Quello che in Italia i giornalisti non chiedono

Quanto è avvenuto, oggi mettendo da parte sentimentalismi patriottici e dolorose constatazioni che si tratta di giovanissimi provenienti dal Sud, che continua a fornire carne da cannone, possiamo dire che si tratta di un normalissimo episodio militare, da manuale e che statisticamente, è possibile calcolare con largo anticipo la probabilità che esso succeda per numero di operazioni simili, la quantità di perdite umane e di materiale previste.
In Afghanistan operazioni di allargamento del controllo del territorio tramite FOB (Basi Avanzate) sono normalissime, e americani ed inglesi sono degli specialisti in questo e calcolano anticipatamente quante perdite sono accettabili nel rifornire, mantenere una FOB e tenerla operativa attraverso operazioni di controllo di territorio remoto.
In poche parole, in nove anni di guerra afgana, è possibile ormai conoscere matematicamente lo scotto che c’è da pagare per ogni centimetro di territorio che si vuol strappare agli insorti e quanto in più c’è da versare, in sangue e denaro per mantenere nel tempo il controllo di quel centimetro conquistato.
Quante perdite avremo nei prossimi 12 mesi?
Quello che in Italia i giornalisti non chiedono e che invece in America è anticipato dagli staff del public-relation del Pentagono.
Se ci fate caso, ad ogni conferenza stampa che segue l’inizio di una nuova operazione militare delle Forze armate USA, i portavoce del Pentagono rispondono con matematica precisione alle domande dei giornalisti sulle perdite che prevedono di avere, dei costi dell’operazione e dei risultati che si vuol conseguire.
Ebbene da quando gli USA hanno chiesto al nostro contingente di cambiare strategia nel territorio di competenza, tirare fuori il naso dai caposaldi e andare a contendere passo passo il terreno agli insorti, installando nuove basi sempre più remote e bisognose di rifornimenti continui in uomini e materiali, ebbene nessun giornalista italiano si è permesso di chiedere ai nostri generali quanto ci sarebbe costato tutto ciò.
Quelle cifre previsionali, morti, mezzi distrutti, ecc sono da tempo sui tavoli degli analisti del nostro Stato Maggiore Difesa, come anche su quelle del ministro della Difesa on. La Russa, ma nessuno si permette di chiederlo, poiché sarebbe una bomba politico-militare.
Invece si preferisce contrabbandare il mito del buon italiano protetto dallo stellone e dall’amuleto che ci si è portati da casa e dal materiale di produzione nazionale che è sempre meglio di quello degli altri contingenti, per poter fare marketing alle imprese armiere nazionali.
Né troveremmo un giornalista deciso di esser messo alla porta, a vita, dagli ambienti ministeriali e dal suo giornale a causa di una domanda vietata in Italia.
Si preferisce invece lanciarsi nelle interviste falsamente pietistiche ai familiari e agli amici delle vittime, alle inquadrature di bare avvolte nel tricolore e nel riportare i bollettini di vittoria dal fronte afgano e pieni di indici di gradimento rilevati tra la popolazione locale verso i nostri militari.
Io speriamo me la cavo, l’importante è arrivare a questo benedetto fine 2011…
Chissà se un giorno un nuovo filone di cinema neorealista italiano potrà sceneggiare un film con questo titolo sulla guerra afgana vista dai soldati italiani, quelli veri, come il caporalmaggiore che scriveva su Facebook, ”Io mi son rotto dell’Afghanistan e voglio ritornare a casa” o come il pugliese che diceva: “Qui fa un freddo cane e rimpiango il mare del Salento”?
Antonio Camuso

Fonte: Osservatorio sui Balcani di Brindisi
[grassetti nostri]

Se io lancio una bomba…
Roma, 11 ottobre – Potrebbe iniziare nel 2011 la exit strategy dei militari italiani dall’Afghanistan. ”Ne voglio discutere nelle sedi opportune con Petraeus, con la NATO. Potrebbe avvenire che la nostra zona ovest entro il 2011 venga largamente consegnata al governo afghano più di altre zone. A questo punto dovremmo affermare il principio che noi non andiamo in un’altra zona”. E’ questa l’ipotesi prospettata dal ministro della difesa, Ignazio La Russa, in una intervista a La Stampa.
Se si riuscirà a consegnare al governo di Herat il controllo di tutta la zona ovest ”quello sarà il momento per far rientrare gran parte dei nostri soldati che hanno compiti operativi – aggiunge il ministro – concentrandoci sull’addestramento”. La Russa parla anche della possibilità di armare i bombardieri e del fatto che questo non cambierebbe la nostra missione che ”resterebbe di pace. Se io lancio una bomba per difendere una colonna militare, rimane una missione di pace. Non è l’arma che qualifica la missione ma il modo con cui la usi”.
(ASCA)

… ed i nuovi “Mille”
Roma, 11 ottobre – I soldati italiani impegnati nelle missioni di pace ”sono i nuovi ‘Mille’, 150 anni dopo l’unità”. Lo afferma in una intervista al Mattino il ministro degli esteri Franco Frattini. Nel Risorgimento si combatteva ”per l’ideale unitario”. Oggi l’obiettivo è ”contribuire con il proprio impegno alla sicurezza e alla pace internazionale. A rischio, oggi come allora, della propria vita”. Frattini aggiunge che il 2011, anno del 150° anniversario dell’unità d’Italia e decimo anniversario dell’attentato alle torri gemelle, ”potrebbe essere l’occasione giusta per ricordare i nostri militari morti per la pace. Il tema resta la memoria. Si dovrebbe pensare ad una giornata del ricordo di tutti i giovani che hanno perso la vita nelle tante missioni in cui l’esercito italiano è stato impegnato in missioni internazionali”.
Frattini si sofferma poi sulla opportunità di armare meglio i militari italiani riprendendo la proposta del ministro della difesa La Russa di equipaggiare con le bombe gli aerei. ”In quella situazione si pensa alla possibilità di armare meglio i nostri aerei da combattimento. Ora hanno solo mitragliatrici, le bombe potrebbero aumentare l’efficacia della loro azione di scorta ai convogli”.
(ASCA)

Tra un Rutelli pronto al voto favorevole per l’invio al fronte e l’uso di qualunque armamento a nostra disposizione per far sentire sicuri i nostri soldati in missione di pace (fortunatamente le bombe atomiche tattiche presenti in Italia sono di proprietà USA e non ce le prestano) e un Ranieri del PD possibilista ad una decisione patriottica in parlamento, troneggiava da un megaschermo la faccia con gli occhi spiritati di La Russa che annunciava la svolta: “Dopo tante remore è giunto il momento di armare di bombe i nostri AMX affinché i nostri soldati si sentano più sicuri”, – correggendosi poi immediatamente, per evitare di esser sputato in faccia dalla NATO – anche se, comunque, sino ad oggi, quando abbiamo richiesto l’appoggio aereo non ci è stato mai negato dagli altri (USA, inglesi e francesi), però, noi che non vogliamo guastare il mito del buon soldato italiano, che mai ha fatto del male ad un civile, preferiamo che, se c’è da buttare qualche bomba, per difenderci, è meglio che lo facciano degli aerei italiani, così siamo sicuri che danni collaterali non ce ne saranno e il nostro rapporto con la popolazione rimarrà cordiale e fraterno come sin’ora è stato…
(…)
All’unanimità poi, in un clima che ci ricordava il sequestro Moro, tutti si dichiaravano convinti della lotta senza quartiere ai terroristi talebani: “Nessuna trattativa! I nostri soldati rimarranno lì sino alla vittoria finale, salvo disposizioni USA-NATO!“.
Dagli USA l’inviato RAI, inascoltato, annunciava che Karzai, spinto e appoggiato dagli USA sta per far entrare nel governo i “terroristi talebani” (oggi ha precisato che lui tratta con i talebani afgani, definizione molto larga che comprende anche quelli del Waziristan tribale Pachistano, continuamente bombardato dai droni americani), i nostri, in studio, rassicuravano i nostri soldati sulla bontà della loro missione: difendere a migliaia di kilometri di distanza l’uscio di casa ed impedire che i talibani scorazzino presto armati per le nostre città.
Nonostante che nessuno gli abbia fatto la domanda vietata, La Russa a sorpresa ammette, per la prima volta che, statisticamente, sono calcolabili le perdite che prevediamo di avere, ma… è meglio non parlarne ed è preferibile piangere, col cuore infranto, come se fosse la prima e ultima volta alla notizia di ogni soldato italiano… E per l’ennesima volta da giornalisti ed esponenti dell’opposizione con la capa china tutti a non voler chiedere quante sono le perdite che si prevedono sino al ritiro.
Lo spettro che s’aggirava nella trasmissione era quello della vera data del ritiro che La Russa e C. vagheggiavano a fine 2011, ma ieri sera, solo grazie al corrispondente esteri RAI, abbiamo saputo che si spera sia il 2014, salvo lasciare alcune centinaia di “istruttori” all’esercito afgano… a tempo indefinito. Insomma, quella afgana sarà forse la più lunga campagna di guerra affrontata dal nostro esercito dall’Unità d’Italia contro un nemico oscenamente mostruosizzato e i cui rappresentanti presto faranno parte di un governo amico e sostenuto finanziariamente da Europa e USA.
Un dibattito confortante per le famiglie dei soldati all’estero che ora sanno il motivo perché i loro figli stanno a sputare sangue e sabbia, ammazzando altri esseri umani definiti terroristi e riempiendo tutti di orgoglio per la nostra coerenza, spirito di guerrieri pacifisti e di coerenti difensori della legalità internazionale. Un dibattito che ci ha confortato della valanga di milioni di euro che vanno in fumo in quella missione, mentre si taglia la scuola, la sanità e la disoccupazione giovanile, e non, galoppa senza tregua. Domani è un altro giorno, l’Italia che Mussolini segretamente dichiarava incompatibile con la guerra, si commuoverà per qualche ora dinanzi a una bara col tricolore, poi volterà le spalle e tornerà al quotidiano “io speriamo me la cavo”… a quadrare i conti… a portare la pelle a casa dal lavoro… a non morire per mala sanità…

Da La svolta italiana in Afghanistan: le Bombe Rassicuranti, di Antonio Camuso.
[grassetto nostro]

Marketing governativo
Roma, 13 ottobre – Il ”Lince”, il blindato rimasto coinvolto nell’esplosione che ha provocato la morte di quattro nostri alpini in Afghanistan, resta il mezzo più sicuro per i nostri soldati. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa nel corso della sua informativa al Senato.
”In campo mondiale, al momento, tra i veicoli della stessa categoria non risulta disponibile una alternativa che possa garantire migliori livelli di protezione del personale” ha detto La Russa. ”Peraltro, nell’ambito delle misure tese al miglioramento della sicurezza del personale sono stati immessi nel teatro afghano – ha ricordato – i primi 17 esemplari di Veicolo Blindato Medio (VBM) ‘Freccia’ operativi dal mese di agosto” che è destinato non a sostituire ma ad integrare gli attuali assetti operativi basati sul Lince, ”trattandosi di due tipi di veicoli in grado di operare in modo complementare”.
(ASCA)

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7 pensieri su “Quello che in Italia i giornalisti non chiedono

  1. Ottime osservazioni, assolutamente sensibili al dolore altrui, ma consapevoli della realtà che non può venire elusa, specie dai nostri scribacchini nazionali, pronti a strappar lacrime per aumentare la tiratura e la visibilità, ma incapaci di avanzare istanze ai politici che le possano prevenire. Bravo Camuso, bel pezzo.

  2. a proposito di sensibilità:

    “Solo un ministro fascista di un governo autoritario può pensare di portare le bombe in Afghanistan”. Così, in una nota, Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, commentando la proposta del ministro della Difesa, La Russa.
    “Forse La Russa non ha capito – aggiunge Borghesi – poichè da missione di pace si è trasformata in missione di guerra. Se c’è qualcosa da trasportare – si legge nella nota – sono i nostri ragazzi, ma solo per riportarli in Italia”.
    http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/solotesto.jsp?pagina=128

    onorevole Borghesi, dato che non dubitiamo che lei sia informato del fatto che gli Stati Uniti d’America usano bombardare l’Afghanistan da più di nove anni e praticamente con ricorrenza quotidiana, ci può spiegare perché non ha mai dato del “fascista” a Robert Gates, omologo a stelle e strisce di La Russa? Oppure al presidente George Bush jr., che questa guerra ha iniziato, né tanto meno a Barack Obama che la sta continuando imperterrito?
    noi qualche idea in proposito ce l’abbiamo…

  3. Se La Russa fosse davvero fascista probabilmente adesso staremmo bombardando gli Uesei, in effetti…

    Comunque un ottimo testo, ancora una volta.

  4. ur-fascismo a parte, quello che preme sottolineare è che stanno cercando di legittimare di fronte all’opinione pubblica nazionale l’uso di taluni munizionamenti che noi siamo convinti essere utilizzati già da tempo.
    ché per fare osservazione sul terreno bastano ed avanzano gli aerei senza pilota

  5. radio propaganda atlantica, paga l’Italia

    (ASCA) – Roma, 13 ott – Farnesina e Rai Radio 1 in campo per rilanciare ERTV, la Radio Televisione Educativa dell’Afghanistan, che dopo la caduta del regime talebano era ridotta a uno scheletro di edificio crivellato di pallottole nella periferia di Kabul. La Direzione generale per la Cooperazione italiana e lo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri ha deciso di ricostruirla da zero con un finanziamento in 5 anni di oltre quattro milioni di euro. Gli interventi hanno riguardano gli studi radiofonici e televisivi, la formazione di educatori, di tecnici e di registi, nonche’ la dotazione di tutte le attrezzature necessarie per far ripartire i programmi di educazione a distanza. Grazie all’intervento della Farnesina, oggi ERTV ha gia’ prodotto migliaia di ore di programmi educativi in Dari e Pashto, le due lingue piu’ usate in Afghanistan, destinati ad insegnanti, famiglie e bambini. ERTV ha un’antenna su Kabul e presto il segnale raggiungera’ anche le province afgane piu’ remote.
    Venerdi’ 15 ottobre, su Rai Radio 1, andra’ in onda un numero speciale di ”Invito Personale”, con gli interventi del ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, del direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo, Elisabetta Belloni, dell’invito speciale della Farnesina per Afghanistan e Pakistan, ambasciatore Massimo Iannucci, e del direttore di Radio1 e del Giornale Radio Rai, Antonio Preziosi. Previste, inoltre, numerose testimonianze e collegamenti, la musica di Alex Britti, Danilo Rea, Marco Mengoni, Chiara Cavello e tanti altri.
    L’impegno di Radio Rai, pero’, non si ferma qui: nel corso del programma verra’ infatti lanciata una iniziativa che intende favorire la distribuzione di piccole radio a dinamo e pannello solare da portare in dono ai villaggi piu’ remoti dell’Afghanistan, dove l’energia elettrica scarseggia e trovare le batterie e’ quasi impossibile. ”La radio e’ lo strumento di comunicazione piu’ diffuso in Afghanistan, praticamente arriva in tutti i villagi – ha detto il ministro Frattini -. E proprio perche’ e’ il medium piu’ diffuso in Afghanistan, la Radio deve portare un messaggio di pace e di riconciliazione, facendo un po’ di controinformazione rispetto ai terroristi che, purtroppo, hanno i loro mezzi informativi. E noi dobbiamo combattere ad armi pari, se non migliori”. Frattini ha anche rigraziato la Rai ”per aver accettato di promuovere l’informazione di questa iniziativa. E’ una di quelle buone notizie che in questo momento difficile vorremo sentire moltiplicarsi”. ”Radio1 si sente la radio di tutti gli italiani e non potevamo rimanere indifferenti all’appello della Farnesina, non potevamo dire di no all’opportunita’ di veicolare un messaggio di pace e di crescita”, ha invece sottolineato il direttore di Rdio 1, Antonio Preziosi.

    Tutti insieme appassionatamente

    (ASCA) – Roma, 15 ott – Fiorello scende in campo in favore dell’iniziativa del Ministero degli Esteri e di Rai Radio 1 per distribuire radio ecologiche a dinamo nei villaggi dell’Afghanistan, denominata ”Una Radio per l’Afghanistan”.
    ”Questa occasione dimostra come ancora una volta la potenza della radio, che si riconferma il numero uno nei mezzi di comunicazione e di intrattenimento”, ha dichiarato Fiorello intervenendo telefonicamente a ”Invito Personale”, lo spettacolo condotto da Georgia Luzi, Gianmaurizio Foderaro e Gaetano Barresi, che anda’ in onda questa sera alle ore 21 su Rai Radio Uno. Nel corso del programma interverranno il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ed il direttore di Radio Uno, Antonio Preziosi.

  6. Non ci preoccupiamo, La Russa dixit: sono bombe intelligentissime ed educate si scusano se uccidono civili e bambini, bravo, bravissime. (lo ha detto a Porta, a Porta una se… si dice da noi)

  7. “la richiesta che ci e’ venuta da piu’ parti”

    (ASCA) – Roma, 9 nov – Anche dopo l’inizio del ritiro dei nostri militari dall’Afghanistan, dalla zona di Herat entro il 2011, il saldo finale dei nostri soldati impegnati in quella missione rimarra’ inalterato. Lo ha spiegato oggi il ministro della Difesa, Ignazio La Russa a margine di un convegno sui 150 anni dell’Unita’ d’Italia svoltosi al Centro alti studi della difesa a Roma.
    Attualmente il numero dei nostri militari in Afghanistan e’ di 3850 uomini ed e’ previsto che entro fine anno raggiunga, come gia’ previsto, le 4 mila unita’. ”Poi – ha ricordato il ministro La Russa – il presidente Berlusconi e’ orientato ad accogliere la richiesta che ci e’ venuta da piu’ parti di dare disponibilita’ per ulteriori addestratori, sia delle forze armate che della polizia. Potrebbero essere circa 200 uomini – ha spiegato il ministro – ad esempio, 100 addestratori dei Carabinieri e 100 addestratori delle forze armate, arrivando cosi’ a 4.200 uomini”.

    e intanto, per la Finanziaria di “sviluppo”, Tremonti dice che mancano due miliardi di euro…

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