La Sirena imperialista suona a Tripoli

Sabato 20 Agosto alle 20, all’ora dell’Iftar, la rottura del digiuno del Ramadan, la NATO ha lanciato l’”Operazione Sirena”.

Le Sirene sono altoparlanti delle moschee che sono stati utilizzati per lanciare un appello di Al Qaeda alla rivolta. Immediatamente le cellule dormienti dei ribelli sono entrate in azione. Si è trattato di piccoli gruppi molto mobili, che hanno moltiplicato gli attacchi. I combattimenti nella notte hanno fatto 350 morti e 3.000 feriti.

La situazione si è stabilizzata nella giornata di domenica.

Una nave NATO ha attraccato vicino a Tripoli, consegnando armi pesanti e sbarcando jihadisti di Al Qaeda, inquadrati da ufficiali della NATO stessa.

I combattimenti sono ripresi nella notte. Con grande violenza. I droni e gli aerei della NATO bombardano ovunque. Gli elicotteri mitragliano le persone nelle strade per aprire la strada ai jihadisti.

In serata un convoglio di auto ufficiali che trasportavano personalità di primo piano del governo è stato attaccato. Si è rifugiato all’hotel Rixos dove alloggia la stampa straniera. La NATO non ha osato bombardare per non uccidere i propri giornalisti. L’hotel, nel quale mi trovo, è sotto un tiro nutrito. Alle 23,30, il Ministero della Salute ha constatato che gli ospedali sono saturi. All’inizio della serata si contavano già 1.300 morti e 5.000 feriti.

La NATO aveva ricevuto per missione dal Consiglio di Sicurezza di proteggere i civili. In realtà, si stanno rinnovando i massacri coloniali.

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Ore 1. Khamis Gheddafi è venuto personalmente a consegnare delle armi per difendere l’hotel. E’ ripartito. I combattimenti sono molto violenti tutto intorno.

Thierry Meyssan

[Fonte: voltairenet.org]

“E’ un disastro”: gli ultimi avvenimenti secondo l’agenzia di stampa Fides
Roma, 22 agosto – ”I combattimenti e i cannoneggiamenti sono ancora in corso. E’ un disastro”. E’ quanto riferiscono all’Agenzia Fides da Tripoli fonti locali, che hanno chiesto l’anonimato per ragioni di sicurezza. ”Non sappiamo – aggiungono – come stia evolvendo la situazione perché uscire di casa significa mettere a rischio la vita”. Le stesse fonti fanno sapere che al momento non si conosce la sorte del leader Gheddafi.
Le fonti di Fides ricostruiscono così gli ultimi avvenimenti: ”I ribelli hanno iniziato la loro offensiva venerdì sera. Sabato 20 agosto alle 9 del mattino sono iniziati violenti combattimenti che sono durati fino all’una. Domenica 21 i combattimenti sono ripresi con violenza e sono durati tutta la giornata. I bombardamenti aerei della NATO sono continuati fino a ieri. Sono stati molti violenti specialmente sabato durante le prime fasi dell’offensiva di terra”.
(ANSA)

“Malgrado l’attacco” e la propaganda
Tripoli, 22 agosto – Mentre a Tripoli è in atto la battaglia finale tra i lealisti del colonnello libico Muammar Gheddafi e i ribelli, la tv di Stato libica trasmette un programma intitolato ‘Malgrado l’attacco’, con interviste a civili feriti e persone ricoverate in ospedale. Una delle persone interpellate dalla tv di Stato ha espresso la propria vicinanza a Gheddafi per la ”perdita” dei figli Saif al-Islam e Muhammad, che sarebbero stati catturati dai ribelli. In precedenza la tv al-Jazeera aveva riferito che i ribelli avevano preso il controllo della radio e della tv di Stato.
(Rak/Col/Adnkronos)

Con un aggiornamento, lo stesso Thierry Meyssan, stamane, comunica di esser in pericolo di vita insieme al collega Mahdi Darius Nazemroaya e di essere impossibilitati a raggiungere le sedi delle tre ambasciate che hanno offerto loro protezione diplomatica.

Al quale Nazemroaya non hanno perdonato le seguenti dichiarazioni:

L’organo di analisi e informazione indipendente Réseau Voltaire è preoccupato per le minacce di morte rivolte a due suoi membri dello staff attualmente impegnato a Tripoli.
Mahdi Darius Nazemroaya, ricercatore associato del Centre de recherche sur la Mondialisation, e Thierry Meyssan, presidente e fondatore del Réseau Voltaire e della conferenza Axis for Peace, sono rinserrati nel Hotel Rixos, attorno al quale si svolgono pesanti combattimenti. Secondo quanto riferito, è stato dato l’ordine di ucciderli.
Thierry Meyssan si trova a Tripoli dal 23 giugno 2011, dove guida un gruppo di giornalisti del Réseau Voltaire. Negli ultimi due mesi, ha svolto un’inchiesta giornalistica del conflitto. La sua posizione è diversa da quella degli altri osservatori in quanto egli descrive la ribellione come una azione di minoranza, che permette di giustificare agli occhi dell’opinione pubblica mondiale un’operazione militare classica.
Qualunque siano le posizioni assunte da Mahdi Darius Nazemroaya e da Thierry Meyssan, la loro uccisione sarebbe inaccettabile.
Mahdi Darius Nazemroaya e Thierry Meyssan, non sono combattenti, ma i giornalisti. Coloro che sostengono questa guerra, pensando che si tratti di democrazia e libertà, non possono perdonare l’assassinio di giornalisti.
Attualmente, cinque Stati hanno offerto loro protezione diplomatica. Ma i combattimenti intorno all’Hotel impediscono loro di lasciare i locali e alcune delle ambasciate interessate sono state circondate per rendere impossibile l’accesso.
Consapevoli delle minacce che incombono su di loro, Mahdi Darius Nazemroaya Thierry Meyssan non hanno alcuna intenzione di esporsi a qualsiasi “pallottola vagante”.
Réseau Voltaire invita i cittadini di quei Paesi coinvolti nella guerra ad esercitare pressioni sui loro governi per garantire la sicurezza di questi giornalisti.
Si chiede a tutti di giocare il proprio ruolo di cittadini e di diffondere queste informazioni.

[Fonte: eurasia-rivista.org]

“Per la prima volta”
Roma, 23 agosto – Le truppe della NATO avrebbero preso parte ad operazioni di terra nella battaglia per la presa di Tripoli: è quanto scrive il sito vicino all’intelligence militare israeliana, Debkafile, citando fonti militari.
“Per la prima volta nella guerra contro il regime di Muammar Gheddafi, le truppe NATO, malgrado le smentite, stanno prendendo parte alla battaglia sul terreno dal momento che i ‘consiglieri militari’ francesi e britannici – che fanno parte di unità addette alle operazioni speciali – stanno aiutando i ribelli nella lotta per il controllo di Tripoli”.
Secondo Debka, il contesto sul terreno starebbe evolvendo verso una vera e propria “guerra di intelligence” e l’obiettivo principale della contro-offensiva lealista sarebbe proprio quello di separare “le truppe occidentali dal ridotto numero di ribelli, non più di 2.500-3.000”. Una missione affidata ai lealisti, che Debka stima in 5.000 soldati. Per questo, secondo il sito israeliano, il presidente USA, Barack Obama, parlando lunedì notte, avrebbe definito la situazione sul terreno ancora “fluida e incerta”.
(AGI)

Mentre le grida di tripudio degli atlantisti per l’ottenuta vittoria si affievoliscono, di fronte alla tenace resistenza libica e all’opera di informazione svolta da diverse realtà indipendenti come la nostra, in Italia e all’estero (fra cui, oltre ai vari già citati, anche il sito di Gianluca Freda), Medici Senza Frontiere sottolinea che sta “crescendo l’emergenza umanitaria”:
Roma, 23 agosto – Gli ospedali di Tripoli ”rischiano di rimanere senza scorte”: lo denuncia Medici senza frontiere sottolineando che nel Paese sta ”crescendo l’emergenza umanitaria”. L’organizzazione si dice ”pronta ad espandere le proprie attività nella Libia occidentale”. ”Le strutture mediche sono travolte da un alto numero di casi richiedenti operazioni chirurgiche e il personale sanitario è allo stremo”, spiegano da Msf.
(ANSA)

Dal canto suo, “Israele” non vuole essere da meno: Monther Quri’e, bambino di 5 anni, fatto a pezzi da un missile aria-terra a Gaza…

“Un’assistenza umanitaria urgente” per “pagare i salari”… risate!
Doha, 24 agosto – Il numero due degli insorti libici, Mahmoud Jibril, ha annunciato a Doha lo svolgimento nella capitale del Qatar di una riunione internazionale, con la partecipazione degli Stati Uniti, su un’assistenza umanitaria urgente di 2,5 miliardi di dollari al popolo della Libia. Oltre agli Stati Uniti, parteciperanno Italia, Francia, Regno Unito, Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.
Jibril, presidente del Comitato esecutivo del Consiglio nazionale di transizione (CNT), organo politico degli oppositori, ha spiegato durante una conferenza stampa che l’obiettivo di questa riunione “è riunire a vantaggio del CNT la somma di 2,5 miliardi di dollari prima della fine del Ramadan, per potere pagare i salari dei libici” e per soddisfare i fabbisogni umanitari urgenti della Libia, ha spiegato.
(TMNews)

“Chiediamo a Israele di usare la sua influenza”…
Tel Aviv, 24 agosto – Un appello a Israele a ”usare la sua influenza” per favorire la caduta del regime di Mummar Gheddafi e’ stato lanciato anche verso Israele da uno dei portavoce degli insorti, Ahmad Shabani, in un’intervista pubblicata oggi dall’edizione online del giornale Haaretz.
Nel colloquio Shabani – fondatore a Londra del Partito Democratico di Libia e figlio di uno dei ministri dell’ultimo governo monarchico di Tripoli, abbattuto a fine anni ’60 dalla rivoluzione gheddafiana – apre anche un mezzo spiraglio a un possibile futuro riconoscimento d’Israele: Paese con cui la Libia non ha alcun rapporto diplomatico formali. ”Noi per ora chiediamo a Israele di usare la sua influenza nella comunita’ internazionale per mettere fine al regime tirannico di Gheddafi e famiglia”, afferma l’oppositore.
(ANSA)

Scusate il ritardo!
Londra, 24 agosto – La resistenza dei governativi ancora in grado di combattere, e la stessa clandestinita’ di Muammar Gheddafi, faranno slittare i tempi per trasferire a Tripoli da Bengasi il Consiglio Nazionale Transitorio: lo ha dichiarato in un’intervista radiofonica per il network pubblico ‘BBC’ il rappresentante in Gran Bretagna del governo-ombra istituito dai ribelli libici, Guma el-Gamaty.
Le previsioni, ha affermato Ganaty, sono nel senso che “i pochi” ancora schierati con Gheddafi si arrenderanno a breve, permettendo cosi’ il previsto trasferimento del Consiglio nella capitale della Libia per sabato prossimo, comunque entro il fine settimana. Ieri invece il portavoce militare del CNT, Ahmed Bani, aveva affermato con l’emittente satellitare pan-araba ‘al-Jazira’ che il Consiglio si sarebbe spostato a Tripoli nel giro di 48 ore.
(AGI)

Signori si nasce e Loro, modestamente, lo nacquero
Londra, 24 agosto – L’ambasciata libica a Londra ha da oggi un nuovo stuoino. Chi visita la rappresentanza diplomatica puo’ pulirsi i piedi su un arazzo che raffigura il colonnello Muammar Gheddafi. La foto dell’ingresso dell’ambasciata e’ diffusa oggi sul sito del Daily Telegraph.
(ANSA)

Segreti (poco) inconfessabili
Washington, 24 agosto – Forze speciali della Gran Bretagna, Francia, Giordania e Qatar sono sul terreno in Libia per aiutare i ribelli. Lo ha reso noto la NATO secondo quanto riporta la CNN.
(AGI)

“L’eccellenza italiana”
Trapani, 25 agosto – ”Il primo grande risultato della missione in Libia e’ stato quello di avere salvato non so quante vite umane. Immagino la carneficina se noi e le forze NATO non avessimo fermato le truppe di Gheddafi”. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa incontrando nella base di dell’aeronautica di Trapani Birgi i militari italiani impegnati nell’operazione ”Unified Protector”.
Rivolgendosi a loro il ministro ha aggiunto: ”Voi siete l’eccellenza italiana, motivo d’orgoglio per la nazione”. La Russa ha anche sottolineato che ”in caso di un mancato intervento avremmo avuto un numero di profughi decisamente maggiore” ed ha auspicato la nascita di uno Stato democratico in Libia sostenendo che siamo di fronte ”a una situazione delicata che tuttavia si sta evolvendo positivamente”.
(ANSA)

Giornalismo imparziale e indipendente
Roma, 25 agosto – “Sono vivo, vegeto e libero. Adesso sto bene, fino a un’ora fa pensavo di essere morto”. Queste le prime dichiarazioni dell’inviato della Stampa Domenico Quirico, riuscito a mettersi in contatto con la sua redazione, come racconta il sito web del quotidiano di Torino.
Ora sto dalla parte giusta e va tutto bene”, ha aggiunto l’inviato. “Devo ringraziare soprattutto due ragazzi che ci hanno salvati, sono stati fantastici”, ha detto confermando che la liberazione dei quattro giornalisi italiani e’ avvenuta in qualche modo grazie ad un blitz.
(AGI)

Tralasciando, per carità di patria, ogni considerazione sulla dinamica dei fatti.

???
Roma, 25 agosto – ”Siamo stati liberati da lealisti, c’erano due gruppi differenti”. Lo ha detto l’inviato del Corriere della Sera, Giuseppe Sarcina, precisando a Skytg24 che ”non erano soldati regolari, ma neanche civili. Erano miliziani”.

Allora sarebbe il caso che il collega Quirico ritiri quanto detto, se vuol proseguire la carriera giornalistica…

Intanto cresce la pressione sui “Paesi non allineati” al fine di avere il via libera allo sblocco dei fondi libici depositati all’estero.
Per pagare le migliaia di mercenari ora attivi sul terreno, assoldati dalla NATO tramite le compagnie private di sicurezza e coordinati dai membri delle forze speciali di Gran Bretagna, Francia, Giordania e Qatar, come riferito ieri.

Londra, 25 agosto – Il premier britannico David Cameron ha chiamato il Presidente sudafricano Jacob Zuma per cercare di di convincere Pretoria a sostenere la proposta di risoluzione presentata ieri dagli Stati Uniti all’ONU, che prevede lo scongelamento di beni libici per 1,5 miliardo di dollari. Nel vertice svoltosi ieri al Palazzo di Vetro, il Sudafrica si è opposto, chiedendo di attendere il riconoscimento del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi da parte dell’Unione Africana (UA), che potrebbe arrivare oggi al termine del vertice in programma ad Addis Abeba.
Stando a quanto riferito da Downing Street, Cameron ha chiamato Zuma per “discutere della situazione in Libia” e i due leader “hanno concordato sulla necessità di decisioni rapide dalla parte dell’UA al vertice di Addis Abeba sullo scongelamento dei beni”.
(TMNews)

“In alto, ho messo un filmato in cui il capo politico degli “insorti” del CNT, Moustapha Abdel Jalil, confessa in diretta TV di aver mentito sulla cattura dei figli di Gheddafi e spiega di averlo fatto per dividere e demoralizzare l’esercito lealista. La cosa che lascia indignati, naturalmente, non è certo il fatto che il capo di una banda di tagliagole abbia mentito, ma il credito incondizionato che tutta la stampa nazionale e internazionale, e perfino la Corte Penale dell’Aja, ha dato alle parole di un bandito criminale, senza minimamente preoccuparsi di valutarle o di attenderne conferma. Un atteggiamento che la stampa nazionale non mostra nessun segno di voler abbandonare.
Lo dimostra la schermata di ieri del sito di “Repubblica” in cui si dà ancora una volta credito alle affermazioni dei tagliagole (“abbiamo circondato la residenza di Gheddafi”) senza minimamente considerare che la notizia proviene da una fonte dimostratasi inattendibile in infinite occasioni. Mentre “Repubblica” pubblicava questo supplemento di stupidaggini, Gheddafi parlava all’emittente TV libica Al-Orouba, dimostrando ancora una volta quanto i media libici risultino, almeno da sei mesi, di gran lunga più attendibili dell’ormai indecente stampa occidentale.”

Da I vigliacchi e gli eroi, di Gianluca Freda.

Ecco invece il trattamento riservato alle fonti non-allineate:

“Soltanto dopo la cattura di Gheddafi”… ché non si sa mai
Parigi, 26 agosto – Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, in prima fila nell’intervento in Libia, vuole andare il prima possibile in visita in Libia insieme con il primo ministro britannico, David Cameron.
E’ quanto si apprende dall’Eliseo, le cui fonti precisano pero’ che la visita avverra’ soltanto dopo la cattura di Gheddafi. Secondo quanto si apprende, la visita non avverra’ comunque prima del vertice internazionale di giovedi’ prossimo a Parigi sul futuro della Libia. L’Eliseo fa sapere anche che Sarkozy non vuole visitare soltanto Tripoli, ma anche le roccaforti degli insorti, in particolare Bengasi e Misurata.
(ANSA)

“L’MQ-9 Predator B è operativo in Italia dall’estate 2010. Noto negli Stati Uniti come “Reaper”, il velivolo è un’evoluzione del Predator A già utilizzato dall’Ami in Iraq ed Afghanistan. Con una lunghezza di 11 metri e un’apertura alare di 20, il “Reaper” assicura maggiori prestazioni in termini di raggio d’azione, autonomia di volo (tra le 24 e le 40 ore), velocità (440 Km/h) e carico trasportabile (quasi 1.800 chili contro i 200 dei Predator A). “L’incremento delle dimensioni e delle prestazioni dell’UAV si rifletterà ovviamente sul carico di armamento trasportabile”, segnalano le riviste specializzate in strumenti di morte. “Si tratterà di missili Hellfire, bombe a guida laser Gbu-12 Paveway II e Gbu-38 Jdam (Joint direct attack munition) a guida Gps”. Un “gioiello” che la casa produttrice, la General Atomics Aeronautcal Systems Incorporated di San Diego (California), vende a 10,5 milioni di dollari l’uno, contro i 3,2 milioni dell’esemplare di prima generazione. “La manutenzione dei Predator B sarà gestita per ancora due anni ad Amendola da personale americano della General Atomics”, specifica il sito web Dedalonews. “Entro un anno gli UAV diverranno sei per modello, consentendo al 32° Stormo dell’Aeronautica di gestire in contemporanea fino a tre velivoli, anche dall’altra parte del pianeta. In attesa di diventare nel 2014 la prima base italiana per i nuovi cacciabombardieri Lockheed Martin F-35A, destinati a sostituire prima gli AMX e poi i Tornado, ad Amendola sono in via di ampliamento gli hangar per gli UAV”.
Per consentire ai Predator B di volare in qualsiasi parte del Mediterraneo, il ministero della Difesa ha predisposto la creazione di “corridoi di volo” riservati tra la Puglia, il poligono sperimentale di Salto di Quirra e lo scalo di Decimomannu in Sardegna, le basi di Sigonella e Trapani in Sicilia e l’isola di Pantelleria. Alcuni di questi “corridoi” sono stati messi a disposizione dei velivoli senza pilota Global Hawks e “Reaper” schierati dalle forze armate USA a Sigonella. I decolli e gli atterraggi degli aerei USA, sempre più numerosi negli ultimi mesi, stanno creando gravi difficoltà al traffico del vicino aeroporto civile di Catania-Fontanarossa. Ne sanno qualcosa i passeggeri del volo di linea Alitalia “Venezia-Catania” che la mattina del 18 agosto sono stati dirottati a Palermo – Punta Raisi “a causa di intenso traffico militare nell’aeroporto di Sigonella” e costretti poi ad un interminabile viaggio in pulman tra il capoluogo siciliano e Fontanarossa. Alle ore 11.18 del giorno successivo, i piloti degli aerei in partenza o diretti allo scalo etneo hanno ricevuto un NOTAM, l’informazione sull’efficienza dei sistemi di sicurezza dell’aeroporto, che ha imposto una breve sospensione delle operazioni sullo scalo “a causa delle attività di un aereo senza pilota”, presumibilmente un Global Hawk dell’Us Air Force operativo a Sigonella. Fra tre anni gli enormi UAV-spia schierati nella base siciliana potrebbero essere venti. Terribile immaginare cosa accadrà in termini di sicurezza, tenuta delle rotte e puntualità di orari viaggiare da e per la Sicilia orientale.”

Da La guerra segreta dei Predator italiani in Libia, di Antonio Mazzeo.

20 thoughts on “La Sirena imperialista suona a Tripoli

  1. Ottenuta la necessaria ‘morte’ del malvagio numero 1 sulla Terra, almeno presso l’opinione pubblica occidentale, ridiventa possibile giocare nuovamente la carta del fanatismo religioso, come ai bei tempi di Carter e Reagan, quando le cinquanta stelle dell’impero risplendevano di maggior fulgore (anche se, già allora, si trattava di effetti speciali hollywoodiani). Così s’è proceduto a costituire un ampio fronte per cercare di distruggere la Jamahiriya Libica: un vero e proprio esercito internazionale di mercenari da impiegare sul campo in Libia, visto il clamoroso fallimento della ‘rivoluzione’ bengasina, incapace di avere non solo il sopravvento sulle forze armate libiche, ma neanche di saper mobilitare la popolazione della Cirenaica: all’inizio della rivolta, le bande golpiste raggruppavano 4000 ribelli armati, a giugno erano circa un migliaio. Nessuno ha voluto aderire al mancato golpe. Da quel momento diventa sempre più massiccia la presenza di mercenari, avventurieri e contractors stranieri: arabi, mussulmani, latinoamericani o della NATO. L’armata brancaleone che la NATO ha rappattumato, è costituto da veterani degli squadroni della morte latinoamericani; argentini e soprattutto, come visto, colombiani. Addestrati nella ‘Scuola delle Americhe’, ora ricevono la possibilità di combattere gli alleati arabi dei loro nemici diretti: Chavez, Morales, Kirchner, Rousseff e Castro. Queste forze, concentrate nei centri della Blackwater, sono state inviate in Tunisia, per operare come massa d’urto per le operazioni della NATO in Tripolitania, soprattutto sul Jebel Nafusa, coordinando le bande di mercenari reclutate sul posto da agenti del Qatar e degli EAU, soprattutto tra le masse di disoccupati tunisini e di predoni in cerca di vendetta contro il governo libico.
    A Bengasi e Derna, operano invece gli altri mercenari addestrati dalla CIA, i reparti di alqaidisti recuperati dagli statunitensi a Guantanamo, in Afganistan e in Pakistan. Qui cooperano in stretto coordinamento anche con le unità armate della Fratellanza Mussulmana (Ikhwan), che operano per conto dell’Arabia Saudita. Ryad sta cercano da anni di regolare i conti con Gheddafi, per via della politica petrolifera attuata da quest’ultimo; una politica tesa a fare delle risorse energetiche sia una leva di sviluppo economico, sia una forma di interventismo nella politica internazionale, al contrario della politica di fondo adottata dalle semi-borghesie comparadores del Golfo Arabo, la cui esistenza è dettata dalla stretta aderenza agli interessi occidentali. Si tratta di uno scontro prima che ideologico, geopolitico, geoeconomico e geostrategico.
    Proprio la presenza di più e diversi attori reali e manovratori dietro le quinte della scena libica, e che rappresentano interessi anche contrastanti, ha portato al conflitto esploso all’interno del cosiddetto Consiglio di Transizione di Bengasi, portando alla morte di Abdel Fatah Younis. Younis, che siedeva nel CNT, era il maggior esponente della fazione libica che ha tradito la Jamahiriya, dopo Abdel Salim Jalloud, e aveva disertato presso i francesi, dei cui interessi era divenuto il fantoccio in capo locale. Il suo assassinio, per mano dell’Ikhwan, è un chiaro messaggio geopolitico: la Francia è stata estromessa definitivamente dalla gestione della Libia, a vantaggio dei sauditi e degli inglesi, gli sponsor dell’ala islamista dei golpisti anti-Jamahiriya. Difatti, non è un caso che Younis sia stato liquidato mentre la Francia stava contrattando con Saif al-Islam Gheddafi, la conclusione del conflitto. Parigi e Sarkozy hanno perso la partita che avevano così avventatamente intrapreso.
    La palla passa in mano all’asse anglosassone, al club rodhesiano-rockefeleriano, sconvolto dalla crisi, al circo militar-mediatico dei ‘bombardieri umanitari‘ raccoltosi intorno alla cricca Obama-Clinton-Brzezinsky, e ai loro alleati regionali, le petromonarchie sunnite (dal Marocco alla Giordania, dall’Arabia Saudita al Golfo).
    Sul terreno, le bande golpiste del CNT, il cui ruolo ricalca quello dell’UCK nei Balcani, assieme agli squadroni della morte dei mercenari, hanno subito una profonda ristrutturazione operativa. Avendo perso Misurata, ripresa dall’esercito libico, e non avendo potuto occupare l’industria petrolifera tra Bin Jawad e Aghedabia: un fronte dove le truppe golpiste hanno subito dei pesanti rovesci militari, portando alla dissoluzione del CNT e al caos a Bengasi e dove la NATO non riesce più ad avere un ruolo efficace sul terreno, gli strateghi militar-mediatici atlantisti e sauditi hanno deciso di concentrare tutte le loro forze su Tripoli, essendo le linee logistiche protette dal ‘nuovo governo rivoluzionario’ tunisino, e più brevi di quelle che corrono tra Bengasi e l’Egitto, dove tra l’altro l’Ikhwan-Blackwater sta aprendo un nuovo fronte in Sinai, con una probabile grande irritazione dell’esercito egiziano, che a sua volta, sembra esser stato estromesso dai giochi libici fin da quasi l’inizio della crisi. Con la cosiddetta ‘Operazione Sirena’, ovvero il presunto assalto a Tripoli, si tenta di fare pressione psicologica sulla popolazione della Jamahiriya libica. Si tratta, in definitiva, di una operazione di guerra psicologica, piuttosto che propriamente operativa. Una combinazione di Aeromobili, terroristi della NATO, di giornalisti embedded e figuranti televisivi, è il vero ‘esercito ribelle’ che starebbe ‘conquistando’ Tripoli.
    Un quadro che, risaltando l’aspetto propagandistico, fornisce la misura della bancarotta occidentale: da quella militare della NATO a quella diplomatica degli USA, e soprattutto dell’UE, a quella ideologica-culturale, col totale discredito della leggenda metropolitana della presunta indipendenza politica dei grandi mass media occidentali. Per non parlare della definitiva dissoluzione delle sinistre occidentali, sia sotto forma di organizzazioni politiche, dove suoi esponenti hanno invocato perfino l’assassinio di Gheddafi per mano della NATO, che sotto forma di ONG, come nel caso di Emergency, che ha partecipato direttamente ai crimini commessi dai ‘ribelli’ a Misurata (e forse altrove).
    (…)

    Da 1898-2011. Dall’alba alla sirena imperialista: Odissea di una nuova era geopolitica,
    di Alessandro Lattanzio
    http://aurorasito.wordpress.com/2011/08/21/1898-2011-dallalba-alla-sirena-imperialista-odissea-di-una-nuova-era-geopolitica/

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  2. L’imperialismo, quanto più si idebolisce dal punto di vista economico, tanto più diventa aggressivo dal lato militare. Ma la cosa peggiore è vedere la gran parte della “sinistra” occidentale definire “democratica” e “rivoluzionaria” una santa alleanza di integralisti salafiti, monarchie reazionarie del Golfo, colonialisti ed imperialisti. Prossimo obiettivo: la Siria. Speriamo che questo sistema nefasto e malato crolli prima di aver fatto danni irreparabili …. Vincenzo

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  3. La NATO, dopo 6 mesi di bombardamenti indiscriminati, ha conquistato la Libia usando, come ascari, i giovani ribelli della Cirenaica manovrati dai traditori opportunisti (fino al gennaio 2011 “amici” di Gheddafi) al servizio della TOTAL e BP, multinazionali protette dai mercenari della NATO che si sentivano danneggiate dall’invadenza ENI e delle imprese italiane in Libia dopo la firma dell’accordo con Berlusconi (che, per fare affari con lui, si era addirittura genuflesso, baciandogli le mani, davanti a Gheddafi).
    Vedremo ora quale tipo di “democrazia” i ribelli della Cirenaica riusciranno a portare in Libia, sotto l’ombrello della NATO (o meglio della Francia e GB) e degli USA (che controlla la NATO)!

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  4. Ne usciremo tutti con le ossa rotte se ne usciremo vivi. Seguire li amerikani e in specie la signora Clinton nelle loro scampagnate di guerra è un errore e un orrore che si ripete da anni forse 25 e i nostri politici e militari si fregano lemani e continuano a fidarsi di quella gente, viziata e malata di guerra e di morte. Ci comportiamo, noi Europei, come se fossimo tutti idioti e avessimo bisogno del loro sostegno per vivere. Gli amerikani ce lo offrono volentiere il sostegno, ma per morire ed uccidere innocenti dappertutto dove ci sia da guadagnare qualche dollaro.Mi vergogno di essere nella Nato. Nel 68 bisognava insistere di più.

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  5. Nessuno si preoccupa per i civili libici? riuscite ad immaginare che cosa succedera’ ai cittadini che non hanno appoggiato lo sforzo dei ribelli nella caduta del governo?

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  6. Una ulteriore possibile lettura della “geopolitica del caos”, con annessa spartizione economico-militare dell’area EUMENA (europa-m-o, nordafrica), portata avanti dalle potenze occidentali potrebbe essere questa, fondata sulla corsa alle interconnessioni per lo scambio di energia elettrica.

    http://etleboro.blogspot.com/2011/08/desertec-gas-e-la-guerra-per-le.html

    Desertec, gas e la guerra per le interconnessioni

    Alla base della nuova crisi dei mercati e del nuovo governo economico europeo che sta prendendo forma, tra la grandeur di Parigi e l’avanzata di Berlino, non vi è altro che il fallimento dei Paesi Europei e dello stesso progetto di Bruxelles, che inevitabilmente si è abbattuto sul Nord Africa con un nuova guerra. Tripoli non è ancora caduta, ed è già iniziata la lotta per l’accaparramento dei contratti petroliferi, che deciderà chi avrà il controllo del mercato energetico dell’Europa. Tuttavia, la corsa al petrolio ha messo in penombra un altro aspetto della guerra energetica nel Mediterraneo, promossa delle lobbies della cosiddetta ‘green energy’. Di fatti, il grande spettro di alternative che si stagliano dinanzi all’UE si può oggi ridurre a due colossali progetti, quello della interconnessione delle pipeline che attraversano il Corridoio del gas del Sud, e quello del Desertec, super-rete di interconnessione elettrica tra Nord Africa ed Europa Meridionale. Entrambi i progetti dovranno alimentare il fabbisogno energetico della ricca Europa Centro-Settentrionale, mentre i paesi nord-africani nonchè quelli del Medioriente e centro-asiatici saranno diretti fornitori di energia.

    Desertec. Con un bilancio di 400 miliardi di euro, il Desertec è un colossale progetto volto a costruire una rete di interconnessione elettrica tra il Nord Africa e l’Europa, alimentata da fonti rinnovabili derivanti dall’installazione di centrali solari ed eoliche nel deserto del Sahara, tra cui Algeria, Marocco e Tunisia. Gran parte della energia elettrica prodotta sarà distribuita in Europa per soddisfare il grande fabbisogno energetico. Per generare tali enormi quantità di energia elettrica sono state progettate gigantesche centrali solari nonchè elettrodotti ad alta tensione che passeranno sul fondale del Mar Mediterraneo. Secondo il progetto, l’elettricità generata in Africa comincerà ad alimentare la rete europea alla fine del 2015 per coprire il 15% del fabbisogno energetico europeo nel 2050. Nelle prime fasi saranno intrapresi i progetti di interconnessione tra Spagna e Marocco, e Italia Tunisia, A promuovere il progetto è stata nel 2003 la Desertec Foundation, fondata in Germania dal Club di Roma e dal National Energy Research Center Jordan, sulla base degli studi scientifici svolti dal Centro Aerospaziale Tedesco (DLR) e dalla Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation (TREC). Il 13 luglio 2009, si sono aggiunte dodici aziende provenienti da Europa e Nord Africa, con l’intento di portare avanti una iniziativa industriale, che funge essenzialmente da lobbying. Il 30 ottobre 2009, viene fondata a Monaco di Baviera la joint-venture Desertec Industrial Initiative Dii GmBH, sottoforma di società a responsabilità limitata di diritto tedesco. La Dii si identifica con un consorzio di 12 società, a cui poi si aggiungono in un secondo momento altre 6, mentre al momento vi sono circa 20 azionisti, oltre poi a 35 partner.

    ==================================================

    Azionisti Dii GmBH Partner Consulenti specializzati
    Società fondatrici

    – Munich Re;
    – Abengoa Solar;
    – RWE;
    – Deutsche Bank,
    – Siemens;
    – ABB;
    – E. ON;
    – HSH Nordbank;
    – Cevital, società algerina;
    – M & W Group;
    – Schott Solar, azienda tedesca
    specializzata nel solare;
    – Flagsol in joint venture
    con Ferrostaal e Solar Millennium

    Successivi azionisti

    – Nareva, proprietà della ONA, holding del Marocco
    controllata dalla famiglia reale;
    – Enel Greenpower;
    – Saint Gobain;
    – Red Eléctrica de España;
    – Terna;
    – Unicredit;
    – Société tunisienne de l’Electricité et du gaz
    ________________________________________________
    Partner
    3M
    AGC
    Audi
    BASF
    Concentrix solar
    Conergy
    Deloitte
    Evonik Industries
    GL Garrad Hassan
    HSBC
    IBM
    ILF
    Morgan Stanely
    Nur Energie
    OMV
    MPG
    _______________________________________________
    Consulenti specializzati
    Bearing Point
    Bilfinger Berger
    Rexroth, Bosch Group
    Commerzbank
    FCC Servicios Ciudadanos
    First Solar
    Flabeg
    Fraunhofer
    Italgen Italcementi
    Kaefer
    Lahmeyer International
    Maurisolaire
    Schoeller Renewables
    SMA Solar Technology
    Terna Energy SA
    TUV SUD
    ==================================================

    Il consorzio così conformato si presenta come una sorta di lobby, il cui obiettivo è quello di creare le condizioni per una rapida attuazione della interconnessione elettrica dei 14 Stati del Desertec, che appartengono all’Area EUMENA (Europa-Medio Oriente-Nord Africa), alimentata da fonti energetiche del solare e dell’eolico. Nelle prime fasi, l’iniziativa si è posta come mission quella di identificare le tecnologie appropriate per la produzione e trasmissione di energia, e così tutte le tecniche attualmente collaudate e nella disponibilità delle società per la conversione dell’energia solare ed eolica in elettricità, nonchè per la trasmissione a lunga distanza. Tra queste sono state già proposte la tecnologia CSP (Concentrated solar power, che utilizza specchi parabolici e una torre di accumulazione), nonchè la tecnologia fotovoltaica. Allo stesso tempo, viene promossa l’elaborazione di un programma di sviluppo tecnico ed economico, ed un quadro politico e normativo per incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili e delle reti interconnesse, nonchè l’elaborazione di progetti per la verifica della fattibilità di ciascuno. Dovrà inoltre essere sviluppato un piano di funzionamento a lungo termine fino al 2050, riportando i punti di riferimento per gli investimenti e finanziamenti.

    Ruolo del Nord Africa. Il coinvolgimento dei Paesi nel Nord Africa diventa tra l’altro fondamentale, in quanto metteranno a disposizione di tale progetto il grande potenziale energetico del deserto del Sahara. La partnership con Tunisia, Algeria e Marocco è infatti strategica, come dimostrato dalla presenza della algerina Cevital (tra i fondatori di DII), e delle compagnie statali della Nareva e della Société tunisienne de l’Electricité et du gaz. Tuttavia, il governo algerino non ha aderito al progetto Desertec, non volendo trasferire all’estero le risorse energetiche statali, per cui intende sviluppare propri progetti. Tra questi ricordiamo la centrale elettrica ibrida alimentata con gas naturale e solare realizzata a Tilghemt, con una capacità totale di 150 MW, di cui 30 MW prodotti solo dal sole, da parte della New Energy Algeria (NEAL) e la società spagnola Abener con un investimento da 350 milioni di euro. Allo stesso modo la Sonelgaz

    (società statale algerina per la distribuzione del gas e elettricità) prevede di produrre 365 MW di energia solare tra il 2013 e il 2020. Al contrario, il governo tunisino ha mostrato maggiore entusiasmo, identificando già diversi possibili siti per l’installazione di impianti solari.

    La Tunisia ospita anche l’Università Desertec Network, istituito nel giugno 2010. Si tratta di una rete universitaria di ricerca, che riunisce i paesi di Europa, Nord Africa e Medio Oriente, per studiare le tecnologie che possono essere installate nel deserto.

    Tuttavia, è il Marocco ad essere lo Stato nord-africano che porterà avanti la prima centrale solare pilota del desertec, disponendo già di un elettrodotto sottomarino che lo collega alla Spagna, oltre ad essere l’unico Paese della regione che non dispone di idrocarburi. Il governo marocchino ritiene infatti che il Desertec possa mettere finire alla dipendenza energetica del Marocco (che acquista dall’estero il 96% della sua energia), nonchè produrre sufficiente energia da esportare in Europa. E’ stata così predisposta lo scorso giugno la partnership in partenariato pubblico-privato con l’agenzia marocchina per l’energia solare Masen. Il Marocco ha anche lanciato il proprio piano solare nel 2009, con l’obiettivo di produrre il 14% di energia elettrica prodotta nel paese entro il 2020 con un investimento di 9 miliardi di dollari per costruire cinque impianti solari che producono 2.000 megawatt di energia elettrica, per ottenere lo sfruttamento di più di un terzo della capacità della nazione entro il 2020. Parte di tale strategia, è il progetto di Ouarzazate (Marocco) della capacità installata di 500 MW che dovrebbe presto ottenere un prestito dalla BEI, dall’Agenzia Francese di Sviluppo (AFD), dal KfW (gruppo bancario pubblico tedesco) e dalla Banca mondiale.

    Altre iniziative. Accanto al Desertec, vi sono altre reti di lobby che promuovono il concetto di interconnessione dei paesi del Mediterraneo come fonte di energia per l’Europa, nonchè come luogo di incontro tra stati consumatori (Nord Europa) e stati produttori. Tra queste citiamo:

    ENTSO-E: European Network of Transmission System Operators for Electricity, che rappresenta la rete degli operatori europei dei sistemi di trasmissione elettrica. Essa ha sviluppato un piano di sviluppo decennale con una proposta di investimento in infrastrutture di trasmissione elettrica in 34 paesi europei ( UE e non UE), con oltre 500 progetti del valore complessivo di 23-28 miliardi di euro.
    Friends of the Supergrid: gruppo di aziende e organizzazioni che promuove la creazione di una super-rete di trasmissione elettrica continua, in tutta l’Europa, che dovrà facilitare la produzione energia sostenibile su larga scala in aree remote. Tale iniziativa è particolarmente interessata alle infrastrutture di trasmissione di energie rinnovabili verso l’Europa del Mare del Nord.
    Transgreen: è un consorzio di aziende che, al pari della Dii, si pone come obiettivo quello di installare una super-rete di trasmissione energetica nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa verso l’Europa. Esso rientra nel Piano solare del Mediterraneo, la cui creazione è stata decretata dalla firma del protocollo, alla presenza dei funzionari del Governo francese, da società francesi, spagnole e tedesche: Abengoa ; AFD ; Alstom; Areva ; Atos Origin ; CDC Infrastructure; EDF ; Prysmian; Nexans ; Red Electrica de Espana; RTE; Siemens; Taqa Arabia.

    Nuovi scenari. Dinanzi agli attuali sviluppi, diventa evidente che territori di transito delle nuove autostrade energetiche saranno Italia, Spagna e Balcani, che si trovano ad affrontare un periodo tra i più difficili della loro storia dopo gli anni ’90, al centro del fuoco incrociato della guerra energetica del Mediterraneo, che decreterà la configurazione delle fonti e delle reti per i prossimi 20 anni. Cambia inoltre anche il concetto di sistema energetico, che passa dall’idea di un insieme di progetti a sé stanti e territorialmente limitati, a quella di struttura interconnessa ed integrata, che avrà l’energia elettrica la base fondamentale perchè può essere conservata e trasportata a basso costo. Le interconnessioni elettriche saranno le nuove pipelines per cui si combatteranno le guerre, mentre l’elettricità sarà la ‘moneta unica’ che sostituirà il petrol-dollaro di questa Europa integrata, non più costituita dall’UE bensì dalla cosiddetta EUMENA. Senza accorgercene, questa guerra è già scoppiata, e ha come focolai proprio il Nord Africa e i Balcani. Da non dimenticare infatti il caso del Montenegro e dell’elettrodotto della Terna Tivat-Pescara, un progetto che è stato a lungo criminalizzato nonostante fosse parte delle strategie di sviluppo energetico dell’Unione Europea, le cui regole vengono accettate da tutti gli stati membri, candidati e partner esterni.

    Di fatti, l’Italia si trova oggi in una vera fase di transizione, che deciderà se in futuro sarà un’economia leader del Mediterraneo oppure una semplice piattaforma per le compagnie energetiche straniere, sempre più divisa e con un tessuto sociale ed etnico stravolto. Una fase che ricorda quella del secondo dopo-guerra, in cui ebbe in Enrico Mattei una grande guida, la cui intelligenza strategica ha garantito al Paese una rendita di benessere per il restate mezzo secolo. I suoi prossimi 50 anni saranno decisi dall’aggressività o dalla remittenza della sua politica estera, e dalle nuove alleanze che riuscirà a stringere. Gli scontri a Bruxelles sul via libera all’acquisto dei titoli obbligazionari dei Paesi dell’Europa meridionale, hanno di fatti creato uno stato di tensione e di incertezza, nonchè imposto una sorta di ricatto economico. La politica economica italiana è stata commissariata a fronte della concessione gli aiuti di UE e FMI. Per anni addormentata, l’Italia non ha saputo reagire alle conseguenze disastrose della guerra in Libia e della crisi statunitense, mentre diventano sempre più serrati gli attacchi della magistratura e della classe ‘pseudo-culturale’ che vuole la destituzione di Berlusconi. Con la caduta di Gheddafi ed il congelamento dei fondi libici nella finanza italiana, si è venuto a creare un vuoto che ha innescato forti pressioni per l’accaparramento delle risorse, come Generali o Unicredit. Non c’è dubbio che dopo la disfatta della Libia (con lo stralcio del patto di amicizia che avrebbe dovuto tutelare il settore finanziario ed energetico italiano), l’Italia perde terreno anche nei Balcani, grave sintomo dell’esistenza di forti pressioni che la costringono a rientrare nei propri confini.

    E mentre Roma rinvia a data da destinarsi del vertice intergovernativo italo-serbo, la Germania gioca d’anticipo e programma ad agosto un tour in tutti i Paesi dei Balcani, ripartendo le tappe tra i Ministri della Cooperazione Dirk Niebel e degli Esteri Westerwelle, che hanno anticipato la venuta della Merkel attesa in Croazia, Serbia e Slovenia. Non vi è alcun dubbio che il cancelliere tedesco giunge a Belgrado forse nel momento più importante e più difficile per il Paese negli ultimi anni, dato il fatto che la nuova crisi nel Nord minaccia la Serbia nelle fasi di inizio dei negoziati con l’UE. D’altro canto, dietro il ‘nyet’ della Bundesbank verso la BCE di acquistare titoli italiani e spagnoli, privilegiando quelli di Irlanda e Portogallo, si nasconde l’ormai evidente obiettivo della Germania di prendere il controllo del sistema monetario europeo, e non solo. Un eventuale ruolo della Germania nella costellazione geopolitica delle pipelines, avrebbe un impatto anche sullo scenario che si staglia dinanzi all’Europea. Berlino Germania guarda alla sua ripresa economica, nonchè al dominio della eurozona, attraverso una strategia energetica di lungo periodo, che gli garantirà stabilità per almeno i prossimi trent’anni. Dopo aver abbandonato l’energia nucleare, e aver sacrificato con logica freddezza un intero tessuto industriale basato sull’atomica, investe nel gas e nelle energie rinnovabili. L’E.ON annuncia difatti una ristrutturazione interna con il taglio di oltre 11.000 licenziamenti, per destinare tale risparmio di risorse per la costruzione dell’infrastruttura energetica gassifera ed elettrica.

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  7. Ma quelle informazioni che una nave NATO ha fatto sbarcare armi pesanti ed un gruppo di qaedisti, e sottolineo questi ultimi, per far cadere Gheddafi, sono vere? Perchè senò si tratterebbe di un fatto di una gravità mai vista. L’Occidente fa schifo allora….

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  8. L’ANALISI CHE QUI SOPRA ABBIAMO LETTO è QUANTO DI PIU’ INTERESSANTE SI POSSA INCONTARE NELL’ANALISI DEL PRESENTE. E’ EVIDENTE CHE CERTE MANOVRE, INCOMPRENSIBILI PER CHI RAGIONA “AL PASSATO”, DIVENTANO SUBITO COMPRENSIBILI QUANDO SI CONOSCONO I FATTI ED I PROGETTI. E’ EVIDENTE CHE LA GUERRA PER L’ENERGIA NON PUò CHE COINVOLGERELE NUOVE TECNOLOGIE. TENENDO CONTO CHE TRASPORTARE ENERGIA ELETTRICA COSTA UN INFINITESIMO DEI COSTI PER IL TRASPORTO DI GAS E PETROLIO. IL FUTURO DELL’EUROPA SI DISEGNA OGGI.

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  9. Grazie a voi per il puntuale lavoro che svolgete su questo blog nel fornire un’informazione (s)corretta su questioni di primaria importanza per un paese come l’Italia, a sovranità limitata e con classi politiche sempre più approssimative, quando non rappresentanti di interessi estranei e in conflitto con quelli nazionali.

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  10. Il tenero Frattini è raggiante in queste ore. Vede già le imprese italiane che tornano in Libia e si consolidano economicamente. Ma non ha fatto i conti con gli amerikani e i francesi. Saremo costretti a pulire i loro stivali prima delle sfilate.

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