Protettore Unificato

Segue da qui.

Bruxelles, 31 marzo – Dalle 8 di questa mattina la NATO ha assunto il comando di tutte le operazioni militari in Libia, dando il via alla missione “Unified Protector”. Lo hanno riferito fonti dell’Alleanza Atlantica. Il ‘trasferimento di autorità’ dalla ‘coalizione dei volenterosi’ alla NATO era iniziato ieri mattina.
(Adnkronos)

Il dettaglio dell’area delle operazioni e le basi utilizzate.

Operazioni, beninteso, strettamente “umanitarie”:

Città del Vaticano, 31 marzo – ”I raid cosiddetti umanitari hanno fatto decine di vittime tra i civili in alcuni quartieri di Tripoli”: è la denuncia fatta all’agenzia vaticana Fides da mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli. ”Ho raccolto diverse testimonianze di persone degne di fede al riguardo” precisa il presule per il quale, ”in particolare, nel quartiere di Buslim, a causa dei bombardamenti, è crollata un’abitazione civile, provocando la morte di 40 persone. Ieri avevo riferito che i bombardamenti avevano colpito, sia pure indirettamente, alcuni ospedali. Preciso che uno di questi ospedali si trova a Misda”. Secondo quanto riporta sul suo sito Internet l’emittente Euronews, a Misda, a sud di Tripoli, l’esplosione di un deposito di munizioni colpito durante un raid, ha investito anche un ospedale e alcune case, provocando, secondo fonti ospedaliere, 13 feriti.
”Se è vero che i bombardamenti sembrano alquanto mirati, è pur vero che colpendo obiettivi militari, che si trovano in mezzo a quartiere civili, si coinvolge anche la popolazione” dice Mons. Martinelli. Il Vicario Apostolico aggiunge: ”La situazione a Tripoli diventa ogni giorno più difficile. La scarsità di carburante si è aggravata, come testimoniano le code interminabili di automobili ai distributori di benzina. Sul piano militare sembra esserci un’impasse, perché anche i ribelli non sembrano avere la forza sufficiente di avanzare. Per questo dico che la soluzione diplomatica è la strada maestra per mettere fine allo spargimento di sangue tra i libici, offrendo a Gheddafi una via di uscita dignitosa”.
La recente defezione del Ministro degli Esteri ed ex capo dei servizi segreti esterni libici, Moussa Koussa, è interpretata da molti come il segnale della presenza di forti divisioni all’interno del regime. ”Moussa Koussa era certamente uno dei pilastri del potere” conferma Mons. Martinelli. ”La sua defezione è dovuta forse alla linea contraddittoria che aveva assunto nelle scorse settimane nei confronti dell’ONU”.
(ASCA)

Gates & Bouchard, una coppia davvero promettente…

Washington, 31 marzo – I ribelli libici ”hanno bisogno di assistenza e di una formazione” per sconfiggere le truppe di Gheddafi, ma ciò ”non può essere di competenza solo degli Stati Uniti, anzi, per quanto mi riguarda, se ne dovrebbero occupare gli altri Paesi” della coalizione. Lo ha detto il segretario alla Difesa USA, Robert Gates.
(ASCA-AFP)

Napoli, 31 marzo – ”Raccomando vivamente agli assalitori di desistere e ritirarsi immediatamente”. Queste le parole con il generale Charles Bouchard, comandante dell’Operazione NATO ‘Unified Protector’ conclude la conferenza stampa tenutasi poco dopo le 14,00 presso la sede di Napoli.
(…)
A un giornalista che gli domanda se saranno effettuati servizi di ricognizione lungo i confini orientali della Libia, dove potrebbero muoversi trafficanti di armi, risponde: ”Il mio mandato è quello di proteggere la popolazione civile. Le attività lungo i confini non rientrano nel mio mandato. Il mio compito è molto preciso e verrà rispettato alla lettera”.
(ASCA)

Appello al Parlamento italiano ed al Parlamento Europeo contro la guerra alla Libia

Si chiede al Parlamento italiano ed al Parlamento europeo di interrompere ogni atto di guerra contro la Jamahiria Araba Popolare Socialista la cui Guida è Muammar Gheddafi.
La Jamahiria Araba Popolare Socialista è membro dell’ONU, dell’Unione Africana, della Lega Araba e titolare dei diritti internazionali di sovranità, autodeterminazione, che comportano il divieto di ingerenza negli affari interni degli Stati.
La Libia dal 15 Febbraio 2011 è soggetta ad una sollevazione armata diretta a sovvertire le legittime istituzioni dello Stato.
Si denuncia l’azione dei mezzi di comunicazione di massa internazionali, che hanno diffuso, contestualmente alla sollevazione armata in Libia, notizie di stragi compiute dalle forze di sicurezza libiche, notizie rivelatesi infondate.
A fronte di questi accadimenti interni alla Libia, si denuncia che l’ONU non ha inviato osservatori internazionali per accertare quanto avveniva realmente sul campo nonostante l’invito in questo senso da parte della Libia.
Si chiede che l’Italia e l’Unione Europea accettino l’invito della Jamahiria di inviare osservatori in Libia per accertare il reale svolgimento degli accadimenti.
La sollevazione armata, su cui pesa il sospetto di aiuti stranieri in armi e consiglieri militari, è stata contrastata con successo dalle forze armate e di sicurezza libiche, anche con l’appoggio della popolazione libica.
In questo frangente, su iniziativa specialmente della Francia, dell’Inghilterra e degli USA veniva ottenuta una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che, con l’astensione di Brasile, Cina, Germania, India e Russia, consentiva l’uso della forza per difendere i civili libici.
Utilizzando il contenuto di questa risoluzione, l’aviazione e la marina della Francia, Inghilterra e USA, principalmente, hanno dato inizio a bombardamenti e ad attacchi su tutto il territorio della Libia, contro obiettivi della difesa, delle istituzioni e delle infrastrutture della Jamahiria, provocando ingenti perdite in vite umane e danni materiali.
Si contesta che gli attacchi contro la Libia non sono diretti alla difesa dei civili, ma a favorire militarmente la sollevazione armata contro le istituzioni libiche ed il rovesciamento del legittimo governo della Jamahiria.
Si chiede che il Parlamento italiano, nel rispetto del diritto nazionale ed internazionale, tenga fede agli accordi di amicizia e di non aggressione con la Jamahiria, astenendosi da ogni atto ostile e mantenendo gli impegni economici e sociali presi con la Libia.
Si chiede che il Parlamento italiano ed il Parlamento europeo prendano immediatamente le decisioni più opportune per interrompere l’illegittima aggressione militare contro la Libia ed il governo e le istituzioni della Jamahiria Popolare Araba Socialista, per tutelare l’integrità territoriale e politica della Nazione libica ed il suo diritto all’autodeterminazione, per far rispettare gli accordi di amicizia e di non aggressione in essere tra l’Italia e l’Unione Europea nei confronti della Libia.

Per adesioni: cpeurasia@gmail.com

Bombardamenti sui civili? Naturalmente lo fanno per “difendersi”…

Bruxelles, 2 aprile – Gli aerei della NATO hanno diritto ”a difendersi” se qualcuno spara contro di loro. Lo ha dichiarato la portavoce della NATO, Oana Lungescu, precisando che per l’Alleanza Atlantica ”è difficile verificare i dettagli esatti” del presunto raid della NATO che avrebbe provocato la morte di alcuni civili a Marsa el Brega ”perché non abbiamo fonti affidabili sul terreno”. La Lungescu ha anche sottolineato come ”ad attaccare sistematicamente i civili siano le forze pro-Gheddafi”.
(ANSA)

A tutto ciò va aggiunto un ulteriore elemento di disperazione per gli USA. L’Arabia Saudita fino ad pochi mesi fa era ufficialmente la principale riserva petrolifera del mondo con 264 miliardi di barili, ma secondo notizie pubblícate da Wikileaks, le riserve dell’Arabia sarebbero inferiori di almeno un 40%. In realtà le publicazioni di Wikileaks non hanno fatto altro che confermare voci di cui si parlava già da qualche tempo.
In sostanza, il principale alleato petrolifero degli USA e probabilmente anche gli altri Paesi arabi avrebbero meno petrolio di quanto si sia pensato fino ad oggi.
Con la svalutazione del dollaro dietro l’angolo, l’aumento dei prezzi del petrolio e consci dell’impossibilità di essere riforniti dal loro alleato strategico, gli USA potrebbero entrare nella fase della disperazione ed essere spinti a compiere azioni appunto disperate, come l’assalto al petrolio libico, o iraniano, o venezuelano.
La verità è che nell’ultimo decennio solamente in tre Paesi, Venezuela, Libia e Iran, si sono avute scoperte consistenti di petrolio. Il Venezuela dal 14/02/2011 è ufficialmente il Paese con la più grande riserva petrlifera del mondo; le società internazionali di certificazione hanno accertato riserve per 296.500 milioni di barili, con un aumento del 40% rispetto all’anno precedente.
Gli occhi degli Usa sono intermante puntati verso questi tre Paesi. Il problema non sono i dittatori veri o presunti, o la salvaguardia dei diritti umani. Quando mai agli USA sono interessati i diritti umani? Il problema è che la civiltà industriale nostra e particolamente della prima potenza si fonda sul petrolio, ma questo prodotto con la svalutazione del dollaro e l’aumento del suo prezzo diventerà sempre più inaccessibile agli USA. Di fronte al rischio di tramonto della propria potenza, la disperazione farà fare grosse sciocchezze, come è sempre successo per gli imperi in decadenza.

Da La disperazione degli Stati Uniti, di Attilio Folliero.

Ecco una puntualizzazione veramente necessaria:

Roma, 4 aprile – Da quando lo scorso 31 marzo la NATO ha assunto il comando delle operazioni in Libia, si contano 701 missioni compiute dagli aerei alleati: in 276 casi sono stati presi di mira precisi obiettivi, ma ”ciò non vuol dire che si sia sempre fatto ricorso all’uso delle armi di cui sono dotati i caccia”. E’ quanto si legge in comunicato diffuso dalla stessa Alleanza. Ieri sono stati invece 58 gli ”attacchi” aerei contro il regime libico, mentre le missioni aeree compiute nelle scorse 24 ore sono state complessivamente 154, si legge ancora nel comunicato.
(ASCA)

E, puntualmente, arriva un Divo di Stato (siliconato) a confortare i profughi:

Rasjdir (Tunisia), 5 aprile – Angelina Jolie è apparsa a sorpresa oggi al confine tra Libia e Tunisia, dove ha fatto visita alle migliaia di profughi, libici e di altri Paesi, fuggiti dal Paese maghrebino in guerra, e ospitati adesso nell’accampamento di Choucha, in territorio tunisino. L’attrice è ambasciatrice di buona volontà dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
(AGI)

“Ribelli” insoddisfatti minacciano di presentare esposto… quando il tragico sfocia nel surreale:

Reuters, 6 aprile – Per i ribelli lo sforzo della NATO non è sufficiente. “La NATO ci omaggia di tanto in tanto con bombardamenti qua e là, e sta lasciando che la gente di Misurata muoia ogni giorno”, ha detto da Bengasi Abdel Fattah Younes, capo delle forze ribelli. “La NATO ci ha deluso”.
L’alleanza ha fatto sapere che il ritmo dei raid aerei non è diminuito da quando ha preso il controllo delle operazioni in Libia da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, lo scorso 31 marzo.
Younes ha detto che i ribelli stanno valutando se riferire della lentezza decisionale della NATO al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha autorizzato la missione.
“La NATO è diventata un nostro problema”, ha detto Younes.

E si aggiunga che gli “aiuti” non sono abbastanza!

Tripoli, 6 aprile – “Abbiamo ricevuto armi da Paesi amici, ma abbiamo bisogno di ulteriori aiuti”. E’ quanto ha affermato il generale Abdel Fattah Yunes, ex ministro dell’Interno del regime libico e attuale capo delle forze armate dei ribelli di Bengasi. Parlando alla tv satellitare araba ‘al-Aan’, l’ex capo della polizia libica ha spiegato: “Abbiamo ottenuto armi leggere da Paesi amici, ma non posso dire quali siano. Purtroppo non è abbastanza”.
(Adnkronos/Aki)

Il servo gongola davanti al padrone che gli liscia il pelo:

Washington, 7 aprile – Gli Stati Uniti apprezzano quanto l’Italia sta facendo per gestire l’emergenza immigrati. In conferenza stampa, dopo aver incontrato il titolare della Farnesina Franco Frattini, il segretario di Stato Hillary Clinton ha sottolineato come il nostro Paese ”sta anche gestendo flussi consistenti di migranti provenienti, in particolare, dalla Tunisia, ed è impegnata in una transizione molto importante per la popolazione”.
(Adnkronos/Aki)

Del resto, il riconoscimento dei “ribelli” era l’unico modo, da parte italiana, per continuare a nutrire aspirazioni sull’oro nero della Libia.
Ma se, “malauguratamente”, Gheddafi rimanesse imperterrito al suo posto…

Roma, 7 aprile – L’ex ministro dell’Energia libico, Omar Fathi Ben Shatwan, fuggito questa mattina da Misurata a bordo di un peschereccio e dichiaratosi apertamente a favore dei ribelli, in un’intervista all’Afp ha affermato che la Cina e la Russia ”hanno perso la gara per il petrolio”.
”La democrazia” che si instaurerà in Libia ”avrà riguardi” sul piano commerciale per i Paesi intervenuti nel conflitto al fianco dei ribelli, come ”l’Italia e la Francia, che per primi hanno riconosciuto ufficialmente il Consiglio nazionale di Bengasi”. Ma non di Mosca e Pechino, ha ribadito l’ex ministro, che invece si sono opposte all’intervento militare nel Paese.
(ASCA-AFP)

Del seguente intervento di Giulietto Chiesa si consiglia una visione cum grano salis:

No comment dal ministero della Difesa francese…

Roma, 7 aprile – Una squadra di forze speciali francesi in missione nel Sud ovest della Libia sarebbe scomparsa in pieno deserto libico. Lo riferisce il quotidiano algerino Al Khaber.
La risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Libia non prevede l’utilizzo di truppe di terra e finora tutti i Paesi della coalizione e la stessa NATO hanno categoricamente escluso l’impiego di soldati sul terreno. La notizia è stata ripresa anche da Al Jazira. No comment dal ministero della Difesa francese.
(ANSA)

La cacciata del “tiranno”? E’ poco probabile, dice il generale Prosciutto…

Washington, 7 aprile – E’ poco probabile che i ribelli in Libia riescano a lanciare un assalto contro Tripoli e a cacciare il regime di Muammar Gheddafi. Lo ha detto il capo del comando statunitense in Africa, il generale Carter Ham, rispondendo nel corso di un’audizione in Senato a una domanda sulla possibilità che gli insorti riescano ad arrivare a Tripoli. ”Direi che l’eventualità è poco probabile”, ha detto l’alto ufficiale.
(ASCA-AFP)

“A ripensarci adesso, mi rendo conto che una delle fonti d’informazione più illuminanti e veritiere su quanto sta accadendo in Libia è rappresentata dal discorso che Gheddafi tenne alla TV di stato libica all’inizio della “ribellione” teleguidata delle tribù cirenaiche.
In quell’occasione, Gheddafi dichiarò: “L’Occidente mi chiede di farmi da parte per dare la libertà al popolo libico. Questo è ridicolo. Sono io il popolo libico”. Questa affermazione, su cui all’epoca avevo sorvolato, ritenendola una magniloquente espressione retorica, esprime in realtà una banale verità oggettiva. La Libia è un paese inventato. E’ stato creato a tavolino tracciando su una carta tante belle linee regolari e doveva servire alle potenze coloniali come avamposto per il controllo del Mediterraneo. All’interno di quelle linee non c’è un “popolo” – come vanno farneticando i pacifisti e chi fornisce loro la biada – bensì una moltitudine di tribù diverse per lingua, tradizione e cultura, spesso divise da rivalità e faide secolari: Harabi, Warfallah, Bani Walid, Tarhuna, Obeidat, Zuwaia, al-Awakir, Magariha, ecc. E’ stato Gheddafi a unificare questa macedonia di tradizioni e culture diverse, facendone qualcosa di molto simile ad una nazione coesa e sovrana. Per farlo ha utilizzato sì il pugno di ferro (governare una realtà così frammentata e difficile non è esattamente come governare Gallarate), ma anche la politica, l’unificazione religiosa, la concessione di diritti, la costruzione di infrastrutture nazionali, la diffusione di benessere seguita alla nazionalizzazione delle imprese estere e l’orgoglio indipendentista seguito alla chiusura delle basi militari americane e inglesi. Senza Gheddafi non c’è nessun popolo libico. Togliete Gheddafi alla Libia e la Libia scomparirà, tornando a essere quel caleidoscopio di tribù l’una contro l’altra armate che era all’epoca del fantoccio re Idris, prima del 1969. Probabilmente è proprio a questo che mira l’intervento dei “volonterosi” crociati: distruggere la Libia come nazione per poter meglio controllare, nel caos risultante, le sue risorse e la sua posizione geostrategica. Se l’obiettivo era quello di scatenare il caos, la “rivoluzione” preparata dagli USA con la collaborazione dei francesi nel novembre scorso, dopo la defezione del braccio destro di Gheddafi, Nouri Massoud El-Mesmari, può dirsi per il momento riuscita.
Gheddafi dichiarava, nella stessa occasione, che coloro che l’occidente chiamava “manifestanti” altro non erano che un’orda di masnadieri violenti e “drogati”, che assaltavano caserme e uccidevano poliziotti allo scopo di sovvertire l’ordine nel paese. Il termine “drogati” mi aveva colpito e soltanto adesso inizio a capire che anch’esso non era stato utilizzato a caso. Queste truppe di “ribelli” mostrano di possedere lo stesso livello di coraggio, di disciplina, di strategia militare, di determinazione e di intelligenza politica che potevano avere i giovinastri sottoproletari strafatti di canne nelle rivolte del ’77 bolognese. All’inizio della “rivolta”, molti giornalisti che accompagnavano questi bei tomi nel loro percorso erano rimasti allibiti dall’esibizionismo e dall’atteggiamento assai poco militare che costoro evidenziavano negli scontri con i lealisti. Portavano con sé fucili e batterie antiaeree che non erano assolutamente in grado di utilizzare. Si sedevano sull’equipaggiamento militare (gentilmente offerto da chissà chi, essendo le batterie antiaeree un bel po’ al di fuori della portata economica di semplici “manifestanti”) al solo scopo di farsi scattare fotografie dagli amici e di mettersi in posa per la stampa. Sparacchiavano continuamente a casaccio in segno di esultanza, sprecando munizioni e rischiando di colpire i compagni. Si trastullavano, giocavano a carte, tutto facevano tranne che prepararsi ad affrontare l’imminente e prevedibile reazione delle truppe governative.
Questo branco di feroci cialtroni (che Gheddafi ha etichettato, a ragion veduta, come “drogati”) sembra venuto fuori dritto dritto da un fumetto di Andrea Pazienza. Ha dimostrato una tale incapacità nella strategia e nel combattimento da lasciare interdetto anche il più bendisposto dei cronisti. Avevano dichiarato ai quattro venti di non volere nessun aiuto militare dell’occidente, ma poi hanno iniziato a frignare e a invocare tra i gemiti un intervento esterno quando le truppe del governo hanno spazzato via in pochi giorni tutte le loro “conquiste”. Hanno avuto l’appoggio mediatico di tutte le TV e di tutta la stampa del mondo asservita ai progetti americani; hanno avuto l’avallo dell’ONU e il riconoscimento politico da parte della Francia; hanno ricevuto armi, finanziamenti e mercenari da Francia, Stati Uniti e Inghilterra; hanno potuto contare sui bombardamenti della coalizione, che, contravvenendo a quanto previsto dalla risoluzione 1973, non si è limitata a proteggere i civili, ma ha favorito sfacciatamente l’avanzata di questi codardi, facendo a pezzi le milizie di Gheddafi che stavano per raggiungere la loro roccaforte di Bengasi. E nonostante questo non sono riusciti ad ottenere niente. Si sono limitati ad infierire sui cadaveri fumanti dei lealisti lasciati a terra dai bombardamenti americani, a torturare i prigionieri e a farsi scattare nuove fotografie sui rottami dei carri armati che incontravano sulla strada già “liberata” dalle bombe altrui. Appena hanno rimesso piede a Ras Lanouf, hanno dichiarato, trionfanti e frettolosi, che avrebbero iniziato a vendere il petrolio della zona alle aziende straniere. L’emiro del Qatar era al settimo cielo, visto il gran numero di aziende qatariote che operano nella regione. Ma non appena i bombardamenti alleati si sono rarefatti, i poveri idioti – che non si erano curati di predisporre nemmeno uno straccio di presidio del territorio – sono stati nuovamente ricacciati verso est, e questo nonostante le truppe lealiste fossero state fortemente indebolite dagli attacchi occidentali dei giorni precedenti. Una simile criminale imbecillità può essere spiegata solo tenendo conto di quanto spiega Webster Tarpley nel video che ho sottotitolato qui sopra [qui – ndr]: in buona parte non si tratta di cittadini libici, tantomeno di persone fornite di addestramento militare, ma di mercenari senza arte né parte, reclutati tra il sottoproletariato dell’Egitto e di altri paesi arabi per essere messi al servizio delle tribù della Cirenaica; le quali sperano di avere, in una Libia senza più Gheddafi, una percentuale più consistente sulle vendite del petrolio che si trova nel loro territorio.
Gheddafi aveva anche detto che all’origine di questi disordini c’erano “uomini di Al Qaeda”. Anche qui avevo scambiato questa affermazione per una sparata propagandistica e anche qui ero stato poco attento. Ormai anche i sassi hanno capito che “Al Qaeda” altro non è che un esercito di mercenari più o meno fanatici approntato dalla CIA per intervenire nelle zone del Medio Oriente, dove gli Stati Uniti, un po’ per scarsità delle risorse economiche, un po’ perché la fanteria non è mai stata il punto forte delle loro milizie, non possono più permettersi di inviare truppe di terra. Il progetto è dunque – come spiega Tarpley – quello di armare questi jihadisti della domenica per utilizzarli al posto delle truppe di terra che gli americani non sono in grado di impiegare. Naturalmente è assai improbabile che una simile armata Brancaleone riesca a conquistare o a controllare zone di territorio; ma per creare caos e destabilizzazione essa è perfetta, ed è probabilmente questo l’obiettivo che gli USA intendono perseguire.”

Da Al Qaeda porterà la democrazia in Libia, di Gianluca Freda.

A proposito di “caos e destabilizzazione”, una conferma viene dall’ex ministro degli Esteri Mussa Kussa:

Londra, 12 aprile – La Libia rischia di trasformarsi “in una nuova Somalia”: lo sostiene l’ex ministro degli Esteri libico, Mussa Kussa, rifugiatosi in Gran Bretagna. In un’intervista alla BBC, Kussa ha lanciato un appello “a tutte le parti a non trascinare la Libia in una guerra civile” perchè un conflitto prolungato provocherebbe “uno spargimento di sangue capace di trasformare la Libia in una nuova Somalia”, il Paese del Corno d’Africa sprofondato nel caos dal 1992.
(AGI)

11 thoughts on “Protettore Unificato

  1. Vestito da cammelliere per entrare in Libia,
    di Enrico Gotti

    «Mi hanno portato vicino al confine vestito da cammelliere. Mi sentivo una sorta di James Bond. Poi mi hanno mollato lì e mi hanno indicato la direzione: dritto. Ho fatto dieci chilometri a piedi, nel deserto e sono entrato in Libia. Ho pensato che fosse la cosa più pericolosa che potevo fare».
    Da Parma in Libia
    A parlare è Cristiano Antonino, 39 anni, fotografo appena tornato a Parma da un reportage in Libia. Non è andato a Est, nelle città governate dai ribelli, ma è entrato dal confine tunisino, a Ovest, in quella che era la roccaforte di Gheddafi. Ha visto Zaltan, la città dei fedeli del dittatore libico, distrutta. «Una cittadina di solo muri. Grande come Fidenza. Non c’era più anima viva. Gheddafi non si aspettava un attacco dalla parte al confine con la Tunisia. Io volevo documentare l’altra guerra. Dalla parte opposta di Misurata. Con i rivoltosi mi sono messo d’accordo: avevo due cassette nella telecamera che cambiavo continuamente. Una era per loro e una per me. Me le hanno chieste perché per loro era come una festa di liberazione».
    Sotto ai bombardamenti
    Antonino è nato a Verona e da anni vive a Parma. È stato via una settimana, diviso tra la Libia e il campo profughi delle nazioni unite a Ras Ajdir in Tunisia, a nove chilometri dalla frontiera, lavorando per un’agenzia di stampa londinese. «Sono arrivato al quarto giorno di guerra, tutti i giorni bombardavano. Ho visto gli ospedali e i corpi a terra. Mi sono vergognato. Per una volta, scandivo bene che ero italiano: i nostri caccia passavano in cielo ma non bombardavano».
    È partito per una «concomitanza di situazioni»: la voglia di raccontare, di «fare un lavoro di servizio», il ricordo di Mohammed Nabous, «la voce non conforme della rivolta libica, ucciso perché si opponeva a Gheddafi», e infine, perché «un collega che io stimo sinceramente, mi si avvicina in Piazza con un “Sai che bello sarebbe partire…”: è stato uno dei suoi inconsapevoli schiaffoni. Sono tornato a casa e ho cominciato a lavorarci su con la massima convinzione».
    Viaggio nei campi profughi
    Nei campi profughi di Ras Ajdir, Antonino dice di avere conosciuto «persone straordinarie. Che lavorano senza fermarsi. I profughi erano fino a 30.000. Agli sfollati per fame si aggiungono quelli provocati dal conflitto, vittime innocenti e spesso inconsapevoli dell’agire di entrambi gli schieramenti. Sono davvero gli ultimi della terra, perché non hanno niente. Nella guerra ci vanno di mezzo loro. Le bombe uccidono. E sempre, immancabilmente, la povera gente».
    «Delle vittime nessuno parla»
    E’ evidente – sostiene Antonino – che Gheddafi è un uomo inguardabile: nessun Paese dovrebbe avere un attempato dittatore ultrasettantenne con smanie di onnipotenza e nessuna percezione dell’opportunità di togliersi di torno. Ma pensare che bombardare a tappeto, dopo appena due ore dalla risoluzione dell’Onu, sia un modo intelligente o umanitario di aiutare quella nazione… ce ne passa. Penso che l’intervento militare in Libia sia uno sterminio inutile e violento. E silenzioso, visto che delle vittime nessuno parla».

    http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/80876/Vestito_da_cammelliere_per_entrare_in_Libia.html

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  2. “Un uomo inguardabile”?????… Non voglio neppure commentare. Dico solo, ad alta voce:

    W GHEDDAFI (il più grande statista arabo con Nasser)!

    W LA (magnifica) GIAMAHIRIA!

    Joe Fallisi

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  3. Mr. Fallisi, il fatto che l’Occidente cerchi di fare i suoi sporchi interessi bombardando Gheddafi non fa certo del “pazzariello di Tripoli” una brava persona, tutt’altro!

    Forse lei si é scordato di quando Gheddafi mandava i suoi ‘legionari’ alla conquista del Ciad e della Tanzania?

    Forse lei si é scordato di quando riceveva i Perle e i Neocon americani dopo il suo ‘gran rifiuto’ delle posizioni anti-imperialiste nel 2003?

    Forse lei si é scordato di quando, in cambio del classico tozzo di pane, si é trasformato in gendarme anti-immigrati della Lega e di Berlusconi??

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  4. repetita iuvant:
    qui non si tratta certo di giudicare la persona ed il politico Gheddafi, ma di stigmatizzare l’ennesima aggressione militare ad un Paese sovrano realizzata dalla lobby atlantista.
    Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia… chi sarà il prossimo?

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  5. byebyeunclesam, bene per la precisazione. Al momento mi piacerebbe sapere cosa ne pensa la Clinton di quello che succede negli altri paesi arabi e in costa d’avorio. Morti di serie B, naturalmente, non degni di aiuto o considerazione.
    Forse non hanno interessi economici o vacche da spremere altrimenti……..

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  6. Dimenticavo, chi dobbiamo ringraziare per i disordini religiosi in Afganistan. Si sono fatti amare un’altra volta dai Mussulmani. Bella pensata. Quel “pastore?” lo manderei in gita a Kabul. Che testa!

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  7. Egregio sig. Thronstahl, Gheddafi, che ha ENORMI meriti storici (innanzi tutto, ma niente affatto solo, nei confronti della Libia libera, indipendente e sovrana), è, lo ripeto (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/83022, http://theuglytruth.wordpress.com/2011/04/02/if-not-now-when/), un dolcissimo koala se comparato a uno qualunque dei democVatici vampiri umanitaVi calati sulla giugulare libica. Punto. Con le sue ombre (che in ogni caso competono a qualunque statista da che mondo è mondo):

    W GHEDDAFI!

    e

    W il (magnifico) Libro verde
    W la Giamahiria
    W la Terza via.

    Sissignore.

    E ABBASSO l’ItaGlia infame.

    Joe Fallisi

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  8. Il problema è sempre quello: l’illuminista (nel senso che illumina con le proprie bombe “umanitarie”) occidente – il padrone – può permettersi di giudicare (giudizio moooolto interessato) i “pazzarielli” del mondo altro da se – gli schiavi – ma non può accadere il viceversa.

    Che bello se in Medio Oriente o in Africa o in America Latina i bloggers potessero discutere dell’opportunità o meno di bombardare (umanitariamente, per carità!) l’occidente, di istituire no-fly zones su Londra, Roma, Parigi etc, dell’opportunità di inviare in itaGLia o negli US i Pasdaran ovvero le truppe libiche o cubane per portare libertà e democrazia.

    Il mondo alla rovescia di Eduardo Galeano.

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  9. Pingback: Casi di intelligence: fotografi di guerra… | Terra Santa Libera

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