partendo proprio dall’esperienza fatta da questi ultimi, i Russi, che possiamo definire quello di ieri un episodio emblematico della guerra logistica persa dalla NATO nel teatro afgano.
La necessità di rifornire di qualche decina di uomini (e della smisurata quantità di materiale logistico e di approvvigionamento che necessita quotidianamente ad essi e ai soldati occidentali presenti già a Bala Morghab) ha determinato la scelta da parte del comando ISAF-NATO di mettere su un convoglio corazzato stile “Armata Rossa assediata in Afghanistan” di venti anni fa.
(…)
C’è un secondo inquietante aspetto invece nell’attacco di ieri ed è quello insito nella tecnica dell’attentato.
Non parliamo dell’usanza di mettere una mina autocostruita sotto il ciglio di una strada, tecnica ormai acquistita anche dal più giovane degli scugnizzi afgani, come lo era un tempo per gli sciuscià napoletani quello di mettere i petardi tra le ruote dei filobus del Rettifilo, bensì nella costruzione del sistema di innesco e detonazione.
In effetti sembra quasi inspiegabile come sullo stesso tracciato dove erano transitati già altri 3 o 7 mezzi simili sia potuto esplodere un ordigno in maniera automatica a meno che esso non fosse o telecomandato o avesse un innesco intelligente capace di attivarsi solo dopo un certo numero di “contatti”.
Escludendo a priori il fatto che le ruote del nostro Lince abbiano scartato dal percorso in fila indiana seguito a velocità da tartaruga del convoglio e tenendo conto che a saltare in aria è stato proprio il Lince degli sminatori italiani, ovvero quello non avrebbe mancato di un millimetro il percorso delle ruote del blindato che lo precedeva, dovremmo affermare che se l’ordigno non era telecomandato, allora gli afgani hanno fatto un salto di qualità nella costruzione di IED dove la I non significa più improvvisati, bensì intelligenti!
Se invece l’ordigno era telecomandato allora siamo dinanzi ad una debacle tecnologica!!! Possibile che i numerosi apparati disturbatori, produttori di jamming che dilagano tra i contingenti NATO in Afghanistan hanno fallito?
Possibile che non siano riusciti a mettere KO la ricezione degli impulsi del telecomando “assassino”?
A meno che… in quel momento per esigenze superiori, i sistemi di jamming non fossero stato ammutoliti… Spesso gli americani richiedono ai contingenti minori compreso quello italiano di spegnere i loro disturbatori quando in zona hanno in volo dei droni da ricognizione ed attacco, poichè si rischia di perderne il telecontrollo a causa delle interferenze elettromagnetiche.
Ieri, quest’ordine di spegnere gli apparati “salvabombe” era stato per caso dato? E da chi?
Una domanda che forse anche la Procura di Roma, presso la quale è stata aperta l’inchiesta per strage dovrebbe fare, onde poter dare una risposta di chiarezza e giustizia per i familiari dei soldati morti o feriti, ma anche per color che hanno un figlio o un marito su quel lontano fronte di guerra.

Da Due morti sulla strada di… Giarabub: la guerra logistica persa dalla NATO, di Antonio Camuso.

14 thoughts on “Bala Morghab: debacle tecnologica o spegnimento dei sistemi di disturbo?

  1. Trovo ridicolo che invece di interrogarsi sul perchè siamo in Afghanistan, molti si stanno arrovellando il cervello sull’analisi tecnica dell’operazione militare che ha portato all’eliminazione di due mercenari Italiani. Come se il problema fosse che l’ordigno piazzato dai Patrioti Afghani non sia stato “individuato” o “disinnescato” dalla meravigliosa tecnologia occidentale.

    Questo modo di pensare, sempre e comunque in termini “tecnici”, “analitici”, invece che morali, è tipico della cultura materialista occidentale moderna: “Siamo stati uccisi perchè la Divinità Tecnologia non ci ha protetti… dobbiamo chiederci il perchè”.

    No, dobbiamo chiederci il perchè stiamo occupando militarmente quel paese. Non perchè due occupanti mercenari che stanno disonorando il nostro paese son stati eliminati dalla resistenza locale. Le analisi tecniche sul perchè la Divinità Tecnologia non ha protetto i due mercenari sono inutili.

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  2. se però pensiamo all’insistenza da parte dei ns governanti sulla natura pacifica della missione in Afghanistan, affrontare questi argomenti dovrebbe quantomeno aiutare gli italiani a sollevare il velo di ipocrisia imperante.
    e perfino qualche esponente istituzionale di rilievo inizia a perdere il controllo, se ieri abbiamo sentito il presidente del Senato Schifani utilizzare il verbo “combattere” in riferimento alle attività dei soldati tricolori mandati in Asia centrale…

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  3. Monsignor Vincenzo Pelvi, il sacerdote atlantico

    (ASCA) – Roma, 20 mag – ”Luigi e Massimiliano hanno scelto di vivere per gli altri e per gli altri sono caduti”. Lo ha detto nell’omelia l’ordinario militare, mons. Pelvi, parlando soprattutto ai familiari dei due giovani della Taurinense caduti lunedi’ in un attentato in Afghanistan. ”Donare la vita per il fratello e’ l’apice dell’amore – ha detto – ce lo ha insegnato Gesu’, Lui lo ha detto e lo ha fatto. I nostri ragazzi sono morti come hanno vissuto: per gli altri. Hanno scelto di non vivere per se’ stessi, sapendo bene che la cosa peggiore sarebbe stata morire per niente”.
    Mons. Pelvi ha sottolineato che ‘“le missioni di pace sono dimostrazioni d’amore”, perche’ ”la societa’ non e’ capace di futuro se si dimentica la fratellanza”. ”Il servizio reso dai nostri militari e da quelli di altre nazioni – ha aggiunto – resta un patrimonio scritto per sempre nella storia della pace”.

    (ASCA) – Roma, 20 mag – ”Il sacrificio dei nostri militari non e’ vano, non solo per l’Afghanistan, ma anche per l’Italia e il mondo intero”, perche’ ”ignorare il pericolo terrorista non lo allontana, ma lo porta direttamente al cuore delle nostre citta”’.
    Lo ha detto nell’omelia mons. Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l’Italia, nel corso dei funerali di Massimiliano Ramadu’ e Luigi Pascazio, morti lunedi’ scorso in Afghanistan, indicando i pericoli per l’umanita’ derivanti da ”condizioni di insicurezza di altre nazioni, se non contenute e sradicate”. ”La rinuncia a pensare il mondo al di la’ del proprio interesse immediato, la sfiducia nell’azione umanitaria, la diffidenza verso ogni universalismo, tutto questo – ha avvertito – potrebbe essere la tomba dell’umanita”’.

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  4. “Monsignor” Pelvi si è completamente bevuto il cervello o, più semplicemente è in malafede. Dimostrazioni di amore… vallo a dire a quei poveracci che sono stati bombardati durante un funerale o un matrimonio. Che una cazzata simile sia stata pronunciata da un sacerdote nell’esercizio delle proprie funzioni è poi un vero e proprio abominio: a questo si è ridotta la Chiesa di Gesù, purtroppo. Uno così andrebbe cacciato, ridotto allo stato laicale, in quanto espressione della menzogna più spudorata, non ci bastavano questi lacchè di politici, che hanno venduto il nostro Paese agli USA, ora ci si mettono anche i consacrati.

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  5. 100.000 euro per una scuola?
    visto che si prevede quest’anno di spenderne oltre 700 milioni per mantenere il ns contingente in Afghanistan, pensate quante se ne potrebbero costruire altrimenti…

    (ASCA) – Roma, 20 mag – La nuova scuola di Karokh, localita’ situata a 40 km da Herat, una volta terminata, verra’ intitolata al sergente maggiore Massimiliano Ramadu’ e al caporal maggiore scelto Luigi Pascazio, i genieri della brigata alpina Taurinense scomparsi due giorni fa dopo l’esplosione di un ordigno improvvisato nel distretto di Bala Murghab. Lo ha annunciato oggi il Provincial Reconstruction Team (PRT) italiano di Herat.
    Proprio nel giorno dell’attentato, spiega una nota, si era svolta la cerimonia di posa della prima pietra della scuola mista con 12 aule che verra’ realizzata dal Ministero della Difesa tramite il PRT e che ospitera’ 1200 alunni provenienti da 10 villaggi della zona. ”Una volta giunta la terribile notizia dell’attacco in cui hanno perso la vita i due genieri della nostra brigata – ha dichiarato il colonnello Emmanuele Aresu, comandante del PRT su base 1* reggimento artiglieria da montagna della Taurinense – ci siamo consultati con le autorita’ afgane per decidere di intitolare la scuola di Karokh ai nostri caduti, per offrire a tutti un ricordo concreto del loro sacrificio”.
    La struttura, del valore di oltre 100mila euro, fa parte dell’insieme dei progetti che verranno realizzati dal PRT italiano nella provincia di Herat nei settori della pubblica istruzione, della sanita’ e delle infrastrutture di base. La scuola verra’ ultimata entro la fine del mese di settembre a cura di manodopera locale, secondo la prassi adottata dal PRT per incoraggiare lo sviluppo economico della stessa zona che beneficera’ dei progetti.

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  6. “La nuova scuola di Karokh, localita’ situata a 40 km da Herat, una volta terminata, verra’ intitolata al sergente maggiore Massimiliano Ramadu’ e al caporal maggiore scelto Luigi Pascazio”

    Finchè le capre italiote staranno in Afghanistan: poi la scuola verrà rinominata col il nome di qualche Patriota Afghano. Magari proprio di quello che ha sacrificato la propria vita per far fuori i due mercenari italioti…

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  7. Si continua a morire per il padrone yankee e solo per questo,
    di Carmelo R. Viola
    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=32480

    Ancora morti e feriti in nome dell’antiterrorismo ma in realtà per porgere una mano di rispetto ad una potenza – gli USA – che detiene il primato storico del terrorismo! Ammetto di essermi commosso – fors’anche per la mia età – davanti alle immagini dei quattro giovani che, in quest’ennesima occasione, hanno pagato per colpe che non hanno commesso. Una volta, quando vigeva la coscrizione militare come dovere automatico imprescindibile del cittadino, solo una riconosciuta obiezione di coscienza avrebbe potuto evitare di esporli a cotanto strazio. Oggi, i nostri figli e nipoti si arruolano spinti dalla fame e dal miraggio di qualche soldino in più per avere qualche problema in meno. “La fame spinge il lupo fuori dalla foresta” dice un proverbio francese. La patria non c’entra per niente. La patria presuppone una comunità stretta intorno a sé stessa, dentro un habitat vitale, ricco di tradizioni, di valori e di ricordi.
    Oggi non c’è niente di tutto questo: c’è una casta di padreterni che, con il pretesto di comprare forza lavoro, hanno il paradiso in Terra, un ceto medio con qualche risparmio in più e una massa sconfinata di poveri cristi, che vivono alla giornata. Alla guida del potere centrale c’è una squadra di uomini che, quando non sono corrotti, sono stupidi. In ogni caso, sono servili,
    insomma succubi di due superpoteri, che parlano sempre di pace allo scopo di condurre la loro rispettiva guerra.
    Uno è il superpotere papale che, in nome di Dio, semina la zizzania fra il popolo e in parlamento esortando a battersi per provvedimenti legislativi che impongano comportamenti cattolici a quelli che cattolici non sono, ma che hanno consentito alla Chiesa di dominare per secoli la vita di milioni di famiglie e di interi popoli. Il secondo superpotere è quello degli Usa, da sempre prepotente, bugiardo e terrorista che più non si può. La prima violenza, vile e umanicida, di stampo terroristico, appunto, l’ha esercitata contro gli indigeni delle terre occupate, ovvero contro i già legittimi abitanti di un immenso ambiente nativo.
    Quanti milioni di vittime? Non è questione di numeri ma di fini e di modalità. Le sofferenze dei pellerossa sono stati atroci e sono inenarrabili. L’americano yankee, un oriundo usurpatore – che aveva superato l’innocenza della lontana infanzia ed accumulato una lunga tradizione di barbarie militare – ha avuto nel territorio del Continente Nuovo una prima palestra di terrorismo. Si macchierà del crimine della tratta dei negri, che poi fingerà di liberare dalle mani dei fratelli dell’immediato Sud, che non sapevano andare oltre la coltivazione del cotone ed accettare le novità dell’industria capitalistica. Nei paesi latino-americani della parte meridionale del Continente organizzeranno vere scuole di terrorismo contro la minaccia del socialcomunismo.
    Quando gli Usa si affacciano sulla scena internazionale come superpotenza, avranno superato a pieni voti il tirocinio interno di criminali decisi a tutto pur di conservare e rafforzare il proprio dominio. Nella loro esperienza le mafie si erano confuse con i poteri legali, soprattutto al livello poliziesco – ovvero della sicurezza – a dispetto di presidenti lungimiranti come Lincoln, Jefferson e Washington. Quando, nei primi anni Quaranta, entrano in guerra contro Hitler, non resistono al piacere del “terrorismo aereo” e ne dànno saggi invidiabili. Quando mettono piede in Sicilia, sanno come trattare con i capi mafia (cfr. don Genco Russo), dimostrando una dimestichezza particolare.
    Da allora sono nel mondo per portare la loro “democrazia” (o la loro fogna). A tal fine non potevano non inventare altro di meglio che il terrorismo, di cui sono appunti i padri ( o padrini – sponsors) naturali. Usciti con le ossa rotte dal Vietnam, dove si sono coperti di fango, hanno imparato ad essere più prudenti. Più machiavellici. Non più il comunismo, male assoluto da debellare, per evitare contestazioni ideologiche, ma il terrorismo: un nemico subdolo, invisibile, che minaccerebbe – non si sa perché – tutto il mondo cosiddetto libero (che libero non è).
    Per combattere il terrorismo hanno aggredito l’Iraq – uno Stato sovrano e membro dell’ONU – primacon l’embargo, colpendo milioni di bambini, poi l’hanno invaso e fino a questo momento vi producono morte e distruzione, ma ci sono rimasti e questo è quello che conta. Poi hanno pensato bene di simulare un attacco terroristico in casa ed hanno fatto crollare le due Torri, il famoso 11 settembre, sacrificando oltre due mila vittime innocenti. Ma ciò che conta è che da ciò si ritengono legittimati ad entrare ovunque conviene alla loro strategia geopolitica, fingendo di sospettare dei terroristi.
    Come in Afghanistan. Il quale aveva già avuto dai sovietici un governo laico ma i sovietici avevano il torto di non essere yankee e perciò erano invasori e le loro innovazioni dovevano finire – come sono finite – nel sangue Oggi ci sono gli americani, pura marca yankee, che continuano a seminare morte e distruzione e che non intendono andarsene. I taleban, fondamentalisti islamici, sono terroristi per definizione, forse per mestiere, e pertanto l’occupazione militare nordamericana non è solo legittima ma è perfino un dovere in difesa della civiltà!
    E’ in terra afgana che si è consumata la recente tragedia. La comunicazione sarebbe ridicola se non fosse pateticamente luttuosa: i taleban, che sono a casa propria, non possono essere dei resistenti e meno che mai degli eroi – questi sì – della patria, offesa e deriva da manipoli di mercenari. E i loro contrattacchi, per altro con bombe rudimentali – contro una superpotenza nucleare! – sono solo attentati terroristici. Quanto ai due feriti, ci si dà contemporaneamente la buona notizia che non sono a rischio di morte come se il restare su una sedia a rotelle non potrebbe essere un male di gran lunga peggiore.
    I commenti dei “nostri” sono un’antologia di idiozie. La Russa, ministro della difesa (sic), ripete che la missione afghana ha lo scopo di evitare di avere i terroristi in casa, quando è esattamente il contrario. Infatti, se gli italiani sono nel mirino dei taleban, lo si deve proprio alla loro presenza in terra afgana, come “inservienti” degli Usa: come si sa i servi contenti sono più detestabili dei padroni.
    Frattini, l’ineffabile ministro degli esteri, vomita il solito rigurgito dell’esofago yankee. Gli fa degna eco il cattolico Casini, che ripete a memoria tutta la formula confezionata dalla Casa Bianca ad uso degli alleati (eufemismo per indicare cortigiani) elevando nel contempo un alleluja all’autocrazia vaticana. L’opposizione è un morto che parla e solo per darci i numeri. Povero Bersani! Quanto al Presidente della Repubblica, correrei ad abbracciarlo (con il pensiero) se avesse, a questo punto, il coraggio di costituirsi come primo responsabile dell’”assassinio” dell’art. 11 della Costituzione, avendo sottoscritto provvedimenti legislativi di falsi interventi umanitari in contrasto con tale legge, quando avrebbe potuto e dovuto rifiutarsi di farlo. Sic transit insania mundi.

    [grassetti nostri]

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  8. “Oggi, i nostri figli e nipoti si arruolano spinti dalla fame e dal miraggio di qualche soldino in più per avere qualche problema in meno.”

    Cazzate. Questo è un altro mito di “certa sinistra” e dei cosiddetti pacifinti. Ricordo quando lo dicevano sui soldati americani, poi intervistarono Linndie England (la torturatrice di Abu Ghraib), che rispose che lei si arruolò non per i soldi ma “perchè era cresciuta guardando i film di Chuck Norris”.

    Anche su Quattrocchi, il contractor ucciso qualche anno fa in Iraq, dissero che “poverino era lì per avere qualche soldino” (da mettere nel salvadanaio immagino), poi si è venuto a sapere grazie ad un documentario francese che lo intervistò qualche settimana prima di venire ucciso che era andato lì per “l’adrenalina”. Molti si arruolano per questo, altri perchè sono fascistoni nostalgici, altri per odio anti-islamico, altri perchè son dei guerrafondai di natura, e poi i più “normali” si arruolano e fanno richiesta di partire per l’Afghanistan perchè guadagnano BARCHE DI SOLDI (altro che “soldini”, come dice ipocritamente questo Carmelo Viola)…

    La propaganda di questo Carmelo Viola (“i nostri ragazzi vanno lì per farsi qualche SOLDINO”) sono l’altra faccia della medaglia delle vaccate di La Russa sui “nostri ragazzi che difendono la libertà”.

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  9. non crediamo si tratti di propaganda, né tanto meno di ipocrisia, da parte di Viola, con il quale condividiamo l’idea che la maggior parte di coloro i quali sono impegnati in missioni all’estero sia motivata in primo luogo dal fattore economico.
    in primo luogo, sottolineiamo, quindi senza escludere altre componenti meno “normali”.
    e questo non esclude automaticamente i casi patologici o quasi tali cui accenni, che però forse nel contesto dell’esercito italiano sono meno frequenti rispetto a quanto accada fra le truppe statunitensi o britanniche, ben più impregnate di un’aggressivo senso di superiorità e disprezzo per tutto ciò che non sia occidentale

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  10. Ringrazio byebyeunclesam per aver pubblicato il mio articolo, ma ringrazio anche coloro che con commenti e critiche hanno riaperto la discussione sul nostro ruolo in afghanistan, visto che essa si riapre solo quando avvengono episodi come quello in questione. rispondo immediatamente a chi ritiene superfluo e fuorviante l’entrare con l’analisi tecnicistica su questi fatti: il sottoscritto ritiene semplicemente traslato nel tempo ogni avvenimento che avviene nei fronti lontani con quanto avverrà presto su quelli urbani delle megalopoli di un molto prossimo futuro.
    Ricordiamoci che l’Iraq e l’afghanistan sono divenuti innanzitutto campi di sperimentazione di tecnologie che prima dell’11 settembre 2001 non si ritenevano impiegabili massicciamente se non in tempi lunghissimi e a costi elevati, invece…parlo delle armi ad energia diretta, parlo dei droni e tutte le loro derivazioni, parlo di nuove generazioni di veicoli blindati che costruiti in migliaia di copie saranno dispiegati dopo il ritiro, sui fronti urbani che si aprieranno nelle aree di crisi mondiali…(pensate oggi in tailandia, domani a …)
    Spiegare quindi dove e come in un apparato altamente tecnologico com’è la NATO , il lungo bastone del capitalismo, ha delle defaillance forse può servire oggi per l’analisi e domani per la pratica…
    Vi rinvio ai miei articoli apparsi nelle pagine afgane dell’osservatorio sui balcani di brindisi, come ad es. come gli afgnai andarono a scule di mine dagli italiani, , ecc.
    per adesso tornando all’analisi del fatto dalle poche notizie che si hanno è che il nucleo trasmissioni del convolgio era di competenza della componente spagnola e che un supporto aereo e di droni era stato predisposto lungo il percorso del convoglio. Tutto ciò fa pensare che l’ipotesi di uno spegnimento degli jamming da me teorizzato sia possibile. insomma un grosso convoglio che si spota ha bisogno di comunicare con più soggetti ed è costretto a diminuire e non ad aumentare le sue capacita di contromisureelttroniche. un bel dilemma per la NATO!!!
    naturalmente l’altra ipotesi che sia stato messo anche un semplice contacolpi, di quelli che si comprano a poche lire per misurare il traffico stradale, collegato ad un innesco inserito in una vecchia mina russa imbottita con un aggiunta di 50 kg di esplosivo è sempre possibile…
    oggi i ranger afgani hanno chiamato gli italiani per disinnescare ben due IED lungo la stessa strda… che significa? ebbene nonostante droni e AMX da ricognizione l’attività di sabotaggio continua, un’altro segno evidente di una guerra che non si potrà mai vincere…l’importante che nessuno la vinca e questo è il nuovo quadro che a noi si apre un mondo futuro ben diverso da quel NOM che ci prospettavano nel 1990… vi ringrazio per l’attenzione

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  11. dopo il Monsignore (Pelvi), ecco il Cardinale (Bagnasco)

    (ASCA) – Roma, 24 mag – ”Sentiamo di dover esprimere, come Pastori, viva partecipazione al lutto per la morte di due militari caduti in un proditorio attentato mentre svolgevano il loro servizio per la sicurezza e la pace della popolazione afgana. A loro, come alle loro famiglie e ai loro compagni di missione, assicuriamo il nostro affetto e la nostra preghiera”.
    Lo ha detto il presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, nella prolusione con cui ha aperto oggi pomeriggio i lavori dell’Assemblea generale della Cei. Per Bagnasco, i missionari cattolici da una parte e le ”forze di pace presenti in diverse zone del pianeta” dall’altra evidenziano come la religione sia ”un elemento connaturato al nostro umanesimo” che ”concorre a definire la missione nel mondo” dell’Italia.

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  12. Nell’ultima intervista in tv del soldato ferito, quello che colpisce non è tanto l’essere una donna ma il fatto di dire che non vede l’ora di tornare al lavoro.
    Una bestemmia. Ma veramente bisogna credere che quello sia un lavoro? Meglio dire “tornare a combattere alle dipendenze di, per …………… chi comanda ora nel mondo?

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