Guerre sotto falso nome e spese folli

Le parole dure e chiare del generale Fabio Mini
Vivamente consigliato l’ascolto integrale dell’intervento o la sua lettura al collegamento indicato sotto.

“Nell’ambito del Ministero della Difesa è stato chiamato l’Ammiraglio Di Paola che è un tecnico non tanto perché è militare di lungo corso e perché ha ricoperto tutti gli incarichi di vertice delle forze armate italiane e quelle della stessa NATO, ma perché è particolarmente legato alla concezione strategica americana, è legato agli interessi degli economisti, banchieri, industriali e della casta militare che è più vicina a questi mondi.
Le forze armate, i tecnici ce li avevano già, hanno fior di comandanti che negli ultimi 20 anni hanno battuto i teatri operativi, invece che i corridoi ministeriali, hanno tecnici amministrativi che ogni giorno esercitano la loro responsabilità di gestione sotto il fiume di soldi pubblici che l’Italia assegna alla difesa e alla sicurezza.
Ora se questi tecnici non sono stati in grado di riformare la propria struttura è stato proprio a causa delle direttive politiche o della loro mancanza ed è stato grazie a altri tecnici che hanno fatto gli interessi di coloro che invece vedono le forze armate come mucche da mungere. Confesso di essere stato molto curioso di vedere come l’Ammiraglio di Paola, che conosco bene, avrebbe eseguito il mandato di rigore, equità e sviluppo annunciato dal Presidente Monti, è il mandato di maggiore integrazione e cooperazione europea indicato dal Presidente Napolitano nell’ultimo Consiglio supremo di Difesa. Da oltre 20 anni Di Paola è stato responsabile diretto, un valente suggeritore, compartecipe di tutte le scelte di politica militare e di politica industriale della difesa. Ha stilato direttive che hanno consegnato le nostre forze armate a una NATO che non pensa più alla difesa collettiva, ma che è stata trasformata in una specie di Spa appartenente a una holding americana dedicata a avventure di tipo mercenario in qualsiasi parte del globo, lui stesso ha firmato contratti che non esito a dire capestro per l’acquisto e la fornitura di navi e aerei che non ci servono e che smentiscono la nostra stessa Costituzione. Lui stesso ricordo che ha organizzato così una specie di marketing per conto di Finmeccanica costringendo i capi di Stato maggiore a fare i piazzisti all’estero, quando Finmeccanica, da gruppo di aziende di interesse pubblico, si staccava dall’economia reale, dal mondo del lavoro per diventare una finanziaria specializzata in speculazioni internazionali.
L’ammiraglio, voglio ricordare, ha guidato il Comitato militare della NATO che ha fatto di tutto per impedire qualsiasi integrazione militare europea, quindi ero curioso di vedere come avrebbe fatto a smentire sé stesso per obbedire al Presidente Monti, infatti non l’ha fatto, non si è smentito! Il Ministro della Difesa è riuscito quasi a evitare i tagli della spending review che non tocca molto le forze armate: la riduzione dei quadri dirigenti che viene annunciata è spalmata nei decenni futuri così non si può essere sicuri che toccherà marginalmente i generali veri e si concentrerà o sui “generali di cartone”, è un’espressione brutta ma efficace che si usa nel nostro ambiente. Sono quei generali che conseguono il grado all’atto del pensionamento che è un segno di riconoscenza per una carriera che è stata limitata non per loro demerito, ma proprio dalla necessità di avere una piramide gerarchica. Questa promozione simbolica è poi diventata un fatto sostanziale che ha avuto riflessi anche sulla pensione e sul bilancio pubblico, non tanto per un privilegio di casta ma per un necessario livellamento del trattamento economico dei militari con quello di altri dipendenti statali, ma è diventato un peso pubblico anche per un malcostume proprio di stampo clientelare che ha consentito il richiamo in servizio dalla pensione di questa gente con nuovo grado e nuovo stipendio; andando magari a coprire posti che erano già coperti da personale in servizio.”

[Fonte]

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3 thoughts on “Guerre sotto falso nome e spese folli

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