Questa non è una primavera finanziata dagli oligarchi atlantici

6992_10151719451516204_1160443132_n“Noi, antimperialisti e socialisti turchi, vi preghiamo di sostenere questo movimento popolare contro l’oppressione, l’imperialismo e il capitalismo finanziario. Questa non è una primavera finanziata dagli oligarchi atlantici, questo è un movimento genuino per la difesa della nostra unica Patria, la Turchia.
Diffondete la nostra voce e condividete la nostra vittoria”

[Aggiornamenti quotidiani nella pagina dei commenti]

39 thoughts on “Questa non è una primavera finanziata dagli oligarchi atlantici

  1. mentre le corrispondenti della tv italiana fanno i loro servizi stando sedute in albergo, qualcuno va sul campo…

    ieri sera la corrispondente di RT denunciava di essere rimasta coinvolta insieme ai suoi collaboratori in attacchi con lacrimogeni da parte della polizia turca:
    19:23 GMT: Crew of RT’s correspondent Irina Galushko and RT in Arabic crew have suffered from tear gas after police attacked protesters in Istanbul’s Taksim Square.

    migliaia di feriti, e due i morti accertati sinora…

    potete seguire gli aggiornamenti in tempo reale, con numerose foto, a questa pagina:
    http://rt.com/news/istanbul-park-protests-police-095/

  2. il viceministro degli Esteri Marta Dassu’, pupazzetto atlantico nostrano, straparla ma non nasconde il terrore di veder saltare un pezzo importante del dispositivo politico-militare USA/NATO:

    Roma, 4 giu. – Per il viceministro degli Esteri, Marta Dassu’, la rivolta in Turchia esplosa nella Piazza Taksim di Istanbul non e’ una nuova Primavera contro un regime totalitario, ma semmai “una crisi di crescita”.
    “E’ importante capire che quello che sta vivendo la Turchia ha poco a che fare con piazza Tahrir”, l’epicentro della rivoluzione egiziana, ha spiegato la Dassu’ intervenendo a Radio24. (AGI)

    segnaliamo anche la seguente testimonianza di una insegnante italiana a Istanbul:

    Da chi è formato questo movimento nato spontaneamente?
    “E’ molto eterogeneo: ci sono elettori del partito d’opposizione, ma anche diversi dell’Akp delusi dalle politiche islamiste di Erdogan. Ci sono poi aderenti ad associazioni musulmane democratiche, esponenti della minoranza curda e alevi, ragazzi delle tifoserie di calcio. Non c’è nessun cappello religioso o politico però, si lotta uniti per un obiettivo comune, che va ormai oltre la difesa del parco. I manifestanti ripetono nei loro slogan che la lotta andrà avanti perché il vero obiettivo è cacciare questo Governo”.

    Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere questa reazione?
    “Da una parte c’è la progressiva radicalizzazione dell’autoritarismo imposto al paese dal Governo Erdogan, con leggi che limitano le libertà individuali. La tensione si è accumulata forse sull’onda della rabbia suscitata anche dalla negazione dell’utilizzo di piazza Taksim il primo maggio (Il centro simbolico di Istanbul è rimasto infatti off limits per la festa dei lavoratori, grazie a una cortina di polizia ed esercito che ha generato scontri con feriti e diversi arresti, ndr). La tensione da allora non è mai veramente scesa e il pugno di ferro di Geza Park è stata solo il pretesto per iniziare la ribellione”.

    A proposito di social network, additati da Erdogan (in particolare Twitter) come “una minaccia per la società”, che uso ne fa il movimento?
    “I social network sono importanti e vengono spesso usati per decidere gli appuntamenti con i vari gruppi. Si decide dove incontrarci, che cosa fare, cercando però di rimanere in gruppi non troppo numerosi. Bisogna però anche dire che a volte il loro utilizzo è controproducente perché spesso circolano bufale e notizie false”.

    Un’ultima domanda: perché un’italiana ha deciso di prendere parte alle proteste?
    “Non l’ho deciso, ne ho sentito il dovere. Perché ormai vivo in questo paese e mi sono ritrovata totalmente negli ideali che hanno mosso questa rivolta. Una rivolta che, per partecipazione e intensità credo in Italia non potrebbe mai avvenire”.

    [purtroppo – ndr]

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/io-italiana-tra-gli-occupygezi/2208288/11/0

  3. anche Mario Mauro vuole dare un contributo alla causa.
    rispondendo a una domanda dei cronisti sulla dura repressione delle manifestazioni contro il governo di Ankara, subito dopo un incontro avuto oggi a Bruxelles con il collega turco Ismet Yilmaz, a margine della riunione ministeriale della NATO, il ministro della Difesa ha affermato:
    “Credo che non solo il governo Erdogan, ma tutti i governi che aderiscono a un’alleanza come la NATO, con fondamenti politici incentrati sul rispetto dei diritti e la promozione della libertà, debbano avere nel rapporto non sempre facile con chi manifesta opinioni diverse la persona al centro delle loro preoccupazioni.”
    Nel corso del suo colloquio con Yilmaz, aveva precisato il ministro in precedenza, in realtà “non si è parlato di politica interna turca ma soprattutto della vicenda siriana che ci sta molto a cuore, e delle possibili sue ricadute sui paesi confinanti, la Turchia ‘in primis’ e poi Libano e Giordania”.

    il terrore dei pupazzi atlantici è in aumento
    (fonte TMNews)

  4. Ciao, la tua (vostra) battaglia contro la falsificazione della realtà da parte dell’imperialismo è veramente meritoria. Nel frattempo, anche sul fronte interno, invece di parlare dell’ulteriore débacle elettorale dei partiti di governo, si accaniscono tutti sul MoVimento5Stelle di cui si teme il radicamento.

  5. grazie mille, Giancarlo.

    riportiamo il seguente “appello” di P. Buttafuoco:
    “Signori democratici, su questa storia della Turchia mettetevi d’accordo. Fino a quando Erdogan fa il lavoro sporco in Siria vi va bene, anzi, benissimo. Il sultanato diventa un avamposto dei diritti civili. Se poi quello si fa gli affari suoi dentro casa (giusto perché solo speculando la patria si fa ricca), diventa un satrapo, un restauratore della tradizione dimenticando che in Turchia – sveglia! – è il velo a essere proibito dalla legge del massone Atatürk, non il contrario.”
    http://www.ilfoglio.it/riempitivo/380

    tanto per dire: usare prudenza nel fare apologia di liberalismi e liberismi vari, e non lasciarsi nemmeno andare all’islamofobia spiccia…

    e, infatti, dalla Siria fanno sapere che…

    Beirut, 4 giu. – (Adnkronos/Aki) – Duro affondo dell’agenzia d’informazione siriana ‘Sana’ contro il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, da oltre una settimana nel mirino dei manifestanti che ne contestano le politiche e ne chiedono le dimissioni.
    “Definendo ‘sabotatori’ quelli che manifestano contro la sua autocrazia, il premier turco si e’ contraddetto e ha mostrato la sua ipocrisia e il suo doppio standard“, si legge sulla ‘Sana’. L’organo di stampa vicine al regime siriano, ha quindi sottolineato che “Erdogan continua a sostenere il cosiddetto ‘movimento popolare in Siria’, quando i fatti dimostrano che si tratta in realta’ di gruppi terroristi armati appoggiati e finanziati dal suo governo, dall’Occidente e dai Paesi del Golfo”.

  6. non adatto ai deboli di stomaco

    Istanbul, 5 giu. (TMNews) – La polizia turca è ricorsa nella notte tra martedì e mercoledì ai gas lacrimogeni e agli idranti per tentare di disperdere centinaia di manifestanti antigovernativi che si sono nuovamente radunati a Istanbul e Ankara. Lo ha riportato la stampa locale.
    I contestatori hanno cercato di dirigersi verso l’ufficio del primo ministro Recep Tayyip Erdogan in queste due città, ignorando gli avvertimenti delle forze dell’ordine che avevano loro intimato l’ordine di disperdersi. Scontri sono inoltre avvenuti nella città di Hatay (sudest) alla frontiera con la Siria, dove un giovane di 22 anni aveva perso la vita il giorno precedente dopo essere rimasto ferito nel corso di una manifestazione. Secondo l’emittente televisiva privata Ntv, due poliziotti e tre manifestanti sono rimasti feriti ad Hatay.
    I manifestanti che sfidano da cinque giorni il primo ministro Recep Tayyip Erdogan sono tornati in piazza a Istanbul e Ankara malgrado le scuse del governo alle vittime delle brutalità della polizia.

    ma gli USA apprezzano le “scuse”…

    Washington, 5 giu. (TMNews) – Gli Stati Uniti hanno apprezzato le scuse presentate da un alto responsabile governativo turco dopo la repressione delle manifestazioni e hanno rivolto un appello per un’inchiesta sulle circostanze delle violenze che hanno provocato due morti in questo Paese alleato di Washington. In precedenza il vice primo ministro turco Bulent Arinc aveva presentato le sue scuse e invitato i manifestanti, ormai apertamente sostenuti dai sindacati, tornare a casa, dopo aver riconosciuto la legittimità delle rivendicazioni degli ambientalisti di fronte al progetto immobiliare a Istanbul, all’origine dei disordini.

  7. l’ambasciatore turco in Italia si arrampica sugli specchi e scivola maldestramente…

    ROMA, 5 GIU – Occorre ”restare calmi e realistici e non vedere la situazione in modo drammatico. Saremo in grado di risolvere il problema in modo democratico”. E’ quanto ha affermato a Radio anch’io l’ambasciatore turco a Roma Hakki Akil sottolineando come le proteste in Turchia ”non siano diverse da quelle avvenute in Europa, ad Atene o Madrid” e ricordando anche quanto accaduto in Italia, ”che non e’ certo un regime autoritario”, in occasione degli scontri del G8 di Genova.
    I manifestanti, ha quindi spiegato il diplomatico, ”provengono da tutte le parti della nazioni e hanno protestato pacificamente. Anche la polizia”, fino a pochi giorni fa, ”non ha utilizzato la forza. L’utilizzo della forza da parte della polizia e’ avvenuto solo in caso di fortissimi attacchi portati avanti da gruppuscoli”. Gli incidenti, ha ribadito Akil, sono da considerare come ”una fase” della vita democratica del Paese mentre sul loro effetto su un eventuale ingresso della Turchia in Ue il diplomatico ha sottolineato come ”resti un obiettivo ma la Turchia puo’ andare avanti anche senza Europa. L’adesione sarebbe una grande cosa per noi ma fino ad oggi abbiamo vissuto senza Ue”.
    (ANSA)

    a Istanbul, riferisce stamane la corrispondente di RT Irina Galushko, continuano le proteste e i presidi nella centrale piazza Taksim, in coincidenza con lo sciopero convocato da due importanti federazioni sindacali (Confederazione dei Sindacati di Lavoratori Pubblici e Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari dei Lavoratori) e due ordini professionali (il Collegio Ufficiale dei Medici di Turchia e l’Unione dei Collegi di Ingegneri e Architetti).
    e…

    Istanbul, 5 giu. (TMNews) – L’emittente televisiva Bloomberg HT ha sospeso stamani un quiz televisivo nel quale il presentatore ieri ha proposto ai concorrenti domande sul movimento di protesta che ha investito la Turchia nell’ultima settimana. Maschere antigas, polizia, violenza, popolo, censura, pacifismo, erano le parole che dovevano indovinare dopo averne sentito la definizione.
    Secondo il sito del quotidiano Hurriyet, il giorno dopo la trasmissione è stata interrotta senza motivazione dal responsabile dell’emittente. “La situazione è un po’ confusa al momento. Semplicemente ieri mi è stato chiesto di non andare in onda e la mia fascia oraria è stata assegnata a un altro” ha detto Ihsan Varol, presentatore del gioco delle parole al quotidiano Hurriyet.

  8. mentre a Istanbul ieri sera, in occasione della festa religiosa del Lailat al–Mi’raj, i manifestanti hanno accolto in piazza un gruppo di studenti musulmani anticapitalisti, con una cena a base di prodotti tradizionali e senza bevande alcoliche, al fine di rinsaldare la fratellanza tra le variegate anime della protesta popolare (si veda http://www.hurriyetdailynews.com/atypical-day-of-protest-at-gezi-park-with-religious-ceremony-quran-reading-in-turkey.aspx?PageID=238&NID=48301&NewsCatID=341), a Rize – città natale del premier Erdogan – un gruppo di una trentina di membri dell’Unione della Gioventù Turca (TGB), che dimostravano a favore dei manifestanti di Gezi Park, è stato attaccato da una folla di persone che si erano radunate sul luogo.
    solo l’intervento del Sindaco della cittadina e delle locali forze di polizia ha evitato il peggio:
    http://www.hurriyetdailynews.com/crowd-attacks-supporters-of-gezi-park-protests-in-turkish-pm-erdogans-homeland.aspx?pageID=238&nID=48309&NewsCatID=341

    è forte il timore che domani, dopo la rituale preghiera del venerdì, episodi simili possano verificarsi in tutta la Turchia, dando luogo ad una spirale di odiosi scontri fratricidi.

    con agenzia delle ore 13:16, la notizia viene rilanciata anche in Italia:

    Roma, 6 giu. (TMNews) – Per la prima volta dall’inizio del proteste iniziate una settimana fa con la demolizione di Gezi Park a Istanbul, la folla inferocita ha attaccato i manifestanti che sostengono il movimento contro il governo turco di Recep Tayyip Erdogan. E’ accaduto ieri a Rize, città portuale sul Mar Nero nel nordest della Turchia, che è anche la città natale di Erdogan. Il peggio è stato evitato, dopo due ore di forte tensione, grazie all’intervento del sindaco della città Halil Bakirci, del vicegovernatore e del capo della polizia locale.
    Un gruppo di una trentina di ragazzi stava manifestando a sostegno del movimento nato a Gezi Park quando si è radunata una folla che ha cominciato a replicare ai loro slogan. Qualcuno ha tentato di picchiare i ragazzi, che dopo l’intervento della polizia si sono rifugiati in un edificio, mentre la folla ha bloccato la strada gridando slogan. La folla ha assalito nuovamente i ragazzi mentre venivano evacuati dall’edificio sotto scorta di polizia e gli agenti hanno sparato lacrimogeni per evitare l’attacco. Ferita una donna, riferisce l’agenzia Anadolu. Alla fine la tensione è rientrata grazie all’intervento del sindaco e delle altre autorità.
    “Abbiamo calmato i nostri concittadini e fatto in modo che lasciassero la Zona” ha detto bakirci a CNNTurk, aggiungendo che i ragazzi non erano di Rize e smentendo che ci siano stati feriti. Intanto sono stati rilasciati a Smirne oltre 30 ragazzi fermati ieri per aver diffuso “false informazioni” via Twitter, a sostegno della protesta.

  9. Ho delle sensazioni che mi stanno antipatiche. Queste manifestazioni sembrano quasi una copia di quanto accadde in Egitto, ma la Turchia è ben diversa, eppure la cosa non mi quadra affatto. E’ necessario creare una situazione insostenibile per spingere il governo tentennante ad agire e imporre quelle leggi che lentamente lo faranno cadere in baratro simil Libia o Siria.
    La Turchia controlla lo stretto dei Dardanelli e la Russia ha appena posto una squadra navale a Tartus, ma nel caso di necessità, altre navi potrebbero transitare di fronte ad Istanbul. Il Governo siriano, sebbene sembri riacquistare una certa sovranità con l’aiuto avuto dagli Hezbollah e la Russia, in mancanza di quest’ultima si troverebbe in una condizione senza via d’uscita. Queste agitazione “popolari” seppur condivisibili, perché contro un teorema vicino ai Fratelli Mussulmani, sembra siano fatte apposta per aumentare la tensione interna a favore di provvedimenti che potrebbero spingere la Turchia a scelte molto, ma molto pericolose.

  10. potrebbero…
    Erdogan, che stasera tornerà in patria dopo un viaggio di qualche giorno nei Paesi del Maghreb, sta soffiando sul fuoco con le sue dichiarazioni che fra i manifestanti vi sarebbero membri di organizzazioni terroristiche e agenti di servizi segreti stranieri e che non intende rinunciare ai progetti per piazza Taksim…

  11. mentre nella capitale Ankara ieri sera, per la prima volta dall’inizio della protesta, i (numerosi) manifestanti hanno sfilato senza essere attaccati dalle forze di polizia ed evitando accuratamente di fornire loro pretesti per farlo (si veda http://www.hurriyetdailynews.com/ankara-chapuls-in-tear-gas-free-kugulu-park.aspx?pageID=238&nID=48386&NewsCatID=341), a Istanbul è stato reso omaggio ai tre dimostranti rimasti uccisi durante le manifestazioni e consolidata la presenza nella piazza simbolo delle stesse (http://www.hurriyetdailynews.com/gezi-park-community-commemorates-the-deceased-of-the-turkey-protests.aspx?PageID=238&NID=48379&NewsCatID=341).
    frattanto, il ritorno in patria di Erdogan, accolto all’aeroporto da una folla di attivisti del suo partito AKP appositamente sensibilizzati anche con l’invio di sms (https://twitter.com/Hzl_Acr/status/342769827611549696), è stato accompagnato dalle dichiarazioni di quello che viene considerato l’eminenza grigia dell’islamismo turco, Fethullah Gülen.
    Gülen, residente negli Stati Uniti dalla fine degli anni novanta, ha invitato la dirigenza dell’AKP a non sottovalutare le proteste, suggerendo “di estinguere il fuoco ora che è ancora piccolo”. D’altro canto, ha affermato, i manifestanti appartengono a una “generazione distorta”, la cui “depravazione” continuerà sino a quando non sarà curata, con la pazienza ma anche con la costrizione…
    (http://www.hurriyetdailynews.com/dont-underestimate-the-invasion-of-ants-says-islamic-scholar-gulen-over-protests.aspx?PageID=238&NID=48374&NewsCatID=341)

    ”C’e’ da temere ora una guerra civile”

    ANKARA, 7 GIU – Per molti manifestanti antigovernativi turchi il duro discorso pronunciato questa notte dal premier Recep Tayyip Erdogan all’aeroporto di Istanbul al suo rientro dal Maghreb fa temere una possibile ”guerra civile”. Il commento torna frequente su twitter e nella cittadella della protesta di Piazza Taksim, a Istanbul. ”Ha dichiarato la guerra civile. Da oggi le cose sono cambiate” ritiene un giovane oppositore sulla piazza simbolo della rivolta anti-Erdogan.
    Nel discorso pronunciato alle due di notte davanti a migliaia di militanti del suo partito islamico Akp all’ aeroporto di Istanbul, Erdogan ha intimato alle centinaia di migliaia di manifestanti scesi in piaza negli ultimi giorni per chiedere le sue dimissioni – che ha bollati di nuovo come ‘vandali’ – di porre fine ”immediatamente” alla protesta. I suoi sostenitori hanno cantato piu’ volte ”indicaci la strada, schiacciamo Taksim” e ”siamo pronti a morire per te Tayyip”. Il premier ha ribadito il ‘no’ alle rivendicazioni dei manifestanti e si e’ scagliato anche contro ”giornalisti, artisti e politici” che ”hanno incitato” alla protesta con ”le peggiori menzogne”. Ha inoltre denunciato il ”martirio” della ”mia polizia” negli scontri con i manifestanti. ”Ha dichiarato la guerra al suo popolo” protesta su twitter @welsla. ”C’e’ da temere ora una guerra civile” dice @fulyacandas. ”E’ il discorso piu’ provocatorio mai sentito nella politica turca” scrive @canikligil. Secondo il quotidiano moderato indipendente Taraf ”Erdogan sta dando fuoco alla Turchia”.(ANSA).

  12. Turchia, la storia continua.
    piazza Taksim, Istanbul, domenica 9 giugno…

    mentre nella capitale Ankara i dimostranti, riuniti di fronte all’ambasciata USA, sono stati dispersi con la forza.
    scene simili si sono viste, ieri sera, anche nelle città di Izmir e Adana, riporta Russia Today.

    un altro “fronte” aperto è quello del quartiere Gazi, estrema periferia nord di Istanbul, feudo dei movimenti anti-imperialisti, dove vive la minoranza degli Aleviti, circa 12 milioni in tutto il Paese che professano la religione musulmana sciita.
    A Gazi, nelle scorse sere, sono scesi in strada in 15 mila e nella notte fra venerdì e sabato ha perso la vita un ragazzino di 13 anni, che stava prendendo parte agli scontri fra gli abitanti del quartiere e la polizia. Una repressione pressoché ignorata dalla stampa locale di cui veniamo a sapere qui:
    http://www.lastampa.it/2013/06/10/esteri/nella-periferia-sciita-di-istanbul-vuole-un-golpe-lo-fermeremo-TGGEBns0uOV1rsosAb3jtN/pagina.html

  13. sulla situazione in Turchia segnaliamo anche il seguente commento di Aldo Braccio, non senza sottolineare che un altro elemento generalmente sottaciuto è la feroce polemica innescata dalla decisione dell’esecutivo Erdogan di consentire l’installazione -da parte della NATO- di numerose batterie di missili Patriot nei territori al confine con la Siria, per presunte esigenze di difesa dalla stessa:

    “Un primo bilancio della situazione turca dopo i ripetuti disordini dei giorni scorsi non può prescindere dalla valutazione del fenomeno mediatico sorto in parallelo.

    La realtà sul campo è certamente complessa, ma l’interpretazione riduttiva e faziosa fatta dai grandi media occidentali la riconduce a un tema ricorrente di propaganda: vale a dire lo scontro dei laicisti, progressisti e libertari contro i fondamentalisti che cercano subdolamente di islamizzare lo Stato e la società.

    A parte il fatto che risulta difficile credere all’imperativo di una islamizzazione forzata di un Paese in cui l’Islam è già largamente e pacificamente presente, si dimentica al proposito la storia stessa della Turchia: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e per oltre 50 anni, infatti – per non parlare dei decenni precedenti – è stato il cosiddetto laicismo (il kemalismo) a perseguitare l’Islam, e non viceversa. Un laicismo spesso eterodiretto, occidentale e atlantico, che si è manifestato con colpi di Stato direttamente o indirettamente gestiti dalla NATO (inizio anni Sessanta, Settanta, Ottanta del secolo scorso) e con pronunciamenti militari ratificati dall’intervento della magistratura (metà anni Novanta, con la messa al bando del partito di maggioranza relativo, di ispirazione islamica).

    Venendo all’attualità di questi giorni, si può sottolineare che la dinamica delle uccisioni e la localizzazione delle tre vittime fin qui (5 giugno) segnalate – e riunite apoditticamente nella categoria “vittime della repressione” – è piuttosto significativa.

    Un uomo è stato travolto da un taxi a Istanbul, altri due sono stati colpiti – non si sa da chi e in quale circostanza – da armi da fuoco ad Ankara e nell’Hatay (la regione al confine fra Turchia e Siria). Il richiamo a questo ulteriore tragico accadimento in questa regione – a pochi giorni dalla strage di Reyhanlı – riconduce al gravissimo stato di tensione legato alla situazione siriana, dove una vasta area è abbandonata all’arbitrio delle milizie antiAssad (in cui figurano massicciamente mercenari occidentali e i tagliagole già distintisi nella campagna libica), il caos è totale e si susseguono manifestazioni e proteste della popolazione locale che giustamente vorrebbe essere tutelata.
    (…)”

    http://www.eurasia-rivista.org/i-disordini-in-turchia-al-di-la-del-fenomeno-mediatico/19576/

  14. nelle prime ore di questa mattina, la polizia ha sgomberato piazza Taksim approfittando della scarsa presenza di manifestanti in loco.
    quei pochi, secondo RT, sono stati ulteriormente respinti a forza nelle vie adiacenti…
    http://rt.com/news/police-turkey-taksim-square-505/

    questi fatti giungono dopo che ieri si era diffusa la notizia che il primo ministro Erdogan avrebbe concordato un incontro con alcuni esponenti della protesta da tenersi nella giornata di mercoledì.
    ora viene da chiedersi: chi comanda in Turchia?
    il governo del partito votato a maggioranza nelle ultime elezioni o l’eminenza grigia Fethullah Gülen?
    Secondo il giornalista Ahmet Şık -autore di un un libro (disponibile in rete) sul movimento di Gülen intitolato Imamın Ordusu, “L’esercito dell’Imam” – mentre il governo ha demolito il potere dell’esercito, Fethullah Gülen è riuscito non solo a controllare la polizia turca, ma a far entrare qualcosa come l’80% dei poliziotti nel suo movimento.
    http://kelebeklerblog.com/2013/06/07/fethullah-gulen-e-i-misteri-della-turchia/

    e dopo le dichiarazioni fortemente critiche che Gülen aveva rilasciato la scorsa settimana circa la gestione delle proteste da parte dell’esecutivo in carica, è lecito ipotizzare che la polizia sia stata e venga usata per screditare il governo… e sostituire Erdogan con qualcuno più vicino a Gülen.
    oscure manovre condotte sulla pelle di una consistente fetta del popolo turco in mobilitazione quotidiana da quasi due settimane

  15. non contenti dello sgombero mattutino, la polizia turca ha raddoppiato nel pomeriggio.
    la (notevole) resistenza incontrata non ha impedito loro di proseguire nell’opera, addentrandosi nel Parco Gezi e smantellando quanto i manifestanti vi avevano installato, nonostante le ripetute rassicurazioni dei vertici politici locali e nazionali che non avrebbero fatto nulla di tutto ciò.
    una tale esibizione di forza, giunta il giorno precedente a quello che sarebbe dovuto essere l’inizio del dialogo fra le parti, sembra aprire la strada soltanto a una crescente contrapposizione, foriera di ulteriori episodi di violenza estesi a livello nazionale…
    quanto scriviamo è in virtù della diretta audio-video trasmessa da RT, che prosegue ancora in questi minuti al seguente collegamento:
    http://rt.com/on-air/istanbul-protest-tear-gas/

    del resto, come nota il giornalista britannico Neil Clark rispondendo alle domande della stessa RT, Erdogan si è potuto permettere di reprimere la protesta perché la Turchia è un membro della NATO nonché alleato degli Stati Uniti. Se fosse successo qualcosa di simile in Bielorussia il caso sarebbe già stato denunciato all’ONU.
    “I doppi standard sono lampanti. Se appartieni alla NATO puoi abbandonarti all’omicidio e Erdogan è stato reso baldanzoso da questo”.
    l’intervista è qui http://rt.com/op-edge/erdogan-protests-nato-ally-532/

  16. Neil Clark si è dimenticato di citare i buoni rapporti che la Turchia continua ad avere, nonostante tutto, con l'”unica democrazia del Medio Oriente”.

    HDN riporta stamane dell’incontro svoltosi lo scorso 10 giugno fra il responsabile dell’intelligence Hakan Fidan e il suo omologo israeliano Tamir Pardo, capo del Mossad, per “discutere la possibile influenza delle organizzazioni d’intelligence dei Paesi della regione nelle proteste del Parco Gezi”.
    Quali Paesi? Siria e Iran, ovviamente…
    http://www.hurriyetdailynews.com/israels-mossad-chief-meets-turkish-intel.aspx?pageID=238&nID=48656&NewsCatID=341

    frattanto il governatore di Istanbul, Hüseyin Avni Mutlu, sollecita le famiglie a riportare a casa i ragazzi che ora si sono “rifugiati” fra gli alberi del Parco, zona dalla quale la polizia si è ritirata dopo l’incursione dell’ultima notte e la cui protezione è stata rinforzata con nuove barricate.
    ad essere in pericolo sarebbe “il loro sviluppo fisico, morale e mentale”, come recitano le motivazioni delle sanzioni pecuniarie inflitte ad alcune televisioni locali colpevoli di avere trasmesso in diretta le manifestazioni dei giorni scorsi…
    la fonte di tali notizie è ancora il sito di HDN

  17. “sviluppo fisico, morale e mentale”… verrebbe da dire che ai celerini turchi avrebbe fatto bene tenere le mani sopra le coperte da piccoli, così oggi non sarebbero assatanati col manganello!
    Mala tempora currunt!

  18. Sirri Sureyya Onder, cercasi disperatamente parlamentari con attributi similari…

    ANKARA, 12 GIU – In Piazza Taksim, sotto le granate lacrimogene della polizia, accanto agli indignados turchi c’erano ieri anche i figli di deputati del partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan, ha rivelato in una intervista oggi a Taraf il deputato del partito curdo Bdp Sirri Sureyya Onder, personaggio simbolo della rivolta di Gezi Park. Onder ha detto di avere visto con i giovani di Taksim i figli di almeno quattro onorevoli Akp. Ma non ha voluto fare nomi, per rispettare la loro privacy.
    Il deputato curdo e’ diventato un simbolo della lotta di Gezi Park dopo che nei primi due giorni della protesta si e’ piazzato davanti alle ruspe che volevano sradicare gli alberi, mentre le forze antisommossa disperdevano con brutalita’ gli altri dimostranti, e le ha bloccate da solo grazie al suo statuto di deputato. Nel terzo giorno pero’ Onder era stato ferito alla testa da un candelotto lacrimogeno sparato a tiro teso a altezza d’uomo da un agente ed era stato ricoverato. Appena dimesso era tornato a Gezi Park.
    (ANSA)

    a piazza Taksim, la scorsa notte è passata fra musica -con un concerto dell’italo-tedesco Davide Martello (che si è portato da solo il pianoforte in piazza) e del musicista turco Yiğit Özatalay- e lazzi nei confronti del primo ministro, il quale avrebbe lanciato una sorta di ultimatum di 24 ore affinché il Parco Gezi sia sgomberato dagli occupanti, ventilando fra l’altro la possibilità di indire un referendum sulla sorte del parco stesso…
    http://www.hurriyetdailynews.com/piano-notes-replace-tear-gas-in-taksim-as-musicians-play-for-gezi-park-protesters.aspx?pageID=238&nID=48722&NewsCatID=341

  19. gettate la maschera, pupazzi ottomani dell’atlantismo militante!

    Ankara, 13 giu. – (Adnkronos/Aki) – La stampa straniera e’ nel mirino delle istituzioni turche, per la copertura che da’ in questi giorni alle proteste antigovernative di Piazza Taksim, a Istanbul. Il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha attaccato “certi circoli” dei media internazionali, che a suo giudizio sono impegnati a danneggiare l’immagine della Turchia. “Se facciamo un paragone – ha detto il ministro alla tv privata Haber Turk – il resoconto dei media internazionali sulle proteste di Piazza Taksim e’ molto diverso dalla realta’ di cio’ che accade”. “So bene come alcuni media diano copertura delle uccisioni in Siria – ha proseguito – So che trasmettono per ore e senza pubblicita’ le immagini in diretta da piazza Taksim, mentre non prestano alcuna attenzione ai massacri di Banyas, in Siria”.

    Beirut, 13 giu. – L’Occidente valuta la possibilita’ di aumentare la sua assistenza ai ribelli siriani. Sabato, nel nord della Turchia, diplomatici europei e americani incontreranno Salim Idriss, comandante dell’Esercito Libero Siriano (Els), per discutere di nuove forniture. L’incontro non e’ stato annunciato ufficialmente, ma e’ trapelata da fonti diplomatiche. “Idriss ha bisogno di soldi, munizioni e armi per cementare la sua leadership e conquistare credibilita’ tra i combattenti”, ha spiegato una fonte. Rafforzando Idriss, che in passato ha militato dell’esercito siriano, i Paesi occidentali sperano di ridurre l’influenza di gruppi come al-Nusra, considerato da Washington come una propaggine dei combattenti sunniti di Al Qaeda in Iraq.
    Nelle ultime settimane la situazione sul terreno in Siria e’ cambiata drammaticamente perche’ Assad con l’aperto sostegno dei miliziani sciiti di Hezbollah ha guadagnato terreno. I Paesi occidentali hanno finora rifiutato di inviare armi direttamente ai ribelli, anche se hanno fornito il sostegno ai Paesi arabi che lo stanno facendo (Qatar e Arabia Saudita).

    intanto, mentre le autorità rinnovano “per l’ultima volta” l’invito a sgomberare il parco Gezi, sale tristemente il conto dei morti:

    Ankara, 13 giu. – Un manifestante ferito durante le proteste ad Ankara e’ stato dichiarato morto, portando a cinque il bilancio delle vittime nelle proteste in Turchia. Lo ha annunciato l’avvocato della famiglia, Sema Aksoy, precisando che il giovane turco, il 26enne Ether Sarisuluk, era stato colpito alla testa da un lacrimogeno il primo giugno durante gli scontri con la polizia nella capitale e da allora era ricoverato in terapia intensiva.
    (AGI)

  20. dopo l’incontro di ieri notte fra le autorità e i rappresentanti della protesta, durante il quale si è giunti all’accordo di aspettare quanto deciderà la magistratura in merito al destino del parco Gezi, oggi i manifestanti saranno impegnati a rendere omaggio alle cinque vittime dei disordini fin qui accertate.

    fa specie che Erdogan e soci, mentre da un lato sembrano assumere un tono (finalmente) conciliante con i protagonisti della protesta, dall’altro si associano alle pretestuose affermazione provenienti dagli Stati Uniti circa l’uso di armi chimiche da parte dell’esercito siriano nella lotta con i “ribelli”, sollecitando la “comunità internazionale” a unirsi per porre fine agli attacchi del “regime di Assad”:
    http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-urges-stronger-stance-against-syria-after-us-accusations-of-chemical-weapon-use.aspx?pageID=238&nID=48808&NewsCatID=338

  21. difficile riassumere quanto avvenuto nelle ultime 24 ore.
    dopo che nella notte tra venerdì e sabato si era svolta una assemblea fiume all’interno del parco Gezi conclusasi con la decisione dei manifestanti di non abbandonare l’area rimuovendo comunque le barricate ancora presenti, nel tardo pomeriggio la polizia turca ha chiuso tutto gli accessi a piazza Taksim (anche agli organi di stampa) per poi accerchiare quanti stavano ancora nel perimetro del parco e spingerli fuori a forza.
    gli scontri sono arrivati fin dentro alcuni edifici adiacenti dove i manifestanti avevano trovato rifugio, per poi propagarsi a uno dei viali che conduce alla piazza, l’elegante Istikal, e dilagare in varie zone della città.
    tutto quanto ufficialmente per poter smantellare in modo definitivo le strutture installate dentro il Gezi e svolgere “in pace” il previsto raduno di domenica dei sostenitori del partito di governo…
    si contano numerosi feriti, forse sino a un centinaio… e gli scontri continuano, a notte più che inoltrata

    l’atlantismo ottomano si allena ad aggredire il vicino siriano, in combutta con l’imperialismo a stelle e strisce e i suoi accoliti anglo-francesi, bastonando -a più non posso- i propri cittadini non allineati

  22. ieri pomeriggio ad Ankara, solo due ore prima che la polizia sgomberasse il parco Gezi, Erdogan aveva affermato, fra le altre cose: “Nessuno ci può intimidire. Non prendiamo ordini o istruzioni da nessuno eccetto che da Dio”:
    http://www.hurriyetdailynews.com/turkish-government-supporters-gather-in-istanbul.aspx?pageID=238&nID=48888&NewsCatID=338

    non stupisce quindi che il ministro Egemen Bagis abbia poi dichiarato, in una intervista ad A Haber, che quei manifestanti i quali dovessero tornare a piazza Taksim saranno considerati “membri di una organizzazione terroristica”:
    http://www.hurriyetdailynews.com/police-to-consider-protesters-in-istanbuls-taksim-square-terror-organization-members-minister.aspx?pageID=238&nID=48875&NewsCatID=338
    e trattati di conseguenza…

  23. C’è anche da dire che:

    …Sicché, pur di mantenere alta la crescita economica Erdogan ha aperto persino all’Iran. L’idea è chiara: offrire agli iraniani la licenza bancaria turca perché essi possano concludere le transazioni commerciali quando scatteranno le sanzioni internazionali contro la banca centrale iraniana, e inoltre perché essi possano con i proventi petroliferi finanziare le numerose società iraniane che operano in e dalla Turchia. Infatti non sono soltanto le grandi banche come la Tejarat Bank e la Pasargad Bank di Teheran a correre ad Istanbul, ma già più di duemila società commerciali persiane hanno aperto filiali in Turchia. Tant’è che sono diventati ormai moltitudine i turchi che sono partner commerciali e bancari degli iraniani. Stando così le cose non ci vuol molto a capire la nevrosi di Israele che da anni si inventa pretesti per coinvolgere gli Stati Uniti in una guerra contro gli Ayatollah.
    [Link: http://www.geopolitica-rivista.org/22517/cosa-lega-gezi-parki-goldman-sachs-e-le-sanzioni-alliran/%5D

    Personalmente quando leggo che repubblica copre la notizia stando dalla parte dei manifestanti mi vengono sempre in mente le fosse comuni con 50.000 civili libici massacrati da Gheddafi.
    Non so quale sia il gioco che si sta giocando ma non mi piace. Sbaglierò…

  24. vorrebbe dire che che “qualcuno” intende scaricare Erdogan e soci, sostituendoli con pupazzi più adatti alle attuali circostanze?
    non è da escludere, considerando anche che il principale partito di opposizione in Turchia si sta preparando a una serie di colloqui ad alto livello negli Stati Uniti, che si terranno da luglio in poi, con esponenti del Congresso, del Dipartimento di Stato e di alcune ong, come riferisce HDN…
    http://www.hurriyetdailynews.com/turkish-main-opposition-party-to-hold-talks-in-washington-in-july.aspx?pageID=238&nID=48933&NewsCatID=338

  25. preoccupati per i contatti in essere fra l’opposizione di “sinistra” e i padrini d’America, non è un caso che il vice ministro degli Esteri turco in visita negli Stati Uniti oggi abbia avuto a dichiarare che la percezione dei disordini da parte della Casa Bianca non è stata esagerata.
    vantandosi, inoltre, del fatto che la Turchia abbia avuto una grande influenza sulla decisione americana di (continuare ad) armare i “ribelli” siriani…
    http://www.hurriyetdailynews.com/gezi-park-protests-are-not-exaggerated-by-white-house-turkish-deputy-pm.aspx?pageID=238&nID=48944&NewsCatID=338

  26. terminato, a quanto pare, il lavoro sulle strade (a parte il caso di alcuni isolati manifestanti che ieri sera hanno messo in scena una protesta silenziosa in piazza Taksim), le forze “antiterrorismo” alzano il tiro..
    nella prima mattinata di oggi, sia a Istanbul che nella capitale Ankara, più di duecento persone sono state arrestate nelle proprie case o sul posto di lavoro, anche nelle sedi di alcuni organi di stampa. fra di esse, vi sarebbero alcuni membri di partiti politici di opposizione.
    22 delle persone arrestate a Istanbul, accusate di aver organizzato proteste violente e istigato la gente a partecipare a dimostrazioni illegali, saranno “interrogate” per quattro giorni…
    http://www.hurriyetdailynews.com/turkish-police-detain-dozens-as-part-of-probe-into-gezi-park-protests-.aspx?PageID=238&NID=49001&NewsCatID=341

    Ankara, 18 giu. – La polizia turca ha effettuato nella notte uno dei piu’ duri interventi contro i manifestanti anti-governativi ad Ankara, mentre a Istanbul e’ stata una notte di relativa calma. In mattinata, pero’, nella metropoli sul Bosforo la polizia ha eseguito decine di perquisizioni, compresi un giornale e un’agenzia di stampa, e ha arrestato un centinaio di persone in relazione alle proteste di piazza Taksim. In un’operazione chiaramente mirata a soffocare le quasi tre settimane di proteste, le forze dell’anti-terrorismo della Direzione di Sicurezza turca hanno fatto irruzione nelle case di 90 membri del Partito Socialista degli Opressi (Esp), un gruppuscolo della sinistra molto attivo nelle proteste a parco Gezi. La polizia ha perquisito anche gli uffici del quotidiano Atilim e dell’agenzia di notizie Etkin, entrambi collegati all’Esp. In base alla legge turca, i fermati potranno essere interrogati per quattro giorni prima di esser portati davanti al giudice.
    Ad Ankara nella notte le forze di sicurezza hanno sgombrato con l’uso di lacrimogeni e idranti i manifestanti accampati nel Parco Kugulu. Durante lo sgombero, durato fino alle tre di notte, numerosi manifestanti sono rimasti feriti, alcuni con trauma cronico o arti rotti, ha denunciato l’opposizione. “Sono a Kugulu, hanno picchiato pesantemente i giovani: sto portando due di loro in ospedale”, ha ‘twittato’ alle 03:16 ora italiana il deputato del Partito repubblicano del Popolo, Aylin Nazliaka. Alle 4 di mattina il parco era quasi completamente sgomberato.
    Piu’ tranquilla la nottata a Istanbul, dove un un unico manifestante, ‘l’uomo in piedi’ -come l’anno ribattezzato i social media- e’ rimasto fermo per diverse ore a piazza Taksim, con gli occhi fissi al centro Culturale Ataturk; la sua protesta simbolica e silenziosa ha attratto alcune centinaia di cittadini, ma dopo alcune ore la manifestazione e’ stata dispersa dalla polizia. ‘L’uomo in piedi’ ha fatto proseliti rapidamente in tutto il Paese e nel giro di qualche ore sono cominciate a circolare immagini di persone in piedi ovunque: in una foto scattata in Anatolia, nella provincia di Sivas, si vedono alcune persone in piedi davanti all’hotel Madimak, teatro di un attacco di estremisti islamici il 2 luglio 1993, in cui morirono 33 persone e due dipendenti dell’albergo.
    (AGI)

  27. la “democrazia” è servita…

    ANKARA, 18 GIU – Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato oggi che durante le recenti manifestazioni antigovernative ”le forze di polizia hanno superato il test della democrazia”, riferisce l’agenzia Anadolu.
    Davanti al gruppo parlamentare del suo partito islamico Akp, Erdogan ha anche affermato che ”usare i gas lacrimogeni e’ un diritto incontestabile della polizia”. Secondo la stampa turca dall’inizio delle proteste pacifiche dei giovani turchi la polizia ha sparato 150mila candelotti lacrimogeni e 3mila tonnellate di acqua a pressione dagli idranti (contenenti almeno negli ultimi giorni agenti chimici urticanti). Diversi manifestanti gravemente feriti sono stati colpiti alla testa da candelotti sparati a tiro teso a altezza d’uomo. (ANSA).

  28. la serata di ieri è stata caratterizzata dalla generalizzazione della protesta di “uomini in piedi”, che da piazza Taksim si è diffusa in altri luoghi di Istanbul e di tutta la Turchia.
    essendo il parco Gezi ancora inacessibile e sotto stretta sorveglianza della polizia, i manifestanti si sono riuniti per discutere le modalità di ulteriori mobilitazioni in altri luoghi verdi della città, fino a tarda notte…
    http://www.hurriyetdailynews.com/hundreds-stand-in-silence-imitating-the-standing-man.aspx?PageID=238&NID=49070&NewsCatID=341

    ANKARA, 18 GIU – Migliaia di ‘uomini e donne in piedi’ questa sera in tutta la Turchia hanno sfidato il divieto di manifestare imposto dal governo esprimendo il proprio dissenso fermandosi e restando immobili e in silenzio in strade, piazze, spiagge, luoghi di lavoro. L’emittente Halk tv, che da tre settimane trasmette in diretta le proteste antigovernative, mostra molta gente immobile a Taksim nel centro di Istanbul, a Kizilay nel cuore di Ankara e sul lungomare di Smirne. (ANSA).

  29. la “democratica” Turchia mette al collo un’altra medaglia.

    Bahar Kimyongür, giornalista belga di origini turche, è stato arrestato dalle autorità spagnole lunedì 17 giugno mentre si trovava in visita, con moglie e figli, presso la cattedrale di Cordoba, su mandato di arresto internazionale spiccato (segretamente) dalla Turchia.
    egli, accusato di essere un “sostenitore di Assad” e “autore di fatti di terrorismo” ma in realtà impegnato a svelare l’ipocrisia dei governi europei e non solo circa la situazione in Siria, e ad aiutare le famiglie dei giovani jihadisti che si sono uniti ai “ribelli”, avrebbe dovuto partecipare a un dibattito pubblico su questi argomenti organizzato a Bruxelles per il 25 giugno.
    stamane il tribunale di Madrid lo ha rilasciato dietro cauzione, concedendo alla Turchia 45 giorni di tempo per precisare le accuse a suo carico.

    http://www.silviacattori.net/article4546.html
    http://www.lesoir.be/265371/article/actualite/belgique/2013-06-19/bahar-kimyongur-libere-sous-caution

  30. gli Stati Uniti confidano nella democrazia turca e che Ankara resta per Washington un alleato strategico…

    Ankara, 19 giu. – (Adnkronos/Aki) – L’ambasciatore degli Stati Uniti ad Ankara, Francis J. Ricciardone, ha avuto un colloquio con Yalcin Akdogan, consigliere del premier turco Recep Tayyip Erdogan presso la sede del partito al governo, l’Akp. Lo scrive il sito del quotidiano Zaman, spiegando che il colloquio e’ stato dedicato alle tensioni dei giorni scorsi tra i due paesi, per le critiche della Casa Bianca alla repressione della protesta antigovernativa di Piazza Taksim.
    Al termine dell’incontro, Ricciardone ha usato toni concilianti, affermando piu’ volte che gli Stati Uniti confidano nella democrazia turca e che Ankara resta per Washington un alleato strategico. Ha poi affermato l’importanza della liberta’ di espressione, dicendosi certo dell’impegno della Turchia per garantirlo. Secondo Zaman, Ricciardone e Akdogan potrebbero aver discusso anche dell’imminente visita di Erdogan nella Striscia di Gaza, gia’ rinviata per la protesta di Piazza Taksim. (Rzz/Opr/Adnkronos)

    intanto, gli “amici della Siria” sono in procinto di ritrovarsi in Qatar per accordarsi su ulteriori “aiuti” ai “ribelli”… la Bonino illustrerà ai presenti le eroiche gesta di Giuliano Ibrahim Del Nevo, jihadista e reclutatore di jihadisti…

    Roma, 19 giu. – Si terra’ a Doha la prossima riunione degli ‘Amici della Siria’, che discuteranno gli aiuti da garantire all’Esercito Libero Siriano, compresi quelli militari, in modo che i ribelli possano rispondere ai recenti successi sul terreno delle forze di Bashar al-Assad. L’incontro, vedra’ riuniti 11 Paesi: oltre all’Italia, che sara’ presente con il capo della diplomazia, Emma Bonino, anche i ministri degli Esteri di Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Giordania, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Turchia ed Egitto.
    L’incontro segue una riunione che si e’ tenuto ad Ankara, la scorsa settimana, in cui, il capo dell’Els, il comandante Salim Idriss, ha chiesto aiuti militari comprese armi pesanti come missili anti-aereo e anti-tank. Le armi e i finanziamenti vengono forniti da mesi all’opposizione da parte di stati arabi (come Qatar e Arabia Saudita).

  31. mentre la repressione colpisce altre città del Paese (ieri, ad esempio, Izmir dove un gruppo di manifestanti accampato in un parco è stato sgomberato e altri sono stati arrestati direttamente nelle proprie case) e operazioni per impedire il formarsi di assembramenti stanno diventando la prassi della polizia, tramite il generoso uso dei cannoni ad acqua e di lacrimogeni, il primo ministro ha presenziato all’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, nella località di Mersin, dove non proprio tutto è filato liscio…

    Mersin (Turchia), 20 giu. – Il premier turco Recep Tayyip Erdogan e’ in tribuna al Mersin Stadium per assistere alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo 2013. Inquadrato dai quattro maxi-schermi agli angoli dell’impianto, Erdogan ha ricevuto dei fischi dal pubblico presente. Fischi che si sono ripetuti quando lo speaker ufficiale della serata lo ha presentato. Lo stadio, nonostante gli oltre 25.000 biglietti andati velocemente a ruba, presenta molti vuoti. Contro Erdogan si e’ svolta a Mersin anche una manifestazione, con tanto di corteo partito dal Forum, mentre a suo favore, davanti all’Hotel Hilton, sono apparsi due striscioni. In uno, i suoi sostenitori recitavano di essere pronti, per lui, anche a bere la cicuta. (AGI)

    parallelamente, giunge la notizia di diversi scambi telefonici avvenuti nelle ultime ore fra il Dipartimento di Stato USA e il ministero degli Esteri turco, al fine di rafforzare la cooperazione per l’invio di “aiuti” ai “ribelli” siriani, sempre più bisognosi del sostegno dei padrini atlantici, pena il loro definitivo annientamento…
    http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-us-cooperate-on-aid-to-syrian-rebels-.aspx?pageID=238&nID=49190&NewsCatID=352

  32. cose “turche”

    poche ore prima che la polizia intervenisse in piazza Taksim per disperdere, coi soliti metodi, la manifestazione convocata per oggi, senza che gli omaggi floreali offerti ai poliziotti dai manifestanti riuscissero in alcun modo ad addolcire il trattamento riservato loro, il primo ministro Erdogan durante un incontro aveva paragonato quanto sta accadendo in Turchia agli avvenimenti in corso nel lontano Brasile, definendo le due situazioni figlie di un medesimo piano.

    a noi, però, non risulta che Dilma Roussef stia addestrando a casa sua jihadisti di mezzo mondo da inviare poi in Argentina per destabilizzare un Paese confinante fino al giorno prima definito “amico”.
    e nemmeno che il ministro degli esteri brasiliano si ritrovi periodicamente con alcuni suoi omologhi dell’America Indiolatina e non solo, per decretare l’invio urgente di tutti i materiali e gli equipaggiamenti necessari affinché i “ribelli” possano fare fronte ai brutali attacchi del regime di Cristina Kirchner…
    http://www.hurriyetdailynews.com/friends-of-syria-agree-military-aid-to-rebels-statement–.aspx?pageID=238&nID=49276&NewsCatID=352

  33. al seguente collegamento alcune foto dei manifestanti che ieri sera sono stati bersaglio anche di pallottole di gomma, gentilmente fornite alla polizia turca da una società statunitense con sede in Pennsylvania.
    e il video di come anche il corrispondente di RT, nella capitale Ankara, è stato “innaffiato” dai cannoni ad acqua in dotazione agli ormai famosi veicoli TOMA…

    http://rt.com/news/rt-barton-water-cannon-ankara-118/

  34. segnaliamo la seguente analisi su quanto sta avvenendo in Turchia:

    “Con l’avvento delle cosiddette “primavere arabe”, Erdogan ha ritenuto che dinnanzi a lui si presentasse un’occasione irripetibile. Dopo un periodo di moderazione e indecisione (mostrata in particolar modo in riferimento alla Libia), il primo ministro turco scelse di cavalcare la “tigre islamica”, non indugiando a gettare all’aria i notevoli risultati capitalizzati nel corso degli anni precedenti per fornire il proprio aperto sostegno ai “ribelli” siriani, alleandosi di fatto con il Qatar, l’Arabia Saudita e le altre monarchie del Golfo Persico.
    (…)
    La “Sublime Porta” era riuscita a inglobare e far convivere decine di etnie e popoli diversi, mentre l’attuale Turchia, con la sua alleanza di fatto con Qatar e Arabia Saudita e il suo appoggio ai guerriglieri islamisti più feroci, sta facendo l’esatto contrario: sta promuovendo il settarismo e allargando la “fitna”, la faglia che divide le molteplici “placche” religiose di cui è formato l’Islam. E a favorire questo processo è il primo ministro di un Paese costituito a sua volta da una notevole gamma di etnie e religioni diverse (50% circa sunniti, 20% alawiti, 20% curdi – principalmente sunniti –, il 10% appartiene ad altre minoranze). Non è quindi un caso che, secondo i sondaggi, ben 70 turchi su 100 disapprovino la politica aggressiva di Erdogan nei confronti della Siria. Thierry Meyssan ritiene a questo proposito che Erdogan abbia adottato il programma della Fratellanza Musulmana, il movimento finanziato e sostenuto dal Qatar che dall’Egitto alla Siria alla Giordania propugna una visione di Islam compatibile con gli interessi strategici degli Stati Uniti e dei loro alleati. «Mostrando la sua vera natura – scrive Meyssan – (di Fratello Musulmano sotto vesti ottomane) il governo Erdogan s’è tagliato i ponti con la sua popolazione. Solo una parte minoritaria di sunniti può riconoscersi nel programma ipocrita e retrogrado dei Fratelli Musulmani»”

    da Il vicolo cieco di Erdogan, di Giacomo Gabellini
    http://www.eurasia-rivista.org/il-vicolo-cieco-di-erdogan/19725/

    e probabilmente, alla luce dell’esito dell’ultimo vertice degli “Amici della Siria” svoltosi in Qatar la scorsa fine settimana, Erdogan ha recuperato la piena fiducia dei suoi padrini atlantici.
    almeno così dice l’ambasciatore USA in Turchia…
    http://www.hurriyetdailynews.com/us-envoy-to-turkey-reiterates-support-of-peace-process.aspx?pageID=238&nID=49357&NewsCatID=338

    tanto è vero che Erdogan e Obama si sono fatti una bella chiacchierata telefonica…
    “the conversation was very positive”:
    http://www.hurriyetdailynews.com/turkish-pm-erdogan-and-us-president-obama-held-phone-conversation-deputy-pm.aspx?pageID=238&nID=49414&NewsCatID=359

  35. per quanto le notizie al riguardo su mezzi di informazione italiani siano praticamente scomparse, le iniziative di protesta in Turchia continuano, a Istanbul così come in varie altre città del Paese.
    ieri si sono svolte manifestazioni -strettamente controllate dalle autorità- per stigmatizzare il rilascio del funzionario di polizia presunto responsabile della morte del ventiseienne Ethem Sarısülük, deceduto dopo essere stato colpito da proiettili alla testa nella capitale Ankara. il magistrato che si occupa del caso ha giustificato la propria decisione affermando che l’uso dell’arma da parte del polizitto sarebbe avvenuto “entro i limiti dell’autodifesa”…
    http://www.hurriyetdailynews.com/extreme-police-measures-mark-protest-of-court-ruling-on-sarisuluks-killing.aspx?PageID=238&NID=49484&NewsCatID=341

    e mentre il primo ministro Erdogan rimanda al mittente le accuse di comportarsi in modo autoritario, indicando in Bashar al Assad, presidente della Siria, il vero “dittatore fascista” al cui servizio sarebbero coloro i quali lo accusano, segnaliamo la seguente analisi che costituisce una spassionato bilancio di quanto avvenuto nelle ultime settimane:

    “Sono passati 22 giorni dall’inizio delle manifestazioni nazionali in Turchia contro il regime di Erdoğan e ormai alcune preoccupazioni e predizioni iniziali si sono verificate. Bisogna notare di nuovo che il movimento é sempre stato genuino: si parla dell’esplosione di una rabbia causata da atti repressivi e politiche neoliberali orchestrati dagli Stati Uniti per tre decenni.
    Il popolo turco ha manifestato senza usare le armi e danneggiare la proprietà pubblica, rispettando i confini dettati nella Costituzione turca. Ogni forza politica ha rispettato l’altra in piazza, creando un ambiente solidale senza precedenti. Tuttavia, ogni movimento sociale ha dei crumiri. Le “forze dell’ordine” hanno bisogno di creare il caos nei movimenti sociali per poter scioglierli facilmente. E’ una contiuazione della tattica classica di “dividere e conquistare”. Peraltro, ci sono sempre quelli che vogliono “integrare i movimenti” nel sistema, il quale é sempre stato causa principale dei movimenti stessi. E’ una tattica tipica della classe borghese, infatti penso che gli antimperialisti europei la conoscano meglio, considerando le posizioni attuali delle forze politiche che dovrebbero avere una posizione anticapitalista ed antimperialista in un epoca in cui l’anticapitalismo é quasi sinonimo di progressismo.
    Nelle righe seguenti mi soffermerò su questi due aspetti della rivolta in Turchia per poter disegnare il quadro politico del movimento.”
    http://www.statopotenza.eu/7813/crumiri-e-borghesi

  36. Pingback: Quello che sta avvenendo in Turchia | cogito ergo sum…penso dunque sono

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