USA: un impero al tramonto ma per nulla mansueto

“Un’ attenta analisi della potenza nordamericana nel dopoguerra suggerisce che l’egemonia globale degli USA poggiava su due pilastri, in grado di sorreggersi reciprocamente.
Il primo pilastro era il ruolo di Wall Street come centro finanziario indiscusso del mondo, erede della City londinese, e più importante ancora, l’idea che il dollaro statunitense fosse e dovesse rimanere la valuta di riserva mondiale, così come la lira sterlina lo era stata fin dalle guerre napoleoniche.
Il secondo indispensabile pilastro della potenza nordamericana postbellica era il Pentagono, e l’affermazione degli USA, nell’agosto 1945, come maggiore potenza militare al mondo. Tramite il calcolato lancio delle bombe atomiche su centinaia di migliaia d’innocenti civili giapponesi, le élites statunitensi segnalarono che il predominante ruolo imperiale degli USA come finanziatori del mondo sarebbe stato sorretto dalla forza delle armi.
L’interazione tra la supremazia militare globale degli USA post-1945 – una supremazia mai veramente minacciata dai Sovietici – ed il loro ruolo di banchieri mondiali e fonte della valuta di riserva per gli scambi con l’estero, rappresentò la base da cui le élites statunitensi furono capaci di proiettare la propria potenza su gran parte del pianeta, almeno fino al cambio di secolo.
(…)
In un certo senso vi furono quattro distinte fasi dell’impero postbellico statunitense. La prima è quella che potremmo chiamare età dell’oro: dal 1945 fino all’agosto 1971, quando Nixon abbandonò il gold exchange standard di Bretton Woods. In questa fase gli USA detenevano il 70% circa dell’oro monetario globale, possedevano le risorse scientifiche ed industriali più avanzate, ed esportavano verso il resto del mondo. L’inflazione era minima. Il mondo mendicava un dollaro statunitense che era “buono quanto l’oro”.
La seconda fase è quella che chiamo “del riciclaggio dei petrodollari”. Il regime di cambi fluttuanti tra le valute, che cominciò nel 1971 con una drammatica svalutazione del dollaro pari al 40% del suo valore, fu rovesciato dall’apprezzamento del petrolio, pari al 400% tra la fine del 1973 e l’inizio del 1974, Questo choc petrolifero, come ho dimostrato dettagliatamente ed in esclusiva nel mio libro A Century of War, fu congegnato da Kissinger, i Rockefeller e le Sette Sorelle del petrolio per “salvare” il ruolo di moneta di riserva mondiale del dollaro, pur a spese della prosperità dell’economia industriale degli USA e di gran parte degli altri paesi. La strategia di salvare il dollaro tramite uno choc petrolifero fu tramata alla riunione del Bilderberg tenutasi nel maggio 1973 a Saltsjoebaden, in Svezia. Questa fase durò più o meno fino alla prevedibile esplosione della crisi del debito del Terzo Mondo, negli anni ’80.
La terza fase del Secolo Americano implicò il massiccio saccheggio dei paesi in via di sviluppo, strumentalizzando la crisi del debito ed il ruolo del FMI dì “gendarme” per conto di Chase Manhattan, Citibank, JP Morgan, Lloyds Bank ed altre potenze finanziarie anglo-americane. Potremmo definire questa fase quella del Washington Consensus. Il dollaro fu sorretto saccheggiando dapprima America Latina e Africa. Quindi, all’inizio degli anni ’90, con la “dollarizzazione” delle economie dell’ex Unione Sovietica e dell’Europa Orientale, Russia inclusa ed ancora una volta sfruttando il FMI.
Questa terza fase esaurì le proprie fonti di sostentamento nel periodo 1997-2002. La fase finale dell’espropriazione delle economie sotto-sviluppate- del Sud, dell’Est e del Nord – raggiunse un limite o confine fisiologico approssimativamente nel 1997-98, quando Washington e Wall Street lanciarono un’operazione di guerra finanziaria che prese il nome di “Crisi asiatica”, e che distrusse il Giappone ed il modello delle Tigri asiatiche auto-sufficienti.
La fase terminale ha consistito nel volgersi all’interno, per un ultimo saccheggio di quanto rimaneva dell’economia statunitense – la fase della cartolarizzazione dei cespiti, nota nei media generalisti come “crisi immobiliare”. Essa segnò la quarta, e di fatto ultima, fase del Secolo Americano. Un fraudolento castello di carte finanziario cominciò a crollare nell’agosto 2007, quando scoppiò la cosiddetta crisi dei mutui sub-prime.
(…)
Fin dallo scoppio della crisi dei sub-prime, nel 2007, i salvataggi delle grandi banche congegnati da Wall Street hanno dato un contributo decisivo all’esplosione del debito federale statunitense. Quando George W. Bush conquistò la Presidenza, sul finire del 2000, il debito federale ammontava a 5.600 miliardi di dollari; gonfiatosi a circa 8.500 miliardi già entro l’inizio del 2007, oggi s’aggira sui 13.500 miliardi – una fase di crescita iperbolica o esponenziale del debito che nessuna nazione nella storia ha potuto sostenere a lungo senza incorrere nel collasso o nella guerra.
(…)
Quanto detto chiarisce che, così come la Gran Bretagna di fronte al suo esiziale declino dopo il 1873, le élites degli Stati Uniti non intendono accettare graziosamente un ruolo minore sulla scena internazionale. Ciò porta verso soluzioni drammatiche, molto probabilmente di natura militare, come avvenne nei tardi anni ’30 per “riordinare” la scacchiera mondiale. Sul piano interno ciò si traduce – ed è sempre più evidente – in una svolta significativa verso forme di controllo statale totalitario su una popolazione sempre più infelice. A livello internazionale, significa più pugno di ferro, sul modello Bush-Cheney. Sul finire del 2010 il Secolo Americano è un impero al tramonto. Ma per nulla intenzionato ad accettare mansuetamente il proprio destino. Il risultato è un miscuglio esplosivo, che agiterà il mondo intero nei mesi ed anni a venire.”

Da L’odierna posizione geopolitica degli USA, di F. William Engdahl, in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, n. 3/2010, pp. 58-63.
In tale numero, il cui dossario è dedicato agli Stati Uniti d’America, si segnalano altresì gli articoli Come nacque un “impero” (e come finirà presto) di Daniele Scalea, nonché Progetti e debiti di Fabio Mini.

4 thoughts on “USA: un impero al tramonto ma per nulla mansueto

  1. Oltre alla festa dell’esercito amerikano, il 21 maggio doveva essere la fine del mondo per Harold Egbert Camping noto predicatore della california. Questo scherzo gli ha fruttato milioni di dollari in donazioni e la fine non c’è stata. C’entra poco come commento al post ma visto i migliaia di proseliti del pastore, stiamo attenti!

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  2. a proposito di scarsa mansuetudine, riceviamo da A. Folliero:

    (…)
    Tutti erano a conoscenza delle debolezze di Dominique Strauss-Khan e della sua dipendenza dal sesso, per cui è stato facile tendergli una trappola ed accusarlo di violenza sessuale.
    Daniel Estulin nel suo articolo “Sexo en Nueva York” ipotizza che la cameriera che Dominique Strauss-Kahn ha tentato probabilmente di pagare (e non violentare) per ottenere servizi sessuali era un agente del Mossad, il servizio segreto israeliano e vincolata al QAT internazionale (per i dettagli vedasi l’articolo citato http://www.danielestulin.com/2011/05/18/sexo-en-nueva-york/).

    Che sia stata una trappola si capisce anche dal fatto che una cameriera non entra a fare le pulizie in una stanza occupata. Meno che meno si permette di entrare in una stanza, quindi disturbare, se l’ospite paga 3.000 dollari a notte. In un hotel di lusso, il cliente è sacro e non va minimamente disturbato, pertanto la cameriera entra a fare le pulizie solo quando è certa che la stanza sia vuota. A meno che il proposito non sia un altro.

    Inoltre, appena Dominique Strauss-Khan è arrestato, il segretario USA Timothy F. Geithner, sale a dichiarare che deve abbandonare l’incarico di segretario; non aspetta neppure il tempo necessario per verificare se si fosse trattato di un errore!

    Dominique Strauss-Kahn era uno degli uomini più potenti del mondo. Era in pratica lui a decidere del destino di milioni di esseri umani; letteralmente decideva del futuro, della vita e della morte di milioni di esseri umani. Come massimo esponente del partito socialista francese, sembrava anche l’uomo più accreditato a succedere a Sarkozy nella carica di Presidente. All’improvviso, durante il suo soggiorno a New York, in un hotel da 3.000 dollari a notte la sua vita cambia completamente, accusato di violenza sessuale. Dominique Strauss-Kahn è ovviamente un uomo finito.

    Come è possibile che si stato capace di cadere così ingenuamente? Probabilmente, essere il segretario del FMI, lo ha portato a sentirsi poco meno che un dio in terra. Si sarà sentito cosi potente da potersi schierare contro la potenza USA, in grave crisi, ma viva e disposta a vendere cara la pelle fino alla fine.Un errore gravissimo aver dato per spacciato il suo padrone.

    Dominique Strauss-Kahn, il Fondo Monetario Internazionale, il ruolo egemonico degli Stati Uniti ed il destino di milioni di esseri umani
    http://attiliofolliero.blogspot.com/2011/05/dominique-strauss-kahn-il-fondo.html

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