La storia del MIG libico era una puttanata

“La strage di Ustica è costellata da una serie di morti misteriose di potenziali testimoni, depositari di rivelazioni esplosive. Sono più di una ventina le persone decedute – in circostanze nebulose – che avrebbero potuto fornire elementi utili per ricostruire ciò che avvenne la sera del 27 giugno 1980 sul Mar Tirreno. Ufficiosamente l’ultima vittima potrebbe essere Antonio Scarpa, generale dell’Aeronautica in pensione, deceduto il 2 dicembre 2010. Era stato trovato nella sua casa di Bari vecchia, ferito alla testa. Dal 27 settembre non aveva più ripreso conoscenza. Prim’ancora era toccato a Michele Landi, consulente informatico della Guardia di Finanza e del Sisde, nonché di alcune procure, trovato impiccato con le ginocchia sul divano la notte del 4 aprile 2002, nella sua casa di Montecelio di Guidonia. «Gli esami tossicologici effettuati dalla dr.ssa Costamagna» si legge nella richiesta di archiviazione del procedimento numero 2007/02 «evidenziavano una significativa concentrazione di alcool nel sangue cadaverico». Ben strano per un soggetto che decide di suicidarsi. L’allora colonnello delle Fiamme Gialle, Umberto Rapetto, l’8 aprile 2002 aveva dichiarato a verbale: «Non riesco assolutamente a spiegarmi i motivi di siffatto gesto. Landi ha sempre avuto un fare particolarmente gioioso ed equilibrato e costantemente positivo. Non soffriva assolutamente di depressione». In quei giorni in un’interrogazione parlamentare l’Ulivo chiese: «Perché il ministro dell’Interno Scajola ritiene il suicidio l’unica ipotesi?». Il caso è stato archiviato – con richiesta datata 18 novembre 2004 – dal procuratore capo presso la Procura della Repubblica di Tivoli, Claudio D’Angelo, e dal sostituto, Salvatore Scalera. Landi aveva confidato agli amici di essere a conoscenza di novità compromettenti su Ustica. Il magistrato Lorenzo Matassa, infatti, il 10 aprile 2002 aveva dichiarato agli inquirenti: «Michele Landi l’hanno suicidato i servizi segreti come storicamente in Italia sanno fare. Mi aveva riferito di sapere molte cose su Ustica». Non impossibile, visto che Landi aveva lavorato in passato sui sistemi di puntamento missilistici ed era stato in contatto con la società Catrin, la stessa con cui collaborava Davide Cervia, il tecnico di guerra elettronica, misteriosamente scomparso il 12 settembre ’90.”

Dal documentatissimo articolo Strage di Ustica: i testimoni “suicidati” di Gianni Lannes, del quale consigliamo vivamente la lettura integrale.

5 thoughts on “La storia del MIG libico era una puttanata

  1. Tutta la storia italiana rischia di diventare una puttanata solenne.
    Le nazioni non si creano a tavolino.

  2. STRAGE DI USTICA: ISRAELE, FRANCIA, ITALIA
    di Gianni Lannes

    Dopo 33 anni di menzogne non c’è più alcun mistero. Ne scrivo telegraficamente in forma di anticipazione per assicurarmi una sorta di assicurazione sulla vita.

    Il Dc 9 è stato abbattuto per errore dall’aviazione israeliana, ingannata dall’azione di disorientamento orchestrata dai governi di Francia e Italia che fornivano tecnologia nucleare all’Iraq. L’aereo di linea Itavia fu usato come specchietto per le allodole per consentire al velivolo transalpino che trasportava il secondo carico di uranio arricchito al 93 per cento, di raggiungere Baghdad.

    Negli Usa ho trovato alcune prove, altre in Francia e qualcuna da noi. La chiave di lettura è una traccia (AJ 453) impressa su una postazione radar del sistema Nadge (Nato) che individua un velivolo che fa guerra elettronica mimetizzandosi e poi attaccando il velivolo di linea italiano. La Libia e Gheddafi non c’entrano niente, compresa la messinscena del Mig 23 a Castelsilano.

    Cossiga per aver favorito l’impresa – ideata a Parigi e sostenuta a Roma – e per aver tenuto il becco chiuso fu promosso presidente (indegno) della Repubblica. E così tutte le altre marionette che recitarono una parte, compreso un magistrato allora applicato alla Procura della Repubblica di Roma, da quel momento ottennero carriere in riscossione. Gli Usa sanno tutto e hanno documentato l’orrore, ma ricattano da allora.

    post scriptum:

    Non ho alcuna intenzione di suicidarmi! Godo di ottima salute: sono uno sportivo!E se dovesse accadere qualcosa di irreparabile lo faranno passare come un incidente! Non credo che arrivino nuovamente all’omicidio, ma non si sa mai. Sismi e Sdece hanno già ammazzato 21 testimoni scomodi. In ogni caso già da tempo ho verbalizzato le mie scoperte ai due magistrati della Procura della Repubblica di Roma, Amelio e Monteleone. Ai due pm ho portato anche 4 testimoni diretti (ex militari dell’Aeronautica e della Marina Militare), mai interrogati dai giudici istruttori Bucarelli e Priore. I magistrati in ogni caso, hanno le mani legate.

    http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/10/strage-di-ustica-israele-francia-italia.html

    in un successivo articolo, Lannes argomenta la propria tesi (che, a dire il vero, non è completamente nuova, almeno nelle sue linee generali):
    http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/10/strage-di-ustica-attori-principali.html

  3. Ustica: studio Universita’ Napoli, Dc-9 subi’ attacco aereo
    di Fabrizio Colarieti

    ROMA, 17 DIC – Il Dc-9 Itavia precipitato il 27 giugno 1980 al largo di Ustica, mentre andava da Bologna a Palermo con 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio, non esplose in volo e nelle vicinanze c’era almeno un altro aereo che lo attacco’, quasi certamente con un missile, lasciando una traccia radar che per anni era stata scambiata per i rottami del Dc-9 stesso. Lo afferma uno studio del Dipartimento di ingegneria aerospaziale dell’Universita’ di Napoli appena consegnato ai legali dei familiari di alcune vittime, che potrebbe riscrivere daccapo quanto avvenne quella notte.
    Gli ingegneri dell’Universita’ Federico II, a distanza di anni dalle ultime indagini tecniche promosse dalla magistratura, sono giunti a queste conclusioni rielaborando con nuove tecnologie gli stessi dati che erano stati acquisiti subito dopo il disastro. Dall’analisi emerge, innanzitutto, che la comparazione tra le tracce radar di Ciampino e la disposizione dei relitti finiti in fondo al Tirreno e’ compatibile con l’ipotesi che l’aereo, dopo un evento improvviso che creo’ uno squarcio nella fusoliera e la conseguente depressurizzazione, sia precipitato in mare sostanzialmente integro. Una novita’ assoluta che, stando a quanto affermano gli esperti consultati dai familiari delle vittime, rimetterebbe in discussione l’interpretazione dell’intero scenario.
    Fino ad ora, per sostenere la presenza di almeno un aereo non identificato nelle vicinanze del Dc-9, provata anche dalle parziali risposte fornite dalla Nato, si faceva riferimento a tre plot (-17, -12 e 2b), ovvero una coppia di tracce che compaiono prima del momento del disastro e due battute dopo. Adesso, invece, nell’ipotesi formulata dagli esperti partenopei, i plot che non appartengono al volo Itavia 870 sono molti di piu’, almeno una ventina, e proverebbero la presenza di uno, o forse due, aerei che da ovest verso est, dopo averlo attaccato, intersecano la traiettoria del Dc-9 e si disimpegnano. Dunque l’oggetto non identificato, che rimane per oltre un minuto in quota e ben visibile ai radar dopo l’ultima battuta del Dc-9, non avrebbe nulla a che fare con i rottami dell’Itavia in passato chiamati in causa per dare una spiegazione alle tracce che contaminano l’ultimo tratto della sua rotta.
    L’ipotesi che il Dc-9 non fosse esploso in volo era stata tenuta in considerazione anche dai primi collegi peritali, ma mai suffragata da una specifica indagine tecnica. Un software molto avanzato ha permesso di ricostruire la sua agonia dal momento in cui viene colpito, perde quota, esce dai radar e in meno di cinque minuti stalla verso il mare, di prua, a una velocita’ di oltre 200 metri al secondo. L’associazione plot-relitti, alla base di questo nuovo studio, in passato aveva rappresentato un punto debole nelle ricostruzioni che sostenevano la destrutturazione in volo come conseguenza di un’esplosione interna provocata da un ordigno. Oggi, invece, questo metodo proverebbe che ad abbattere il Dc-9 fu un missile in uno scenario di guerra che collima con le conclusioni dell’istruttoria condotta dal giudice Rosario Priore. Ne e’ convinto l’avvocato Daniele Osnato, da anni impegnato nei processi civili e penali in difesa di un folto numero di familiari delle vittime. “Abbiamo in mano l’ennesima prova decisiva ed inequivocabile – afferma il legale – che l’aereo si trovo’ in un contesto di guerra. Questa ricostruzione pone nuovi interrogativi anche in merito ai ritardi nei soccorsi, perche’ se il Dc-9 impatto’ con il mare ancora integro un intervento immediato, anziche’ dopo quasi 9 ore, avrebbe potuto salvare delle vite”.

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