E gli auguro di vincere

Federico Dal Cortivo intervista Joe Fallisi, tenore e attivista per i diritti umani che ha denunciato il governo italiano per la guerra contro la Libia

D: Sig. Fallisi, lei giovedì 27 Ottobre ha depositato una denuncia presso la Procura della Repubblica di Roma contro lo Stato italiano per violazione dell’art. 11 della Costituzione per avere posto in essere “atti ostili verso uno Stato estero”. Come è arrivato a questa decisione oserei dire controcorrente visto il totale appoggio alla guerra NATO dei partiti presenti in Parlamento e del Capo dello Stato Napolitano?

R: Ho ritenuto fosse mio dovere civico oppormi a questo corso infame della storia italiana – la sua pagina recente più nera. Io non mi sento minimamente rappresentato né dal governo, né dall’opposizione. Né, tanto meno, dal cosiddetto “Presidente della Repubblica”, vecchio arnese stalino-atlantista-massonico dalla lacrima (radioattiva) facile. E’ vero: vi è stato un “totale appoggio” del Parlamento (salvo qualche rarissimo flatus vocis fuori dal coro) rispetto alla guerra predatoria contro la Libia voluta dagli usurocrati euroamericani, e l’unanime decisione di calpestare un articolo costituzionale importantissimo, nonché di tradire laidamente il Trattato d’amicizia che ci legava alla Grande Giamahiria araba libica popolare socialista. Anche in questa occasione la Casta di centrodestrasinistra ha dimostrato quel che è, dando un motivo in più alla rivoluzione che un giorno la spazzerà via.

D: L’attacco alla Libia venne giustificato dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli USA come un “intervento umanitario”, necessario per salvaguardare la popolazione civile, lei che ne pensa? Quali sono state a suo avviso le vere ragioni del conflitto, per altro mai ufficialmente dichiarato e così simile a quello contro la Jugoslavia del 1999?

R: Viviamo, direbbero i sapienti indiani, completamente infossati, infoibati nell’età del Kali Yuga, dove l’efferatezza è al potere (v., per un primo approccio, i tre eloquenti paragrafi “Problemi che sorgono nel Kali Yuga”, “Cambiamenti nelle persone” e “Condizioni delle caste” alla voce di wikipedia). Inoltre ci troviamo, insieme, nella società degli spettri, dell’Ersatz, del Big Brother e della Propaganda totale (cfr. 12, 3 e 4). La voce dei governanti è ormai la voce del falso e dell’inversione per antonomasia. Essi si avvalgono dell’apparato mediatico più invasivo, al loro servizio, capace di presentare come realtà verosimili menzogne gigantesche, persino plateali (così, per esempio, i servi volontari americani hanno dovuto ingollare elezioni-farsa in cui Bush entrambe le volte aveva perso ma è risultato vincitore e chi gli è succeduto, ricevendo, prima ancora di incominciare la sua carriera di guerrafondaio, il Premio Nobel per la pace, non possedeva neppure i requisiti minimi richiesti – essere nato in un qualche Stato dell’Unione; o, spettacolo per eccellenza spettrale, si è compiuto l’omicidio mirato del fantasma di Bin Laden). E per giustificare i loro crimini adottano i parametri di caucciù del politically correct e della mistificazione democratica (cfr. il I vol. del Libro Verde di Gheddafi). Non c’è neanche bisogno di specificare che in realtà a questi signori la salvaguardia della “popolazione civile” interessa tanto quanto a un vampiro la salute dei suoi pazienti. Sono evidentemente loro i peggiori calpestatori della libertà dei popoli e dei veri diritti umani. L’osceno assalto alla Giamahiria, che tra l’altro vantava, in questo campo, prima che si scatenassero i mostri “islamici” e i terroristi nordatlantici, un altissimo standard, ne ha dato un’ennesima prova. Si chieda alla popolazione martire di Sirte che tipo di “protezione” (al fosforo, all’uranio e all’antrace – cfr., solo a mo’ di esempio, 1 e 2) ha ricevuto. L’Anglogiudamerica, termine nel quale faccio rientrare tutti i Paesi predoni del Nord e dell’Occidente del mondo il cui comune denominatore sta nella sudditanza a Shylock (ovvero al potere sovranazionale bancario-finanziario reggitore così della Federal Reserve, come dell’FMI e della BCE), è sull’orlo della bancarotta, è un impero in tutti i sensi al tramonto. Ha dalla sua solo la manipolazione mediatica e le armi, micidiali, di cui fa uso sempre più disinvolto. Come si sa è una vecchia ricetta del capitalismo quella di ridare il soffio della “vita” al proprio cadavere attraverso la guerra. Ma questo può funzionare quando ancora l’economia, l’apparato produttivo e il corpo sociale non sono compromessi, putrescenti. Qui invece lo zombi va verso il precipizio, verso la catastrofe irreversibile. Le potenze (ancora timidamente) emergenti sono quelle con economie in sostanza sane o in via di risanamento e che guarda caso non hanno bisogno di entrare in guerra con nessuno (BRIC, Venezuela…), se non per difendersi. Cosa che forse dovranno presto fare sia la Russia, sia la Cina, perché è evidente che la guerra, anzi, le guerre d’Africa sono dirette non solo a soggiogare nazioni sovrane per succhiarne le risorse (come è avvenuto in Iraq, con cui la Libia presenta lampanti analogie), ma anche all’attacco geopolitico-strategico nei confronti e della Russia e della Cina.

D: Le risulta che siano state impiegate dalle forze aeree NATO bombe contenenti Uranio Impoverito durante i pesanti bombardamenti su Tripoli e le altre città libiche? In un recente studio di Massimo Zucchetti, docente di impianti nucleari al Politecnico di Torino, si parla di “impatto ambientale in Libia a causa dell’utilizzo di armi con UI e in particolar modo missili da crociera Tomahawk con testata all’UI, in un worst case si può ragionevolmente parlare di circa 6.200 tumori in più ogni anno previsti in 70 anni. Si calcola che il primo giorno di guerra furono 112 i missili lanciati ed è facile ipotizzare che alla fine delle operazioni ufficiali potrebbero essere stati circa 1.000.”

R: Non c’è il minimo dubbio che i predatori “volonterosi” (tra i quali l’ItaGlia senza vergogna) abbiano scaricato sul suolo libico un’enorme quantità di bombe (più di tutte quelle impiegate durante la Seconda Guerra Mondiale), la maggioranza delle quali con testata all’uranio impoverito (o arricchito, cfr. qui). E’ prassi democratica ormai normale del resto: un crimine non solo contro l’umanità, ma contro la stessa Madre Natura. Che fare di quelle specifiche scorie delle centrali nucleari? Il modo migliore, poiché così gli ordigni risultano ad alto potere perforante, è impiegarle a scopo bellico. Non si sprecherà nulla, si produrranno danni irreversibili al nemico di turno (come dicevo nella nostra precedente intervista, l’inquinamento che ne risulta è in pratica eterno) e si saranno trovate, fra l’altro, le apposite discariche a costo zero. Ricordo qui, in relazione al Kali Yuga, alcune caratteristiche precipue di quest’era buia: “La guerra ‘civilizzata’ (con precise norme di correttezza e di onore) è stata dimenticata, e gli umani combattono come gli Asura e i Rakshasa. A differenza degli altri Yuga, in cui era normalità cessare i combattimenti dal tramonto all’alba, cremare le vittime e riflettere sulla guerra, i combattimenti dell’età di Kali si protraggono costantemente, spinti soltanto dal desiderio di vittoria. Aumenta inoltre il sadismo. (…) Gli kshatriya, la casta regale e guerriera, diviene corrotta (…); i loro capi diventano furfanti, criminali e terroristi, e cercano di usare il loro residuo potere per sfruttare il popolo: gli stessi re diventano dei ladri, che preferiscono rubare dai loro sudditi piuttosto che proteggerli e difenderli”. Che i “guerrieri” (i mercenari) di Stato attuali siano anche portatori (insani) della peste radioattiva mi sembra si accordi bene, mutatis mutandis, col quadro sopra descritto. Quanto alle spese di guerra verranno fatte pagare, con i dovuti interessi usurai, al Paese invaso e distrutto. Il petrolio serve anche a questo (v. Iraq). E infatti l’Organizzazione Terroristi Nordatlantici ha testé comunicato ai tagliagolaseno di Bengasi (notizia delle ore 17 del 30 Ottobre 2011 lybiasos) che (per ora) i costi bellici ammontano a 480 milioni di dollari. Non si sa se tale cifra comprenda anche gli interessi. Probabilmente no.

D: Da un punto di vista geopolitico l’attacco alla Libia ha dimostrato la determinazione con cui gli Stati Uniti e i suoi più stretti alleati stanno perseguendo una lunga escalation bellica nell’area mediterranea e del Vicino Oriente, questo nell’evidente scopo di destabilizzare chi non si piega a quello che in America Latina ricordano tristemente come il “volere di Washington”. C’è chi, come l’inviato russo presso la NATO Dmitry Rogozin, ha parlato poco tempo fa di un prossimo e probabile obiettivo dopo Tripoli, la Siria, seguito poi a ruota dall’Iran. Lei che ne pensa?

R: Siria e Persia (quest’ultima un obiettivo un po’ più difficile) sono anche loro da almeno 10 anni (cfr. qui) nel ruolino di marcia mondialista di Washington-Londra-Tel Aviv. Quanto al primo Paese, si è già costituito un apposito CNT (ironia macabra della storia: la stessa sigla dell’anarcosindacato spagnolo) in Turchia, fedele alleata di Washington ed essa stessa uno degli Stati musulmani pugnalatori alle spalle e predatori della Libia. Erdogan, anche in questo, sta dimostrando la propria natura di dönme travestito da islamico. Chi aveva visto in lui il potenziale condottiero di un nuovo impero ottomano e della riscossa islamica in Medio Oriente si è completamente sbagliato – il suo “antisionismo” ballista (egli obbligò la Mavi Marmara a issare bandiera delle Comore, invece che turca, poco prima che salpasse da Istanbul per la Freedom Flotilla del 2010, vedi 1 e 2, e contribuì in modo decisivo, l’anno seguente, all’aborto della Freedom Flotilla n. 2, già pesantissimamente inquinata dagli “aiuti” del Qatar, vedi qui) rientra nella congerie di chimere e fantasmagorie della società degli spettri (vedi 1 e 2). E gli stessi turchi cominciano a rendersene conto (cfr. qui). D’altra parte i signori del caos (cfr. qui) potrebbero sempre fare in Turchia, con la minoranza curda, quanto riuscito in Libia e ora in preparazione per la Siria. Chi di spada ferisce…

D: Sotto il profilo militare nelle operazioni che iniziarono dopo l’attacco a sorpresa dell’Armée de l’Air francese il 19 marzo, denominate prima “Odyssey Dawn” e poi “Unified Protector”, la coalizione NATO si è avvalsa della partecipazione di reparti aerei arabi, più esattamente del Qatar con sei aerei Mirage 2000-5EDA e DDA e degli Emirati Arabi Uniti con 12 velivoli tra Mirage 2000-9 EAD/DAD e F16E/F, quasi a voler significare che anche una parte del mondo arabo si era schierato contro Gheddafi, cosa peraltro già avvenuta durante le Guerre del Golfo. Lei come interpreta questa partecipazione?

R: Sì, i predoni dell’Anglogiudamerica si sono tuffati all’arrembaggio della Libia insieme coi Paesi arabi e islamici più importanti (ad eccezione della Siria e dell’Algeria, ora entrambe nel mirino) e l’accordo pressoché completo delle organizzazioni della resistenza palestinese. E’ a tutti gli effetti una tragedia nella tragedia, il capitolo più squallido della loro storia contemporanea. E, appunto, non riguarda solo le dittature monarcoteocratiche del Golfo (in primis il Qatar, le cui truppe hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale – cfr. qui), da sempre vendute all’America e collaboratrici, nei fatti, dell’entità sionista, ma anche l’Iran, che ha applaudito al linciaggio vomitevole di Gheddafi e il cui Ministro della Difesa si dice pronto a collaborare con l’Egitto dei Fratelli musulmani e dell’esercito repressore e con la feccia alqaedista di Bengasi (cfr. qui). Così pure il Libano degli Hezbollah, in primissima fila, sin dall’inizio, nel sostenere le colossali menzogne di Al-Jewzeera e di Al-Arabiya e nell’esigere la “no-fly zone”, ovvero l’assalto imperialista contro un altro Paese arabo. E, purtroppo, persino i Palestinesi (Hamas, Jihad islamica, FPLP…), tradimento particolarmente vergognoso se si pensa a quanto e a come la Libia di Gheddafi avesse sempre appoggiato la loro causa, mai trafficando sotto banco col nemico. La Giamahiria, che pure rispettava e praticava i fondamenti del Corano, era agli occhi dei suoi avversari teocratici troppo laica. Aveva sempre concepito e difeso, il grande Gheddafi, la gestione del bene comune come compito delle masse autorganizzate nei comitati popolari e fuori dalle grinfie tiranniche della pretaglia e da ogni ingerenza straniera. E i diritti fondamentali di tutti i cittadini libici, donne comprese, che nella Giamahiria godevano di una condizione di libertà senza paragoni rispetto a qualunque altro Stato musulmano. Conducendo, contro la minoranza reazionaria e per la salvaguardia della stessa Giamahiria, la medesima lotta che avevano dovuto intraprendere prima Nasser e poi Saddam. Quanto ai gruppuscoli di ascendenza trotsko-staliniana (atei, materialisti e dittatoriali), l’odio nei confronti dell’esperimento libico consisteva (consiste) nel fatto che esso aveva reso (rende) ancora più caduche le loro illusioni e pretese, già condannate dalla storia, con la pratica di una terza via al di là dei totalitarismi del Novecento e del capitalismo terminale (cfr. 1, 2 e 3). In realtà, a far emettere la sentenza nei confronti di Gheddafi sono stati ben più che i suoi difetti ed errori (il più rilevante dei quali è consistito nell’“apertura” sconsiderata all’Occidente – dai una mano al vampiro e ti strapperà il braccio, divorandoti poi cuore e cervello), i suoi immensi meriti (cfr. 1, 2 e 3), la sua intelligenza e sincerità, il suo coraggio (cfr. 1, 2, 3 e 4). I terroristi nordatlantici l’hanno consegnato ai mostri torturatori e razzisti che infamano l’Islam (cfr. 1, 2 e 3). Ma né costoro, né la megera di hamburgerlandia (cfr. qui) hanno di che rallegrarsi. Gheddafi rappresenta l’idea verde che gli sopravvive e indica all’umanità l’unica via d’uscita. Così, come una stella, ha raggiunto l’eternità. Chi l’ha straziato e ha riso del suo cadavere è un morto che cammina. Ancora per poco.

D: I media occidentali e non solo quelli, si pensi al ruolo giocato da Al Jazeera, hanno mostrato solo le immagini che gli attaccanti volevano che fossero mostrate, spesso dei falsi, violenze delle truppe lealiste e l’”appoggio” popolare ai rivoltosi, negando gli effetti terrificanti dei bombardamenti sui civili e gli eccidi compiuti dai ribelli. Una macchina propagandistica ben oliata che dopo gli “errori” della guerra del Vietnam, dove molti giornalisti erano in prima linea, passa solo le veline ai cronisti embedded. Lei che idea si è fatta della cosiddetta stampa libera occidentale?

R: E’ ormai completamente al servizio degli usurai e delle loro guerre. Di cui fornisce l’acconcia versione politically correct. Anche qui pochissimo conta l’essere di “destra”, di “centro” o di “sinistra” (etimologica). Appartengono tutti al medesimo sistema di sfruttamento e manipolazione delle masse. Alla mia conferenza stampa del 27 Ottobre è venuto un pennivendolo dell’ANSA, dopo un quarto d’ora involatosi furtivo. Sulla sua “agenzia” (che ha giustamente appena realizzato un’unione fraterna con Al-Jewzeera, ricevendo le lodi del sig. Napolitano), ovviamente, non è comparso neanche un trafiletto.

D: L’Italia come ne esce da questa storia? E la sua sgangherata e doppiogiochista classe politica? Un ministro Frattini che non ha fatto altro che scodinzolare dinanzi ai padroni d’oltre Alpe e anglosassoni e un governo e una finta opposizione che si sono prontamente allineati alle direttive NATO, in questo supportate da Giorgio Napolitano, che dopo aver plaudito all’invasione sovietica del 1956 in Ungheria, oggi appoggia tout court quella della NATO in Libia.

R: Il nostro “impegno” nel bombardare (all’occorrenza con l’iprite), invadere e colonizzare la Libia (e a commettere massacri e deportazioni dei suoi abitanti) è di lunga data. Risale al 1911. Da Giolitti a Mussolini proseguì senza soluzione di continuità fino al 1943, con episodi rivoltanti come quello di Cufra (cfr. qui). All’inizio della Prima Guerra Mondiale tradimmo l’Austria, alla fine della seconda la Germania. Tutto sommato possiamo rivendicare una coerenza nell’infamia. Berlusconi, offrendo scuse e riparazioni di guerra alla Giamahiria e stipulando con essa un Trattato d’amicizia, aveva fatto qualcosa di giusto e di molto utile anche per il nostro Paese. Poteva lasciare una traccia non disonorevole. Verrà ricordato, viceversa, come un omuncolo vigliacco, mentitore e opportunista. Come un itaGliano vero. Quanto a Napolitano ho già detto.

D: Infine, Sig. Fallisi, che futuro aspetta la Libia ora che è stata “liberata” dalla NATO?

R: Consiglio vivamente di non ricorrere più, per sapere cosa succede in Libia, al “mainstream”, cui appartengono tutti i media embedded di cui sopra. Per fortuna ancora esistono oasi di verità in internet. Se si consultano websites come mathabaalfatah69, ecclezalibyasos, resistencialibia.info, resistencialibia.org, leonorenlibia, stcom.net, ci si accorgerà che la resistenza contro l’Organizzazione Terroristi Nordatlantici e i “ribelli” del Kali Yuga è appena cominciata. Il popolo libico non ha nessuna intenzione di porgere il collo ai suoi boia. Io lo abbraccio con tutto il cuore e gli auguro di vincere.

[Modificato il 6 e 7 Novembre]

One thought on “E gli auguro di vincere

  1. Onore a Joe Fallisi,uno coi coglioni,merce rara di questi tempi.
    Anche il giudice Imposimato,nonostante l’età,si dimostra uno coi coglioni
    riguardo l’11 settembre.
    Che i nubifragi che stiamo subendo (vedi scie chimiche e haarp)siano un’avvertimento?.
    Dalla feccia criminale che ancora governa il nostro povero pianeta cè da aspettarsi questo ed altro.
    Cara feccia,quel giorno che schiatterete farò festa.
    Promesso.

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