Di là dalle Alpi c’è un popolo, di qua c’è una colonia

Il collaborazionista punito dai francesi

Non se ne può più. La Francia ha un volto nuovo, Francois Hollande. Noi abbiamo Mario Monti che nel 1981 si inventò i buoni del tesoro a lungo termine (cioè il debito che ora ci strozza) mentre il suo maestro, Beniamino Andreatta, dava il la alla privatizzazione di Bankitalia.
Tutto in nome dell’indipendenza, ben inteso.
Così come, per l’indipendenza, la BCE è a Francoforte, indipendente da tutti i paesi UE ma sotto l’ala di Berlino. I francesi hanno capito che l’asse Merkozy portava verso il IV Reich e hanno dato un calcio nel sedere al collaborazionista Sarkò. Per l’Italia che cosa cambia? Nulla, com’è evidente dal fatto che Mario Monti non si vergogna a collocare il compare Giuliano Amato (mille euro al giorno con tre pensioni) tra i consulenti incaricati di dare un taglio alle spese dello Stato, figuriamoci.
Di là dalle Alpi c’è un popolo che esercita la piena sovranità, di qua c’è una colonia, con un governo collaborazionista e un capo del governo con la triplice tessera di Goldman&Sachs, Trilaterale e Bilderberg. Anzi ne ha un’altra: quella di consigliere del trombato Sarkò. Non può dunque cambiare nulla per l’Italia dopo le elezioni francesi. Il saccheggio delle nostre ricchezze è già avvenuto e il declino rimane inarrestabile.
Oltre mille supermercati francesi sul territorio italiano, diffusi capillarmente, ma non in Toscana, Umbria ed Emilia Romagna, così non si disturbano le Coop. Da sinistra sono state favorite queste truppe di occupazione che esigono un balzello, meno appariscente ma non meno esoso di quello preteso nel Lombardo-Veneto dai reggimenti del maresciallo Radetzy. Giuliano Amato e Romano Prodi svendettero tutta l’industria di Stato. Oggi grazie alle codardie di Berlusconi e Bossi abbiamo perso la prelazione sulle estrazioni petrolifere in Libia, abbiamo ceduto l’Edison, mentre Finmeccanica traballa e persino Benetton si disfa delle manifatture a vantaggio degli spagnoli Zara. Si alzano i lamenti per il caro benzina, per voce degli stessi che plaudirono la caduta di Gheddafi e non tuttora non si accorgono della diffusione a macchia d’olio, su tutta la penisola, delle stazioni di servizio francesi, le quali, insieme ai supermercati, determinano il nostro corso di inflazione. Siamo una colonia e delle elezioni a Parigi non abbiamo di che rallegrarci sino al momento in cui non rigenereremo completamente la classe politica di qualunque indirizzo che sinora ha governato. Come? Non è affare del giornalismo indicarlo, ma negare che questa sia la strada è solo un’ulteriore follia.
Piero Laporta

Fonte

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2 thoughts on “Di là dalle Alpi c’è un popolo, di qua c’è una colonia

  1. …ancora P. Laporta su ItaliaOggi del 09/05/2011

    Oggi, giorno della Memoria delle vittime del terrorismo
    I nostri guai cominciano con l’assassinio di Aldo Moro

    Nove Maggio, il «Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi», annacqua il ricordo della vittima di quel giorno, Aldo Moro, di cui non parla più nessuno. Morto Aldo Moro, ne conseguì la subordinazione del paese agli usurai delle banche internazionali, della Trilaterale e di Bilderberg.

    Nel secolo scorso assistemmo a tre regicidi, due riusciti – John Kennedy e Aldo Moro – uno fallito miracolosamente, con Giovanni Paolo II. Tutt’e tre ostili alle logiche di Bilderberg, della Trilaterale e delle banche, tutt’e tre vittime d’una cupola mondiale, oggi svelata, differente da quella che agì contro Aldo Moro solo per la presenza dell’Unione sovietica, poi scalzata dalla Germania.

    Morto Aldo Moro, il nostro debito pubblico fu strutturato, a partire dal 1981, mentre si privatizzava Bankitalia, per legarci saldamente alle banche statunitensi e aggiogare la nostra politica al carro del loro malaffare. Da qui la grande corruzione, tutto il resto conseguì.

    Aldo Moro forse non fu tradito solo per la politica dai suoi amici della Dc e del Pci. Nel 1977, un anno prima del suo assassinio, si parlò di missili in Italia per bilanciare gli SS-20 sovietici. Già nel 1962, per la crisi di Cuba, i missili furono schierati a Gioia del Colle, la base aerea 40 chilometri a sud di Bari. Se Moro fosse vissuto, i missili Tomahawk, 2500 chilometri di gittata, li avremmo schierati in Sicilia oppure in Puglia? I missili andarono a Comiso, rinunciando inspiegabilmente a una fascia di 500 chilometri di possibili obiettivi, fra i quali Mosca. Un regalo che forse non spiacque né ai sovietici né a quanti controllavano gli appalti dalla Sicilia all’Emilia Romagna. Se Moro fosse sopravvissuto – la mafia, come si sa, se ne disinteressò – avrebbe obiettato? Morto Moro, nessuno adombrò un negoziato fra stato e mafia per la base a Comiso. Oppure non ci fu nessun negoziato; la mafia fu convinta da altri? Forse i numerosi politici esperti di sedute spiritiche, evocando Pio LaTorre, comunista odiato in Emilia Romagna, potrebbero dire come andò.

    La sicurezza per un’arma strategica è triplice: intorno all’arma, intorno al sito e intorno alla base. Intorno alla base di Comiso c’è la Sicilia e la mafia. Da quel momento si registrò l’ascesa dei viddani di Corleone, cui arrivarono kalashnikov e droga dall’Asia centrale. Qualcuno spacciò la Sicilia per iper sicura, mentre le vecchie volpi del Cremlino facevano geopolitica con la mafia? Fatto sta che nel 1991, crollata l’Urss, Salvatore Riina la fece fuori dal vaso, presumendo d’essere pericoloso più di Bilderberg, della Trilaterale, della Dc e dei suoi statisti.

    Scrissi a Lelio Lagorio, allora ministro della Difesa, e a Giulio Andreotti, padrino politico di Attilio Ruffini, predecessore di Lagorio, per chiedere conto dei 500 inspiegabili chilometri di arretramento. Lagorio rispose che tutto è scritto nel suo libro «L’ora di Austerlitz». Forse non ho saputo leggerlo; non vi ho trovato nulla. Da Andreotti non giunse risposta.

    Vladimir Putin torna al potere. Egli non ha nulla a che fare con l’ Unione Sovietica, mentre i vecchi complici di Mosca, nel Pci, nella Dc, nel Psi e via rubando, sono tutti venduti alla cupola già nemica di Aldo Moro. Si dice che Putin voglia aprire gli archivi. Il botto di Capaci al confronto sarà un petardo.

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