Un rituale che si ripete in ogni guerra

935503_10151666463461204_1923500257_n “Sulle origini degli Stati Uniti, sulla loro missione e sul «Destino manifesto» si è scritto molto. L’esodo dei «Padri Fondatori» dalla madrepatria inglese al «nuovo mondo» viene compiuto in primo luogo da minoranze religiose, molto spesso epurate e perseguitate nell’Inghilterra teatro delle guerre di religione del ‘600: quaccheri, battisti, levellers, ranters, seekers, ma soprattutto puritani. Secondo Tocqueville «L’intero destino dell’America è contenuto nel primo puritano che sbarcò in America». Perchè i puritani, dopo essere entrati in contrasto con la Corona inglese che non accoglieva le loro richieste contenute nel Millenary Petition, richieste principalmente di carattere morale, emigrarono in nassa e in maniera strutturata ed organizzata in America (principalmente nell’America del Nord), identificata nella loro letteratura come la nuova Israele, paese che sarebbe stato il regno millenario di Cristo precedente il giudizio universale. La base teologica dei puritani proviene da una lettura dell’Apocalisse di Giovanni. Il proliferare di chiese e sette americane, fino ai telepredicatori e agli internetpredicatori, trova la sua origine proprio da diverse interpretazioni dalla lettura dell’Apocalisse di Giovanni.
Noi Europei rimaniamo piuttosto stupiti quando, nell’analizzare discorsi cli importanti politici americani, ci imbattiamo in concetti assoluti come quello del «Bene» contro il «Male» o quando apprendiamo che il nemico non si sconfigge ma si distrugge. Alla base di tutta questa retorica c’è la visione del mondo propria dei puritani. Con gli anni magari la maggior parte degli statunitensi non pensa che gli USA siano il regno millenario di Cristo, ma sicuramente è opinione largamente diffusa che il loro sia il paese migliore al mondo, portatore e garante di libertà, con una missione storica da compiere.
Da qui deriva quella che potremmo identificare come l’ideologia imperiale: gli Stati Uniti sono il faro della civiltà, portatore di democrazia e di diritti umani, il paese migliore che deve intervenire per diffondere il bene nel mondo. Tale ideologia serve da collante da un punto di vista interno – gli statunitensi vivono nel paese migliore del mondo – e giustifica le campagne militari in terre straniere: gli statunitensi esportano la democrazia, la civiltà, i diritti umani, in una parola, il «Bene».
Ancora, questa convinzione di essere il paese «faro di civiltà» e guida per l’umanità tutta, paese caratterizzato da valori di carattere universale, viene diffusa nel mondo non solo con le «missioni di pace», ma soprattutto con la cultura popolare. Assistiamo quotidianamente ad una certa spettacolarizzazione della storia attraverso pellicole e sceneggiati televisivi di vario genere, cosicché è diffusa l’opinione che Hollywood sia una sorta di «ministero della propaganda» americano. La conoscenza storica popolare che il mondo ha degli USA viene in gran parte da lì, da quei film che spesso hanno un taglio autocelebrativo. Del resto gli americani sono maestri nel saper sfruttare e diffondere le immagini e la propaganda è stata una delle armi che ha permesso agli USA di vincere la Guerra Fredda; perciò sarebbe poco intelligente pensare che tutta quella struttura di elaborazione e diffusione di notizie e cultura, presente capillarmente in molti paesi del mondo, sia stata smantellata dopo il 1989. Con l’uso sapiente della cultura popolare, non solo cinematografica, gli USA hanno disegnato la propria immagine da proporre al mondo, l’immagine di un paese «buono», impegnato nel fare guerre «giuste» e nell’annientare i nemici, che sono cattivi tout court, l’incarnazione del Male, in un rituale che si ripete in ogni guerra, con una forma assolutamente manichea.”

Da Perché gli USA non sono un Impero, di Massimo Janigro, in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, anno X, n. 1, Gennaio – Marzo 2013, pp. 90 – 91.

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