3 mesi di “bombardamenti umanitari” in Libia

Sabato 25 giugno alle ore 15.30 si terrà a Milano, presso il Centro Culturale San Fedele di Piazza San Fedele 4, la conferenza “Bombardamenti umanitari? Gli obiettivi geostrategici dietro la guerra in Libia”.

Interverranno come relatori: Aldo Braccio (redattore di Eurasia), Maurizio Cabona (giornalista e saggista), Roberto Giardina (redattore del Quotidiano Nazionale), Luca Tadolini (difensore di Nuri Ahusain) e Joe Fallisi (testimone oculare della guerra in Libia).

L’organizzazione è a cura dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG). L’evento rientra nel ciclo 2010-2011 dei seminari di Eurasia.
L’ingresso è libero. Qui il volantino promozionale.

10 thoughts on “3 mesi di “bombardamenti umanitari” in Libia

  1. Pingback: Conferenza “Bombardamenti umanitari?” | Libyan Free Press

  2. 21/03/2011
    Libia, uranio impoverito nei missili Usa e Gb
    Lo sostiene in uno studio scientifico il professor Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino: nel peggiore dei casi fino a seimila morti
    I Cruise lanciati sulla Libia contengono uranio impoverito, le cui conseguenze, nel peggiore dei casi, potrebbero essere stimabili nell’ordine di seimila morti. A lanciare l’allarme è il professor Massimo Zucchetti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Torino, esperto di radioprotezione e autore di numerosi lavori scientifici sull’uranio impoverito.(segue sul sito Link) http://it.peacereporter.net/articolo/27514/Libia%2C+uranio+impoverito+nei+missili+Usa+e+Gb

    Tanto per cambiare cercano di uccidere il maggior numero di persone, con le bombe, con gli errori, con l’inquinamento. Del resto Obama a Portorico non è andato a visitare l’isola di Vieques, all’inizio pattumiera per 60 anni di rifiuti tossici e negli ultimi tempi anche di uranio impoverito. Vogliono la sicurezza del mondo, vogliono essere sicuri di ammazzarci tutti.

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  3. il Corriere della Serva a firma di Franco Venturini:
    bombardare la Libia è un “dovere”.
    “non possiamo dichiararci pentiti (…) salvo diventare una Norvegia. e questo Napolitano non lo vuole”.
    http://www.corteconti.it/opencms/opencms/handle404?exporturi=/export/sites/portalecdc/_documenti/rassegna_stampa/pdf/2011062119005987.pdf&%5d

    grazie, Presidentissimo, per il suo attaccamento ai valori fondanti di questa Repubblica delle Banane.
    per fortuna che…:

    “Le bombe che piovono dal cielo giorno e notte, senza fare troppe distinzioni tra obiettivi civili e militari. Per non parlare dei medicinali che scarseggiano, perché bloccati dai governi occidentali, le banconote contingentate, le code infinite ai distributori di benzina, le aziende private chiuse. E’ il racconto dal vivo della situazione nella capitale libica che ci giunge da Tiziana Gamannossi, un’imprenditrice fiorentina che vive a Tripoli dove lavora da dieci anni e che ha deciso di non abbandonarla neanche in questo momento drammatico. Gamannossi ha fondato una Fact Finding Commission (Commissione per l’accertamento dei fatti), per smascherare le bugie inventate per giustificare l’intervento della Nato in Libia cui sta prendendo parte anche il governo italiano. Una guerra nei confronti della quale ieri è arrivata la presa di distanze del ministro Maroni, che ha chiesto a Berlusconi di non spendere più soldi per i raid aerei in Libia.”
    (…)

    da IL CASO/ L’altra verità sulla guerra della Nato (e dell’Italia) contro Gheddafi,
    http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/6/16/IL-CASO-L-altra-verita-sulla-guerra-della-Nato-e-dell-Italia-contro-Gheddafi/186887/#.Tf7aplgCfh4;blogger

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  4. Fossi la Norvegia richiamerei l’ambasciatore da Roma. ………diventare una Norvegia. e questo Napolitano non lo vuole……….
    Pazzesco. Ma è una guerra di pace, mi dicono …o una pace con la guerra? La nostra Costituzione vale solo per alcune cose non per questo. Che crani.

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  5. “Salvo diventare una Norvegia. Con tutto il rispetto”

    Essendo un fogliaccio della repubblica delle banane, sono evidentemente poco informati!

    http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_di_sviluppo_umano
    http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_stati_per_PIL_(PPA)_pro_capite
    http://beffatotale.blogspot.com/2010/07/gini.html indice di Gini (cliccare sul grafico) indicatore delle diseguaglianze sociali: più è alto e maggiori sono le diseguaglianze (non a caso la repubblica delle banane è fianco a fianco al Padrone)

    http://www.segnalidivita.com/liberta_di_stampa/norvegia_liberta_di_stampa.htm
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/05/liberta-stampa-italia-declassata.shtml : bananas “parzialmente liberi”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_di_percezione_della_corruzione : bananas dopo il Ruanda

    http://www.pisa.no/pisa2009/index.html : valutazione capacità studenti; risultati in questo caso non eccezionali, ma comunque sempre davanti ai bananas

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  6. fermi tutti.
    il riferimento è all’annuncio da parte della Norvegia (e di Svezia e Danimarca) di una imminente riduzione dell’impegno militare in Libia:

    “Faced with the rising costs of flying combat jets over Libya, three Nordic nations are planning to reduce their contributions to NATO’s three-month-old Operation Unified Protector.
    Norwegian and Swedish officials confirmed June 15 that they plan to scale back fighter operations. Denmark, which is funding its Libyan ops out of its 2011 defense budget, is expected to follow suit in coming months.
    (…)
    The Norwegian Air Force plans to reduce its contribution to the NATO campaign from six F-16s to four on June 24. It will fly those four on Libyan ops at least through Aug. 1.
    So far, Norwegian pilots in the NATO campaign have flown more than 400 sorties and dropped 369 bombs on Libyan targets.
    Sweden plans to reduce its Libyan squadron from eight to five JAS Gripens, but will offer a naval special forces boarding team to operate under British command.”
    http://www.defensenews.com/story.php?i=6862640&c=FEA&s=CVS

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  7. Per concludere:
    Ramallah – InfoPal. Un’intera famiglia palestinese è stata assassinata nel raid della NATO in Libia, domenica scorsa.
    Si tratta di una famiglia composta da quattro persone, arrivata nella capitale libica dal campo profughi siriano di Yarmuk.
    Il capofamiglia, ‘Abdallah Namer Shihab, è un palestinese sposato alla cittadina libica, Karima al-Gharari.
    I coniugi sono deceduti insieme ai due bambini sotto i bombardamenti NATO contro la loro abitazione nel quartiere di al-Orada.
    La notizia è stata resa ufficiale dal ministero per gli Affari esteri dell’Autorità palestinese (Anp) e dalla Croce rossa internazionale (Icrc).
    da : http://www.Infopal.it

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  8. Un articolo – impossibile da leggere su un nostro giornale, se non su un foglio clandestino – che dimostra come la coscienza civile in Spagna sia un gradino più in alto che nel libero stato di bananas.
    ————————————————————–
    La guerra in Libia, improvvisata da sarkozy e accompagnata dal seguito di stati medi come Spagna e italia, è un orrore, dal quale tocca solo aspettarsi la distruzione economica e culturale del paese, e la sua irresponsabile divisione in due aree messe di fronte: una che si sentirà martirizzata dalla NATO e l’altra che, vicaria degli affari e delle stretegie dell’occidente, tarderà decadi a legittimarsi. Il castigo inflitto alla popolazione civile – morte, disgregazione sociale e territoriale, distruzione di infrastrutture e divisione delle elites – è enorme. E i risultati che si possono aspettare, limitati in un’utopica democratizzazione di stile occidentale, andranno preceduti da un ladrocinio sfacciato delle risorse energetiche e dalla perdita o dall’esilio della migliore gioventù.

    Per negare questo tragico bilancio si deve ricorrere, come stanno facendo la NATO e i paesi coinvolti, all’occultamento, alla menzogna e alla favola. Si nasconde, per esempio, che siamo davanti ad una guerra per il controllo delle risorse energetiche della Libia. Si nasconde anche che ci sono politici in europa che, mossi dalle ultime vestigia della “grandeur”, ancora sognano di tornare a colonizzare l’Africa in nome della democrazia. E anche si nasconde che, così come vanno le cose, già abbiamo raccolto un nuovo e colossale fallimento da questo senso infantile e fascistoide di superiorità che ci porta a credere che “non li si può lasciare soli”, e che la loro felicità dipende – come in Afghanistan e Iraq – da un centinaio di missili lanciati in quattro giorni di guerra umanitaria. Che vergogna!

    Si favoleggia in maniera criminale quando, in cambio di tanto orrore, si promette democrazia e libertà allo stesso popolo che si massacra, mentre alla London School of Economics e alla École des Hautes Études di Parigi si stanno preparando intelligenti spiegazioni sopra la già prevedibile manchevolezza del “generoso” sforzo democratizzatore condotto dall’Europa nel nord Africa e sopra il ruolo che ebbero in questo fallimento la mancanza di una “cultura” politica occidentale, il tribalismo ancestrale della Libia e – mancasse dappiù! – l’islamismo radicale di Al Qaeda.

    Si mente, infine, quando ci si vuole convincere che la guerra era l’unica opzione, che non avevano nulla a che fare con la crezione del tiranno Gheddafi, che le nostre guerre sono “pulite”, giuste e disinteressate, che non andavamo né a rimuovere né a collocare un re, che i massacri collaterali sono il prezzo inevitabile della felicità e che i contratti che stanno preparando le nostre imprese per la ricotruzione sono affari umanitari. Ma il problema di fondo è che la UE, che nacque come scommessa per la pace e la cooperazione, sta americanizzando la sua politica internazionale. E questo errore può terminare solo quando noi cittadini, vedendo come agiscono i nostri governi, passiamo dall’indifferenza allo schifo.

    http://www.lavozdegalicia.es/opinion/2011/06/23/0003_201106G23P16993.htm

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  9. grazie mille per la traduzione.
    l’occasione è buona per ribadire che questo blog è lieto di ospitare traduzioni di articoli in lingua straniera, sulla falsariga di quello appena segnalato da Avenarius.
    chi abbia qualcosa da proporre scriva preventivamente al ns indirizzo di posta elettronica, in modo da valutare insieme tempi e modi

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