Il docile cane da guardia americano

allegra famigliola

“La strategia di contenimento della Cina non si può limitare all’Asia, poiché il suo raggio di azione è planetario, dall’Africa al Sud-America all’Europa. Per Washington è pertanto prioritario coinvolgere in questa strategia anticinese anche le potenze europee, soprattutto perché una solida alleanza con l’Europa rimane la conditio sine qua non del proprio predominio planetario. Le nazioni europee appartenenti alla NATO, se da un punto di vista politico-militare sono già inquadrate ed “ingabbiate” all’interno dell’alleanza, da un punto di vista economico hanno, almeno sulla carta, la libertà di approfondire il legame con Pechino e i BRICS. Ma i rapporti economici, quando superano un certo volume e toccano certi settori strategici, diventano il volano per più strette relazioni politiche con il costituirsi di gruppi d’affari e di potere fortemente interessati al mantenimento di buone relazioni con i paesi non allineati con cui fanno affari e pertanto certi paesi NATO possano alla lunga diventare meno sensibili alle necessità degli schemi strategici atlantici. Gli Stati Uniti cercano di ostacolare l’intensificarsi di queste relazioni economiche soprattutto quando coinvolgono settori ad alta tecnologia . Quest’azione che prende di mira i paesi “alleati” che dimostrano un eccesivo e pericoloso grado di libertà economica con le nazione di volta in volta non allineate al potere nord-atlantico non è affatto nuova ma è anzi una costante della politica statunitense – l‘Italia l’ha sperimentata sulla propria pelle da decenni, da Enrico Mattei a Bettino Craxi fino all’ultimo Silvio Berlusconi – e si concretizza con le buone e le cattive maniere, provocando pesanti ricadute negative all’economia e al tessuto sociale dei paesi che cedono a queste pressioni.
(…)
Il TAFTA è uno strumento che i circoli politici atlantisti di entrambe le sponde dell’oceano hanno elaborato per tenere le nazioni europee ancorate a Washington e rappresenta un ulteriore “ingabbiamento” di questi paesi dentro i già stretti perimetri politico-militari dell’alleanza; le relazioni economiche verranno riorientare e incanalate verso l’indebitato e piccolo mercato americano mentre l’espansione verso il grande e dinamico mercato eurasiatico, nostro vicino di casa, imperniato sulla Russia e la Cina, dovrà essere contenuta.
“Rinserrare i ranghi” della NATO attraverso il TAFTA sarebbe un progetto inconcepibile se l’Unione Europea si sgretolasse sotto la crisi dell’euro. Gli Stati Uniti, fin dall’inizio della crisi della moneta unica – frutto delle decennali contraddizioni del processo di unificazione europea e della crisi dei mutui subprime – sono stati fortemente impegnati a garantire la sopravvivenza dell’euro e dello status quo in Europa, una stabilità che fa da substrato indispensabile a quella militare della NATO. Una rottura della zona euro, come in un’esplosione, avrebbe gettato i paesi europei nelle braccia di Mosca e Pechino, e avrebbe consentito alla stessa Germania di muoversi in modo molto più autonomo sullo scenario internazionale, più libera dai vincoli euroatlantici, creando una contraddizione insolubile tra l’agenda strategica della NATO e gli interessi economici dei suoi paesi membri.
Gli Stati Uniti hanno bisogno che, in questo quadro di stabilità, gli europei si assumano il compito di garantire la sicurezza – in senso atlantista – del Mediterraneo e del Vicino Oriente, consentendo a Washington di avere le spalle coperte per concentrare il proprio potenziale in Asia.
(…)
Più in generale, da come evolveranno i negoziati sul TAFTA sarà possibile comprendere meglio gli intenti politici e la distribuzione delle forze nei diversi paesi europei e in seno all’Unione Europea. Quest’ultima ha davanti a sé la possibilità di diventare definitivamente il docile cane da guardia americano ai confini dell’Eurasia – un po’ come il Giappone dall’altra parte del continente eurasiatico- guidato da una Germania rassegnata al proprio destino euroatlantico e sorvegliata dagli altri staterelli clienti come Gran Bretagna, Italia e Francia, in funzione antirussa ma soprattutto anticinese, oppure un soggetto geopolitico che – libero dai condizionamenti della Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America – si affranchi dalla NATO. Un “europeismo rivoluzionario” – per riprendere il titolo di un recente articolo apparso sul Corriere della Sera sull’ultimo libro di Sergio Romano in cui l’ex ambasciatore si auspica “come compito primario dell’Europa unita una svolta radicale in politica estera, cioè la proclamazione di una neutralità di tipo svizzero, la cui immediata conseguenza sarebbe la scelta di «congedare le basi americane» e sciogliere la NATO o tramutarla in qualcosa di profondamente diverso dall’alleanza che abbiamo conosciuto fino ad adesso” – un “europeismo rivoluzionario” con il quale l’Europa possa finalmente svincolarsi da Washington e guardare alle nazioni dei BRICS e dell’Eurasia, alla Repubblica Popolare Cinese, come a partner amici con cui edificare un futuro armonioso e pacifico, e non come nazioni nemiche da combattere.”

Da TAFTA: una “NATO economica” contro l’Eurasia, di Michele Franceschelli.

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8 thoughts on “Il docile cane da guardia americano

  1. E’ l’articolo più chiaro a favore dello spostamento dal quadrante degli americani, che cercano di salvarsi dal flop economico, sostenendo guerre sempre più inutili e costose, a quello dei Brics, che ci vogliono coinvolgere nel loro processo di pace e benessere.
    Ma per attuarlo, bisogna mandare prima a casa politici che non sono all’altezza di affrontare problemi di tanta rilevanza.
    Speriamo che queste elezioni facciano il miracolo.
    Mi trovate entusiasticamente d’accordo.

  2. Intrusione Sventata: Abbattuto dalla Contraerea Siriana un Aereo da Guerra dell’Entità Sionista ~ (in inglese e in italiano)
    Un aereo è stato abbattuto sul confine tra la Siria e il Libano: inizialmente i mercenari della Nato, nella periferia di Damasco, hanno gridato “Allah uAkbar”, e l’emittente televisiva “Al Jadid” ha dato immediatamente la notizia dell’abbattimento di un aereo del regime di Damasco.

    Ma quando una fonte militare siriana ha dato per certo l’abbattimento di un aereo israeliano con un missile sam7 e che l’aereo è caduto nei boschi di Rashaia, l’emittente Al Jadid ha taciuto e non ha più trasmesso la notizia.

    Al Mayadeen, oggi ha dato la notizia che la Siria ha abbattuto un aereo israeliano che aveva tentato di entrare nei cieli siriani.

    http://syrianfreepress.wordpress.com/2013/02/21/14993/

  3. Gli aerei abbattuti sono stati due, oltre a due droni, tutti rigorosamente stealth.
    Oggi, come riporta Russia today, l’Iran ha abbatttuto un altro drone americano.
    Per ricambiare la cortesia, ti invito a leggere il post che pubblicherò martedì 26 sul mio blog, “la rivolta degli schiavi. wordpress.com”, con il titolo “Putin minaccia Obama”, pieno di iperlink che ci fanno capire che l’America è finita e sta per cominciare una nuova era, dominata dai russi.

  4. Questa è anche la mia idea, ma con un popolo che ha una forte tendenza alla sopraffazione non c’è altro da fare che bastonarlo.
    Domattina publicherò un post, “Putin mette in guardia Obama”, in cui tratto proprio questo tema.
    Data la comunanza del sentire propongo di scambiarci link che ci permettono di accedere alle nostre fonti.
    Gradirei un vostro commento al mio post.

  5. Pingback: La scelta implicita tra guerra e pace | Informare per Resistere

  6. Pingback: La scelta implicita tra guerra e pace | cogito ergo sum…penso dunque sono

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