De minimis non curat praetor

Ora che i giudici della Corte Penale Internazionale dell’Aja, accogliendo la richiesta del procuratore Louis Moreno Ocampo, hanno spiccato un mandato di arresto per crimini contro l’umanità nei confronti di Muammar Gheddafi, del figlio Seif al Islam e del capo dei servizi segreti libici Abdellah Senussi, risultano più che mai pertinenti le considerazioni svolte dallo studioso di diritto internazionale Danilo Zolo, in una recente intervista che riproduciamo qui (grassetti nostri).

“Esiste il rischio che un’azione della Corte Penale Internazionale (CPI) sia controproducente per la soluzione di una crisi o possa esacerbare sopiti contrasti interni ad un paese?
Non vedo in questo momento rischi di questo tipo. La Corte Penale Internazionale ha svolto sinora un’attività giudiziaria molto ridotta, limitandosi ad una serie di indagini marginali nel Nord Uganda, nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centrafricana. Si tratta di aree molto lontane dall’epicentro geopolitico dei conflitti che oggi impegnano le grandi potenze occidentali. A mio parere sono altri gli aspetti severamente criticabili nell’attività della Corte, in particolare della Procura. Il Procuratore Moreno Ocampo si è finora distinto per il suo ossequio nei confronti delle potenze occidentali, anzitutto degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Egli non ha esitato ad archiviare ben 240 denuncie formalmente presentate alla Procura contro i crimini commessi in Iraq dalle truppe angloamericane nel 2003.
Nonostante ne avesse piena competenza, in particolare nei confronti della Gran Bretagna, Ocampo non ha avviato alcuna indagine ed è ricorso ad una motivazione grottesca dell’archiviazione delle denuncie. Esse erano immotivate, ha sostenuto, poiché non tenevano conto dell’assenza di qualsiasi “intenzione dolosa” da parte delle milizie anglo-americane che avevano aggredito e poi occupato l’Iraq. A suo parere la strage di decine di migliaia di persone innocenti era stata involontaria. Quanto alla recente incriminazione e condanna del presidente del Sudan, Omar Al-Bashir, giuristi autorevoli e ben informati come Antonio Cassese hanno giudicato del tutto infondata la decisione della Procura. In sostanza, Moreno Ocampo si profila sempre più come una brutta copia dell’ex Procuratore del Tribunale ad hoc per la ex-Jugoslavia, Carla del Ponte. Entrambi sembrano destinati a passare alla storia della giustizia internazionale come magistrati pesantemente condizionati dalla volontà delle potenze occidentali.
Non a caso la competenza a intervenire in Sudan era stata attribuita a Ocampo dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonostante che il Sudan non fosse sottoposto alla giurisdizione della Corte. E questa operazione era stata voluta dagli Stati Uniti, che avevano preteso e ottenuto in cambio che i militari e i civili statunitensi presenti in Sudan venissero sottratti alla giurisdizione della Corte. Siamo ancora una volta di fronte ad una giustizia al servizio delle grandi potenze del pianeta: una “giustizia dei vincitori”.

Pensa che l’intervento della CPI durante la crisi libica contro Gheddafi abbia contribuito ad escludere una soluzione diplomatica del conflitto?
La soluzione diplomatica del conflitto libico non solo non è stata mai voluta da nessuno, ma si è voluto esattamente il contrario e cioè scatenare una guerra di aggressione sotto le vesti dell’intervento umanitario. Non è un caso che a usare la forza sia rapidamente intervenuta (illegalmente) la NATO e che tuttora la NATO stia usando la forza in una guerra vera e propria che molto probabilmente durerà ancora per molti mesi.
In realtà l’intervento della Corte Penale Internazionale nella questione libica non è stato che un’escamotage degli Stati Uniti e dei loro alleati. Si trattava di dare un aspetto di legalità internazionale ad una guerra di aggressione totalmente contraria alla Carta delle Nazioni Unite, in particolare alla prescrizione del comma 7 dell’art.2: nessuno Stato può intervenire con la forza per risolvere questioni interne ad un altro Stato. La disponibilità del procuratore Ocampo era ovviamente scontata. Nonostante che gli Stati Uniti non avessero riconosciuto la Corte Penale Internazionale, il 26 febbraio l’ambasciatrice statunitense Susan Rice aveva sollecitato il Consiglio di Sicurezza a incaricare il procuratore Ocampo di un immediato intervento. Ocampo non si aspettava niente di meglio: accolto l’invito, ha provveduto con una rapidità eccezionale (il 3 marzo) a dichiarare colpevoli di crimini contro l’umanità otto cittadini libici, fra i quali figuravano, oltre a Gheddafi, il figlio Saif al Islam e il capo dell’intelligence Abdullah al Senoussi. “Le prove sono enormi”, aveva solennemente dichiarato il procuratore, senza minimamente indicare le ragioni della sua certezza. De minimis non curat praetor…

La Corte Penale Internazionale si propone come organo di giustizia globale eppure Stati Uniti e Israele non hanno intenzione di ratificare il trattato che la legittima, mentre Russia e Cina, facenti parte del Consiglio di Sicurezza ONU, non hanno aderito alla Corte. Un organo giudiziario così costituito può dirsi globale? Quali alternative propone per il diritto internazionale? È possibile una “regionalizzazione” della giustizia?
La Corte Penale Internazionale non è sorta come un organo di giustizia penale “globale”. La Corte è stata creata come una istituzione giudiziaria sulla base di un libero accordo internazionale fra un certo numero di Stati. La competenza della Corte non solo non ha effetti retroattivi, ma è tale che per intervenire la Procura deve di volta in volta accertare che all’interno dello Stato pertinente non sia già in atto un’attività investigativa. In questo caso la Procura deve sostanzialmente astenersi. Non va inoltre dimenticato che l’articolo 16 dello Statuto della Corte attribuisce al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – di fatto agli Stati Uniti – la facoltà di impedire o sospendere le iniziative della Procura della Corte. Dunque, nessun “globalismo” della giustizia internazionale e, almeno per ora, nessuna alternativa e nessuna “regionalizzazione”. L’egemonia mondiale degli Stati Uniti non cede. Nonostante i rischi economico-finanziari che attanagliano la potenza americana, il suo strapotere militare è per ora insuperabile.”

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8 thoughts on “De minimis non curat praetor

  1. Pingback: Procuratore Moreno Ocampo, cameriere di USA & GB | Libyan Free Press

  2. Rapporto: Israele utilizza più di 100 forme di tortura mentale e fisica contro prigionieri palestinesi

    http://www.infopal.it/leggi.php?id=18767

    Petraeus, gli Usa potrebbero prendere in considerazione l’uso della tortura.
    L’ex comadante capo David Petraeus afferma di voler usare metodi più ‘efficaci’ negli interrogatori

    http://it.peacereporter.net/articolo/29183/Petraeus,+gli+Usa+potrebbero+prendere+in+considerazione+l%27uso+della+tortura

    ….e questi signori si comportano bene, vero? questi signori non li portiamo all’Aja, Vero? vanno bene, sono politicamente corretti, vero?

  3. CONTRARIAMENTE ALLA CREDENZA IMBECILLE CHE AL MONDO ESISTA UNA QUALCHE GIUSTIZIA, NEL MONDO ESISTEONO SOLO RAPPORTI DI FORZA. E QUINDI QUANDO QUALCHE POTENZA PRETENDE DI DICHIARARE CHE USA LA FORZA PER PORTARE LA GIUSTIZIA, QUESTA POTENZA MENTE ALLA GRANDE E QUINDI LE SUE INTENZIONI SONO CRIMINALI. E’ EVIDENTE CHE LA CORTE DI GIUSTIZIA SIA STATA CREATA PER RAFFORZARE LA POSIZIONE DI USA/gb/iSRAEL. basta avere la FORZA di inserire gli uomini giusti al posto giusto.
    La soluzione del problema ci sembra semplice. Almeno per oggi. Si tratta di cambiare i giudici. NOI pensiamo che sia possibile farlo. Così come pensiamo che si possa nazionalizzare la BCE, contro gli interessi dei finanzieri internazionali, nazionalizzando le banche centrali dei singoli paesi europei azioniste della BCE.

  4. a tal fine, devono cambiare – anzi: ribaltarsi completamente! – i suddetti rapporti di forza.
    e per rimanere “a casa nostra”, siamo convinti che non appena ciò avvenisse inizieranno a disvelarsi i tanti misteri che avvolgono la storia d’Italia, da Ustica al caso del Moby Prince, come si diceva ieri sera con Francesco Aloe autore de “Il vento porta farfalle o neve”:
    http://eurekaassociazione.wordpress.com/2011/06/23/il-vento-porta-farfalle-o-neve/
    https://byebyeunclesam.wordpress.com/2011/04/09/livorno-10-aprile-1991/

  5. Pingback: Libia: verità e patacche mediatico/giudiziarie | Libyan Free Press

  6. Pingback: 2011: le stragi in Libia ed i Crimini di guerra mediatico-giudiziaria – SURIYA HABIBATI

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