Morgan Stanley e la Repubblica Italiana

Interrogazione a risposta scritta 4-15413 presentata da Carlo Ciccioli, deputato PdL, mercoledì 21 marzo 2012, seduta della Camera n.608

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze.- Per sapere – premesso che:
nelle settimane scorse la stampa nazionale ha riportato la notizia che il Tesoro italiano, in data 3 gennaio 2012, ha pagato alla banca americana Morgan Stanley l’ammontare di euro 2,5 miliardi per estinguere anticipatamente alcuni strumenti derivati stipulati nel 1994. In particolare, si è appreso che gli strumenti in questione siano due contratti interest rate swap (IRS) e due contratti swaption (ossia contratti di opzione su contratti IRS);
in particolare, si apprende che il contratto swaption appartiene alla categoria dei cosiddetti derivati «esotici», dove con quest’ultimo termine si intende uno strumento non-standard e caratterizzato da un elevato livello di complessità ed opacità nei meccanismi di funzionamento. Da quanto si legge, sembrerebbe che il Ministero dell’economia e delle finanze sia entrato in una posizione short, ossia abbia venduto un contratto swaption, conferendo così alla controparte (Morgan Stanley) la facoltà di entrare in un contratto IRS per il quale la banca riceverebbe un tasso fisso a fronte di un tasso variabile pagato dal Ministero dell’economia e delle finanze;
l’enorme ammontare della perdita registrata dal Ministero dell’economia e delle finanze (2,5 miliardi di euro equivalgono al 50 per cento degli introiti attesi dell’aumento dell’iva) deriva da contratti stipulati nel lontano 1994, ed è probabilmente il risultato di una crescente riduzione del valore dei contratti nel corso degli ultimi 20 anni a svantaggio del Ministero dell’economia e delle finanze; quest’ultimo, in data 3 gennaio 2012, si è trovato, probabilmente, nella necessità di dover estinguere i contratti in questione pagando l’ammontare record di euro 2,5 miliardi al fine di evitare l’ulteriore accumularsi di perdite;
la fonte di queste perdite proviene dalla «natura» dei contratti IRS in questione, e dalla posizione di mercato presa dal Ministero dell’economia e delle finanze: quest’ultimo ha infatti venduto opzioni sul mercato, a partire dal 1994, al fine di incassare subito un premio a fronte del rischio di pagare, negli anni successivi, potenzialmente un multiplo del premio incassato, ciò che si è effettivamente avverato a partire dal 1994. I derivati stipulati hanno avuto dunque natura prettamente speculativa ed hanno comportato perdite rilevanti per lo Stato Italiano a fronte di benefici marginali;
se risulti chi abbia preso la decisione nel 1994 di stipulare i contratti derivati oggi estinti;
quanto sia stato incassato da tali contratti;
se al momento della stipula, sia stata accertata la congruità del prezzo dei contratti e la congruità delle clausole rispetto agli obiettivi dell’amministrazione, posto che dalle fonti di stampa emerge che Morgan Stanley avrebbe guadagnato circa 500 milioni di euro dai derivati con la Repubblica italiana;
se prima della stipula sia stata fatta un’analisi interna dei rischi ai quali il Ministero dell’economia e delle finanze si esponeva con i derivati;
se l’amministrazione avesse la facoltà di stipulare contratti di natura speculativa;
se risponda al vero che l’ammontare nozionale dei derivati in essere presso il Ministero dell’economia e delle finanze ammonta a circa 160 miliardi di euro e che il costo di cancellazione di tali contratti ammonta oggi a circa 23,5 miliardi di euro.

Fonte

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