Re Giorgio NATOlitano e la regina Elisabetta

Nell’imminenza dell’elezione del nuovo inquilino del Qurinale, il sito della Presidenza della Repubblica – alla nota illustrativa del bilancio di previsione per il 2013 – ci informa che “il bilancio di previsione per il 2013 dell’Amministrazione della Presidenza della Repubblica, ultimo del settennato del Presidente Giorgio Napolitano, conferma una dotazione a carico del bilancio dello Stato di 228 milioni di euro, pari a quella degli anni 2010, 2011 e 2012″.
“Dopo i significativi ridimensionamenti conseguiti negli anni precedenti, nel corso del 2012 si è avuta una ulteriore riduzione di 24 unità del personale di ruolo (da 823 a 799) mentre è rimasto sostanzialmente stabile (da 103 a 102 unità) l’ammontare del personale comandato e a contratto, il cui rapporto di collaborazione fiduciaria si concluderà alla scadenza del settennato. Anche la consistenza del personale militare e delle forze di Polizia distaccato per esigenze di sicurezza – che, come è noto, viene determinata sulla base di intese con la Sovraintendenza centrale dei Servizi di sicurezza e con le Amministrazioni interessate – si è ridotta nel corso del 2012 di 42 unità, passando da 861 a 819.”
“Il personale complessivamente a disposizione dell’Amministrazione si è pertanto ridotto – dal 31 dicembre 2006, anno d’inizio del settennato, al 31 dicembre 2012 – di ben 461 unità, passando da 2181 a 1720. Deve per altro osservarsi che la spesa per le 819 unità del personale distaccato per esigenze di sicurezza grava, in misura largamente prevalente, sulle amministrazioni di appartenenza.”
“La spesa per il personale in servizio e in quiescenza costituisce il 90,88% della spesa complessiva suindicata. La spesa per il personale in servizio (pari al 53,78%) ammonta a circa 131 milioni di euro“.
“La spesa pensionistica, che ammonta a circa 90,4 milioni di euro, registra un aumento di 2,2 milioni di euro rispetto al 2012 a causa del progressivo incremento del numero dei trattamenti di quiescenza”.
Aumento approssimativamente compensato dal calo della spesa per beni e servizi, pari a 22,2 milioni di euro.
Da non scordare, però, che “il bilancio è comprensivo degli oneri relativi all’intera dotazione, compresi quindi, oltre al palazzo del Quirinale, anche la tenuta di Castelporziano e Villa Rosebery“.
Detraendo “gli extra costi derivanti dalla gestione, manutenzione e valorizzazione di un compendio immobiliare e naturalistico unico al mondo e aperto alla più ampia fruizione del pubblico, che alla luce delle risultanze di bilancio può essere stimato in circa 30 milioni di euro” -appunto il palazzo del Quirinale, Castelporziano e Villa Rosebery…- e il crescente ammontare delle spese pensionistiche -che nella generalità di altri Paesi gravano sui bilanci di distinte gestioni previdenziali- il cosiddetto costo comparabile dell’amministrazione della Presidenza della Repubblica italiana ammonta a 123 milioni di euro.
“Comparabile” con cosa? Con “analoghe amministrazioni di altri Paesi, specialmente se si tiene conto di fondamentali dati di fatto, non facilmente quantificabili con esattezza ma comunque rilevanti, quali la diversità delle funzioni dei Capi di Stato, spesso molto inferiori a quelle attribuite al Presidente della Repubblica dalla Costituzione italiana, nonché dei criteri contabili di imputazione delle spese, con particolare riguardo al personale comandato o distaccato da altre amministrazioni, che in altri ordinamenti è largamente prevalente rispetto a quello di ruolo ed il cui costo grava nella maggior parte dei casi esclusivamente sui bilanci delle amministrazioni di appartenenza del personale. Tali differenze risultano particolarmente evidenti quando il confronto viene fatto con istituzioni titolari di poteri prevalentemente formali”.
Sarà vero?
Ci risulta infatti che la regina Elisabetta II d’Inghilterra abbia appena ottenuto, “nonostante la crisi”, un aumento delle entrate per l’anno fiscale 2013-2014 di circa 5 milioni di euro, passando da 31 a poco oltre 36 milioni di euro.
La somma è a copertura, tra le altre cose, delle spese di mantenimento dei palazzi reali e per i viaggi e gli impegni ufficiali, sia nel regno che all’estero.
Quando verrà designato il suo successore, da Re Giorgio NATOlitano ci congederemo senza alcuna nostalgia.
Federico Roberti

[Modificato il 17/4/2013]

Annunci

6 thoughts on “Re Giorgio NATOlitano e la regina Elisabetta

  1. repetita iuvant

    “Per l’Italia, che vive una complessa transizione istituzionale, l’attacco terroristico di ieri è un potente monito sulle incertezze e le insicurezze di un mondo complesso e interdipendente”. Lo ha scritto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera inviata al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dopo gli attentati di Boston.
    Per Napolitano “nessun paese può isolarsi e l’Italia è parte di uno stesso quadro europeo, atlantico e internazionale. Siamo quindi chiamati a rispondere in modo coerente alle diverse istanze e sfide del mondo esterno se vogliamo assicurare il benessere del nostro popolo”.
    Il capo dello Stato ha aggiunto: “Mentre si avvicina nei prossimi giorni la scadenza del mio mandato, sono fiducioso che l’Italia manterrà il proprio coerente impegno nella lotta contro il terrorismo e per assicurare la pace, la stabilità e la sicurezza”. Napolitano ha poi concluso: “In questo giorno di lutto, caro presidente, desidero rinnovarle l’assicurazione della solida amicizia italiana verso il popolo americano, e a lei personalmente i miei sentimenti di amicizia e di stima”.

    http://www.huffingtonpost.it/2013/04/16/usa-giorgio-napolitano-a-barack-obama-potente-monito-allitalia-non-ci-isoliamo_n_3091173.html?utm_hp_ref=italia-politica

    va peraltro segnalato il tentativo di destabilizzazione portato avanti dall’opposizione “democratica” venezuelana, con il sostegno della Spagna che in Venezuela ha ancora importanti interessi economici, dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del candidato chavista Maduro:
    http://selvasorg.blogspot.it/2013/04/maduro-richiama-lambasciatore.html#more

  2. Quello che ha detto Napolitano non lo avrei detto.
    “Per l’Italia, che vive una complessa transizione istituzionale…
    Bipolari a piede libero ce ne sono molti..

  3. “Delle vittime di un attentato in una qualsiasi città occidentale sappiamo praticamente tutto. Che cosa facevano lì, le loro storie, le loro speranze andate in frantumi. Si redigono mappe del luogo, si propongono “gallerie fotografiche”, s’indugia fin nel più insignificante particolare e si crea addirittura una “icona” del luttuoso evento. Si pensi che ad una maratona del genere i partecipanti provenivano da una cinquantina di paesi del mondo: bene, se ogni notiziario locale ha parlato dei concittadini lì presenti (e l’ha fatto), si ha la misura della diffusione nelle coscienze di un determinato stato d’animo.

    Intendiamoci, a me sta pure bene che si parli di questi sventurati (purché si eviti un’inutile retorica), ma allora, se al centro delle preoccupazioni dei dirigenti delle liberal-democrazie sta sempre e comunque “la vita umana”, che si cominci ad interrompere il palinsesto radiotelevisivo e s’inondino i notiziari di aggiornamenti e di particolari sulle vittime anche ogni volta che una bomba esplode in qualsiasi parte del mondo facendo “vittime innocenti”.

    A quel punto, ben poche trasmissioni non finirebbero interrotte.

    In Iraq, da quando quel paese è stato “liberato” nel 2003 perché la gente ha visto in tv la statua del “dittatore” che tirata giù, è esplosa una quantità impressionante di bombe, piazzate su mezzi in sosta o lanciati all’impazzata contro uomini, donne e bambini innocenti intenti a svolgere le loro ordinarie attività.

    Eppure, ripeto, nessun “gran pubblico” viene informato minimamente su come sia andata, sull’identità dei morti e dei feriti, sulle loro “storie”. C’è difatti il ‘rischio’ che ci si renda conto che non sono poi così “diversi” da noi.

    E mi voglio mantenere sullo stesso tipo di tragedia, quella provocata da una carica esplosiva che d’improvviso vien fatta esplodere in mezzo ad una folla. Perché in Iraq, in Afghanistan, in Libano, in Libia, in Siria, tanto per citare i casi più recenti ed eclatanti, le bombe in strada, nei mercati, nelle scuole, nei luoghi di culto eccetera scoppiano ad un ritmo impressionante, e non si tratta di una “follia” che caratterizza congenitamente quelle popolazioni. C’è soprattutto chi, dall’esterno, utilizzando sovente elementi interni senza scrupolo alcuno, è intento a seminare il “terrore” per i più svariati motivi.

    Terrore sparso a piene mani anche con le armi le più tecnologiche e per questo asettiche nell’impressione che danno, a chi le maneggia, di non ammazzare nessuno. Ed inoltre, anche se venisse qualche scrupolo, sarà sempre utile convincersi che “siamo in guerra col terrorismo”, ed i “terroristi” non sono forse per definizione – in mezzo a qualche “danno collaterale” come i 500.000 bambini vittime dell’embargo all’Iraq o le migliaia di nati deformi a causa dei proiettili occidentali all’uranio impoverito – “sempre loro”?

    No, così non ci siamo proprio. Tutta la costernazione e le lacrime di giornalisti, opinionisti, politici e persino uomini di religione (nel senso di “professionisti” dell’amministrazione del sacro, o di quel che credono sia tale, ché un vero “religioso” è ben altro tipo umano) sono false ed ipocrite perché non sono versate per tutte le vittime del “terrorismo”, indistintamente.

    Ma qui, nella patria della Dottrina Egualitaria di Stato, dove “per legge” si parificano, definendoli “uguali”, nazionali e stranieri, maschi e femmine, coppie normali e coppie omosessuali eccetera, sembra impossibile fare un altro piccolo sforzo, il più semplice tra l’altro perché il più logico, per considerare che al mercato, a scuola, in chiesa o in moschea, e anche in una maratona, la gente è “uguale” dappertutto. E lo è a maggior ragione quando viene fatta saltare in aria.”

    da Le vittime del “terrorismo” sono tutte “uguali”?, di Enrico Galoppini
    http://europeanphoenix.it/component/content/article/8-internazionale-/609-le-vittime-del-terrorismo-sono-tutte-uguali

  4. Bene, d’accordissimo con l’Enrico.
    I nostri tg parlano di strage.
    Anche ieri quasi in contemporanea morti in Medio Oriente.
    Là non era strage.

  5. Pingback: Re Giorgio NATOlitano e la regina Elisabetta | Informare per Resistere

  6. Pingback: Re Giorgio NATOlitano e la regina Elisabetta | FiascoJob Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...