I costi occulti dell’atlantismo italiano

EFA
Eurofighter italiani a difesa dello spazio aereo dell’Islanda fino a luglio!
“Lo scopo della missione, che nasce a seguito del ritiro degli assetti aerei USA permanentemente stanziati in Islanda, e in considerazione del fatto che la stessa Islanda non possiede Forze Armate, è quello di assicurare il servizio di sorveglianza dello spazio aereo islandese, alla luce degli impegni che l’Italia ha assunto in ambito NATO.”
Non contenti di ciò, scopriamo: “L’Aeronautica Militare, oltre alla missione in Islanda, sta partecipando alla sicurezza aerea e alla difesa aerea di Slovenia e Albania ormai da anni.”
Triplo evviva!!!

I dettagli sono qui.

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5 thoughts on “I costi occulti dell’atlantismo italiano

  1. YES, WE SCAN!
    l’accoglienza a DumbObama di Berlino, capitale di quella Germania che risulta il Paese europeo più intercettato dall’intelligence USA, come non l’avete vista sugli schermi delle tv italiane…

  2. Altra Nazione ad avere rinunciato ad un esercito proprio, è il Costarica, con frontiere molto turbolente a nord e sud, eppure se la cava benissimo!

  3. un’astuta mossa perfettamente in linea con la “neolingua” statunitense…

    “Mentre sono in corso di svolgimento le giornate del Palermo Pride nazionale, non possiamo nascondere il nostro profondo disagio nei confronti di una scelta del comitato organizzatore che non esitiamo a definire gravissima, sia da un punto di vista etico, sia da un punto di vista politico.
    A dispetto di quanto dichiarato nel documento di presentazione (in cui si afferma che [nel Pride] tutte le battaglie di Libertà trovano una casa comune), le manifestazioni di quest’anno sono marchiate dalla presenza di un padrino a dir poco ingombrante che ha davvero poco a che fare con la libertà.
    Per chi non lo sapesse (e sono in pochi, a Palermo, a non saperlo) il Pride si avvale del patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America.”

    da http://spaziodiculturalibertaria.noblogs.org/post/2013/06/20/palermo-pride-2013-orgoglio-ua-e-getta/

  4. Per l’affaire Islanda: esiste una ragione abbastanza ovvia a giustificare la nostra presenza. Le aziende italiane in questi anni sono state in grado di accaparrarsi ottimi appalti da quelle parti: in cima alla lista la diga di Karahnjukar. In definitiva insistiamo a cercare commesse all’estero, in ogni angolo del mondo; e per farlo ci prestiamo a qualsiasi operazione.

  5. Pingback: I costi occulti dell’atlantismo italiano | Informare per Resistere

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