Piccoli droni crescono

padroni

Viviamo la prima fase di un piano che tende a controllare e reprimere qualsiasi dissenso e ribellione a livello globale?
L’ipotesi è niente affatto peregrina

Che a volte si possano incontrare opinioni veritiere sugli accadimenti contemporanei sulla stampa cosiddetta alternativa è abbastanza verosimile ma che qualcosa che assomigli alla verità possa arrivare nelle nostre case uncensored e magari in prima serata, credetemi, è davvero raro.
Eppure, incredibile ma vero, di tanto in tanto qualche sussulto d’intelligenza riesce a farsi largo tra le menzogne sistematiche del mainstream media.
In particolare qui negli USA, dove i punti di vista realmente critici nei confronti dell’establishment vengono sistematicamente tenuti a distanza dai mass media e bollati come ‘minacce alla sicurezza nazionale’ o, come minimo, ‘antipatriottici’.
Per questo motivo sono rimasto piuttosto sorpreso nel sentire l’altro ieri la popolare conduttrice Rachel Maddow nel suo show del giovedì su MSNBC esprimersi molto criticamente nei confronti dei droni-killer che hanno avuto dal presidente la ‘licenza di uccidere’ qualsiasi persona – cittadini americani compresi – in qualsiasi parte del mondo.
Dubbi sulla legalità di questo sistema di killeraggio istituzionalizzato erano già stati sollevati nel novembre scorso sul New York Times da parte della direttrice di Amnesty International USA. Suzanne Nossel rilevava, infatti, come nel corso della prima amministrazione Obama si fosse manifestata una posizione sempre più permissiva nei confronti degli omicidi a distanza – condotti con aerei senza pilota – dove la presunzione d’innocenza – caratteristica del sistema giudiziario americano – era stata sostituita tout court dalla presunzione di colpevolezza.
Non solo; quest’argomento, che è evidentemente off-limits per la stampa a stelle e strisce, è stato ripreso anche dall’alto commissario ONU per i diritti umani, Navi Pillay, che ha affermato che gli attacchi con i droni “provocano uccisioni indiscriminate di civili e costituiscono una violazione dei diritti umani”.
Tutte accuse rimandate al mittente da Obama, che candidamente ha assicurato che gli attacchi con i droni “non provocano grosse perdite civili in quanto vengono tenuti sotto strettissimo controllo”.
Così i droni continuano quotidianamente a colpire – guidati da un militare comodamente seduto alla sua postazione in New Mexico o in Nevada – su tutti i quadranti dello scacchiere mondiale: in Afganistan, Pakistan, Yemen, Somalia e Filippine, uccidendo senza distinzione famiglie intere e vicini di casa dei bersagli designati. Ma si sa, sul monitor non si vedono bambini e donne macellati dai missili lanciati dai Predator.
In realtà fonti dell’amministrazione USA hanno ammesso con la stampa che – essendo i droni comandati a distanza e non potendo verificare da vicino certe situazioni – gli attacchi degli aerei senza pilota colpiscono anche degli innocenti che, ad esempio, vengono ‘travestiti’ da combattenti dai ribelli delle aree tribali pakistane proprio per sviare gli attacchi dei droni su bersagli creati ad arte.
Ma si sa, quelli sono ‘collateral damages’…
Anche la Pillay considera queste azioni di killeraggio ‘mirato’ come una palese infrazione al diritto internazionale, dato che “sono al di fuori di qualsiasi meccanismo di controllo civile o militare”. Soprattutto perché se il criterio di ‘uccisione a distanza’ può essere formalmente ed eticamente giustificabile in aree di guerra, riesce molto difficile estenderlo ad aree dove guerra non c’è.
Nel 2010 vi sono stati 122 attacchi di droni in Pakistan, 7 solo nei primi dieci giorni del 2013 e, come è noto, gli USA non sono in guerra con il Pakistan.
Ma a questo problema, diciamo così, formale, si è rimediato con il richiamo alla famosa strategia del ‘War on terror’ vale a dire della guerra al terrorismo.
Globale, dunque indipendente da territori o da Stati con i quali, evidentemente, non si è in guerra.
Torniamo ora alla Rachel Maddow; nella sua trasmissione la giornalista rileva il fatto che tutti sanno degli attacchi ma che le fonti istituzionali – quando vengono richieste dalla stampa di un commento ufficiale – ne parlano sempre con la formula “viene riportato questo o quell’attacco”, come se fossero altri a ordinarli.
Ora, dice la nostra anchorwoman, ciò rappresenta un contrasto abissale con le regole basilari della democrazia, e, rincarando la dose, aggiunge che il fatto che pur essendo risaputo che queste cose avvengono e che ciò nonostante il governo le possa negare “costituisce quanto di più orwelliano sia costretto a vivere il cittadino americano nel XXI secolo”.
Il governo americano non ha, infatti, a tutt’oggi ammesso pubblicamente l’esistenza di queste missioni killer; è il segreto di Pulcinella, tutti ne parlano ma non troverete una dichiarazione governativa che si assuma la responsabilità di tali missioni.
Ebbene, chi è l’architetto di questa ‘morte dal cielo’ che continua a seminare dolore e distruzione in giro per il mondo? Chi è la persona che riferisce direttamente al presidente e che per primo ha sostenuto che questo sistema di uccisioni a distanza è “saggio e legale”?
Udite, udite, è John Brennan, fresco di nomina a capo della CIA!
Il 30 aprile dello scorso anno Brennan affermava: “Non c’è alcun diritto internazionale che vieta l’uso di aerei telecomandati a tale scopo [di ‘terminare’ terroristi o presunti tali] o che ci vieta di usare la forza letale contro i nostri nemici al di fuori di un vero e proprio campo di battaglia, quantomeno quando il paese interessato acconsente o non è in grado o non vuole prendere posizione contro la minaccia”.
Ora, se è vero che Obama intende togliere alla CIA la responsabilità di questa guerra di sicari volanti, trasferendola direttamente all’esercito, quindi facendo compiere alla stessa un’escalation verso una sua aperta visibilità, come mai Brennan è stato nominato capo della CIA?
Elementare, Watson! Obama aveva bisogno di una CIA che accettasse di ‘perdere’ il giocattolo.
E con John Brennan il gioco è fatto!
Nei piani di questo presidente – di gran lunga il più aggressivo di ogni altro prima di lui – c’è dunque la volontà di portare il killeraggio dei droni su un piano diverso, non più di ‘covert-operation’ ma di aperte operazioni di guerra, con tutte le conseguenze strategiche e politiche del caso.
E, guarda caso, il Pentagono ha investito ben 32 miliardi di dollari per incrementare del 30% la sua flotta di 7500 droni; un altro regalo del nostro premio Nobel per la pace alle corporation delle armi!
Quello però che la nostra simpatica giornalista non dice – se lo facesse dovrebbe iniziare da subito a cercarsi un nuovo lavoro – è che tutto ciò sembra preludere ad uno scenario ben più drammaticamente orwelliano del semplice ‘si fa ma non si dice’, che potrebbe realizzarsi in un futuro prossimo anche all’interno dei confini degli Stati Uniti.
Dopo averli già usati per il pattugliamento del confine con il Messico, la recente approvazione da parte del Congresso di una legge che autorizza l’impiego di decine di migliaia di droni entro il 2020 – non solo all’estero ma entro i confini nazionali – con funzioni di prevenzione del crimine e di repressione, prefigura, infatti, un futuro da ‘Anno 1984’.bbe [sic – n.d.r.] realizzarsi in un futuro prossimo anche all’interno dei confini degli Stati Uniti.
Scenari di questo genere rendono allora sempre più verosimile l’ipotesi – niente affatto peregrina – secondo cui il ‘War on terror’ sia solo la prima fase di un piano che tende a controllare e reprimere qualsiasi dissenso e ribellione a livello globale, fuori e dentro i confini USA.
Piero Cammerinesi

Fonte
[grassetto nostro]

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8 thoughts on “Piccoli droni crescono

  1. Ma nell’interno è più semplice far suicidare le persone che vogliono eliminare, avvlenarle con il polonio farle ammalare di cancro. Certo i droni sono più pratici ma fanno rumore.
    Il presidente è come un ragazzino che ti sorride e nel contempo ti da i calci e ti pizzicotta. Rischia un cazzotto in bocca, anche se dovebbe essere intoccabile, e nessuno si lamenti.

  2. aggiornare l’elenco delle “missioni di pace”…

    “L’Italia è pronta ad un supporto logistico in Mali ”attraverso collegamenti aerei anche per le forze francesi”. Lo ha spiegato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola al Senato precisando che si tratterà comunque di un supporto logistico e non ‘sul terreno'”. Riguarderà, a quanto afferma anche il ministro esteri Terzi collegamenti aerei. L’Italia si unisce a Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti nel dare un supporto logistico che si tradurrà in sostegno alle operazioni con aerei da trasporto. Ma “non ci saranno operazioni ‘boots on the ground’, non manderemo cioè truppe militari”. Esattamente l’impegno di partenza preso per lamissione in Libia prima dell’intervento ufficiale Nato.”

    http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/9635-litalia-guerriera-ora-anche-in-mali.html

  3. Hanno visto droni Italoamericani volare sul deserto dell’Algeria.
    Niente di buono.
    Come sappiamo, e ho avuto la possibilità di provarlo da vicino, gli algerini giustamente, non amano i francesi e farebbero di tutto per vederli scomparire. L’azione militare che tutti dicono mal gestita è stata studiata per screditare gli invasori europei e per dimostrare che non desiderano interferenze, non vogliono che si dica loro come fare o come non fare. Sono un grande stato che agisce indipendentemente. Gli americani e gli altri della nato hanno sempre bombardato (Hiroshima, Nagasaki Vietnam ecc centinai di migliaia di morti civili) fregandosi degli innocenti uomini,donne,bambini,vecchi. Se c’era da scovare uno solo nemico, gli effetti collaterali non erano importanti. E ora fanno i vergini e si meravigliano. La nostra informazione dice (4 telegiornali nazionali) che la guerra in Mali è fatta perché le donne che non portano il velo sono picchiate. Si può essere più ipocriti?

  4. LA “BALLA” DELLA LOTTA AL TERRORISMO
    DI MASSIMO FINI
    http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=11363&mode=thread&order=1&thold=0
    Da una settimana caccia francesi, sostenuti sul piano logistico dalla Gran Bretagna e, più discretamente, dagli Stati Uniti (informazioni via satellite) , stanno bombardando le truppe degli islamici integralisti e dei Tuareg che, dopo aver preso il potere, con l’appoggio della maggioranza della popolazione,(all’80 per cento musulmana) nel Mali del Nord, facendone uno stato secessionista con Gao come capitale, puntano ora verso sud per unificare l’intero Paese e imporre la sharia.

    Il presidente francese, il socialista Hollande,e il suo ministro degli Esteri Fabius giustificano l’intervento come « lotta al terrorismo che non interessa solo la Francia ma l’intera Europa». E Bernard-Henry Levy, dopo aver parlato, a proposito delle truppe islamiche, di ‘esercito del terrore’, scrive che l’intervento militare francese «Conferma sul piano dei principi il dovere di protezione già stabilito dall’intervento in Libia : una volta, crea un precedente, due volte fa giurisprudenza…per chi pensa che la democrazia non abbia più frontiere é un passo avanti…. Riafferma l’antica teoria della guerra giusta di Grozio e San Tommaso…. Ripete infine il ruolo eminente della Francia, in prima linea nella lotta per la democrazia».

    Contro questo unanismo ‘patriottico’ delle élites francesi (che Céline, nel suo ‘Viaggio al termine della notte’, riferito alla prima guerra mondiale, sferzo’ ferocemente bollandolo per quello che era : un modo per mandare allegramente al macello i giovani francesi in nome di un’astrazione che soddisfaceva i concretissimi interessi della borghesia delle retrovie) si é levata solo la voce di Dominique de Villepin, l’ex ministro degli Esteri transalpino, già noto per il celebre discorso all’Onu contro Colin Powell e la guerra all’Iraq. Villepin ha denunciato «una missione dagli obbiettivi poco chiari, l’unanismo dei favorevoli alla guerra il ‘déjà vu’ degli argomenti contro il terrorismo».

    Villepin ha ragione. Qui il terrorismo, almeno, per il momento, non c’entra nulla. Come si possono considerare ‘terroristi’ milioni di islamici, sia pur integralisti, e un’intera etnia come quella dei Tuareg ? Sono dei ribelli che considerano il governo centrale di Bamako troppo prono ai voleri dell’Occidente e ai suoi stili di vita e che vogliono invece conservare i propri.

    Si tratta di una classica guerra civile fra fazioni di uno stesso Paese che hanno concezioni diverse dell’esistenza. Che diritto ha l’Occidente (parlo di diritti, di principi quelli richiamati da Bernard- Henry Levy non di interessi) di ingerirsi, con la violenza, con i bombardamenti,con i Mirage che partono da migliaia di chilometri di distanza, nelle vicende interne di un Paese che gli é lontanissimo geograficamente e culturalmente?Nessuno, con buona pace di Grozio, di San Tommaso, di Hollande e di Bernard-Henry Levy.Il fatto é che l’Occidente totalizzante vuole omologare a sè tutte le realtà che non le sono omologhe o i Paesi che non si mettono al suo servizio (se lo fanno possono applicare la sharia, come in Arabia Saudita, nel più feroce dei modi, non olet, altro che i sacri principi).

    Col pretesto di combattere il terrorismo noi lo stiamo fomentando.Nella guerra ‘asimmetrica’ dove l’Occidente usa mezzi tecnologici sofisticatissimi, irraggiungibili, imbattibili e chi non ci sta ha a disposizione solo pick-up, mitragliatrici, granate e i propri corpi, a costoro resta solo il terrorismo .Ed é quanto, prima o poi, avverrà e anzi, sia pur non in Mali, sta avvenendo (vedi l’attentato in Algeria). Un preannuncio ci viene proprio dal Mali «Voi ci avete attaccato, senza ragione, sul nostro territorio- hanno detto i ribelli del Mali- e allora noi abbiamo il diritto di attaccarvi sul vostro, in Francia, in Europa, ovunque».

    Se dopo l’Afghanistan, l’Iraq, Somalia, la Libia, il Mali la protervia occidentale continuerà su questo passo non potremo meravigliarci se anche nella tranquilla e, tutto sommato, ancora ben pasciuta Europa, comincieranno a saltare in aria i grandi magazzini.
    Massimo Fini
    Fonte: http://www.gazzettino.it
    18.01.2013

  5. A proposito di droni. Se non ci svegliamo in tempo e combattiamo con i forconi (il popolo non ha altre armi), li avremo dentro il nostro sangue e saremo rintracciabili come una carta di credito. Grazie Obama.

    Riforma Obama: Approvata la Introduzione dei Chip RFID
    dal sito Why Americans Are Dumb
    Traduzione di Anticorpi.info

    L’introduzione dei chip corporei per fini sanitari non è più un mito. E’ stato infatti convalidata nel 2012 (dalla Corte Suprema USA – n.d.t.) la legge HR 3962 denominata Obamacare, nella quale si prospetta la introduzione di microchip RFID per fini ‘sanitari.’ A far capo dalla pagina 1501 sono descritte le peculiarità dei dispositivi.

    Link diretto alla legge HR 3962 in formato pdf

    L’impianto della legge è stato lasciato ‘aperto’, infatti viene statuito che il segretario potrà decidere di aggiungere altre informazioni, non necessariamente sanitarie, allo interno dei chip corporei. Ciò significa che oltre ai parametri medici potranno essere inserite nei chip informazioni in merito al conto bancario del paziente, così da determinare in tempo reale la sua capacità finanziaria. Medici e ospedali saranno quindi autorizzati ad eseguire la scansione dei conti bancari così da poter prelevare immediatamente, in tempo reale, la cifra prevista per il trattamento terapeutico.
    I repubblicani non hanno alcun piano per contrastare la riforma sanitaria di Obama, sia nel suo complesso, sia nella sezione circa la introduzione dei chip corporei. Recitano la loro parte in TV facendo finta di voler opporsi, ma è ormai chiaro che l’obiettivo finale di tutte le parti in gioco sia di chippare l’intera popolazione. Entrambe gli schieramenti stanno eseguendo degli ordini, perché il nuovo ordine mondiale ha statuito che tutti debbano essere chippati. La Federal Reserve sarà il nuovo governo mondiale. Le tasse derivanti dalla riforma Obama finiranno direttamente nelle casse della Federal Reserve. Il mondo intero sta galoppando verso un sistema che funzioni senza denaro contante.
    La riforma Obama prevede che il processo di impianto dei chip nella popolazione abbia inizio entro la primavera del 2013. Come tutti sappiamo il governo lavora lentamente, e il nuovo ordine mondiale è paziente. Aspettatevi che il microchip diventi obbligatorio entro il 2022. I chip RFID saranno diffusi in tutto il mondo (dopo la privatizzazione della sanità? – n.d.t.); chi non vive negli Stati Uniti non creda di sfuggire al microchip. In Messico è stato già microchippato un numero notevole di cittadini. In Canada stanno organizzandosi: LINK
    Hanno iniziato con le carte di debito contenenti microchip per andare a parare allo obbligo legale di possedere il chip per usufruire della assistenza sanitaria. Useranno la propaganda e parole come facilità d’uso, sicurezza sanitaria e sicurezza sociale. State pur certi che sarete microchippati.
    Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito Why Americans Are Dumb
    Link diretto:
    http://whyamericansaredumb.com/obama-care-approves-rfid-chips

    Traduzione a cura di Anticorpi.info

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