Gianfranco il transatlantico

“…nella certezza che l’Alleanza transatlantica non è soltanto una alleanza di tipo militare, e nemmeno soltanto di tipo politico, è l’alleanza di donne e di uomini, che avendo nelle vene il medesimo sangue hanno nella mente il medesimo impegno di vivere in una società che sia veramente più giusta…”

Gianfranco Fini, Grand Hyatt Hotel di Manhattan, New York, USA (4 febbraio 2010)

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3 thoughts on “Gianfranco il transatlantico

  1. Torniamo indietro di qualche mese. Dopo la rabbia degli americani e degli eurocrati per i – fruttuosi – rapporti dell’Italia con la Russia di Putin e l’Iran di Ahmadinejad, ecco un’altra “breaking news” apparire sui giornali: “E ORA GLI AMERICANI PUNTANO SU GIANFRANCO – A Febbraio viaggio in USA da «interlocutore privilegiato»”, titolava il 25 Novembre 2009 la Stampa. Nel pezzo in questione si parlava anche di un curioso personaggio, il cui nome ai più non dice nulla: Alessandro Ruben, definito “il vero ministro degli esteri di Fini”. Ruben è dal 2004 il Presidente italiano della ben nota Anti-Defamation League of B’nai B’rith. Guarda caso, pochi giorni prima – l’11 Novembre – dell’annuncio del feeling tra gli americani e Fini, quest’ultimo aveva incontrato Abraham Foxman, Direttore internazionale della medesima ADL.

    Il viaggio di Fini negli USA, anche grazie a Ruben è un successo: gli americani sono soddisfatti, anche perché quando il presidente della Camera torna in Italia se ne esce con la frase seguente: “Non devono essere gli interessi delle imprese italiane che lavorano in Iran a dettare la politica estera italiana”. E aggiunge: “Finmeccanica segua l’esempio dell’ENI”.

    Berlusconi è costretto a inseguire Fini e a tarpare le ali all’ENI, almeno con l’Iran. Ma ormai l’”uomo degli americani” è il presidente della Camera e il premier non può evitare la nascita della fronda interna.
    (…)

    da Silvio Berlusconi: da Cesare a Piccolo Cesare?,
    di Andrea Carancini
    http://andreacarancini.blogspot.com/2010/07/silvio-berlusconi-da-cesare-piccolo.html

  2. Scommetto che fini agli albori della sua carriera politica era uno che con il braccio teso insultava gli ebrei e si rammaricava che i nazi ne avessero arrostiti troppo pochi. Con gli anni, poi, è rinsavito, come si suol dire, e ha capito che sono le banche che fanno girare il mondo e da buon voltagabbana si è posto sul capino lo zucchetto o kippah, ha visitato il museo dell’olocausto da falso pentito, così da entrare, finalmente, nelle grazie degli eletti. Non è il caso di commuoversi……..lo scopo era unicamente fare il salto di qualità e cioè il passaggio da fascista a sionista + anne$$i e connessi.

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