SOS Yugoslavia onlus: conoscerla e sostenerla

sos yugo

L’associazione di volontariato SOS Yugoslavia si costituisce nella primavera del 1999, durante i bombardamenti della NATO sul territorio dell’allora Repubblica Federale Yugoslava.
A fronte di quella tragedia, l’associazione sceglie di portare aiuto là dove minimi risultano i soccorsi internazionali, e insieme a parte della comunità slava di Torino si impegna nella produzione di materiale informativo per divulgare la realtà della cultura e dell’attualità balcanica.
Terminata l’aggressione militare, le strategie della politica internazionale non consentono il ripristino delle condizioni di vita precedenti la guerra. Permangono e addirittura si aggravano i problemi economici e sanitari, determinando una situazione che si fa sempre più drammatica, soprattutto per il quasi milione di profughi -di tutte le etnie- residenti in Serbia.
Cosciente e consapevole delle condizioni di vita nella ex Repubblica Federale Yugoslava, l’associazione mantiene il proprio impegno a favore della popolazione civile più provata: bambini, profughi, orfani e vedove di guerra.
Oggi, a fronte della drammatica situazione socio-economica dei popoli residenti in Serbia, e a quella ancora più difficile del Kosovo dove permane lo stillicidio di violenze e l’assedio alle poche enclavi non albanesi, SOS Yugoslavia svolge un’attività di informazione e divulgazione che vuole superare i luoghi comuni.
Con l’intento di contribuire alla costruzione di una cultura di pace, essa fornisce occasioni di approfondimento sull’attualità dell’ex Yugoslavia, promuovendo l’avvicinamento a una realtà culturale su cui pesano le tragiche vicende del recente conflitto bellico. Tale attività si sostanzia in conferenze e dibattiti, percorsi didattici interculturali sulla letteratura dei Balcani, produzione di quaderni tematici, proiezione di videodocumentari, etc.
I materiali distribuiti fra i soci, oltre ad essere uno strumento indispensabile di divulgazione, sono finalizzati a stimolare le offerte economiche a sostegno dei progetti dell’associazione, ossia i programmi di solidarietà concreta delle adozioni a distanza e a favore delle comunità ancora residenti nelle enclavi serbe del Kosovo-Metohja.
L’adozione a distanza richiede un impegno annuale rinnovabile, che prevede un versamento di 310 euro, pari a € 26 mensili. L’importo costituisce un sostegno alla famiglia dell’adottato, che viene scelto e proposto dagli enti con cui l’associazione collabora, in base a un ordine di priorità.
Al donatore viene consegnata una scheda che riporta i dati relativi al destinatario del sostegno economico, con fotografia, dati anagrafici e scolastici, indicazioni circa la situazione familiare, indirizzo e numero di telefono. La famiglia beneficiaria riceve dati e recapiti del sostenitore italiano, in modo da poter corrispondere.
Possono aderire alla formula sia singoli che gruppi, amministrazioni pubbliche e associazioni. I contributi raccolti vengono consegnati da una delegazione di SOS Yugoslavia direttamente alle famiglie nel corso di assemblee pubbliche, alla presenza dei responsabili degli enti collaboranti, di stampa e televisioni.
Il programma è gestito in collaborazione con l’Ufficio adozioni della fabbrica di auto ex Zastava (ora FIAT) di Kragujevac che assiste le famiglie degli ex dipendenti ora disoccupati, con l’associazione profughi Zastava di Pec in Kosovo che assiste le famiglie degli ex dipendenti della filiale kosovara della fabbrica ora profughi residenti a Kragujevac e con l’associazione Decjia Istina di Belgrado che presta assistenza agli orfani e alle vedove di guerra.
Il programma di solidarietà a favore delle enclavi serbe nel Kosovo-Metohja è diviso in tre parti.
La prima a favore delle enclavi di Goradzevac e Orahovac, fornendo aiuto economico alle famiglie e alle strutture scolastiche locali, aiuti alimentari, vestiario e medicine.
La seconda, in collaborazione con l’associazione Srecna Porodica, è a sostegno dei minori la cui famiglia è stata vittima di sparizioni consumatesi nel quadro delle violenze interetniche avvenute nel Kosovo a partire dalla primavera del 1999.
La terza va in aiuto dell’Associazione malati di sclerosi multipla di Kosovska Mitrovica, con l’invio di medicinali e materiali sanitari per tutte le enclavi della regione.
Il carattere eccezionale del contesto, causa il permanere di violenze ai danni dei serbi e delle etnie non albanesi, riveste un significato speciale che va oltre il rendiconto economico degli aiuti.
In quelle zone sono davvero pochi coloro i quali vanno a fare solidarietà, basti pensare al fatto che le enclavi sono raggiungibili solo sotto scorta dei militari appartenenti alla missione di stabilizzazione KFOR a guida NATO, e a proprio rischio e pericolo, ma proprio perciò assume un valore speciale nella costruzione di una cultura di solidarietà fra i popoli, distinguendosi per lo sforzo che richiede e per l’umanità che se ne riceve in cambio.
Il progetto ha quindi un duplice obiettivo, da un lato la solidarietà concreta per sostenere economicamente le famiglie più bisognose e fornire alla comunità quanto richiesto in maniera urgente, dall’altro lato l’informazione e la testimonianza su quanto è accaduto e ancora accade in quella terra martoriata.
SOS Yugoslavia, oggi costituita nella forma di organizzazione non lucrativa di utilità sociale (onlus), ha ricevuto il premio “Alta nobiltà umanitaria” 2012 di Novosti Serbia, per l’alto valore morale e materiale della solidarietà verso le popolazioni serbo-kosovare del Kosovo Metohja nell’arco degli ultimi dieci anni.
Per contribuire alle attività di SOS Yugoslavia è possibile fare un versamento sul conto corrente bancario presso Banca Intesa-San Paolo con IBAN IT56K0306909217100000160153 oppure sul conto corrente postale n. 78730587.
E’ anche possibile destinare il proprio 5 per mille in occasione dell’annuale dichiarazione dei redditi, inserendo nell’apposito spazio il codice fiscale 97587940012.
L’associazione, con sede a Torino in via Reggio 14, è contattabile al recapito telefonico 339/5982381 e all’indirizzo di posta elettronica sosyugoslavia@libero.it.
Federico Roberti

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