Persone invise all’occupante

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“Che ci fosse del losco nelle accuse a Pantani lo scrissi per la prima volta 10 giorni dopo la sua morte, il 24 febbraio 2004, in una lettera ai PM Guariniello, Bocciolini e Gengarelli, intitolata “Eterogenesi dei fini e ambiguità nell’azione pubblica dei magistrati in campo sanitario: il caso della lotta al doping e della morte di Pantani”. Dal mio punto di osservazione, il caso Pantani, e quello di Armstrong, sono da inscrivere in una più ampia azione di marketing volta a promuovere il consumo di massa di farmaci e di altri prodotti medici agendo sul sistema culturale. Nell’ultima parte del 2012 c’è stato il colpo di teatro della rivelazione ufficiale del doping di Armstrong. Ed è accaduto qualcosa nel retroscena: è comparsa una pubblicazione scientifica che mostra che non ci sono presupposti teorici, né prove scientifiche solide, che indichino che l’EPO abbia proprietà “ergogeniche”, cioè che funzioni come doping. Se l’EPO non funziona, se anche l’arcirivale era dopato (e non solo con EPO, probabilmente, ma anche con qualcosa di più efficace) credo ci si debba chiedere: ma allora, per cosa è morto Pantani? Riassumo, rivedendolo e aggiornandolo, quanto scrissi, nel 2004 e nel 2008, ai magistrati.
Sulla morte del “Pirata” esistono teorie “complottiste”, alcune delle quali prese peraltro in considerazione a suo tempo dalla magistratura, che appaiono per lo più come esagerazioni sensazionalistiche e forse depistanti. Accetto la tesi che Pantani facesse uso di EPO. Ma non quella che sia stato il farmaco a fare di lui un campione: l’EPO era largamente usato tra i concorrenti; e l’efficacia dell’EPO nel migliorare la performance atletica allo stato è da ritenersi nulla. Non trovo elementi sufficienti per credere che qualcuno lo abbia materialmente ucciso quella notte nel residence; ma appare chiaro che sia stato spinto verso quel bordo dell’esistenza oltre il quale c’è il baratro; spinto, penso, anche volontariamente, oltre che da coloro che hanno responsabilità colpose poco nobili. La vicenda appare sistematicamente intessuta con enormi interessi economici, che sarebbe omissivo trascurare come irrilevanti. Interessi del genere di quelli che portano Big Pharma a spendere 53 miliardi di dollari all’anno nei soli USA per il marketing.
Presento quindi un’interpretazione, basata su esperienze personali oltre che su un’analisi, che potrà essere bollata anch’essa come “dietrologica” dagli anticomplottologi di mestiere o volontari. Trovo sensate e plausibili le tesi di Stefano Anelli, alias John Kleeves, un politologo indipendente che tentò di avvisare Pantani sulle forze che l’avevano preso di mira. Kleeves vede un complotto USA nella caduta in disgrazia di Pantani, e lo collega all’ascesa di Armstrong, attribuendo il movente a una generale volontà di propaganda culturale degli USA in Europa. Gli USA hanno storicamente strutture governative, integrate col loro apparato bellico, dedicate alla promozione della loro immagine nel mondo, come, durante la Guerra Fredda, l’USIS, nata dallo Psychological Warfare Branch. Statunitensi ed europei non condividono gli stessi sport popolari; Armstrong, capitano di una squadra statunitense, diventando il numero uno di uno sport europeo sarebbe servito ad aumentare le nostre simpatie e la considerazione verso gli USA; a riconoscerli come i più forti senza vederli come estranei.
Ciò potrebbe avere favorito, secondo quanto ha scritto Anelli, la nostra approvazione e partecipazione militare alle guerre che gli USA perennemente muovono verso il malcapitato popolo di turno quando i mezzi economici e quelli a bassa intensità non sono ritenuti adeguati a soggiogarlo; o quando gli serve una guerra. Anelli osserva che Armstrong si è presentato non con una squadra sponsorizzata come di consueto da un privato – es. la “Mercatone Uno” – ma con lo US Postal Service, che è un’agenzia del governo USA. Armstrong ha avuto alle spalle la potenza USA. Anelli considera che quindi il suo doping probabilmente era espressione dei migliori laboratori e delle migliori conoscenze. La tesi di Anelli combacia col quadro che presento qui. E’ molto probabile che il doping di Armstrong non sia stato l’EPO, come invece dichiara.
Kleeves-Anelli è morto in circostanze tanto allucinanti e folli, secondo la versione data dai giornalisti, quanto sono pacati e lucidi i suoi scritti di critica agli USA, es. “Un paese pericoloso”. Scritti reperibili su internet, che consiglio, trovandoli più interessanti e attendibili delle rivelazioni di figure di “perseguitati” ufficiali come Assange. Anelli e io, Francesco Pansera, che come lui conosco gli USA anche per averci vissuto e non sembro stare affatto in simpatia a quei poteri che Anelli ha ben individuato, indipendentemente abbiamo scritto, tra le altre cose, interpretazioni complementari su Pantani. Anelli non ha mai saputo della mia esistenza, e io ho saputo della sua solo dopo la morte.”

Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico, di Francesco Pansera continua qui.
Ringraziamo l’autore per la preziosa segnalazione.

7 thoughts on “Persone invise all’occupante

  1. in tema di doping, una notizia inquietante appena giunta dalla Spagna:

    Madrid, 12 feb. – (Adnkronos/Dpa) – E’ morto stanotte Francisco Aguanell Neto, il medico legale che aveva visitato Jesu’s Manzano, testimone chiave nel processo dell’Operacion Puerto, un giorno prima di testimoniare davanti al giudice.
    Come riferito dall’avvocato dell’ex ciclista Manzano, Carlos Sanchez, il perito Francisco Aguanell Neto e’ morto di infarto fulminante la notte scorsa. Manzano, coinvolto nel processo, dovrebbe testimoniare domani nel processo in corso per reati contro la salute nello scandalo dell’Operacion Puerto, in cui e’ coinvolto il medico Eufemiano Fuentes.
    Aguanell Neto, la cui testimonianza era prevista per domani, aveva visitato il ciclista a dicembre per constatare i problemi di salute che pare fossero la conseguenza dell’uso di sostanze illecite.

  2. finalmente un giornalista che…

    Tutto inizia quel maledetto 5 giugno del 1999 a Madonna di Campiglio…

    Innanzitutto, una precisazione. Nel libro non sostengo che Pantani fosse estraneo alla cultura, definiamola così, del doping. Negli ultimi 15 anni non c’è un ciclista tra i più bravi che non sia incappato in sanzioni o sospensioni legate all’assunzione di farmaci proibiti. Fino ad arrivare a Contador. Io mi limito a sostenere che quando Pantani fu fermato a Madonna di Campiglio, al termine di un giro che stava dominando in lungo e in largo, per un valore di ematocrito superiore alla norma, tutti facevano uso di Epo. Dall’ultimo in classifica al primo. Tutti.
    Tanto è vero che la regola dell’epoca non diceva che si trattava di doping. Infatti quando i valori tornavano nei limiti del consentito, il corridore poteva riprendere a correre. Insomma, lo si faceva per lui, per salvaguardare la sua incolumità, non perché fosse una punizione. Peccato che non uno abbia avuto il coraggio di dire che quello che faceva Marco lo facevano tutti. Nell’intervista che Pantani fece con Gianni Minà pochi giorni dopo, il Pirata non negò assolutamente l’addebito. Tutt’altro. Lo disse chiaramente: “Queste cose le prendono tutti, non capisco perché io sia diventato il mostro”. Lo faceva anche Armstrong, che nel frattempo era diventato l’emblema del ciclismo pulito. Ma c’è di più.
    Pantani ha disperatamente provato a sfidare Armstrong nel Tour del 2001, 2002 e 2003, ma non è mai stato ammesso alla corsa. E gli organizzatori francesi ammettevano tutti, pure quelli che avevano avuto problemi di doping. Tutti, tranne Pantani. Una coincidenza davvero particolare, che la dice lunga sul potere mediatico del Cowboy.
    (…)

    Perché Armstrong è riuscito a farla franca per anni? Quali le responsabilità dei vertici del ciclismo internazionale?

    Partirei da una frase bellissima e pure agghiacciante pronunciata dallo stesso Pantani nel corso dell’intervista con Minà. Sperava ancora in quei giorni di essere ammesso al Tour de France del 2003. Disse il Pirata: “Sul ciclista non ho niente da dire, lo rispetto moltissimo. Ma ha un potere mediatico troppo forte”. Una sentenza. Pantani aveva capito che Armstrong era fortissimo e forse, come lui, avrebbe vinto lo stesso anche se non avesse preso nulla, proprio perché il doping era una pratica diffusa.
    Ma aveva anche capito che intorno all’americano sia era coagulato un sistema di interessi che era micidiale.
    Armstrong finanziava la Federazione internazionale del ciclismo con donazioni che sulla carta erano destinate a combattere il doping. Poi, si capì che gli obiettivi erano diversi. Le multinazionali che stavano dietro ad Armstrong avevano tutto l’interesse che l’immagine da favola del texano venisse preservata. Una rete di collusioni e complicità che è riuscito a tenere coperta fino a oggi.
    Da qui, la cosa più disgustosa. Armstrong si è proposto come paladino del ciclismo pulito. Ha preso per il naso tutti gli appassionati. Per anni. Un atteggiamento da criminale. Imperdonabile, inammissibile. Pantani è stato onesto, non ha nascosto niente. Ha detto come andavano le cose, pagando in prima persona e fino in fondo. Lui, il Cowboy, si è proposto come il volto buono delle corse, mentre nell’ombra sappiamo cosa faceva. Gli americani non lo perdoneranno. Lo dimostra la loro storia. Non perdonano chi racconta balle. Vedi Nixon con il Watergate.”

    da Turrini: “Il tracollo sportivo di Pantani? Colpa di Armstrong”.
    In libreria, “Il Pirata e il Cowboy”, la storia maledetta del confronto infinito tra il corridore romagnolo e Lance Armstrong, due dei ciclisti più celebrati degli ultimi anni

    http://sport.panorama.it/altri-sport/Turrini-Il-tracollo-sportivo-di-Pantani-Colpa-di-Armstrong
    (grassetto nostro)

  3. la madre di Pantani chiede la riapertura dell’inchiesta sulla morte di Marco:

    ROMA, 17 SETTEMBRE 2013 – “Sulla morte di Marco ho ancora tanti dubbi, che vorrei fossero chiariti. Ho letto i faldoni del Tribunale e ci sono scritte cose non vere. Marco non era solo, nel residence di Rimini dove e’ stato trovato morto: con lui potevano esserci piu’ persone. Ha chiamato i carabinieri, parlando di persone che gli davano fastidio e, dopo un’ora, e’ stato trovato morto”. Lo ha detto, intervenendo a ‘Mattino cinque’, in onda su Canale 5, Tonina Pantani. La madre del vincitore di Giro d’Italia e Tour de France nel 1998, trovato morto nel residence ‘Le Rose’, a Rimini, la sera del 14 febbraio 2004.
    “Nella sua stanza sono stati trovati alcuni giubbotti che aveva lasciato a Milano, dal momento che, quando era arrivato in quell’albergo, non aveva bagaglio – prosegue Tonina Pantani -. Io chiedo la riapertura del processo, perche’ voglio spiegazioni, ricevere risposte. Voglio sapere com’e’ morto. Il dubbio piu’ grande e’ che possano averlo ucciso. Secondo me, Marco aveva pestato i piedi a qualcuno, perche’ lui quello che pensava diceva: parlava di doping, diceva che il doping esiste“. L’avvocato Antonio De Rensis, legale della famiglia Pantani, ha aggiunto: “Noi partiamo da una rilettura dei fatti, pensando che, alla fine, andremo nella stessa direzione delle indagini, senza tesi precostituite. Se ci saranno zone d’ombra andremo avanti senza guardare in faccia nessuno”.
    (ANSA)

    il legale della famiglia rincara la dose:

    BOLOGNA, 11 FEBBRAIO 2014 – “180 fotografie a colori, un video di un’ora che si interrompe due volte, ma non dovrebbero mai venire interrotti i video che riprendono scene di un crimine. Si vede una persona in camice bianco senza i copriscarpe e senza il copritesta, che fa le riprese e in un fotogramma ci sono sei persone vestite come noi nella stanza. Quindi l’inquinamento della scena e’ provato dalle immagini”. Lo ha detto l’avvocato Antonio De Renzis, legale della famiglia di Marco Pantani, di cui venerdi’ ricorre il decennale della morte a Rimini, ospite a ‘Mattino Cinque’ su Canale 5.
    “Marco era in una pozza di sangue in una stanza che sembrava divelta da un uragano – prosegue il legale – Vedendo il video si comprende immediatamente come le indagini si indirizzano in un’unica direzione, e cioe’ la droga, mentre secondo me dovevano essere lasciati aperti altri scenari e noi vogliamo approfondire alcuni piccoli, ma grandi particolari. Chiederemo che certi dati vengano approfonditi, ci sono persone alle quali si sarebbero dovute fare determinate domande, perche’ sembrerebbe che Marco non sia stato chiuso quattro giorni li’ dentro come, invece, sostiene la versione ufficiale. In quella stanza ci sono oggetti che sicuramente non sono arrivati con Marco perche’ ci sono tre testimoni che dicono esattamente come Marco e’ arrivato li’ e certe cose non c’erano”. L’avvocato racconta anche alcuni dettagli sulla scena del crimine. “Ci sono altri elementi da chiarire: Marco, secondo la versione ufficiale, avrebbe avuto un delirio, ma la specchiera divelta dal bagno e’ per terra ma intatta; la tv e’ sul pavimento, ma girata dal lato giusto; le padelle, che sarebbero state lanciate, sono casualmente tutte rivolte dal lato corretto”. (ANSA)

    (modificato l’11/2/2014)

  4. Pingback: Per cosa è morto Pantani. Lo sport e il marketing farmaceutico | Informare per Resistere

  5. “Nuove testimonianze metteranno alla luce che la versione ufficiale e’ attaccabile”

    BOLOGNA, 26 SET – “Nuove testimonianze metteranno alla luce che la versione ufficiale e’ attaccabile”. Cosi’ il legale della famiglia Pantani, Antonio De Rensis, ha commentato a ‘Mattino cinque’ le nuove indagini disposte dalla Procura di Rimini sulla morte del ‘Pirata’ dopo aver ricevuto l’esposto di 5.000 pagine in cui il legale racconta perche’, a suo avviso, Marco non mori’ di overdose – il 14 febbraio 2004 nel residence ‘Le Rose’ di Rimini – ma sia stato ucciso, e di quanto sia diversa la scena del crimine.
    Una versione alla quale ha sempre creduto Tonina, la mamma del campione di Cesenatico: “Non ho mollato per la forza che mi danno i tifosi – ha detto durante la trasmissione – Ho interrogato mille persone, ma c’e’ un’omerta’ pazzesca. Marco ha fatto tanto bene per i suoi colleghi, si batteva per loro, forse se avesse pensato ai fatti suoi sarebbe ancora qui”. In trasmissione anche la testimonianza di Roberto Rempi, il medico della squadra di Pantani, sullo stop per doping imposto al campione a Madonna di Campiglio: “Il 5 giugno 1999 il suo ematocrito era normale. Si era controllato l’ematocrito e il suo valore era intorno a 48”.
    “La prossima settimana – anticipa l’avv.De Rensis – c’e’ una persona che si e’ detta disponibile a rendere dichiarazioni molto importanti sul luogo dove si sono svolti i fatti, probabilmente anche queste si discostano molto dalla versione ufficiale”.
    (ANSA)

    RIMINI, 2 OTT – Novita’ in vista sul caso Pantani. La prossima settimana l’avv. Antonio De Rensis presentera’ in Procura a Rimini nuovo materiale probante. L’inchiesta per omicidio volontario, per la morte del Pirata, avvenuta il 14 febbraio 2004 nel residence le Rose di Rimini, e’ stata aperta lo scorso 24 luglio dal procuratore capo, Paolo Giovagnoli, che ha gia’ conferito al professor Franco Tagliaro dell’Universita’ di Verona, esperto in tossicologia, una nuova perizia medico legale. De Rensis, come annunciato giorni fa in un’intervista televisiva, reduce da “indagini difensive” condotte proprio oggi a Milano, avrebbe raccolto nuove testimonianze che portera’ all’attenzione della Procura di Rimini.
    Intanto, la madre di Marco Pantani, Tonina Belletti, e’ stata sentita a fine agosto dalla Procura di Forli’ in merito alla “borsettata” lanciata a un fotografo del Corriere della Sera, mentre andava al cimitero dove riposa il figlio. Dopo l’apertura dell’inchiesta, la donna attorniata da reporter e teleoperatori, reagi’ contro il fotografo che l’ha denunciata. La mamma di Pantani nel 2008, proprio dalla Procura di Forli’, era stata sentita come persona informata sui fatti, nell’ambito dell’inchiesta sulle minacce dirette al figlio e ricevute sul telefonino dall’ex capo tifoso Vittorio Savini, il giorno successivo a Madonna di Campiglio (5 giugno 1999), dove il campione venne sospeso per i valori dell’ematocrito alto quando aveva il Giro d’Italia in pugno. Savini, poi, aveva confermato di aver ricevuto il giorno dopo i fatti di Madonna di Campiglio una telefonata anonima che lo avvertiva che “tutto sommato era stato meglio cosi’, altrimenti Pantani sarebbe finito male…”.
    Nell’inchiesta del 2008 finirono anche le dichiarazioni di Renato Vallanzasca, che sostenevano la tesi del complotto. Vallanzasca aveva detto che in carcere, pochi giorni prima di Madonna di Campiglio, era stato avvicinato da un amico ben informato che lo aveva invitato a puntare sul vincitore del Giro d’Italia, “che sicuramente non sarebbe stato Pantani”. L’inchiesta del 2008 era stata alla fine archiviata. Ma, tempo fa, ha confermato l’avv.De Rensis, come persona informata sui fatti su cio’ che accadde a Madonna di Campiglio, e’ stato ascoltato in procura a Forli’ dal procuratore capo, Sergio Sottani, il giornalista sportivo Davide De Zan. In Procura viene mantenuto il massimo riserbo sulle eventuali iniziative ma, alla luce della riapertura del caso a Rimini, con l’ipotesi di omicidio volontario, anche l’ipotesi del complotto potrebbe riprendere quota.
    (ANSA)

    (modificato il 3/10/2014)

  6. Caso Pantani, nuovo giallo: variato l’orario della morte

    Dalle carte della prima inchiesta sulla morte di Marco Pantani emerge un nuovo giallo sull’orario della morte del pirata il 14 febbraio 2004 nella sua stanza al Residence Le Rose di Rimini. A parlarne è il Corriere della Sera: si tratta di un fax inviato alle 20.50 del 16 febbraio 2004, due giorni dopo la scoperta del cadavere, dal medico legale Giuseppe Fortuni al magistrato di Rimini Paolo Gengarelli dove si datava il decesso attorno alle 17. Fortuni, incaricato dall’autopsia, indicava come causa del decesso un collasso cardiocircolatorio terminale. Ma nel corposo rapporto definitivo consegnato un mese dopo la data del decesso viene invece indicata tra le 11.30 e le 12.30, orario tra l’altro simile a quello indicato dal dottor Francesco Maria Avato in una perizia allegata all’esposto della famiglia Pantani che ha portato all’apertura di una nuova inchiesta.
    E il Corriere cita un altro elemento a rendere più intricato il giallo: nel filmato della Scientifica si vede l’orologio Daytona di Pantani fermo alle 17, l’orario inizialmente indicato da Fortuni.

    http://www.newsrimini.it/2014/10/caso-pantani-giallo-variato-lorario-morte/

    Ex comandante Ris commenta il video inedito di Sportmediaset

    BOLOGNA, 14 OTT – “In una scena del crimine intervengono sia i tecnici sia gli investigatori tradizionali: le immagini dimostrano che gli investigatori non hanno preso le giuste precauzioni, compromettendo la scena del crimine”. Lo dice il generale in congedo Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, commentando il video inedito diffuso da Sportmediaset in onda su Italia1, con immagini della stanza d’albergo dove fu ritrovato cadavere Marco Pantani il 14 febbraio 2004. “Negli ultimi anni – commenta Garofano – ci sono stati tanti progressi, ma queste immagini dimostrano che ci sia stata poca attenzione da parte degli operatori. Probabile la contaminazione. Bisogna essere protetti per proteggere le tracce visibili e invisibili, soprattutto quest’ultime, quelle che spesso permettono una ricostruzione piu’ precisa della dinamica”. Dalle immagini emerge anche una bottiglia, che risulta mai analizzata: “Giusto che il medico non l’abbia toccata nella stanza, ma e’ sconvolgente che poi quella bottiglia non sia stata sottoposta a indagine sulle impronte digitali e soprattutto su eventuale presenza di DNA”, dice Garofano.
    (ANSA)

  7. i tempi con cui sono stati distrutti i reperti sono quanto meno singolari

    RIMINI, 4 NOV – L’ispettore capo Daniele Laghi, che fu tra i poliziotti della squadra mobile di Rimini che 10 anni fa che indagarono sulla morte di Marco Pantani, verra’ interrogato in Procura nell’ambito della nuova indagine per omicidio volontario aperta dal procuratore capo, Paolo Giovagnoli, a seguito dell’esposto presentato per la famiglia del Pirata, dall’avvocato Antonio De Rensis lo scorso 24 luglio. Laghi, sara’ ascoltato come persona informata sui fatti, a proposito di alcuni dubbi sollevati proprio dall’esposto De Rensis come i rapporti con l’amico intimo di Marco Pantani, che il giorno della morte fu tra i primi ad essere contattato dalla polizia. L’interrogatorio di Laghi sara’ tra gli ultimi calendarizzati dalla Procura che intanto per fine novembre attende le risultanze della nuova perizia autoptica affidata dal procuratore Giovagnoli al professor Franco Tagliaro dell’Universita’ di Verona. Probabile pero’ che il professore chieda una proroga sugli iniziali 60 giorni.
    E proprio Tagliaro aveva chiesto di poter visionare, per rifare i test clinici, i reperti anatomici prelevati durante l’autopsia sul corpo di Pantani e conservati fino alla primavera 2014 all’ufficio corpi del reato che dipende dal Tribunale di Rimini. Reperti pero’ che sono stati distrutti perche’ cosi’ stabilito dal giudice in sentenza. “Confisca e distruzione di quanto in sequestro”, deciso dal giudice sia nella sentenza passata in giudicato il 5 luglio del 2007, relativa ai patteggiamenti dei tre pusher, sia in quella di Cassazione relativa all’assoluzione di Fabio Carlino accusato di aver ceduto, insieme a Fabio Miradossa e Ciro Veneruso, la dose di cocaina purissima che provoco’ la morte per overdose del ciclista il 14 febbraio 2004. Insomma, quei reperti organici depositati dal medico legale, il professor Giuseppe Fortuni che 10 anni fa, su ordine della Procura della Repubblica di Rimini, effettuo’ l’esame sul cadavere, sono stati distrutti nel marzo di quest’anno perche’ cosi’ disponeva l’ultima sentenza, quella di Cassazione del 9 novembre 2011, del lungo processo Pantani.
    Tagliaro pero’ potra’, come ha manifestato, rifare i test tossicologici visto che il laboratorio di Modena dove 10 anni furono inviati per gli esami, ha conservato in copia i campioni. La distruzione dei campioni secondo la Procura non dovrebbe ne’ compromettera’ la perizia Tagliaro ne’ portare ad una esumazione della salma di Pantani. L’interrogativo principale a cui la nuova perizia dovra’ rispondere e’ se quanto sostenuto dal professor Francesco Maria Avato che ha prodotto le evidenze scientifiche sulle quale si basa l’esposto De Rensis, e cioe’ se qualcuno costrinse Pantani ad assumere cocaina fino ad ucciderlo e’ possibile. Per chi nell’indagine per omicidio ci crede, come la mamma di Marco, Tonina, che oggi commenta su Facebook “oramai hanno distrutto pure me” pensa che i tempi con cui sono stati distrutti i reperti sono quanto meno singolari.
    Tutte le prove, quindi compresa la bottiglia di un litro d’acqua ritrovata nella stanza di Pantani con tracce di cocaina ma sulla quale non furono prese le impronte, sono state distrutte a marzo 2014. Sei mesi prima, settembre 2013, l’avvocato De Rensis aveva chiesto al sostituto procuratore Paolo Gengarelli, che segui’ le indagini nel 2004, l’autorizzazione per l’accesso agli atti. Cinque mesi dopo il 14 febbraio del 2014 in uno speciale televisivo su Italia1, De Rensis annuncia la volonta’ di presentare un esposto (volonta’ secondo il legale non sufficiente per chiedere la non distruzione delle prove). Un mese dopo l’annuncio e a due anni e mezzo dall’ultima sentenza definitiva, le prove vengono ufficialmente distrutte d’ufficio, senza il bisogno di alcuna autorizzazione.(ANSA)

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