Quando Mattei volava a Teheran

“In uno spirito di reciproca comprensione e sincera lealtà.”
Oggi, invece…

Bruxelles, 23 gennaio – I paesi dell’Unione Europea hanno trovato un accordo sulla delicata questione dell’embargo petrolifero all’Iran e la sterilizzazione di tutti i rapporti con la Banca centrale in modo da rendere complicatissimi, se non impossibili, i pagamenti da parte di soggetti iraniani di prodotti acquistati da aziende europee. “Un accordo di principio per un embargo petrolifero contro l’Iran” è stato raggiunto durante l’ultima riunione degli ambasciatori dei Ventisette a Bruxelles, come ha riferito una fonte diplomatica citata dalla France Presse. La stessa fonte ha fatto riferimento a una forma di embargo “graduale”.
L’intesa dovra essere formalmente sottoscritta dai ministri degli Esteri dei Ventisette che si riuniscono stamattina nella capitale belga. L’accordo raggiunto dagli ambasciatori prevede il divieto immediatamente operativo per i Paesi europei di sottoscrivere nuovi accordi petroliferi con l’Iran e una fase di transizione per annullare quelli esistenti fino al prossimo 1 luglio.
(TMNews)

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10 thoughts on “Quando Mattei volava a Teheran

  1. Stiamo assistendo ad un suicidio collettivo dell’occidente washingtoniano: l’India e la Cina sono già pronte a sostituirsi a noi per di più pagando in moneta diversa dal dollaro. E se il dollaro perde lo status di moneta di riserva, ci si potranno foderare i cuscini di nonna, ma per il resto non varrà neanche più la carta su cui è stampato.
    E non credo che stavolta gli usa saranno in grado di imporre il dollaro con la forza come hanno fatto più volte in passato.

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  2. Non so cosa dire a tale riguardo, ovvero lo saprei, ma cadrei nella retorica spesso tacciata di anti-questo, anti-quello e anti-quell’altro.
    Purtroppo la vulgata comune vuole che NON ci siano più banche nazionali di stato. Gli stati che ancora le detengono si contano sulle dita di una mano. Pochi se paragonati alle formule criminali che ormai sta dilangando in tutti i paesi dell’occidente procurando danni che non avranno soluzione.
    L’epoca di Mattei è ormai sepolta, purtroppo, e non vedo all’orizzonte nessuno che possa essere baluardo a difesa degli interessi del “popolo”.
    Di fondo mi rendo conto che il problema siamo noi, nel nostro piccolo mondo di invidui capaci di critica, ma allineati al pensiero comune che difficilmente combattiamo.

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  3. giustamente russi, cinesi e indiani tutelano i loro interessi in Iran.
    al contrario, i servi italiani ed europei del padrone a stelle e strisce assolvono egregiamente al loro compito di disintegrare i residui spazi di autonomia che qualcuno, nel passato, come Mattei, aveva faticosamente conquistato

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  4. Assolutamente daccordo byebye.
    Temo che stavolta per mostrare fedeltà cieca pronta e assoluta ci siamo davvero sparati nel piede… Pensavo: può essere che l’ammuina siriana con intervento degli emirati sia finalizzato alla fine a far passare il petrolio da lì con degli oleodotti per bypassare lo stretto di Hormuz?

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  5. stante la stretta alleanza tra la pur laica Siria e l’islamico Iran, la risposta è: improbabile.
    anche se tutto è possibile in questo mondo dove gli interessi particolari hanno (quasi) sempre la meglio sugli ideali “universali”.
    ciò detto con un certo rammarico…

    restando in tema, ecco il servo italiano che adempie il suo dovere:

    Roma, 24 gen. – “Non siamo preoccupati”: cosi’ il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha risposto a una domanda dell’emittente Usa Cnn sul possibile impatto dell’embargo petrolifero contro l’Iran sul nostro Paese. L’Italia, ha spiegato il titolare della Farnesina, importa “poco piu’ del 10 per cento” del suo petrolio da Teheran ma “sta differenziando le sue fonti”, in particolare incrementando le importazioni dalla Libia. (AGI)

    dalla Libia, appunto:

    Tripoli, 24 gen. – (Adnkronos/Aki) – E’ tornata la calma a Bani Walid dopo la giornata di ieri segnata da violenti combattimenti tra i seguaci del vecchio regime di Muammar Gheddafi e la brigata locale del Cnt. Al momento, secondo quanto riferiscono i media libici, i miliziani del clan dei Warfalla, che dovrebbero essere alcune centinaia, controllano ancora la citta’ dove sventola la bandiera verde del passato regime e circondano la caserma della brigata 28 maggio tenendo sotto assedio gli uomini fedeli al Cnt. Nella notte i seguaci di Gheddafi hanno anche preso il controllo della radio cittadina trasmettendo dei proclami. Intanto da Tripoli e Misurata sono giunti nella zona i rinforzi del Consiglio nazionale transitorio che si stanno preparando per riconquistare la citta’.

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  6. e per completare il quadro, si leggano ATTENTAMENTE le parole di Pietro De Simone, direttore dell’Unione petrolifera italiana:

    “Le 10mila tonnellate di petrolio iraniano che arrivano ogni anno in Italia rappresentano – spiega a Il Giornale Pietro De Simone, direttore dell’Unione petrolifera italiana – il 13 per cento delle nostre importazioni”. Con una quota cosè rilevante, la quarta a livello mondiale dopo Cina India e Giappone, uscirne indenni è quasi impossibile. Soprattutto dopo le non indifferenti rinunce imposteci dalla crisi libica e da quella siriana. Anche la gradualità nell’entrata in vigore delle sanzioni, effettive solo dopo il 30 giugno per i contratti esistenti, è un modesto palliativo. “Quello iraniano è un greggio pesante adatto alla produzione di bitumi, la Ies di Mantova, l’Api, la Erg e la Saras e gli altri nostri maggiori importatori – spiega ancora De Simone – faranno molta difficoltà ad acquistarlo altrove“.
    A risentire degli inevitabili rincari non saranno solo i trasporti, ma tutta la nostra economia e in particolare il settore delle costruzioni. I provvedimenti invece di costringere l’Iran a scendere a negoziati sul nucleare rischiano di rivelarsi un harakiri per l’Europa che dovrà fare i conti con un’economia cinese libera d’importare greggio iraniano. Oltre all’Italia le altre due nazioni più colpite saranno la Spagna, dipendente per il 9,6 per cento dal greggio di Teheran, e la Grecia dove la quota supera addirittura il 34 per cento.
    Ancora una volta, dunque, la Ue sparge sale sulle ferite delle economie più in difficoltà, a vantaggio di Francia e Inghilterra. Significativa da questo punto di vista l’esclusione concessa alla Bp. La compagnia petrolifera britannica potrà infischiarsi delle sanzioni e continuare a sviluppare assieme agli iraniani di Naftiran Intertrade un progetto da 20 miliardi di dollari per lo sfruttamento del gas del Caspio. L’esenzione, concordata dalle autorità britanniche ed europee con quelle statunitensi, è motivata dalla forte valenza anti russa dell’operazione. “Le nostre sanzioni – spiegano fonti del Congresso Usa – devono infliggere il massimo della sofferenza economica agli iraniani senza consentire alla Russia di tenere ostaggio l’Europa orientale per le forniture energetiche”.
    Una bella dose di sofferenza potrebbe riversarsi invece sull’Eni. La nostra compagnia petrolifera già nel mirino della Casa Bianca, come emerse dai dossier Wikileaks, perché troppo in affari con Teheran e Mosca, rischia ora di perdere i due miliardi di dollari vantati dall’Iran per lo sviluppo nel 2001 e nel 2002 dei giacimenti di South Pars e Darquain. Gli unici quantitativi di petrolio iraniano importati dall’Eni, pari nel 2010 ad una quota da 500 milioni di dollari, rappresentano infatti il pagamento per quel credito pregresso. Un credito che ora Teheran, come ha già avvisato il presidente Mahmoud Ahmadinejad, potrebbe rifiutarsi di onorare.
    http://www.ilgiornale.it/esteri/embargo_petrolio_iraniano_paga_litalia/24-01-2012/articolo-id=568483-page=0-comments=1

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  7. Byebye, il mio punto fa riferimento al fatto che l’Arabia Saudita (e quindi gli emirati) e l’Iran, se pur islamici, sono di fatto nemici, perchè 1) Teheran controlla Hormutz e 2) la visione dell’Islam di Teheran è molto diversa da quella degli emirati e sono concorrenti rispetto al controllo delle masse islamiche 3) Gli emirati hanno popolazione araba e l’Iran no.
    Esiste una teoria che dice che sostanzialmente c’è una lotta per l’egemonia regionale tra Arabia Saudita (appoggiata da USA e Israele) e Iran. C’è chi addirittura si avventura a dire che in realtà l’Arabia Saudita sia il vero burattinaio di Washington. Allora perchè non rovesciare la Siria e passare da lì?
    Notiamo poi che gli EAU hanno appoggiato se non ispirato tutte le rivoluzioni che ora stanno virando verso il fondamentalismo, di tutti gli stati islamici non votati ad una visione panaraba (La Libia aveva una visione “Africana”, l’Egitto era moderatamente laico…) insomma, forse un po’ di arrosto ci potrebbe essere in questo punto di vista?
    Come vedi lo pongo come domanda perchè non mi sono formato un’opinione definitva al riguardo, però è seducente…

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  8. semplicemente avevamo frainteso i termini della questione, credendo che tu ti riferissi a un possibile “tradimento” siriano nei confronti di Teheran, per poi ospitare le vie di transito petrolifere sul proprio territorio.
    quanto affermi, in realtà, è molto plausibile, soltanto che questa volta (diversamente che in Libia, per fortuna dei siriani) Russia e Cina si sono messe di traverso

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  9. Gli italiani devono rendersi conto del fatto che il Grande Gioco regala loro solo sconfitte. Dobbiamo ripensare il nostro approccio all’energia: sulle prime costa fatica, ma in seguito risulterà vantaggioso.

    Quando la nave cola a picco, è meglio cadere in acqua per primi. Chi si attarda sarà risucchiato dal gorgo del relitto.

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