Ambasciator ci porta pena

paese libero

“Nuova Amministrazione, nuovo ambasciatore.
Anche se il colore politico alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato rimane lo stesso, il blu del Partito democratico, la regola verrà confermata e David Thorne lascerà il suo incarico di ambasciatore degli Stati Uniti in Italia per essere sostituito da un nuovo (o nuova) rappresentante di Washington. Lo spiegano all’Adnkronos fonti diplomatiche, ricordando che “tradizionalmente” la prassi è sempre stata questa, “anche quando un presidente, sia esso repubblicano o democratico, viene confermato per un secondo mandato”.”
Al netto delle recenti indiscrezioni che vorrebbero il figlio di CIA a capo di Finmeccanica, in modo tale da farla divenire in tutto e per tutto “un’industria in ostaggio” – dopo la designazione dell’ex viceministro della Difesa USA, William J. Lynn, come nuovo presidente e amministratore delegato della controllata DRS Technologies, avvenuta circa un anno fa – quanto ai possibili sostituti a Villa Taverna la corsa sembra ristretta a tre nomi.
Il New York Times ricorda che generalmente circa il 70% degli incarichi è destinato a diplomatici di carriera e un 30% è di nomina politica, con scelte che “spesso, ma non sempre”, vengono fatte tra i principali donatori della campagna presidenziale. Roma, come avviene per le capitali dei Paesi (vassalli) europei, è appunto una sede di nomina politica, sin dal secondo dopoguerra e dai tempi “luminosi” di Clare Boothe Luce.
Dunque, i papabili sarebbero Azita Raji, ex (?) banchiera californiana di origini indiane che nelle ultime due elezioni si è distinta per la raccolta fondi a favore di Obama; John Phillips, noto avvocato di Washington sposato con Linda Douglass, ex giornalista, portavoce della campagna di Obama nel 2008 e poi membro dell’Amministrazione fino al 2010; infine, Robert Mailer Anderson, romanziere e marito dell’ereditiera Nicole Miner, figlia del cofondatore di Oracle, Bob Miner. A febbraio dello scorso anno, nella loro casa di San Francisco, la coppia organizzò uno degli eventi più spettacolari della campagna di raccolta fondi per Obama.
Si accettano scommesse.
Federico Roberti

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One thought on “Ambasciator ci porta pena

  1. THORNE A CASA, ARRIVA PHILLIPS
    Cambio all’Ambasciata americana a Roma: arriva il ricco avvocato Phillips, signorotto di Borgo Finocchietto, che invece del curriculum ha inviato l’estratto conto delle sue donazioni alla campagna Obama – Thorne andrà a lavorare per il cognato John Kerry, nuovo Segretario di Stato… – –

    V.N. per “La Repubblica”
    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/thorne-a-casa-arriva-phillips-52811.htm

    David Thorne, ambasciatore di Barack Obama a Roma, si prepara a lasciare l’Italia: chiude una missione in cui dal primo momento ha martellato su qualcosa che i politici e gli stessi uomini dei media italiani hanno capito tardi. In politica si vince anche con Internet, il successo di Grillo insegna.
    Thorne andrà ad occuparsi di social media per John Kerry, proprio il tema che di continuo ha rilanciato durante i suoi anni italiani. Un mondo, quello dei social media, che Thorne ha fatto tenere d’occhio dai suoi diplomatici, che avevano previsto quasi nei dettagli la vittoria di Grillo.
    Il nuovo ambasciatore che si insedierà fra qualche mese (c’è una procedura di accreditamento da rispettare) è John Phillips, un ricco avvocato finanziatore della campagna di Obama, ma soprattutto proprietario di un piccolo borgo in Toscana che ha ricostruito e ristrutturato.
    Phillips arriverà in Italia dopo aver già fatto un’esperienza difficile ma formativa: si è scontrato con la burocrazia italiana, con i regolamenti di Comuni, sovrintendenze e uffici vari per realizzare la sua idea di ristrutturare e allargare il piccolo borgo toscano. Un pugno di case in totale decadenza che adesso sono diventate un gruppo di immobili che valgono circa 30 milioni di euro a fronte dei 10 spesi da Phillips per acquistare i ruderi e ricostruire.
    Il posto si chiama Borgo Finocchietto, 40 chilometri a sud di Siena: dal 1969, quando fece un viaggio in solitario attraverso l’Europa – scrive il New York Times – Phillips (la cui famiglia è originaria dall’Italia, il cognome era Filippi) pensò di farsi una bella villa nel Belpaese. Alla fine ha optato per il borgo, un insediamento che compare sulle carte della Toscana dal 1318: Lui lo acquistò nel 2011 in quello che definì «un momento di esuberanza irrazionale».
    Per rimettere in piedi i vari edifici, l’avvocato californiano scelse di appoggiarsi ad Amalia Agnello, una funzionaria che per anni aveva lavorato con la sovrintendenza toscana. E’ chiaro che però a Roma, nel suo nuovo “borgo diplomatico” fra Palazzo Margherita e Villa Taverna, presto Phillips lavorerà a un nuovo restauro: quello della politica italiana.

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