Per completare la servitù dell’Italia

Ciò che stiamo vivendo in questi giorni, con la fine politica di Berlusconi ormai alle porte, è un preludio all’ennesimo sacrificio della politica nazionale, perpetrato dai sacerdoti della pubblica decenza, agli dèi d’oltreoceano sull’altare dell’astrazione etica.
Nel mio piccolo e per ciò che conta, considero i sedici anni della parabola berlusconiana di gran lunga i più vuoti e squallidi della storia del nostro paese. La mia antipatia per il soggetto Berlusconi è databile a molti anni prima del suo trionfale ingresso in politica. Risale alla metà degli anni ’80, quando la nascita del suo network televisivo generalista uccise la fantasia e il pluralismo delle televisioni private per sostituirli con la maleodorante melassa di becerume mediatico che promana oggi da ogni schermo e riempie di nulla sottovuoto i cervelli della nazione.
Berlusconi ha colpe infinite, prima fra tutte quella di essere stato un politico inadeguato, di infimo livello, incapace di coniugare i propri legittimi interessi personali con un progetto di rinascita nazionale di ampio respiro. Lo si paragona spesso a un dittatore, ad un Duce in doppiopetto votato alla devastazione dei sacri dettami della dottrina democratica. Magari lo fosse. Purtroppo il suo e nostro male è, al contrario, la sua assoluta irrilevanza, l’indecisione, la riluttanza ad utilizzare la dovuta durezza contro gli avversari anche dinanzi alla loro manifesta debolezza. E’ un mollaccione, altro che Duce.
(…)
Ma volevo dire questo: tra le tante colpe che pesano sulla coscienza dell’uomo di Arcore, non ritengo vi sia quella – comunemente attribuitagli – di essere lo “specchio del degrado del paese”. Il degrado in cui ci dibattiamo, che è culturale è politico, ha in Berlusconi solo uno dei suoi artefici e non certo il più rilevante. E’ vero, sono state le sue televisioni a spacciare l’indecenza privata, la pruderie domestica, la vanvera urlata, la sconcezza ruttante di anchormen di borgata per cultura, di cui le povere masse italiche, non sapendo procurarsi altro cibo, si sono nutrite per decenni. Ma non è stato lui a trasformare questa ammorbante immondizia in politica. Questa colpa – che è di gravità incommensurabile – pesa per intero sulla coscienza dei suoi avversari, politici e mediatici. L’Italia oggi non è lo specchio di Berlusconi. E’ più lo specchio della mortifera psicosi moralistico-terminale di giornali come “Repubblica”, che, per ragioni di servilismo verso i dominanti USA, hanno fuso la dimensione pubblica e privata, la sfera sessuale e quella dell’azione di governo, in un minestrone immondo da cui non sarà mai più possibile estrarre elementi di senso. Nessun politico, per quanto pessimo, può togliere ad un popolo la politica. Solo un’operazione di propaganda può farlo. Un’operazione accuratamente pianificata, che affonda le sue radici nella confusione tra sfera morale e sfera dell’agire pubblico prospettata da Berlinguer e poi estesa fino ai suoi limiti estremi dai lacchè dei media filoatlantici che sorvegliano il nostro paese. Berlusconi si è circondato di sgualdrine, sciacquette e cubiste, come fa il 99 per cento dei politici di questo mondo e l’80 per cento dei cittadini timorati di Dio. Ma non è lui ad aver sostituito il discorso politico e istituzionale con questa fanghiglia umana. Sono stati i suoi avversari a farlo, attraverso i loro organi di stampa, nel tentativo (miseramente fallito) di prendere il suo posto e in quello (disastrosamente riuscito) di cancellare dalle menti degli italiani ogni distinzione tra gossip e lavoro istituzionale, ogni confine tra il pettegolezzo da comari e la valutazione critica, ancorché severa, dell’operato di un governo. Se oggi le miserande masse italiane non riescono a scorgere l’attentato alla nostra sovranità che si nasconde dietro le centinaia di prime pagine con le cosce di Ruby in primo piano, la responsabilità non è di Berlusconi e nemmeno di Ruby. E’ degli organi di stampa “antiberlusconiana” e dei loro mandanti nazionali e internazionali, che – deboli come sono in questo momento – hanno una paura folle della politica, soprattutto se si considera il fatto che gli spazi per la nascita di un vero partito di opposizione all’esistente sono oggi, in Italia, pressoché sterminati. Ogni nozione di ciò che la politica è e potrebbe essere, ogni barlume di consapevolezza sui suoi confini epistemologici e sulle sue potenzialità va dunque soffocato senza esitazione, frastornando le masse con messaggi martellanti che impediscano di distinguere la riflessione e la progettazione politica dalla chiacchiera da mercato del pesce. In tutti questi anni, si sarebbe potuto accusare Berlusconi – per mille ottimi motivi – di non essere stato capace di strappare il paese alla completa servitù euroatlantica che è la causa della nostra agonia. Non lo si è fatto, perché non è questa servitù che i congiurati anticesaristi vogliono eliminare. Vogliono anzi rafforzarla, perché è da essa che dipendono i loro privati destini, costruiti sui pilastri della pubblica rovina. Essi evitano perfino di menzionare la politica, perché si tratta di una parola pericolosa, che potrebbe risvegliare in animi non ancora del tutto spenti i ricordi di mai sopiti desideri di riscatto. I loro pugnali sono sculettanti, forgiati in sagome mammarie e clitoridee. Dio non voglia che al pubblico a casa possa tornare alla mente com’è fatto un pugnale.

Da Aspettando i pugnali, di Gianluca Freda.
[grassetto nostro]

4 thoughts on “Per completare la servitù dell’Italia

  1. chi è causa del suo male pianga se stesso…:

    Il Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, ha presieduto oggi, al Palazzo del Quirinale, una riunione del Consiglio supremo di difesa. Alla riunione hanno partecipato: il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, il Ministro per gli affari esteri, Franco Frattini; il Ministro per l’interno, Roberto Maroni; il Ministro per l’economia e le finanze, Giulio Tremonti; il Ministro per la difesa, Ignazio La Russa; il Ministro per lo sviluppo economico, Paolo Romani; il Capo di Stato Maggiore della difesa, Generale Vincenzo Camporini.
    Hanno altresì presenziato alla riunione il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dott. Gianni Letta; il Segretario generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere di Stato Donato Marra; il Segretario del Consiglio supremo di difesa, Generale Rolando Mosca Moschini.
    Valutati gli sviluppi intervenuti nei principali scenari di crisi e gli impegni operativi del nostro Paese, è stata confermata la possibilità di dare corso, senza significativo aggravio finanziario, al necessario potenziamento delle capacità di formazione ed addestrative del contingente italiano in Afghanistan, procedendo ad una sostanziale riduzione delle forze attualmente operanti nel teatro balcanico, ove la situazione è migliorata considerevolmente.
    Circa l’impegno in ISAF, è stata ribadita l’esigenza primaria di continuare con determinazione nella ricerca di soluzioni ed accorgimenti idonei a migliorare la sicurezza delle nostre forze e della popolazione afghana e ad incrementare l’efficacia delle operazioni militari. Dovranno altresì essere costantemente verificati i progressi compiuti nel miglioramento delle capacità delle Forze Armate e di Polizia afghane, da cui dipende in larga misura il successo della strategia di transizione.
    Di particolare interesse sono risultati i temi del prossimo Summit NATO di Lisbona: dal nuovo concetto strategico che rilancia l’Alleanza in un contesto globale profondamente mutato, ai diversi aspetti del progetto integrato di difesa missilistica in Europa, alle prospettive di forme più inclusive ed efficaci di partenariato internazionale per la sicurezza.
    Il Consiglio ha preso atto del recente accordo di cooperazione bilaterale tra Francia e Regno Unito e ha ritenuto che esso rappresenti la conferma della necessità di procedere a razionalizzazioni ormai indispensabili della spesa per la difesa in Europa e di avviare iniziative conseguenti in sede di Unione Europea, secondo lo spirito e le concrete previsioni del Trattato di Lisbona. Per quel che riguarda le Forze Armate italiane, anch’esse pressate tra esigenze operative da una parte e riduzione dei bilanci dall’altra, la razionalizzazione delle strutture, pur tenuto conto delle risorse recuperabili attraverso la riduzione dei costi di gestione amministrativa, l’alienazione effettiva dei beni non più utili e la verifica degli investimenti prioritari, non potrà comunque prescindere da una revisione del quadro normativo vigente che consenta di attuare le riduzioni organiche necessarie senza penalizzare i reclutamenti e garantisca l’efficienza complessiva dello strumento militare.
    La prossima riunione del Consiglio supremo di difesa è stata fissata per il giorno 9 marzo 2011.

    http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=11643

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  2. riferito alla riunione dei kapò: undici piccoli omuncoli… e poi non ne rimase nessuno… (anche se nel frattempo svolsero i compiti assegnati dall’Impero)…
    a parte qualche sfumatura, sono sostanzialmente d’accordo con
    l’articolo di Freda… poveri noi, quanti servi senza dignità…

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  3. “Non siamo piu’ di casa alla Casa Bianca”

    (ANSA) – ROMA, 29 NOV – ”I vertici troppo frequenti fra Berlusconi e Putin, fra Berlusconi e Gheddafi molto piu’ frequenti degli incontri con gli alleati e con gli Usa costituiscono un anomalia. Berlusconi farebbe bene a ricordarsi che la Russia e’ un paese autoritario. Un paese dove sono stati eliminati giornalisti, esponenti dei diritti civili ingiustamente reclusi. Questa diplomazia personale di Berlusconi ci sta alienando simpatie e anche parametri di affidabilita’ da parte di leaders europei e in particolare degli Usa. Non siamo piu’ di casa alla Casa Bianca”. Lo ha detto il deputato del Fli Carmelo Briguglio a KlausCondicio, programma tv in onda su Youtube, condotto da Klaus Davi.

    Briguglio rincara la dose: “una politica estera anomala”

    (ANSA) – ROMA, 29 NOV – ”Il Copasir e’ la sede propria dove Berlusconi ha il dovere di presentarsi al piu’ presto per fornire risposte e chiarimenti che non si possono ne’ eludere ne’ rinviare”. Lo chiede il membro del Comitato Carmelo Briguglio (Fli) commentando le rivelazioni di Wikileaks. ”L’immagine dell’Italia che viene fuori dai documenti Wikileaks – aggiunge – e’ quella di un Paese che una politica estera anomala sta spingendo fuori dall’Europa e dall’Occidente”.

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