Casi di intelligence – vite esemplari 4°

E’ in corso una guerra.
Come in tutti gli eventi bellici moderni, anche in questo caso alcuni fotografi cercano di immortalarne i momenti più significativi. Fotografi di guerra, o comunque persone che si spacciano per tali.
Capita di leggere un articolo (di cui uno stralcio è qui) sul “primo fotografo al mondo ad arrivare nella cittadina della Tripolitania” Misurata. Si racconta che Alessandro Gandolfi si sarebbe imbarcato sul rimorchiatore Ezzarouk fra Bengasi e Misurata con quindici ribelli, armi e casse piene di soldi. “C’era questa possibilità, e sono saltato a bordo” ha raccontato qualche giorno fa. E aggiunge: “E’ molto interessante l’aver trovato, oltre alle armi, che immaginavamo, un bel po’ di denaro. Stanno cercando di riaprire l’economia locale di Misurata. A bordo della barca c’era anche il ministro dell’energia del governo provvisorio, Ali Taruni.”
Fra i vari episodi che Gandolfi riferisce vi è anche la perquisizione da parte di un’unità navale della NATO battente bandiera italiana: “Il battaglione San Marco ha controllato da cima a fondo lo scafo, prima di farci passare”. Precisando che l’ispezione dei “ragazzi pugliesi” del battaglione è durata “cinque ore” e poi il rimorchiatore ha proseguito per la sua strada come se nulla fosse.
Ma allora, quando Frattini si interroga sul’eventualità di fornire armamenti ai “ribelli”, ci sta prendendo per i fondelli! E l’Airbus francese che atterra a Bengasi con 10 tonnellate di “aiuti sanitari” fa molto pensare.
Di certo, quelli a bordo del rimorchiatore Ezzarouk sono “uomini pronti a tutto: prima di sbarcare si armano fino ai denti e pregano a poppa per la vittoria finale sul ‘mostro di Tripoli'”. Lui li chiama “partigiani”…
Quando, infine, il cronista gli domanda da dove vengano tutti i soldi trovati nella barca, Gandolfi risponde: “In Italia, a Londra, nel mondo, ci sono libici affermati e danarosi che lasciano risorse per la causa”.
Capito, il fotografo di guerra?

24 thoughts on “Casi di intelligence – vite esemplari 4°

  1. C’è un fotografo inusuale caro Zio…si chiama Mounir Romdhani ed è partito ieri con una bicicletta, senza nessun fotografo o media “partecipativo”…da Genova per la Tunisia, il suo paese. Il Giro è appena iniziato, per toccare con mano. Scusa ma mi è scappata la segnalazione…http://www.reset-italia.net/2011/04/12/italia-tunisia-italia-in-bicicletta-goodbike-mounir-romdhani/ “Italia Tunisia Italia in bicicletta Goodbike Mounir Romdhani”

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  2. Pingback: Casi di intelligence: fotografi di guerra… | Terra Santa Libera

  3. Questa è una guerra; i musulmani che hanno invaso l’Europa sono truppe pronte a colpire appena arriverà l’ordune.

    E noi, poveri pirla, agevoliamo il loro “lavoro”.

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  4. Speriamo che Ali Taruni non sia un provvisorio vivo e che le casse pieni di cocci non si scontrino con altre casse pieno di ferro. Ma i generali italiani stanno ancora a fidarsi di ste mezze calze politici cocainomani?

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  5. Pingback: Terza Guerra Mondiale - Pagina 5 - Politica in Rete Forum

  6. Sono il fotografo in questione. Non sono un fotografo di guerra. Ho lavorato in Libia per un giornale tedesco che si chiama Die Zeit cercando di fotografare senza pregiudizi e per oltre un mese ciò che stava succedendo nella zona in mano ai ribelli (visto che è impossibile farlo liberamente nella zona controllata da Gheddafi). Salire su un barcone dei ribelli a rischio di bombardamento era l’unico modo per arrivare a Misurata, città sotto assedio da parte delle truppe di Gheddafi che fino a oggi hanno ucciso – in città – oltre seicento persone. Perchè anziché divertirvi a scrivere commenti senza conoscere le cose, seduti comodamente alle vostre scrivanie, non muovete i piedini e andate a vedere con i vostri occhi quel che succede davvero in Libia? Prendete un volo per il Cairo, andate a Bengasi, iniziate a parlare con la gente. Un’altra cosa: mi piace ricevere critiche e confrontarmi con persone fisiche, che hanno un nome e un cognome, non con sigle che non so cosa nascondano… io mi chiamo Alessandro Gandolfi, vivo a Parma e su internet trovi tutto su di me, email e cellulare compreso. Tu chi sei?

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  7. certamente non occasione di divertimento, vista oltrettutto la drammaticità degli eventi in causa, gli articoli qui pubblicati sono frutto di ricerche sulle fonti e di opinioni personali, e rimangono comunque confutabili sulla base di argomenti.
    la sua osservazione poco aggiunge a quanto ha cercato di evidenziare l’autore del presente elaborato, dal quale la faremo comunque contattare

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  8. Personalmente non capisco cosa voglia dire il misterioso autore, in questo articolo… Che vuol dire “Fotografi di guerra, o comunque persone che si spacciano per tali…”? Cosa vuole dire quando conclude l’articolo con la frase “Capito, il fotografo di guerra?…”. Cosa insinua, che io sia legato in un qualche modo all’intelligence dei ribelli? Sono queste le “ricerche sulle fonti e le opinioni personali” di cui parli? Parlate chiaro per favore, e mostrate la faccia…

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  9. poco o nulla importa a quale intelligence lei eventualmente possa essere legato, i toni ed i contenuti delle sue dichiarazioni alla Gazzetta di Parma che sono stati riportati nell’articolo e quelli da lei utilizzati nei commenti qui ci paiono sufficientemente esplicativi.
    soprattutto di una presa di posizione esplicita per una delle parti in causa, altro che “senza pregiudizi” come lei vorrebbe far credere. trattasi di propaganda travestita da informazione, per quello che possiamo giudicare coi ns modesti mezzi

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  10. Dall’inizio della guerra in Libia, per un giornalista ottenere un visto per entrare a Tripoli è stato quasi impossibile e quelli che sono riusciti a entrare hanno dovuto sottostare al controllo assoluto da parte del governo libico, che li ha praticamente chiusi in un unico albergo e non ha permesso loro di muoversi liberamente né di raccontare cosa stava succedendo davvero nelle città della Tripolitania – come Zuwara o Misurata – dove erano scoppiate rivolte. Questa non è una mia invenzione, basta leggere qualunque resoconto dei giornalisti – di destra, di sinistra, di centro – che erano presenti a Tripoli. Molti si sono dunque recati a Bengasi, dove si è capito benissimo di che pasta è fatto Gheddafi, un dittatore che usa bombe e carri armati contro la sua gente, che manda al fronte minorenni e mercenari, che mette a ferro e fuoco intere città lanciando granate ovunque e piazzando cecchini sui tetti con il compito di sparare a tutti, donne e bambini compresi. Queste cose le ho viste con i miei occhi. Poi che dietro l’intervento Nato ci siano interessi non lo metto in dubbio, non sono così ingenuo. Ma resta il fatto che in quel momento l’intervento Nato è stato sacrosanto. Se penso questo faccio propaganda? Se penso questo uso pregiudizi? Le ripeto, muova i suoi piedi e vada a vedere le cose come stanno anzichè scrivere i suoi articoli da casa sua, comodamente seduto in poltrona, in pieno anonimato. facile eh! bel modo di fare giornalismo il suo!

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  11. Caro Alessandro Gandolfi hai un tono come se pretendessi da noi nome cognome matricola e reparto. Che educazione hai ricevuto? Noi non facciamo niente altro che usare google maps per andare a Misurata. non ci odierai per questo?

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  12. premesso che qua nessuno ha mai preteso di “fare giornalismo” (il biglietto da visita è molto chiaro in tal senso: https://byebyeunclesam.wordpress.com/about/), ci risulta l’esistenza di altre fonti secondo le quali non si tratta affatto di una spontanea rivolta popolare, che il “dittatore” combatte contro una sedizione armata di alcune tribù libiche, che “mercenari” son ben presenti anche e soprattutto fra le fila dei “ribelli”, che le atrocità si sprecano anche da parte di questi ultimi, specialmente nei confronti dei lavoratori stranieri presenti in Libia, che l’intervento della NATO (l’organizzazione che fa strage quotidiana di civili in Afghanistan, ad esempio) non salvaguarda affatto le vite dei civili, etc etc.
    Come la mettiamo? Chi ha ragione?

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  13. caro donalfonso, il tono del quale parli lo avete usato voi nei mie confronti nell’articolo che sta all’inizio di questa discussione, senza neppure conoscermi nè sapere chi sono né tantomeno degnarvi di capire come stanno le cose, magari cercando di contattarmi prima. non è questione di odiare, ma se pensi che sia sufficiente andare a misurata con googlemap per capire come stanno davvero le cose, allora rinuncio a qualunque forma di contraddittorio e lascio giudicare i lettori del vostro blog.

    caro byebyeunclesam, ti ripeto che secondo quello che ho visto io con i miei occhi la rivolta è davvero spontanea, che tra i ribelli non ci sono mercenari e che non ho visto atrocità compiute da loro né sulla popolazione locale né sui lavoratori stranieri, che a misurata sono invece accampati a migliaia fuori dal porto per fuggire i bombardamenti indiscriminati di gheddafi. ripeto, a tutti i giornalisti presenti a bengasi – a tutti – l’intervento Nato è sembrato sacrosanto. se ciò non fosse avvenuto le truppe di Gheddafi sarebbero già entrare a bengasi e fatto strage di civili. detto questo, i missili della Nato hanno ucciso civili per errore e addirittura hanno colpito i ribelli, sempre per errore? questo certamente è un problema… I ribelli usano forme di propaganda? molto probabilmente sì… Ma nonostante questo, nella guerra Libica ritengo ci sia una persona che sta sbagliando tutto, che sta attaccando e uccidendo la sua gente, che non accetta il fatto che la maggior parte dei libici non lo voglia più, e questa persona è Gheddafi.

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  14. Lasciamo che siano i lettori a giudicare anche sulla sua buona o malafede, non solo sulla mia, perché a me non pare proprio lei sia in buona fede… Ho cercato di rispondere alle sue accuse con affermazioni, raccontando quello che ho visto con i miei occhi e spiegandovi che sono andato in Libia senza pregiudizi, ma se l’unico modo che lei ha di discutere è quello di accusare e ragionare per partito preso, allora lasciamo perdere… chiudiamo qui la discussione.

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  15. Alessandro Gandolfi è un reporter che ha lavorato per la Gazzetta di Parma, dove mantiene solide amicizie, per passare poi a l’Espresso e a la Repubblica. Insomma alle corazzate della Finegil di De Benedetti, l’altro gran bel nome tra gli gnomi dei Poteri Forti.
    E’ partito con un collega del TG5, Pietro Suber di Mediaset, e con il cameraman Gino Maceli per fare un po’ di “cronaca” dalla Cirenaica. Arriva all’aeroporto del Cairo e passa la frontiera con la Libia per arrivare a Bengasi. I compagni di viaggio si eclissano alla svelta. Si fa scattare qualche fotografia davanti a dei tagliagole, che manovrano la solita scassatissima mitragliera da 20 mm e racconta alla redazione del suo vecchio giornale, per la precisione a Stefano Rotta, l’ “avventura” in Cirenaica.
    (…)

    da Nato: la macchina dei “volenterosi” perde colpi,
    di Giancarlo Chetoni
    http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=8651

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  16. e lo Stefano Rotta di cui sopra, intervistatore del Gandolfi, ora vince il premio Enzo Biagi, 10.000 euro “per tirare il fiato”.
    che simpatica coincidenza…

    BOLOGNA, 22 GIU – Stefano Rotta, collaboratore della ‘Gazzetta di Parma’, ha vinto la terza edizione del premio ‘Enzo Biagi’ dedicato ai giovani cronisti. Il riconoscimento, assegnato da una giuria presieduta da Sergio Zavoli e composta, tra gli altri, da Ferruccio De Bortoli, Fabio Fazio e Antonio Padellaro, gli sara’ consegnato sabato a Pianaccio, il paesino sull’appennino bolognese dove Biagi nacque nel 1920 e dove oggi riposano le sue spoglie. Rotta, hanno spiegato le figlie di Biagi Bice e Carla, e’ stato scelto ”praticamente all’unanimita”’ per ”la sua capacita’ di interpretare molto bene lo spirito della provincia”.
    Ventisei anni di origine lodigiana, a lui andra’ un premio da 10.000 euro: ”Un po’ per tirare il fiato visto che i collaboratori sono pagati molto poco, un po’ per trovare la forza di andare avanti”, lo ha incoraggiato Bice Biagi. Ma, cerimonia a parte, sabato a Pianaccio sara’ soprattutto una festa, che culminera’ con l’inaugurazione del nuovo centro documentale ‘Enzo Biagi’ nell’ex colonia combattenti e reduci. Li’ troveranno casa, dal prossimo autunno, parte delle trasmissioni tv di Biagi, i suoi libri e una mostra fotografica. Intanto sabato, si ricordera’ il maestro di giornalismo tra musica, balli, vino e crescentine.
    (ANSA)

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  17. Pingback: Walter Amatobene, l’incursore della pace « FreeYourMind!

  18. Complimenti, una bella ricostruzione realistica della realtà. Complimenti a Giancarlo Chetoni, che – in linea con gran parte del giornalismo italiano – non verifica le notizie e trae conclusioni affrettate su persone che non conosce… Se vuole sapere come sono andate le cose, anziché scrivere cazzate, mi scriva o mi chiami: i miei recapiti li trova facilmente su internet…

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