A sostegno della democrazia nel Vicino Oriente

All’Arabia Saudita la più grande fornitura di armamenti statunitense di sempre.
Ed Attwood per arabianbusiness.com (traduzione di L. Bionda).

L’azione saudita per acquistare qualcosa come 60 miliardi di dollari in armamenti dagli Stati Uniti sarà pressoché completata entro sei mesi, secondo le parole di un alto rappresentante di una società americana strettamente legata all’accordo.
“Al momento stiamo valutando tutte le proposte tra di noi, la nostra società, la società Boeing, la casa regnante saudita ed il governo americano” ha dichiarato Greg Churchill, vice-presidente esecutivo per le soluzioni e i servizi internazionali della Rockwell Collins, ad Arabian Business nel corso di un evento sulla difesa ad Abu Dhabi.
“Sto dicendo che tutti i piani si realizzeranno nei prossimi sei mesi prima della conclusione e che sappiamo bene ciò che stiamo facendo.
Intendo sei mesi salvo piccoli ritardi, che potrebbero essere dovuti a fattori temporali e politici connessi al progetto”, ha detto Churchill.
Essendo la più grande fornitura di armamenti statunitense di sempre, l’Arabia Saudita acquisterà qualcosa come 84 bombardieri F-15, così come strumentazione di aggiornamento tecnologico per 70 jet, poco meno di 200 elicotteri, missili e bombe a guida laser, sistemi radar avanzati.
La parte della società Rockwell Collins nel contratto sarà “superiore a 60-70 milioni di dollari”, ha dichiarato Churchill, aggiungendo che la compagnia avrebbe già iniziato a gestire gli ordinativi.
“Siamo già stati sollecitati dalla Boeing per una parte del lavoro che avrà implicazioni di lungo termine. Stiamo anche già lavorando al contratto, sebbene lo stesso non sia ad oggi definito. Ma tutto quanto sarà oggetto di decisione, come ho detto, entro sei mesi”.
La società, che produce sistemi di comunicazione e di avionica per piattaforme commerciali e militari, ha anche aperto da poco degli uffici ad Abu Dhabi e Dubai per cercare di aggiudicarsi ulteriori contratti negli Emirati Arabi Uniti.
Churchill sostiene di aspettarsi altre commesse più importanti con gli Emirati “nelle prossime settimane”.
Il funzionario ha anche aggiunto che starebbe pianificando di raddoppiare le vendite nel Vicino Oriente nel prossimo futuro, partendo da una stima di circa 25-30 milioni di dollari/anno, specialmente in riferimento alle previste riduzioni della spesa per la difesa statunitense.
“Questa regione è certamente più importante – Non penso che le sfide in atto in questa parte del mondo stiano diminuendo in alcun modo, al contrario nei prossimi mesi potremmo disquisire sul loro aggravarsi”, ha aggiunto Churchill.
“Non vedo quindi grandi cambiamenti nel prossimo futuro. Per noi quindi tutto ciò rappresenta un’opportunità”.

Queste le parole pronunciate dal signor Churchill lo scorso 22 febbraio.
Di lì a poco sarebbe iniziata l’aggressione militare alla Libia, tuttora in corso.
Davvero preveggente, il nostro.

6 thoughts on “A sostegno della democrazia nel Vicino Oriente

  1. l’Arabia Saudita, insieme alle altre monarchie ed emirati del Golfo, guida la cotrorivoluzione araba. Interviene a massacrare i ribelli in Bahrein, spalleggia il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti che bombardano la Libia insieme ai colonialisti occidentali. Fornisce aiuti ai clan di Bengasi e alle forze islamo-conservatrici in Egitto. Soffia sul fuoco in Libano, attraverso il clan Hariri, e in Siria attraverso i fondamentalisti sunniti e gruppi armati di provocatori. Spinge Giordania e Marocco ad aderire al Consiglio del Golfo che domina la Lega Araba. Tutto questo con il benevolo supporto dell’imperialismo USA, suo storico alleato. Solo certa sinistra italiana (dai Trozkisti, al Manifesto, ai pacifinti di ogni risma), tutti caduti in ginocchio di fronte alle “rivoluzioni arabe”, fanno di ogni erba un fascio e non si accorgono delle manovre in corso per volgere a favore dell’imperialismo, del vecchio colonialismo e dei peggiori regimi reazionari arabi le agitazioni in corso. Certamente le rivolte in Egitto, Tunisia, Yemen sono state autonome e positive all’inizio, ma abbandonarsi a facili trionfalismi e non vedere il pericolo di nuove rivoluzioni manovrate e “colorate” è un errore foriero di disastri ….

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  2. egregia sintesi, Vincenzo.
    che gran parte della sinistra italiana, europea ed occidentale in genere si sia allineata con gli obiettivi geostrategici del wahabismo saudita è l’ennesimo sintomo della sua perduta consapevolezza.
    sauditi che con l’enorme fornitura militare di cui sopra vengono ufficialmente investiti dagli Stati Uniti nel ruolo di bastione anti-iraniano, tale che persino la potente lobby sionista USA, dopo un’iniziale perplessità, ha riconosciuto l’importanza dell’operazione:
    http://www.foxnews.com/politics/2010/11/19/b-saudi-arms-deal-sealed/

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  3. La materia è affascinante, ma so bene di non essere un esperto. Mi chiedo e chiedo: ha senso chiedere ad un altro stato quelle armi che non si è in grado di produrre da sé? È mai pensabile che queste armi possano essere usate contro il paese fornitore? Credo che lo si debba escludere in via di principio. Ed allora queste armi saranno usate verso un paese terzo e lo stato fornitore di armi sa pure verso chi verranno usate. Ed allora perché non usarle direttamente? Provo a ragionare con un’ottica hobbesiana, quando le armi non avevano la sofisticazione odierna, ma forse si riusciva a ragionare meglio. E per tornare ai 60 miliardi di dollari buttati in armamenti che andranno ad arricchire lo stato fornitore e le sue industrie belliche, non è uno schiaffo al popolo saudita, o ai popoli della regione, che tutti uniti potrebbero vivere in prosperità? È talmente evidente il contrasto che si deve supporre il più tirannico o astuto dei governi per poter tenere sottomessi i popoli. Probabilmente, una massa “dispersa”, una moltitudine, una sommatoria di individui, è facile da governare. Quindi, tutto quello che dissolve i popoli da unità organiche, da “comunità”, in una pluralità di individui atomizzati è il vero arcanum imperi della nostra epoca. Teorie come quelle dei “diritti umani”, delle “elezioni” di rappresentanze politiche, e simili, sono l’arma strategica per tenere soggetti i popoli, non per dare loro la “libertà”.

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  4. Pingback: Arabia Saudita, gendarme USArabo | Terra Santa Libera

  5. la missione è stata compiuta…

    (AGI) Riad, 28 giugno – Le autorita’ saudite, hanno deciso di ritirare la quasi totalita’ dei militari dal Bahrein, dove erano stati inviati il 14 marzo, per dare man forte alla monarchia del regno, scossa da una forte protesta popolare. Lo ha riferito una fonte riservata del governo saudita, la quale ha spiegato alla stampa che il ritiro delle truppe era naturale perche’, la missione loro affidata, quella di riportare l’arcipelago alla stabilita’, e’ stata compiuta.

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